Microsoft ha decretato la dismissione di Windows Live – almeno, per com’è stato impostato nel 2005 – scegliendo di trasformare la piattaforma in un Application Programming Interface (API) per realizzare applicazioni dedicate con HTML5 e JavaScript. La scelta è motivata dall’interfaccia di Metro, ma giova ad altri sistemi operativi.
Già in dicembre, Microsoft aveva realizzato un Software Development Kit (SDK) per Windows Live che preludeva alla transizione. Presto sarà l’unica via d’accesso a SkyDrive – che adesso supporta Open Document Format (ODF) – Hotmail e Messenger. Gli sviluppatori possono interagire coi nuovi Microsoft Account, da qualunque dispositivo.
Volendo applicazioni come Shotwell e digiKam potrebbero abilitare il caricamento delle fotografie su SkyDrive, mentre Windows Live Messenger cesserà d’esistere — in favore di Jabber/XMPP. Hotmail non ha mai comportato grandi problemi. Indubbiamente esistono delle alternative più accattivanti, ma la scelta di Microsoft è allettante.
Via | Microsoft
Messenger è raggiungibile con XMPP, il protocollo di Jabber: questa è la novità più interessante del comunicato di Microsoft sull’estensione dei servizi di Windows Live ai client non ufficiali. Utilizzando i protocolli standard del web, le soluzioni di Microsoft tagliano definitivamente il cordone ombelicale che le lega a Windows.
Qualunque applicazione implementi XMPP – più OAuth 2.0, per l’autenticazione – può connettersi a Windows Live e attivare la comunicazione coi contatti di Messenger. Un annuncio che in molti attendevano da tempo: personalmente, ho accolto con maggiore entusiasmo un altro aspetto. Ovvero la possibilità d’accedere ai 25Gb di SkyDrive.
Microsoft ha realizzato LiveSDK, un Software Development Kit (SDK) per Windows Live, allo scopo di connettere i propri servizi ad Android. Il risultato è la possibilità di creare delle applicazioni open source per tutte le piattaforme esistenti. Oltre a Messenger e SkyDrive, è incluso Active Sync per Hotmail. Meglio tardi che mai.
Via | Inside Windows Live
Chrome OS è un fallimento. Almeno, dal punto di vista commerciale: i Chromebook non vendono e l’abbassamento dei prezzi non è riuscito ad ampliarne il mercato. La filosofia alle spalle del progetto, però, è ancora valida: Google intende sfruttarla per qualcosa di diverso. Un sistema di Single Sign–On (SSO) per tutte le piattaforme.
L’idea di utilizzare l’account registrato per usufruire d’un servizio web come login sul proprio computer è stata introdotta da Google coi Chromebook ed emulata da Microsoft per Windows 8. Entrambe le soluzioni sono limitate al sistema operativo d’appartenenza: Google pensa d’estendere il supporto del SSO anche a Mac OS X e Windows.
Si parla d’avere un unico login, con una sola password, per accedere alla maggioranza dei servizi necessari alle operazioni più comuni. Un’evoluzione del cloud computing applicato al sistema operativo: quest’ultimo non avrà più alcuna importanza. Per Linux, ecc. è una grande opportunità. Tuttavia, implica molti problemi di privacy.
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