
Ubuntu 12.04, la prossima distribuzione con Long Term Support (LTS) di Canonical, non effettuerà il passaggio a systemd. È la sentenza degli sviluppatori, preoccupati dal «poco tempo a disposizione»: undici mesi non sarebbero sufficienti per garantire una stabilità da LTS. L’abbandono di Upstart può attendere, un anno e mezzo circa.
Non esistono obblighi che vincolino Canonical a implementare systemd, la nuova soluzione per l’init di sistema sviluppata da Lennart Poettering di Red Hat. Tuttavia, Fedora 15 Beta ha già effettuato lo switch e con la defezione di Scott Remnant approdato a Google ci si sarebbe aspettati un qualche cambiamento già da Oneiric Ocelot.
Eppure dallo scambio di e-mail sulla mailing list di Ubuntu emerge un altro aspetto: a prescindere dal tempo a disposizione per pubblicare Ubuntu 12.04 LTS, Canonical dubita della superiorità di systemd rispetto ad Upstart. È la stessa posizione assunta da Google, che per Chromium OS ha preferito ingaggiare Remnant. Chi ha ragione?
Via | Phoronix
Scott Remnant ha optato per cambiare radicalmente la numerazione delle versioni di Upstart: ieri, in serata, è uscito Upstart 1.0. Ma il codice deriva dalle versioni in distribuzione da Canonical su Ubuntu 10.04 e Red Hat Enterprise Linux 6. Non si tratta di una vera e propria major release, quanto della 0.6.8 con un numero diverso.
Per questo motivo Remnant consiglia d’aggiornare subito Upstart su tutti i sistemi in cui è installato: l’aggiornamento non dovrebbe causare particolari problemi. L’intuizione di Andrei Alin con lo script per µTorrent su Upstart sembra essere stata “profetica”. C’è da chiedersi se non ci sia Google dietro una scelta così repentina.
Upstart 1.0 include sostanzialmente quattro migliorie: risolto il segmentation fault sui file .conf vuoti in /etc/init, corretto il riconoscimento dei login nelle TTY, aggiunto il supporto alla bash completion e sistemati i messaggi d’errore in arresto del sistema. Apparentemente, poco per giustificare un simile cambio di versione.
Via | Upstart

Secondo la roadmap, ieri avremmo dovuto assistere al rilascio dell’ennesima Alpha version di Ubuntu Karmic Koala 9.10 ma per motivi ancora poco chiari, sembrerebbe a causa di qualche noioso bug, i programmatori hanno deciso di ritardarne l’uscita alla giornata di oggi.
Da questa release però giungono ugualmente confortanti notizie; è stato infatti introdotto un nuovo tema grafico per XSplash e lo screenshot che vi mostriamo in testa all’articolo dovrebbe rappresentare esattamente quello che vedremo nella versione finale.
Altra interessante novità rispetto alle precedenti pre-release è il miglioramento del sistema di boot grazie ad Upstart e l’introduzione di default (nel menu sistema) dell’Ubuntu Software Store. Maggiori informazioni su questa Alpha 6 sono disponibili dalla lettura delle note di rilascio.
Via | Distrowatch
Novità in vista per Upstart, il successore del sistema di init creato dal team di Ubuntu. A rompere il silenzio sul futuro ci ha pensato Scott James Remnant inviando un messaggio molto dettagliato nella upstart devel mailing list che fissa i punti salienti della roadmap che porterà alla release 0.5.
La prima buona notizia consiste nella scelta del sistema di intercomunicazione tra processi (IPC) che sarà D-BUS e non una soluzione elaborata da zero dai programmatori di Ubuntu. In questo modo si dota Upstart di un IPC solido e ampiamente usato consentendo una portabilità del sistema di init anche su altre distribuzioni.
Altra feature in lavorazione che raggiungerà la maturità per la versione 0.5 è la gestione dei processi: Upstart non gestirà solo avvio e chiusura ma anche configurazione e gestione del ciclo di vita di un demone e dei sui processi.
Accanto alla gestione dei processi Upstart avrà la funzione di Service Activation Manager: questo conferirà ad Upstart la possibilità di attivare/disattivare un servizio al verificarsi di determinati eventi.
Sempre con la versione 0.5 Scott James Remnant ha inoltre assicurato che verrà migliorata l’ emulazione del System V init.
[Via | liquidat]
Uno dei più grandi reclami riguardanti Linux, soprattutto da parte di quei kernel hacker costretti ad effettuare continui reboot, è la velocità di caricamento del sistema: per sua natura Linux è un sistema operativo che ben si adatta alla maggior parte degli scenari d’uso di un sistema operativo, da semplice client desktop a server, pertanto le sue performance non risultano essere ottimizzate per un impiego particolare.
Fortunatamente noi siamo qui per risolvere i vostri problemi!
La cura per i riavvii lenti è disponibile qui già diverso tempo mentre quella per gli avvii la trovate a pochi click di distanza, esattamente in questa pagina di IBM DeveloperWorks; l’articolo affronta principalmente il discorso della parallelizzazione del processo di boot introducendo l’utilizzo di init-ng, upstart e bootchart ( per la misurazione dei tempi di avvio ).
[ via OSNews ]