Linux Journal, il magazine ideato da Phil Huges nel 1993 e pubblicato a partire dal 1994, non avrà più una versione cartacea. Col numero 209, quello per il mese di settembre 2011, il mensile è diventato digitale al 100%: i sottoscrittori riceveranno gli aggiornamenti della testata via e-mail e potranno scaricarne tutti gli articoli.
L’annuncio di Linux Journal 2.0 non esita a sottolineare la crisi dell’editoria: dei tre editori che hanno pubblicato la rivista in questi diciassette anni, soltanto uno è ancora produttivo nel settore cartaceo. Un altro s’è già convertito al digitale, l’ultimo è fallito. È stata una decisione per la sopravvivenza di Linux Journal.
La transizione completa al digitale è un’opzione intrigante, tuttavia le modalità di distribuzione scelte da Linux Journal non sono granché condivisibili. Il magazine è disponibile in formato PDF e scaricabile dal sito entro novanta giorni dall’acquisto: non esistono versioni ottimizzate per Android, ecc. né applicazioni ufficiali.
Via | Linux Journal
In una recente intervista, il direttore della Linux Foundation Jim Zemlin ha dichiarato senza mezze parole che è arrivato il momento per Solaris di sgombrare il campo e cedere il passo a Linux. Zemlin ha affermato che il futuro sarà di Linux e Microsoft Windows, non Unix o Solaris, sostenendo che a Sun, HP ed IBM converrebbe abbandonare i loro Unix proprietari ed adottare direttamente il pinguino.
Sempre stando alle dichiarazioni di Zemlin, Solaris non avrebbe molte possibilità di sviluppo, anche a causa dei problemi finanziari di Sun, e funzionalità “minori” come ZFS e DTrace verrebbero acclamante solo da dipendenti dell’azienda.
Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con le idee espresse da Zemlin?
via | OSNews
Il codice sorgente del sistema operativo Multics, noto come il predecessore di UNIX, è stato finalmente reso disponibile dal MIT: l’unico inconveniente è che non esistendo emulatori o piattaforme su cui poterlo eseguirlo comodamente ci si deve limitare al semplice studio dei sorgenti.
UNIX può essere considerato come un successore ’semplificato’ di Multics, da cui ha ereditato parte del nome ( Unics => Unix ) e concetti rivoluzionari ( per gli anni ‘60 ) come la struttura gerarchica del filesystem o il linking dinamico.
[ via OSNews ]
Sembra che i guai di SCO non finiscano mai: prima la sconfitta in tribunale, poi il pianto infantile del suo presidente ( con relative risposte dalla comunità Linux e non solo ), l’entrata nel Chapter 11 ed ora ci si mette pure Novell, che intende recuperare al più presto il denaro raccolto da SCO nell’ambito della vendita delle licenze UNIX.
Quello che più interessa a Novell è comprendere se tale denaro le appartenga implicitamente o se si tratti di un normale debito di SCO nei suoi confronti: la differenza è decisamente importante, considerando che i dollari nelle casse dell’azienda di Darl McBride potrebbero esaurirsi durante la fase di ristrutturazione dell’azienda, lasciando a bocca asciutta la mamma di SUSE / Netware.
Interessati alle cifre che SCO dovrebbe versare sui conti di Novell? Stando a quello che si legge in giro la somma dovrebbe aggirarsi tra i 500mila e gli 800mila dollari annuali…
[ via Slashdot ]
Non sono passati nemmeno sette giorni dalla sentenza sul caso SCO che già Novell sente il bisogno di chiarire le sue intenzioni, affermando che, nonostante possieda i diritti su UNIX, non ha intenzione di perseguire una strada simile a quella della sua avversaria e che si asterrà quindi dal denunciare a destra e a manca ( presunte ) violazioni dei suoi copyright.
Comunque sappiamo che Linux non ha nulla da temere e sembra che anche OpenSolaris sia al sicuro da eventuali cause legali. Una SCO basta e avanza.
[ via OSNews ]

“The court concludes that Novell is the owner of the UNIX and UnixWare Copyrights. The court also ruled that SCO is obligated to recognize Novell’s waiver of SCO’s claims against IBM and Sequent.”
E così, dopo anni di dichiarazioni, accuse, colpi di scena e battaglie in tribunale, sembra proprio che la causa intenta da SCO per la violazione di copyright da parte di Linux e di vendor come IBM e Novell sia arrivata alla sua conclusione: quest’ultima è la vera proprietaria dei copyright su UNIX e UnixWare, pertanto le richieste di SCO non hanno nessun valore, anzi, è probabile che la stessa sarà obbligata a restituire a big-N quanto raccolto con le licenze di UNIX.
Tutto è bene ciò che finisce bene ma permettetemi una piccola nota polemica: dobbiamo forse ringraziare anche Microsoft per aver sostenuto le spese giudiziarie di Novell tramite l’arcinoto accordo tra le due società ( ed il versamento di 348 milioni di dollari sul conto della mamma di SLES / SLED )? ![]()
PS Chi fosse interessato alla storia di SCO ( ma soprattutto a quella di Caldera ) può trovare molte informazioni interessanti su Wikipedia, inclusi i dettagli sul progetto Corsair e le relazioni tra Novell, Caldera e Linux nella prima metà degli anni novanta.
[ via Slashdot ]
IBM DeveloperWorks è sicuramente un ottimo luogo dove trovare documentazione tecnica ben scritta e recente ma, spesso, offre contenuti che gli utenti meno smaliziati trovano poco utile; fortunatamente quest’oggi possiamo sfatare questa tradizione e segnalarvi un articolo dedicato alla struttura del filesystem *nix, che verrà sicuramente apprezzato dagli utenti che si sono avvicinati da poco al mondo di questi sistemi operativi.
Per i più pigri abbiamo provveduto ad una traduzione spicciola della prima parte dell’articolo, che potete trovare dopo il salto.

Cosa fareste se un vostro amico vi chiedesse di esporre in modo chiaro e semplice le vicende giudiziarie di SCO? Lo indirizzereste verso Wikipedia? O gli dareste un bel cd contente l’archivio di tutto gli articoli pubblicati su Groklaw? Entrambe non mi sembrano scelte particolarmente concise quindi perché non ripiegare su qualcosa comprensibile da tutti come, ad esempio, il log di una sessione di chat?
Attenzione alle risate, potrebbero essere incontenibili ![]()
PS Nel caso l’inglese non sia il vostro forte è disponibile anche una ( brutta ) traduzione di Google
[ via Brane Dump ]
Si avvicina la nuova versione 1.2 di OSSEC, uno tra i più completi sistemi di rilevamento intrusioni disponibili.
La beta 1.2 rilasciata da pochi giorni introduce novità interessanti come la “granular e-mail configuration”, che consente di impostare con molto elasticità gli alert inviati via mail all’amministratore, e il checksum tramite md5/sha1 dei log prodotti. Grazie a quest’ultima feature si può avere la sicurezza che un attaccante non abbia modificato i log per mascherare un’intrusione.
Ma le novità non finiscono qui. Come avevo anticipato in precedenza il progetto era in cerca di un logo e per questo aveva indetto un concorso. Finalmente è stato scelto il vincitore, Andres Armeda, e il nuovo logo che potete ammirare come immagine di questo post.
L’elenco di tutte le creazioni realizzate è disponibile sul wiki del progetto.
Ricordo inoltre che il team di sviluppo ha invitato tutti gli utilizzatori a effettuare dei test con la beta1.2 disponibile per Unix/Linux e per Windows come agent.
[Via | Ossec Blog]
Spero che questo post diventi un punto di riferimento per tutti quegli utenti che credono che Yggdrasil sia una parolaccia, per quelli che si interrogano sulle origini della loro distribuzione e per quelli che si stupiscono scoprendone la progenitrice: seguendo questo link troverete un albero genealogico delle maggiori distro GNU/Linux, dal 1991 al 2007, completo di tutte le informazioni di cui un vero Linux-fan può essere ghiotto.
Ma non finisce qui, a tutti gli amanti del movimento di pensiero
Una distro per domarle, una distro per trovarle,
una distro per ghermirle e nel buio incatenarle.
suggeriamo infatti di dare un’occhiata anche all’albero genealogico dei sistemi Unix: questo si che è veramente un numero spropositato di fork! ![]()
[ via OSRevolution ]
Dopo anni di controversie per comprendere su quali basi poggiassero le accuse che SCO muoveva a tutto l’ecosistema Linux, IBM è finalmente riuscita ad individuare le porzioni del kernel incriminate ed ha scoperto che la montagna di codice di cui SCO rivendica la paternità non sono altro che 326 linee sparse nei sorgenti; ciò che appare ancora più ridicolo è che la maggior parte delle presunte infrazioni sono commenti e semplici file header ( come errno.h ) che probabilmente non sono nemmeno suscettibili di copyright a causa della loro non originalità.
Ma c’è anche dell’altro: stando a quanto riportato da Groklaw, IBM avrebbe scoperto una violazione della GPL da parte di SCO stessa su qualcosa come 700000 linee di codice! Evidentemente lo SCO-pensiero sulla GNU Public License prevede la possibilità di utilizzare a proprio piacere il codice altrui…
[ via Slashdot ]