Non molti giorni fa avevo parlato del device che D-Link si accinge a distribuire in Stati Uniti e Canada per l’avvento della beta di Boxee: le ultime novità sono ancora più interessanti — soprattutto perché riguardano anche gli utenti Italiani. Una sorta di “spoiler” ha fatto la sua comparsa sul profilo ufficiale di Twitter dell’applicazione, annunciando l’agognato supporto all’architettura a 64-bit.
Attualmente la beta di Boxee è distribuita soltanto ad alcuni fortunati che hanno già ricevuto una risposta dopo aver compilato il form di sottoscrizione alla pre-release e quindi non c’è altro modo di provarla che attendere l’abilitazione al download: la notizia riguarda espressamente la versione Linux di Boxee Beta e in particolare il pacchetto ufficiale per Karmic Koala.
L’introduzione del supporto delle 64-bit direttamente da parte degli sviluppatori di Boxee è importante perché il media center (basato su XMBC, ma non solo) si avvale di una libreria condivisa che non è propriamente “aperta”: anche scaricando flashlib-shared insieme ai sorgenti di Boxee era pressoché impossibile compilare manualmente i binari senza dover ricorrere a workaround e/o chroot a 32-bit. Tutto questo non sarà più necessario quando la beta sarà scaricabile da tutti.

Che se ne sentisse il bisogno oppure no, Google è tornata sulla “questione” riguardante il nuovo sistema operativo (che definirei piuttosto come una distribuzione commerciale) basato su Linux e sviluppato in sintonia con Canonical: oggetto del contendere le polemiche riguardanti l’effettiva apertura di Chrome OS, sulla quale molti hanno espresso più di un dubbio — il ché a mio avviso è decisamente lecito.
Con un intervento sul blog ufficiale di Chromium, l’azienda cerca di chiarire – anche se personalmente ritengo che non ci sia riuscita – le differenze che sussistono tra Chromium OS (di cui sono già disponibili i sorgenti) e ciò che sarà distribuito nei dispositivi di prossima vendita: dopo aver preso le distanze dalle pre-release del sistema operativo che sono rintracciabili sulla rete e che in nessun caso avranno il supporto di Google, gli sviluppatori evidenziano per l’ennesima volta un aspetto che era già chiaro a tutti.
Per chi fosse realmente interessato al futuro sistema operativo e soprattutto all’impatto che avrà nei confronti della comunità open source ribadire che Chromium OS stia a Chrome OS come Chromium sta a Chrome (traducendo il succo dell’intervento originale) è del tutto inutile: le perplessità che riguardano la liceità delle modifiche al sistema e il forking delle sue estensioni – su cui grava la definizione di malware utilizzata in sede di presentazione – non vengono affatto chiarite.

MakeUseOf ha realizzato una guida dedicata ad Ubuntu: Ubuntu Karmic Koala Bible.
Questo documento è stato realizzato per chi non conosce ancora profondamente il mondo di Linux e nelle sue 54 pagine accompagna il lettore dall’installazione iniziale fino al fine tuning del sistema.
Potete leggerlo online o scaricare il pdf Ubuntu Karmic Koala Bible.
Via | MakeUseOf
Me ne sono accorto per caso, reinstallando Tor su Ubuntu 9.10: al posto di Privoxy – come dipendenza dell’applicazione – mi sono ritrovato con Polipo selezionato in default.
Di per sé è già abbastanza “curioso” che Karmic Koala (come già avviene da un paio di release a questa parte) non abbia Tor nei propri repository — mentre sia Polipo che Privoxy sono presenti.
In ogni caso, aggiungendo gli archivi ufficiali di Tor a sources.list e installando il software ci si ritrova ad avere anche il proxy che avevo presentato qualche tempo fa: anche la documentazione conferma lo switch.
Il pannello di GNOME (che poi sarebbero due in default) non ha un aspetto granché accattivante, specie se si considerano i temi di Plasma per KDE: fortunatamente esiste un modo per migliorarlo rapidamente. A prescindere dal tema in uso – e dell’eventuale supporto al canale alpha di RGBA – ci sono almeno due soluzioni pronte all’uso.
Entrambe sono accessibili con un semplice clic destro sul pannello che intendiamo modificare (di cui peraltro è possibile regolare l’altezza in pixel, oltre all’orientamento) scegliendo Proprietà dal menù contestuale: spostandoci nella scheda Sfondo possiamo sovrascrivere le impostazioni del tema di GNOME 2.28 cambiando il colore del pannello – di cui si può scegliere l’opacità – o, selezionando un’immagine di sfondo.
Considerando che 1px dovrebbe essere riservato al bordo (soprattutto usando Compiz) e che l’altezza predefinita del pannello di GNOME è di 24px, i pattern che possiamo sfruttare – è consigliato l’uso di PNG, anche semitrasparenti – dovrebbero avere un’altezza di 23px. Buona personalizzazione!
Via | ubuntued

Phoronix ha deciso di testare Mac OS X 10.6.2 e Ubuntu 9.10.
Il test è stato condotto utilizzando un Mac Mini che all’interno ha un Intel Core 2 Duo P7350, un chipset Nvidia MCP79, 1Gb di ram DDR3, un disco sata Fujitsu MHZ2120B da 120 gb ed una scheda video NVIDIA GeForce 9400 512MB. Per entrambi i sistemi non sono state effettuate particolari configurazioni.
Ubuntu 9.10, tra versione a 32bit e 64bit, ha vinto dieci test su sedici, ma Mac OS X resta in vantaggio in quelle prove che spremono il processore come per esempio il raytracing. Snow Leopard si è comportato male con la scheda Nvidia per via di un bug che si spera verrà corretto in futuro.
Via | Phoronix
Byobu è un’applicazione che si integra col terminale di GNOME (ma anche con xterm o, Konsole) per aggiungere funzionalità avanzate alla shell: ospitato da Launchpad, il programma è nei repository di Karmic Koala ed è scaricabile come backport dal PPA dedicato.
Avviando byobu si avvia la configurazione del software, che può essere integrato alla shell già in avvio di sessione: in sé si tratta di un miglioramento di GNU Screen e consente di configurare numerose notifiche che compaiono direttamente sul terminale.
Se impostato come una shell di login, a ogni avvio di GNOME Terminal corrisponderà l’avvio automatico di Byobu — che consente di scegliere attraverso una serie di impostazioni predefinite per i keybinding richiamabili. Può rivelarsi molto utile per tenere sempre sotto controllo la propria macchina.
Via | UNIX Lab
Screenie non serve per “scattare” degli screenshot, ma – come recita il suo slogan – è un «fancy screenshot composer», ovvero una semplice GUI per creare composizioni d’immagini con uno stile exposé simile a quello già visto nelle pubblicità di Apple.
Disponibile sia per Windows che per Linux, Screenie è un progetto ospitato su Google Code e sfrutta le librerie Qt — di cui è necessario disporre almeno dalla versione 4.4. È rilasciato sotto licenza GPLv2 e i sorgenti sono scaricabili anche da un repository su GitHub.
Chi utilizzasse Ubuntu può installarlo direttamente da APT (facendo attenzione al pacchetto, che si chiama screenie-qt e non ha nulla a che vedere con l’omonimo screenie) a partire da Jaunty Jackalope: l’applicazione ha un’interfaccia molto intuitiva e funziona con il drag’n'drop delle immagini esistenti — se ne possono aggiungere fino a 3 per ogni composizione.
Via | WebUpd8
L’esordio di Ubuntu 9.10 – atteso e giunto con entusiasmo dagli utenti della distribuzione di Canonical – ha portato dei piccoli problemi che possono rivelarsi anche molto fastidiosi.
Uno di questi affligge le librerie Gtk o, meglio è un bug che coinvolge quelle applicazioni che ne fanno un uso scorretto: Eclipse (che sia installata da repository o, più correttamente estratta in /opt) è una di queste. In sostanza la creazione delle finestre non avviene perfettamente e risulta impossibile cliccare alcuni pulsanti con il mouse.
Oltre all’ovvia possibilità di navigare con la tastiera e il tasto [tab] attraverso i menù e le sezioni, è consigliabile l’uso di una dichiarazione — che risolve anche altri difetti, come la latenza nell’apertura delle finestre con kernel personalizzati (che possono andare in conflitto con gli standard di Ubuntu): è sufficiente allegare la stringa export GDK_NATIVE_WINDOWS=true al proprio file ~/.bashrc, riavviando semplicemente Eclipse.
Via | mou.me.uk
Lubuntu – una versione della popolare distribuzione di Canonical con LXDE come desktop environment predefinito – esordirà ufficialmente solo con Lucid Lynx, nonostante i rumor che annunciavano il suo rilascio con Ubuntu 9.10.
Definita come un prototipo dai suoi sviluppatori, Lubuntu 9.10 non avrà mai una versione definitiva come Karmic Koala: per provarla comunque è possibile sfruttare un workaroud abilitando i repository multiverse di Ubuntu.
Esiste infatti il metapacchetto lubuntu-desktop, che è consigliabile installare via APT da un sistema privo d’ambiente grafico (specie su macchine datate, cui LXDE si rivolge principalmente): per la prima versione stabile – prevista per il prossimo 29 aprile – saranno disponibili nuovi artwork e nuove applicazioni in fase di sviluppo.
Via | VivaLinux!
Da ieri è disponibile la release stabile di Karmic Koala, ultima “creatura” di Canonical: come di consueto, GetDeb ha inviato ai suoi sottoscrittori una nota in cui scoraggia fortemente l’aggiornamento manuale da Ubuntu 9.04 — invitando a effettuare l’installazione dal principio.
Quello che ormai è diventato persino un motivo di scherno da parte degli utenti più esperti potrebbe andare oltre la proverbiale cautela: a prescindere dall’uso del repository di GetDeb e dei suoi pacchetti, le novità introdotte da Ubuntu 9.10 sono tali da non poter prendere alla leggera questo avviso. Almeno, se si vogliono evitare spiacevoli inconvenienti.
L’introduzione di GRUB2 – che è giunto alla versione 1.97 – come bootloader predefinito e del kernel 2.6.31, che ha problemi noti coi driver proprietari di ATI, sono due ragioni sufficienti per procedere con una fresh installation del sistema operativo: per esperienza, il pieno supporto a fglrx è stabile qualche settimana dopo il rilascio di una nuova release di Ubuntu.
In questo video, visto anche su Downloadblog, la comparazione di Tuxradar per quanto riguarda il boot delle ultime due versioni di Ubuntu e delle ultime due versioni di Windows, tutte e quattro a 64 bit. Non ci sono i dettagli della macchina usata e dobbiamo un po’ fidarci delle loro parole quando dicono che si tratta di una installazione ex novo sulla stessa configurazione hardware.
E’ abilitato l’auto login mente il secondo step è quello di aprire Firefox sulla home page di Tuxradar. Il risultato vede vincenti Ubuntu 9.10 con 40 secondi e Ubuntu 9.04 con 51 secondi, staccati Vista con 67 secondi e Windows 7 con 72 secondi. Decisamente sotto le aspettative il comportamento di Windows 7. Come dicevo all’inizio, diamo fiducia a Tuxradar e prendiamo per buoni questi valori.
Nella vostra esperienza con Karmic Koala, come sono andate le cose? Avete avuto lo stesso tipo di riscontro oppure avete notato qualcosa di diverso? Come si è comportata la vostra macchina con l’installazione ex novo di Ubuntu 9.10?