Ubuntu è esposto all’esecuzione di codice arbitrario a causa di falle presenti in WebKit e JavaScript. Il pericolo riguarda essenzialmente Maverick Meerkat e Lucid Lynx: sono ventidue le vulnerabilità riscontrate. Browser e applicazioni che utilizzano WebKit possono esporre ad attacchi, del tipo Distrubuted Denial of Service (DDoS).
Natty Narwhal, ovvero l’ultimo rilascio stabile di Ubuntu, ha incontrato invece dei problemi legati a eCryptfs: il file system utilizzato per la crittografia della cartella-utente. Pure in questo caso il pericolo è quello d’esporre il sistema a DDoS. Con Ubuntu 11.04 sono vulnerabili Lucid e Maverick. L’aggiornamento è consigliato.
Ubuntu 10.04 è l’ultima Long Term Support (LTS) e perciò l’aggiornamento in ambiente server è particolarmente importante: chi avesse già predisposto, in fase d’installazione oppure da Synaptic, l’installazione automatica degli aggiornamenti di sicurezza è già protetto. Idem per Maverick e Natty, anche se si trattasse di un desktop.
Via | ZDNet

Jolicloud è una derivata francese di Ubuntu che ha esordito con l’esplosione del mercato dei netbook. Tra le tante alternative è una delle più apprezzate, specie perché aggiunge delle funzionalità sociali di sicuro interesse. Proprio per l’elevato numero di modifiche alla distribuzione, il ciclo di sviluppo di Jolicloud è particolarmente lento rispetto a quello di Ubuntu.
L’ultima release non fa eccezione. Anticipata all’inizio di ottobre come un sistema operativo globale, Jolicloud 1.1 è stata perfezionata a metà del mese scorso ed è disponibile per il download in anteprima soltanto da pochi giorni. Se l’interfaccia in HTML5 era passata a Chromium con Nickel, la vituperata desktop mode dovrebbe esordire nel mese di novembre.
Neanche a farlo apposta, si tratta dell’ennesima variante di GNOME: non è Unity, né Elementary. L’interfaccia di Jolicloud è un’esperienza a parte e la desktop mode riporta al layout tradizionale di GNOME 2.x. Jolicloud 1.1 Preview è un ibrido delle ultime release di Ubuntu basato più che altro su Lucid Lynx. Ci sono pure dei rumor su un netbook in distribuzione.
Via | Jolicloud

Mercoledì 1 settembre era prevista la OAuthpocalypse di Twitter, cioè la fine dell’autenticazione via HTTP per le applicazioni di terze parti in favore del solo protocollo OAuth. Quest’ultimo era già supportato da molti programmi, eppure software come Gwibber fanno ancora uso del primo metodo, che prevede l’inserimento di username e password.
Poiché la transizione a OAuth come scelta obbligata per autenticarsi su Twitter ha richiesto del tempo, i problemi con Gwibber si sono presentati soltanto ieri. Fino a 24 ore fa il client ha continuato a funzionare tranquillamente effettuando il login via HTTP. Per fortuna esiste una versione di Gwibber compatibile con OAuth, presente nei repository di Maverick.
Chi non utilizzasse ancora Ubuntu 10.10 Beta può avvalersi di un PPA su Launchpad per Lucid che contiene il backport della versione 2.31.91 di Gwibber. Una volta aggiornata l’applicazione è necessario reinserire le credenziali del proprio account di Twitter e autorizzare Ubuntu via OAuth. Il client e le notifiche torneranno a funzionare correttamente.
Via | Ken VanDine

Gloobus è un progetto simile a Quick Look, il sistema per mostrare le anteprime di OS X. È pensato per Linux (in particolare per Ubuntu) e i sorgenti sono su Launchpad. Il progetto è suddiviso in 3 parti: Gloobus-Preview cura l’anteprima dei file, Globus-Flow servirà per navigare attraverso le cartelle e CoverGloobus è dedicato alle copertine degli album musicali.
CoverGloobus è compatibile con numerosi riproduttori multimediali per KDE e GNOME. Se il tema lo consente, può servire per passare da una traccia all’altra anche su NotifyOSD. Comodo, ma un po’ “pesante”. È proprio il successo ottenuto dai temi personalizzati che ha spinto lo sviluppatore a creare una galleria su deviantART per raccogliere quelli più riusciti.
Se avete creato un tema per CoverGloobus potete iscrivervi al gruppo su deviantART e pubblicarlo gratuitamente. Altrimenti, potete sempre scaricare uno dei tanti temi che stanno riempiendo la galleria. I temi sono open source al pari di CoverGloobus: nonostante il supporto ad Amarok, ecc. è preferibile usare Gloogus con GNOME come desktop environment.
Via | Gloobus
XBMC, forse il progetto più promettente tra i media center aperti, ha cominciato il rilascio della versione 10.0. Il nome in codice è Dharma ed è stata pubblicata la Beta 1. Per provarla su Linux, OS X e Windows (a 32-bit) ci sono vari modi e il LiveCD è sicuramente quello più semplice.
Il LiveCD di XBMC è basato su Ubuntu 10.04 LTS ed è installabile su hard disk. Le novità partono dagli artwork aggiornati (incluso un tema per Plymouth). L’interfaccia di base è sempre la stessa, ma è un aspetto marginale. La parte più interessante riguarda il sistema degli add-on.
Le estensioni della comunità sono in costante aumento, grazie anche al successo ottenuto da Boxee (che è compatibile con XBMC, su cui pure è basato). Dharma è localizzato in italiano, anche se non è esente da difetti evidenti di traduzione. Un altro passo avanti per il media center.
XBMC 10.0 Dharma Beta 1 LiveCD
Via | XBMC
Probabilmente si tratta di una manovra d’avvicinamento a Chrom* OS, anche perché il primo pacchetto distribuito è un .DEB per Ubuntu/Lucid. Fatto sta che Google ha rilasciato un plugin per la video chat di GTalk su Linux. Finalmente anche gli utenti di Lucid Lynx (e di qualunque distribuzione) potranno usufruire di voce e video nella messaggistica istantanea di GMail. Un aggiornamento atteso.
Il plugin non necessita dell’installazione di un client per GTalk, diversamente da OS X e Windows. Sfruttando uno dei numerosi programmi per “chattare” con Linux (Empathy, Kopete, ecc.) la funzionalità era già presente da qualche tempo. GTalk si appoggia a Jabber e le librerie Farsight consentono i flussi audiovisivi. L’estensione integra audio e video sul gadget presente in GMail e iGoogle.
Purtroppo il pacchetto ha qualche problema di compatibilità con Maverick Meerkat, dovuto essenzialmente ai repentini aggiornamenti del rilascio sperimentale di Ubuntu. Non dovrebbero esserci problemi per gli utenti Debian. Il supporto ufficiale alle distribuzioni con .RPM è previsto nei prossimi giorni, ma è probabile che qualcuno abbia già pensato di pacchettizzare il plugin per Fedora e OpenSUSE.
Via | GMail Blog

Mark Shuttlerworth non è certo uno che le mandi a dire. A conclusione del GUADEC 2010 sono nate le “solite” polemiche su quale azienda contribuisca di più allo sviluppo di GNOME e Greg De Koenigsberg ha avuto da ridire sull’apporto di Canonical. In sintesi, De Koenigsberg sostiene che Red Hat contribuisca a GNOME 16 volte più di Canonical.
In tutta risposta Shuttleworth ha tirato in ballo la filosofia, i fanboy di Apple e le distro war per affermare che il «tribalismo» non faccia bene a nessuno. Difficile dargli torto, sebbene il fatto stesso che abbia risposto alla provocazione lo rende tale e quale a De Koenigsberg. Strano che nessuno abbia sottolineato lo slittamento di GNOME 3 al 2011.
Le polemiche ricordano piuttosto le scaramucce tra bambini su chi debba comandare nei giochi e non migliorano l’immagine di GNOME, né tanto meno quella di Linux e dell’open source in genere. L’impressione è che la boutade di De Koenigsberg (per nulla disinteressato, poiché dipendente di Red Hat) miri a nascondere altri problemi più seri di GNOME.
È arrivata la release di luglio per i driver proprietari di ATI e l’aspetto più interessante riguarda l’integrazione di Eyefinity. Tutte le piattaforme supportate possono ora gestire la modalità multi-schermo per una visuale panoramica. Sì, funziona anche su Linux. Al solito, la partnership con Canonical rende i Catalyst 10.7 “certificati” per l’uso su Ubuntu/Lucid. Un problema per chi usa altre distribuzioni.
Il problema deriva dal fatto che Ubuntu 10.04 LTS utilizza una versione backported di X.Org e un kernel inferiore all’ultima release disponibile. Altre distribuzioni aggiornate come Fedora 13, ecc. potrebbero incontrare difficoltà d’installazione. Apparentemente il supporto è garantito anche su OpenSUSE 11.3, perciò Linux 2.6.34 e XServer 1.8 dovrebbero essere compatibili con questi driver.
Oltre a Eyefinity i Catalyst 10.7 supportano OpenGL ES 2.0, una funzionalità presente in via sperimentale anche sui driver open source compilati con Gallium 3D. Come di consueto è stata rilasciata una lunga lista di fix relativi ai bug della versione precedente. Per concludere, l’installazione degli ultimi driver Catalyst è consigliabile su Linux per configurazioni di sistema stabili (niente Linux 2.6.35 e XServer 1.9).
Via | Phoronix

Capita di sbagliare la digitazione di un comando per la shell. Dopo apt-get moo, un altro “scherzo” potrebbe invadere lo schermo. Installando il pacchetto sl dall’universo di Ubuntu un treno percorrerà il terminale quando s’invertirà il comando ls. Esistono diverse animazioni: quella dello screenshot si ottiene con sl -laF. Inutile, ma divertente.
Via | Tech Drive-In

Lo scorso anno Canonical aveva annunciato come obiettivo per Ubuntu 10.04 LTS la capacità di effettuare il boot su un Dell Mini 9 in 10 secondi.
Una meta non facile da raggiungere, ma è diventata una realtà o no? Phoronix ha messo alla prova la nuova distro con tre netbook: Dell Mini 9, Samsung NC10 e ASUS Eee PC 1201N.
Dalle prove effettuate il tempo di boot su un Dell Mini 9 è sceso dai 56 secondi di Ubuntu 9.10 ai 19 di Ubuntu 10.04. Il traguardo prefissato non è stato raggiunto, ma il miglioramento ottenuto è sostanziale e di tutto rispetto. Ovviamente macchine con hardware migliore sono in grado di raggiungere e persino superare la soglia dei 10 secondi.
Via | Phoronix

Ubuntu 10.04 LTS è quasi pronta per essere rilasciata, ma è stato rilevato un problema piuttosto grave.
Durante l’ultima settimana si è notato che X.org mostrava un memory leak piuttosto grave che è stato probabilmente introdotto con alcune patch aggiunte per impedire il crash di X.org con GLX 1.4.
Al momento non è ancora stato trovato il bug che causa questo problema e probabilmente gli sviluppatori torneranno indietro eliminando le patch e ripristinando il precedente e funzionante GLX 1.2.
Via | Phoronix
Soltanto ieri abbiamo introdotto anche su queste pagine il nuovo tema predefinito di Ubuntu 10.04 LTS – che ha subito sviscerato un’inevitabile sequela di polemiche, non soltanto qui – e nel frattempo anche Mark Shuttleworth ha parlato del brand della distribuzione. Però a qualcuno i temi potrebbero anche piacere e non è necessario installare Lucid Lynx per averli sul proprio desktop.
Ad esempio lo screenshot che appare su questa pagina è stato preso da Ubuntu/Karmic — per il quale la procedura funziona correttamente: sfortunatamente perché i temi (scaricabili per qualsiasi piattaforma) siano completi occorre aggiungere un repository PPA contenente l’engine Murrine per Gtk2+ più aggiornato. In caso contrario s’incontrerebbero degli artefatti grafici.
Il nome canonico dei temi è Radiance per Light e Ambiance per Dark: il fatto che le icone associate si chiamino “mono” – tanto per prevenire facili polemiche – non ha nulla a che vedere con il progetto di Novell (più probabilmente allude al cromatismo). È vero che i temi somigliano vagamente a OS X, più che altro per le icone di controllo delle finestre: forse + auspicabile un aumento del contrasto.
Via | WebUpd8