
Canonical dopo i cinque giorni di App Developer Week organizza un sito per gli sviluppatori esperti e per chi muove i primi passi nella programmazione su linux. Canonical con questo progetto dà l’opportunità agli sviluppatori e alle aziende di proporre e progettare App individualmente o in team. Questo progetto non si rivolge solamente allo sviluppo di applicativi open source free ma anche ai software a pagamento inserendoli all’interno del circuito di Ubuntu Software Center. Ubuntu in questo modo vuole stimolare la realizzazione di programmi competitivi sul mercato creando una vera concorrenza a Windows e Mac OS X in collaborazione con la piattaforma Launchpad per il deposito delle App.
Per i grandi progetti che hanno un team consolidato come LibreOffice o Thunderbird non necessitano di un supporto di questo tipo ma le nuove idee e le nuove proposte hanno la necessità di uno staff e questo progetto di Canonical da la possibilità di trovare al suo interno gli sviluppatori, i traduttori, i designer e anche gli user per testare il software in sviluppo. Così Canonical ha ideato developer.ubuntu.com basato su tre steps: una semplice scelta, un semplice e divertente generatore di applicativi, impacchettamento e condivisione. Con “una semplice scelta” si intende l’utilizzo di Quickly, un programma più tosto difficile d’apprendere ma che aiuta lo sviluppatore nel processo di programmazione.
“Un semplice e divertente generatore di applicazioni” è il passo successivo, dopo aver realizzato un App con Quickly è possibile creare my-new-project dandogli il nome del nostro progetto e automaticamente viene realizzata una directory mynewproject/ dove si colloca il nostro lavoro, in seguito bisogna soltanto creare il pacchetto e condividerlo.
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Ora è ufficiale, quello che vedete qua sopra sarà il wallpaper di Ubuntu 11.10, nome in codice Oneiric Ocelot. La notizia, arriva direttamente dalla build del 10 Settembre, anche se era nell’aria già da un po‘.
L’indiscrezione invece era arrivata alle masse quando Otto Greenslade, Visual Design Lead presso Canonical, aveva allegato il wallpaper e lasciato questo commento:
Nonostante questo file sia chiamato ‘new_wallpaper_final_full_size03.jpg’ si prega di rinominarlo ‘warty-final-ubuntu.png’ per essere registrato come wallpaper di default
Poco dopo aver fatto il giro di quasi tutti i blog, la notizia ha creato un grande tam tam mediatico per l’eccessiva “somiglianza” con quello di Ubuntu 11.04. Otto ha commentato questa scelta, affermando di aver aggiunto nuove luci e di aver calibrato le precedenti, in modo da poterne aggiungerne altre ad ogni nuova relase. Con questo nuovo wallpaper, è stata posta la base per una modifica “pesante” che verrà introdotta su Ubuntu 12.04 LTS. L’obbiettvo è sempre quello di creare un wallpaper che “faccia sentire a casa” gli utenti.
La scelta del designer può essere discutibile, ma a mio parere la direzione presa è quella corretta. Ubuntu infatti, punta a rafforzare il suo brand e di logica il wallpaper è uno dei primi elementi che viene notato e rimane impresso. Avendo un wallpaper “caratteristico” aiuterà a rafforzare il brand Ubuntu. Questa scelta pagherà?

Lubuntu Software Center, è il nome della versione leggera del rinomato Software Center di Ubuntu ma per Lubuntu, come si evince dal nome. L’ambizioso e allo stesso tempo interessante progetto, è portato avanti da Stephen Smally, e punta a diventare l’alternativa al prodotto Canonical che come sappiamo non offre eccellenti prestazioni su macchine non molto recenti.
Smally quindi, è voluto per venire incontro a tutti gli utenti Lubuntu/LXDE che per installare un qualsiasi software, devono utilizzare o la linea di comando oppure Synaptic, storico tool di Michael Vogt.
L’obbiettivo principale del progetto, è quello di mettere la distro di Mario Behling e del suo team al passo delle altre *buntu. Questo, si basa sul concetto moderno di “App Store”, davvero di moda in questi ultimi mesi. A differenza del “fratello maggiore”, il Lubuntu Software Center gestirà le applicazioni come un vero e proprio store online; quindi per installare un software, sarà necessario prima aggiungerlo al carrello chiamato “Basket Apps” e successivamente procedere all’installazione.
Questo tool non è indirizzato solamente ai nuovi utenti, infatti dal menù è possibile selezionare la voce “Avanzato” per visualizzare sia i software sia le librerie disponibili. Se siamo in possesso di una macchina datata con Lubuntu magari, e non sappiamo attendere la versione definitiva, non ci resta che aggiungere questo PPA e installare il pacchetto lubuntu-software-center.
Via | Launchpad
Finalmente arriva da Phoronix un esame delle prestazioni di due sistemi liberi come PCBSD 8.2 (derivato dal ramo 8.x di FreeBSD e quindi con prestazioni meno elevate rispetto al 9.x) contro l’attuale Ubuntu 11.04 (con kernel 2.6.38). Il test ha preso in considerazione le prestazioni grafiche (con OpenGL) utilizzando solo schede NVIDIA GeForce, scelta obbligata vista anche la scarsità di drivers per le altre schede nei sistemi BSD.
Va detto subito che i sistemi BSD forniscono uno strato software che consente di eseguire nativamente binari Linux a 32bit (il 64bit è ancora sperimentale) quindi giochi compresi. Inoltre, il driver (versione 270.41.06) NVIDIA BSD è molto simile a quello per Linux, entrambi utilizzano e condividono la maggior parte del codice che conta ai fini delle prestazioni, potendole così considerare pari per entrambi i porting.
Sono rimasto molto colpito dai risultati. In praticamente tutti i test PCBSD è risultato superiore mediamente del 10%, con punte del 60% andando ad aumentare la risoluzione. A quanto sembra però, gli utenti BSD non sono sembrati molto sorpresi dai risultati del test, sostenendo di aver già detto “anni fa” il sistema FreeBSD era migliore nell’eseguire Unreal Tournament. Sarebbe veramente interessante effettuare gli stessi test utilizzando il più veloce ramo 9.x di FreeBSD.
Via | Phoronix
Ubuntu Font Family s’accinge a diventare davvero completo, aggiungendo la variante monospace ai caratteri già disponibili. Previsto col rilascio di Natty Narwhal, la realizzazione del monospace ha evidentemente subito qualche ritardo. Per ora, il download è previsto soltanto per i membri del gruppo d’interesse ospitato da Launchpad.
Diventare beta tester e accedere al download della variante monospace non è difficile: basta registrare un profilo su Launchpad e richiedere l’iscrizione all’Ubuntu Font Family Interest Group. Una volta iscritti, sarà possibile ottenere i dettagli personali per aggiungere a sources.list il PPA dal quale scaricare i font aggiornati.
Non si conosce ancora la data di rilascio dei caratteri monospace nei repository ufficiali di Ubuntu. La variante è tuttora considerata sperimentale, perciò potrebbero mancare caratteri accentati e simboli. Come problema è piuttosto relativo, per quanto riguarda l’alfabeto occidentale: il monospace è utile soprattutto al terminale.
Via | OMG! Ubuntu!

Quando fece il suo debutto, l’Ubuntu Software Center apparve con il controverso nome di Ubuntu Software Store. E domani forse potremmo doverlo chiamare Ubuntu App Store (controversie legali sul marchio permettendo).
Quella che potrebbe sembrare una provocazione è invece una riflessione per nulla fuori luogo e che mi ha suscitato un post letto su Thevarguy. Oggi i programmi a pagamento all’interno dell’Ubuntu Software Center sono una quindicina e si tratta di pacchetti come CrossOver emulator for Windows applications, Fluendo’s DVD Player (pacchetto di codec) e Illumination software development tool. I prezzi vanno da 2,99 a 39,85 dollari.
Allo stesso tempo, avrete forse notato che la vendita di mp3 all’interno di Banshee in Ubuntu 11.04 da parte di Amazon ha creato non poche polemiche, per via della ripartizione degli utili. Pensate se davvero Ubuntu avesse 200 milioni di utenti da qui a quattro anni, insomma inizierebbe a essere un bel parco clienti no?
Anche perché, sempre pagando, possiamo fare lo streaming audio attraverso il cloud di Ubuntu sul nostro smartphone Android. Ubuntu sta diventando l’Apple dell’open source? C’è chi lo sostiene già, come Cio.com e anche qui abbiamo discusso più volte delle somiglianze fra le nuove versioni di Ubuntu e Mac Os X. Ok, di primo acchito viene da storcere il naso, ma se Shuttleworth si affermasse come il nuovo Steve Jobs non saremmo forse un po’ tutti contenti (e un poco invidiosi)? Insomma, sarebbe un bene per l’intera comunità open source? (dite, perché c’è ancora il punto di domanda…?)
Duecento milioni di utenti Ubuntu in quattro anni. A sentirlo dire da chiunque ci si sarebbe messi a ridere, ma quando l’ha detto Mark Shuttleworth durante il suo keynote all’ultima conferenza degli sviluppatori di Ubuntu (video sopra) sono ammutolito.
E’ un po’ che ci penso e alla fine ho capito. Ubuntu è pronta. Quasi, non proprio del tutto, ma Ubuntu è quasi finita. Finita nel senso pronta per il grande pubblico. E’ ora di rimboccarsi le maniche e diffonderla. Senza scomodare il padre eterno, ma insomma una cosa del tipo: ora sapete tutto, andate e raccontatelo.
Certo non sarà facile, soprattutto i primi tempi, con Unity che ha ancora bisogno di qualche ritocchino. Però forse Mark ha centrato un punto: ora che gli ubuntisti/ubunteri/utenti gnu/linux hanno una distribuzione semplice e che funziona bene, devono impegnarsi a farla conoscere. Non basta più sviluppare, bisogna diffondere il verbo.
Duecento milioni di utenti in quattro anni, partendo dai dodici dell’anno scorso, sono una cifra abbordabile? E soprattutto, se Ubuntu ci riuscisse le altre distribuzioni se ne gioverebbero o rischierebbero solo di perdere utenti?
Matt Zimmerman, ormai l’ex-Chief Technology Officer (CTO) di Canonical, ha lasciato l’azienda di Mark Shuttleworth promettendo di non fare altrettanto con lo sviluppo di Ubuntu. Era entrato nella società già dal 2004, prima che Canonical avesse questo nome, tra i membri fondatori. A giugno lascerà il proprio posto per «nuove sfide».
L’Ubuntu Developer Summit (UDS) dedicato a Oneiric Ocelot sarà l’ultimo impegno di Zimmerman come impiegato di Canonical. L’UDS comincerà lunedì prossimo a Budapest. Non sono emerse delle motivazioni alla base della scelta di Zimmerman: potrebbe trattarsi del piano per le Qt su Ubuntu? È difficile da determinare, in questo momento.
Dalle pagine del proprio blog, Zimmerman assicura che manterrà gli impegni presi con DEX (un progetto riservato alle derivate di Debian), Ada Initiative e Freedom Box. Sono tutte iniziative più o meno legate a Ubuntu. La notizia dell’abbandono di Canonical è un fulmine a ciel sereno: non c’erano avvisaglie di un rapporto incrinato.
Via | Matt Zimmerman
L’Ubuntu software center della nuova release 11.04 di Canonical consentirà di testare le applicazioni che meditiamo di installare sulla distro.
L’operazione non sarà possibile per tutti i software, ma solo per i trenta più diffusi. Per sapere se l’opzione è possibile per il software che abbiamo scelto, dobbiamo cliccare su “ulteriori informazioni”e verificare la presenza del bottone per il test-drive.
Test-drive non viene distribuito direttamente con Ubuntu, ma va installato (sudo apt-get install qtnx).
L’applicazione che vogliamo provare sarà così a nostra disposizione su un server remoto tramite il protocollo NX (per l’interfaccia grafica) e Weblive di Stéphane Graber, set di pacchetti e plugin per creare macchine virtuali accessibili in remoto.
via | OmgUbuntu

Recentemente ho intervistato Mark Shuttleworth e ho colto l’occasione per chiedergli, per i lettori di Ossblog, un paio di cose che mi stuzzicavano. Ecco le sue risposte, in cui emerge il lato umano e sociale del’auto proclamatosi benevolo dittatore per la vita (Sabdfl) del progetto Ubuntu.
Mark, partiamo da una domanda un po’ scontata: qual è per te il valore dell’open source?
L’open source è l’equivalente di Wikipedia: tutti gli appassionati possono contribuire a renderlo migliore. Così nascono team di collaborazione che realizzano prodotti migliori.
Dicono che Ubuntu prenda dal mondo dell’open source più di quanto non renda.
Ogni persona che entra in questo mondo porta il suo contributo, come minimo il suo punto di vista. Quando abbiamo iniziato, l’universo dell’open source era pieno di brillanti persone che scrivevano codice eccezionale. Era chiaro che Linux sarebbe stato il futuro dei kernel. Non c’era bisogno di fare altro. Quindi ci siamo focalizzati sull’utente finale, cercando di distribuire software affidabili e belli, concentrandoci su ciò che la gente usa. Abbiamo documentato tutto e creato un ecosistema di supporto.
L’open source ha dodici anni. Se sentire questa affermazione vi stranisce, non preoccupatevi: è un fatto positivo. Positivo perché significa che l’open source è oramai davvero parte della nostra vita. Non tutti però sanno che il termine open source fu coniato per risolvere il cosidetto bug del free software: free veniva infatti preso dai più per gratuito.
Il bug fu appunto risolto da Christine Peterson dodici anni fa e oggi l’open source è dominante nella vita di tutti i giorni, come ben sintetizza Peter Waynerr su Infoworld:
Ruby, Python, Perl, JavaScript e PHP dominano la top ten dei linguaggi su GitHub. Questo codice funziona su librerie open source che poggiano su Linux. Sebbene tool ed estensioni di codice proprietario continuino a proliferare, il cuore è sempre più open source.
Continua a leggere: Dodici anni di Open Source: e ora che ci riserva il futuro?

Customizzare Ubutnu è la passione di tutti gli utenti di questa distro. Ecco dunque una remaster di Ubuntu che propone di superare la distro madre puntando alla semplicità di utilizzo e aggiungendo le funzioni che, prima o poi, tutti aggiungono.
Pinguy Os è una distro totalmente out of the box. Per arricchirla sono stati inseriti programmi come CoverGloobus, Gloobus Preview, GNOME Do, e Docky.
La versione 10.04 integra diversi componenti come Java, Flash, codec per video e musica e risolve alcuni problemi come quelli legati al funzioamento di Facebook su Gwibber e la visione dei filmati in flash a schermo intero.
Continua a leggere: Pinguy 10.10 beta, una remaster di Ubuntu very cool