Android Market può essere utilizzato anche dai dispositivi non ufficiali che installano il sistema operativo di Google. Questa possibilità finora è sempre stata bloccata. La novità riguarda il web e include soltanto alcuni device tra i più popolari: si tratta comunque di sistemi distribuiti da Original Equipment Manufacturer (OEM).
Il Kindle Fire di Amazon, il Nook di Barnes & Noble e il TouchPad di HP venduto con webOS sono alcuni prodotti che potranno accedere ad Android Market. L’utilizzo di quest’ultimo, però, è limitato all’interfaccia web: non sarà ancora distribuito come applicazione. Purtroppo nessuno di essi al momento è presente sul mercato italiano.
Il dato importante a mio avviso riguarda piuttosto la nuova politica di Google. Un altro piccolo sforzo e la società potrebbe accettare tutti i dispositivi su Android Market, magari fornendone l’applicazione. Il proliferare di schede integrate, ecc. che installano Android porterebbe ulteriori vantaggi economici alla multinazionale.
Via | Ubergizmo
Microsoft ha completato l’acquisizione di Skype per $8,5 miliardi: la multinazionale ha assicurato che non ci saranno rallentamenti nello sviluppo per le piattaforme diverse da Windows. Tuttavia, è sempre più scontato che le versioni per OS X e Linux non raggiungano la stessa maturità di quella per il sistema operativo di Microsoft.
Attendendo il rilascio di GNU Free Call, la Free Software Foundation propone una lista di programmi open source per sostituire Skype su qualunque piattaforma. Sono applicazioni che esistono da diverso tempo, alcune delle quali abbandonate proprio per Skype con Linux. Un esempio è Ekiga, ex-GnomeMeeting, e non è l’unica alternativa.
OStatic cita Linphone, disponibile anche su Android, ed Empathy: il client predefinito per la messaggistica istantanea su GNOME è compatibile col protocollo SIP e supporta le video-chiamate. A questi possiamo aggiungere QuteCom (ex-OpenWengo). In generale, il consiglio è di utilizzare SIP per ottenere un identificativo “portabile”.
Immagine | GNU Telephony
Tanto da averlo persino comprato. Ignoravo d’avere in comune con Torvalds il sostanziale odio per i dispositivi cellulari, che invece pare contraddistinguere il creatore di Linux: dalle pagine del suo blog Linus descrive il suo difficile rapporto coi telefonini e l’approdo al Nexus One — quello che Google si ostina a non voler riconoscere come la risposta all’iPhone.
Nello stesso post Torvalds sostiene di apprezzare il “concetto” di poter utilizzare Linux sui cellulari, ammettendo però di non avere mai fatto un utilizzo massiccio di questi ultimi: tra i suoi acquisti anche il G1 (che veniva distribuito in una versione unbranded come telefono di sviluppo per Android) e un non meglio specificato Motorola che era venduto in Cina, ovviamente basato anch’esso su Linux.
Non aspettatevi alte disquisizioni tecniche, perché Linus si limita a esprimere l’entusiasmo per il Nexus One nella sua funzione di GPS in associazione a Google Maps: nonostante i dati di vendita siano piuttosto scarsi rispetto ad altri dispositivi equivalenti (si parla di 80.000 device venduti in un mese), quella di Torvalds è la reazione più condivisibile che abbia letto. Non è uno smartphone per tutti, ma fa perfettamente il suo lavoro.
Via | The Washington Post