Durante una breve conferenza tenutasi al Linux.Conf.Au, due sviluppatori di Debian, Anibal Monsalve Salazar e Niv Sardi, hanno sollevato l’annoso problema del mancato supporto della popolare distribuzione, da parte delle grandi Aziende internazionali del settore. Particolari critiche sono state mosse contro colossi come Google, SGI ed IBM, ree di mostrarsi restie ad ufficializzare, a differenza di HP, il loro costante uso di Debian.
Sono giunte, però, anche proposte incentrate su quale tipo di supporto le suddette Aziende potrebbero offrire alla comunità; Salazar, ad esempio, ritiene sarebbe di notevole aiuto se queste pagassero gli sviluppatori per il mantenimento dei pacchetti utili a livello commerciale, se fornissero infrastrutture private al Progetto o se contribuissero alle spese annuali per il DebConf.
Un ulteriore tasto delicato è stato quello legato alla politica dei rilasci. Le Aziende, stando a quanto dichiarato da Sardi, gradirebbero release più regolari, in modo da trovare contenute in esse versioni più aggiornate dei vari programmi, mentre è noto che i geek prediligano i rilasci solo a distro effettivamente pronta.
Continua a leggere: Debian: urge supporto per uomini, fondi e macchine
L’inclusione del Completely Fair Scheduler in Linux 2.6.23 ha genarato non poche polemiche, soprattutto dopo la decisione di Con Kolivas di abbandonare lo sviluppo del kernel. I feedback che arrivano dagli utilizzatori di Linux-2.6.23 sembrano però dare ragione alle scelte di Torvalds & co: soprattutto in presenza di operazioni intense come la compilazione di un programma, CFS riesce comunque a garantire una buona responsività del sistema.
Tra le varie caratteristiche di CFS che non sono state inserite nel primo rilascio vale la pena citare lo scheduling group. Di cosa si tratta? In breve è un meccanismo tramite il quale è possibile dividere in gruppi i processi e, all’interno di ciascun gruppo, utilizzare CFS per l’esecuzione dei singoli processi. Per default ad ogni gruppo viene assegnata una parte equa della CPU ma questo comportamento può essere modificato per agevolare una classe di processi piuttosto che un’altra. Il tutto modificabile via sysfs ed estendibile per considerare gli utenti del sistema come gruppi di processi.
L’introduzione dello scheduling group è prevista per Linux-2.6.24.
[ via OSNews ]
Quando gran parte dell’utenza di un sistema operativo è limitata ad entusiasti e programmatori, la presenza di tool di sviluppo potenti e ben integrati è fondamentale: anche se Vim ed Emacs avrebbero tutte le potenzialità necessarie per consentire una programmazione agevole molto spesso si sente il bisogno di qualcosa di più alto livello, come un IDE.
La buona notizia è che in futuro Haiku potrebbe diventare la piattaforma di riferimento per GeneStation, un IDE attualmente sviluppato per Zeta ma che, visti i recenti sviluppi di quest’ultimo, potrebbe diventare il nuovo compagno di giochi per molti sviluppatori dell’erede open di BeOS. La roadmap di GeneStation prevede una prima versione in grado di gestire semplicemente i file di un progetto e la loro compilazione, seguita da una seconda versione che integrerà un sistema RAD ( sulla falsariga di C++ Builder di Borland, stando all’autore ).
[ via OSNews ]
Arrivo un po’ in ritardo con questa segnalazione, sperando che possa comunque tornare utile a tutti i lettori che non frequentano assiduamente Ecoblog e Downloadblog…Gaia è un framework Ajax per ASP.NET rilasciato anche con licenza GPL: certo, sappiamo tutti quale sia la licenza di ASP.NET ma avere la possibilità di utilizzare del codice libero su una piattaforma proprietaria è comunque una piccola vittoria se confrontata con un’alternativa completamente chiusa ( come Atlas, per esempio ).
Sul sito del progetto, oltre alla documentazione, sono disponibili molti esempi che mettono in luce le capacità di questo framework ecologico: già, perché la variante “a pagamento” di Gaia è disponibile gratuitamente per tutti i siti che trattano di problemi ambientali. Un framework eco-compatibile e libero ![]()
La nuova versione del re dei gestionali per forum si avvicina a grandi passi. E’ stata rilasciata infatti la quarta release candidate di phpBB 3, ultima incarnazione di uno tra i software più utilizzati per mettere in piedi velocemente un forum di discussione appoggiandosi sull’accoppiata PHP+MySQL.
In realtà con phpBB 3 il team di sviluppo ha ampliato considerevolmente il numero di database supportati includendo anche
SQLite, Firebird e Oracle.
Inoltre sono molte le nuove feature implementate: si va dall’inclusione di allegati (immagini documenti, video in streaming) nei post e nei messaggi privati, alla creazione di illimitati subforum, dalla creazione di un pannello di controllo per l’utente a nuovi tool per la moderazione.
Per maggiori informazioni sui cambiamenti nella RC4 rimando all’annuncio
Download: phpBB3 + language packs
Il dibattito sull’utilità dell’avere API stabili in Linux è vecchio quasi come il GCC ed ha prodotto documenti interessanti come il famoso stable_api_nonsense, in cui si ribadisce che API stabili per Linux potrebbero avere effetti infausti sulla stabilità, sull’efficienza e sulla pulizia del sistema operativo. Questa avversione per le API stabili in kernelspace non ha però impedito allo stesso Greg HK ed altri kernel hacker di implementarle in userspace, fornendo così uno strumento per scrivere driver che non siano integrati direttamente nel kernel.
Descrizione semi-tecnica a parte, quali sono i vantaggi di questo approccio? Il maggior punto di forza di questa soluzione è la possibilità di scrivere driver in userspace che richiedano solo un piccolo “pezzo” in kernelspace: le aziende che sviluppano driver closed source ( soprattutto in campo embedded ) apprezzeranno sicuramente la possibilità di non rimanere legati ad una specifica versione del kernel ( visto che l’API rimane invariata ).
La proposta di includere nei sorgenti del kernel anche documentazione tradotta in lingue differenti dall’inglese si è concretizzata in questi giorni con l’aggiunta della versione giapponese e cinese di due documenti ( HOWTO e stable_api_nonsense.txt ); l’attivissimo Greg Kroah-Hartman ( già segnalato in altre notizie ) ha tranquillizzato chi aveva espresso dubbi sull’integrazione di questa documentazione aggiuntiva nel kernel dichiarando che il tipo di documenti inclusi varia così poco nel tempo da rendere estremamente semplice il compito dei traduttori.
Greg K-H, così come molti altri kernel hacker, è convinto che la disponibilità in un unico punto della documentazione ( tradotta ) relativa agli internal di Linux e del suo sviluppo possa avvicinare molti più sviluppatori, soprattutto quelli di paesi in cui la conoscenza della lingua inglese non è molto diffusa.
[ via KernelTrap ]
Dopo oltre quattro anni di sviuluppo è stata finalmente rilasciata la seconda versione stabile di Xdebug, noto engine di debugging per PHP.
Questa versione, che vede anche una riscritta e nutrita documentazione, aggiunge notevoli novità tra cui l’analisi di script remoti, il Code Coverage Analysis (utilissimo per identificare il codice realmente eseguito) e il Function Traces che si occupa di creare un log di tutte le informazioni relativi agli accessi alle funzioni/metodi usate dalle vostre applicazioni per una analisi a latere.
Nonostante la maggiorparte del lavoro su Linux avvenga nel ramo 2.6 non bisogna dimenticarsi che il precedente ramo, il 2.4, è ancora utilizzato su molti sistemi che, per i più svariati motivi, non possono permettersi un aggiornamento al più recente kernel. Certo, lo sviluppo procede a ritmi molto più blandi ma questo non significa che esso sia fermo.
Proprio per ribadire che il ramo 2.4 non è abbandonato, Willy Tarreau, il suo attuale mantainer, ha comunicato che la versione 2.4.35 di Linux dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane, tenendo conto del basso numero di patch che devono ancora essere integrate e considerando che una singola release candidate dovrebbe essere più che sufficiente per il rilascio finale.
[ via KernelTrap ]
Sembra che il 2007, oltre ad essere l’anno della virtualizzazione, sia anche quello dei dispositivi touchscreen, in particolare quelli che permettono l’utilizzo da parte di più persone contemporaneamente e di quelli che sfruttano più dita per compiere una determinata azione: Microsoft Surface ed Apple iPhone sono gli alfieri, rispettivamente, di queste due tecnologie.
Grazie agli sforzi di Peter Hutterer ed al suo Multi-Pointer X ora anche il mondo del software free / open può dire la sua, mostrando cosa è possibile creare con software liberamente disponibile; MPX è una versione modificata del server grafico X in grado di gestire più dispositivi di input contemporaneamente: tastiere, mouse ed ovviamente anche tavolette grafiche o display touchscreen possono essere collegati ad un semplicissimo PC, trasformando radicalmente il nostro modo di interagire con esso.
Continua a leggere: Multi-Pointer X: l'alternativa a MS Surface
Vi ricordate il Completely Fair Scheduler? Bene, questo recente scheduler è stato integrato nel kernel mainline e troverà spazio nella prossima versione, la 2.6.23. A più di cinque anni dall’introduzione dello scheduler O(1), un’altra creatura di Ingo Molnar conquista quindi il ruolo di scheduler di default per Linux.
Nonostante Molnar abbia ringraziato Con Kolivas per il lavoro svolto sullo scheduler Staircase Deadline ( a cui CFS è ispirato ), agli utilizzatori di quest’ultimo non è piaciuta la “corsia preferenziale” con cui CFS è stato trattato per l’inclusione nel ramo principale del kernel, cosa che per SD non era nemmeno mai stata presa in considerazione, nonostante il suo design, la sua stabilità e le sue performance. Sarebbe interessante sentire l’opinione del Dr. Kolivas, soprattutto dando uno sguardo ai commenti al vetriolo che continuano ad apparire su Slashdot, OSNews e KernelTrap.
[ via KernelTrap ]
Il periodo estivo, solitamente, non riserva grosse sorprese e questo vale anche per il mondo del software libero / aperto. Fortunatamente Canonical ha deciso di ravvivare la situazione annunciando cambiamenti sulla licenza dei componenti di Launchpad, il bugtracker / collaboration tool closed-source utilizzato dai suoi progetti ufficiali ( Ubuntu, Kubuntu, Edubuntu ), da tempo al centro di polemiche.
Il primo componente ad essere stato liberato è Storm, un object-relational mapper ( ORM ) per Python che agevola lo sviluppo di applicazioni web che necessitino l’accesso simultaneo a database di grosse dimensioni; la licenza scelta per Storm è la LGPL 2.1, anche se, stando ad alcune voci, la maggior parte dei sorgenti include la dicitura “2.1 o superiori”, permettendo quindi l’integrazione di codice GPL3 all’interno di esso.
[ via Slashdot ]