Non è ancora pronto kernel.org, il principale dominio per la distribuzione dei sorgenti di Linux. Gli amministratori sono al lavoro per riproporre l’interfaccia al più presto eliminando alcune funzionalità che potrebbero causare ulteriori attacchi in futuro. L’intrusione non aveva compromesso il codice, ma il portale sarà riscritto.
La novità più evidente di kernel.org riguarderà gli sviluppatori: niente accesso ai repository Git via shell, per i manutentori di Linux. La modifica dei sorgenti avverrà con Gitolite, un sistema per accedere al server centrale, senza bisogno di privilegi che possono comprometterne la sicurezza. L’applicazione è ospitata da GitHub.
Non è chiaro quale sarà il destino degli snapshot compressi del kernel, la prima fonte per il recupero di Linux da parte degli utenti. GitHub, che attualmente ospita i sorgenti, supporta il download degli snapshot periodici e delle release. Il dominio kernel.org potrebbe escluderli e la riapertura è prevista per il mese di ottobre.
Via | The H Open
Glark è un programma d’utilità per UNIX, alternativo a GNU Grep, scritto in Ruby. Il termine “performante” non si riferisce alla rapidità d’esecuzione perché Glark risulta addirittura più lento di GNU Grep se si processa ad esempio un percorso ricco di file in HTML. È preferibile quando bisogna utilizzare delle espressioni regolari.
Il valore aggiunto di Glark consiste proprio nel supporto d’espressioni più complesse, rispetto a GNU Grep: in primo luogo, le Perl Compatible Regular Expression (PCRE). Altre opzioni per ottimizzare la ricerca con Glark sono and e or, oppure before e after per restringere l’indagine all’intestazione e/o al termine di un documento.
A partire da Glark 1.9.0, lo strumento è stato convertito in Ruby Gem. Il comando supporta il syntax highlighting ed è configurabile attraverso il file ~/.glarkrc. Tra le opzioni si possono scegliere colori e caratteri per evidenziare i termini di ricerca e persino l’eventuale integrazione con GNU Grep. Funziona con OS X e Windows.
Via | Linux.com

Linux Mint 11 Katya è stata rilasciata da poco e mentre ancora la sto scaricando scopro che di default come desktop non usa né Unity né Shell, ma il vecchio Gnome, nella versione 2.32 supportato da Xorg 7.6. Mint deriva sempre da Ubuntu, in questo caso dalla 11.04, e utilizza il kernel Linux 2.6.38.
Insomma, Mint è pronta ad accogliere gli scontenti di Unity che non passeranno per questo a Fedora 15 Lovelock, che propone Gnome Shell. Scelta vincente?
Fra le novità di Mint 11 sono la soluzione one click install per codec e applicazioni, il software manager ritoccato e l’update manager velocizzato.
Aumentano anche le possibilità di personalizzare a livello grafico la propria distro. A livello di software non c’è più Gwibber, gThumb sostituisce F-Spot, Banshee prende il posto di Rhytmbox e LibreOffice quello di OpenOffice. Padevchooser, paman, paprefs, pavumeter e pavucontrol non sono più installati di default.

La popolare Bourne Again Shell (BASH) ha raggiunto la versione 4. A darne l’annuncio è GNU sul sito della Case Western Reserve University.
Oltre a numerosi bugfixing relativi alla versione 3.x sono state introdotte nuove funzionalità tra cui:
La lista completa dei bugfixing e delle nuove features è disponibile nelle note di rilascio della nuova versione.
La nuova release della bash viene distibuita con licenza GPL versione 3, ed è scaricabile dal sito principale di GNU.
Via | Slashdot.org
Utilizzare SSH per amministrare da remoto un server unix-like è talmente comodo che quando si è obbligati a farne a meno ci sente un po’ sperduti; fortunatamente grazie a progetti come Web Console possiamo utilizzare una shell anche quando questa non c’è, a patto di avere a disposizione (sul server da gestire) un demone http e l’interprete Perl.
WebConsole si comporta quasi meglio di una shell tradizionale: oltre a sfruttare AJAX per fornire il tab completion (ed SSL per la sicurezza dei dati in transito), WebC (WC non è un acronimo molto carino
) integra infatti anche un file manager, un tool per la gestione di download/upload di file ed un editor di testo!
WebConsole è rilasciata con licenza GPL.
via | Linux.com
Avete presente Powershell? Si tratta di una nuova shell testuale sviluppata da Microsoft che ricalca, sotto certi aspetti, le blasonate shell dei sistemi operativi *nix e che dovrebbe fare il suo debutto ufficiale con Windows Server 2008. La buona notizia? Qualcuno ha deciso di creare un progetto libero che ne implementi le funzionalità e che ne renda possibile l’utilizzo anche su sistemi non Windows.
L’obiettivo principale di Pash ( questo il nome del progetto ) è di fornire una shell Powershell-like per i sistemi operativi non supportati ufficialmente, offrendo anche un motore di scripting che consenta la creazione di applicazioni che ne sfruttino le potenzialità; gli sviluppatori si stanno impegnando affinché Pash si comporti in maniera identica alla controparte made-in-Redmond per permettere l’utilizzo di codice, cmdlet e script Poweshell senza la necessità di modifiche.
Più volte, abbiamo scritto su tool specifici (rkhunter e chkrootkit), nonché distro dedicate (del calibro di BackTrack), atti a verificare quanto sicuri siano i propri sistemi. Oggi, proprio perché la sicurezza non si dia mai per scontata, aggiungiamo un altro strumento alla lista dei programmi utili al suddetto scopo: Lynis.
Si tratta di un tool, rilasciato sotto licenza GPLv3, il cui obiettivo è di analizzare la configurazione di un sistema e, quindi, generare un rapporto audit contenente tutte le informazioni possibili sui problemi di sicurezza legati ad esso, potenzialmente sfruttabili da terzi. Data la natura del programma, lo stesso sviluppatore di Lynis (già di Rootkit Hunter), Michael Boelen, ne destina l’uso a tutti gli specialisti del settore, gestori di reti compresi.
Disponibile nella versione 1.1.0, appena rilasciata, Lynis è stato testato su diverse distribuzioni (Debian 4.0, FreeBSD 6.2/7.0 e Mac OS X 10.4, tanto per citarne qualcuna), un elenco delle quali è pubblicato sulla pagina ufficiale del progetto.
Gestire una batteria di macchine via SSH può diventare un compito gravoso, soprattutto quando ci troviamo nella situazione di dover ripetere lo stesso comando su tutti i sistemi a cui siamo collegati ( apt-get dist-upgrade, per esempio ). Fortunatamente tool come ClusterSSH semplificano questo tipo di operazioni facendo il grosso del lavoro per noi: per ogni macchina da gestire viene aperta una sessione SSH all’interno di un terminale e, tramite una semplice interfaccia grafica, è possibile inviare lo stesso comando a tutte le macchine a cui siamo collegati.
Se siete soliti utilizzare ssh per collegarvi a macchine remote vi sarà sicuramente capitato di voler terminare la sessione lasciando un programma di esecuzione: dando il semplice exit tutti i programmi lanciati durante la sessione vengono terminati senza pietà, costringendoci a lasciare aperta la sessione o…usare GNU screen.
screen è un “moltiplicatore di terminali” che ci permette di sfruttare una sessione di shell in modo più proficuo: possiamo gestire più terminali, “sganciare” un processo dalla sessione, “riagganciarlo” e più in generale ci garantisce una flessibilità impareggiabile.
Continua a leggere: Programmi sempre in esecuzione con GNU screen
La shell testuale è una di quelle cose che si ama o si odia: icone ed immediatezza visiva sono sacrificate sull’altare della potenza e della flessibilità, per la gioia di sysadmin e smanettoni che non mancano di glorificarle quotidianamente. Proprio per loro noi è nata Hotwire, una sorta di uber-xterm / uber-shell estremamente interessante e ricca di idee ( innovative? ).
Hotwire è scritta in Python, è altamente portabile ( al momento gira su Linux e Windows ) ed include una serie di comandi builtin scritti anch’essi in Python: uno dei più carini è “rm”, che, oltre a spostare una cartella od un file nel cestino ( .Trash in Linux, Cestino in Windows ), dispone di un comodo undo e non richiede flag aggiuntivi. Pipeline potenziate, un simil screen integrato, la possibilità di richiamare Hotwire all’interno di script Python ed una futura integrazione con ssh arricchiscono il già ricco piatto.
Dettagli tecnici e file d’installazione sono disponibili su Google Code.
Chi non ha mai desiderato leggere i propri feed connesso da in ssh sul proprio pc in remoto. Magari usando direttamente la shell come per Mutt.
Beh adesso i vostri sogni da geek più sfrenati sono stati esauditi grazie a Newsbeuter, un comodissimo feed reader che funziona da qualsiasi console per Linux.
Il software in questione supporta formati di feed come Atom e RSS 2.0 e permette di importarli direttamente da formato OPML. L’applicazione è inoltre customizzabile, infatti è possibile modificarne i colori, i tempi di aggiornamento e le categorie di visualizzazione. Da notare che queste ultime possono anche essere raggruppate per tag definiti di volta in volta dall’utente.
Il tipico sysadmin *nix possiede un arsenale di utility, script e catene di comandi che utilizza quotidianamente per aiutarsi nel gravoso compito dell’amministrazione delle macchine; alcuni di questi strumenti sono già forniti con il sistema operativo ma la maggior parte di essi proviene da anni di esperienza e dal desiderio di facilitarsi la vita.
Ed è proprio agli aspiranti sysadmin ( ma anche a quelli che vorrebbero migliorarsi ) che è indirizzata una nuova serie di articoli su DeveloperWorks, dedicata allo sviluppo di script di una certa qualità, in grado di loggare il loro output, intercettare ed identificare gli errori e che, nel caso incorrano in problemi non risolvibili, siano in grado di registrare quante più informazioni possibili e generare dei report di errore.
Inutile aggiungere che si tratta di una lettura caldamente consigliata ![]()
[ via IBM DeveloperWorks ]