
Lo scorso mese la giuria del caso Novell/Sco aveva deciso che il copyright di Unix appartiene a Novell.
I legali dell’azienda hanno chiesto al giudice di assegnare il copyright di Unix a SCO, perché la giuria non avrebbe risposto in maniera precisa ad alcuni punti. Proprio in virtù di questa mancanza Sco può richiedere un nuovo giudizio.
Le motivazioni? Piuttosto vaghe e piuttosto dirette a screditare il lavoro della giuria. Chi si voglia fare due risate o capire meglio questo meccanismo legale può leggere il rapporto dettagliatissimo pubblicato da Groklaw. Speriamo che su questo teatrino cali preso il sipario.
Via | Groklaw
Quando sembrava di essere arrivati all’ultimo paragrafo della storia di Sco, ecco qualcosa che non ti aspetti.
Darl McBride si è presentato in tribunale con un accordo firmato con Gulf Capital Partners che si impegna a far fronte alle richieste dei creditori e che, quindi, consentirà a Sco di portare avanti la sua ridicola causa contro Ibm.
Alla luce degli eventi il tribunale ha deciso di rinviare la seduta di liquidazione al 16 o 27 luglio. Vi terremo informati.
Via | HOnline
Red Hat e Novell sono state citate da IP Innovation per la violazione di un brevetto sulle GUI del 1991. Su Groklaw è stato seguito il caso e pare che in realtà dietro alla denuncia ci sia la stessa Microsoft che è una delle principali azioniste di Acacia, gruppo di cui fa parte IP Innovation.
A questo punto il dubbio lecito, è che le dichiarazioni di Ballmer di qualche giorno fa siano da collegare a quest’azione legale e che, dopo la sconfitta di SCO, una nuova ondata di FUD si abbatterà sulle società che investono in OSS e Linux.
Inoltre non è più ben chiara la posizione di Microsoft verso Novell, avendo la prima citato in giudizio la seconda, anche se tramite sussidiaria, proprio per una violazione di brevetto nonostante gli accordi fatti impedissero questo genere di mossa.
Sembra che i guai di SCO non finiscano mai: prima la sconfitta in tribunale, poi il pianto infantile del suo presidente ( con relative risposte dalla comunità Linux e non solo ), l’entrata nel Chapter 11 ed ora ci si mette pure Novell, che intende recuperare al più presto il denaro raccolto da SCO nell’ambito della vendita delle licenze UNIX.
Quello che più interessa a Novell è comprendere se tale denaro le appartenga implicitamente o se si tratti di un normale debito di SCO nei suoi confronti: la differenza è decisamente importante, considerando che i dollari nelle casse dell’azienda di Darl McBride potrebbero esaurirsi durante la fase di ristrutturazione dell’azienda, lasciando a bocca asciutta la mamma di SUSE / Netware.
Interessati alle cifre che SCO dovrebbe versare sui conti di Novell? Stando a quello che si legge in giro la somma dovrebbe aggirarsi tra i 500mila e gli 800mila dollari annuali…
[ via Slashdot ]

La posizione di SCO diventa sempre più kafkiana: in principio c’era Caldera, con la sua distribuzione GNU/Linux, i suoi fedeli utenti e il progetto United Linux ( in collaborazione con SUSE, TurboLinux, Conectiva ), poi venne il cambio di nome in SCO e Linux divenne il male assoluto. Ora, come un bambino a cui hanno rotto il giocattolo, SCO Group incolpa il successo di Linux e la pubblicità negativa come cause del suo declino e della sua entrata nel Chapter 11.
Chiedere un po’ di decenza è troppo?
[ via OSNews ]

Dopo la sentenza che aveva dato ragione a Novell nel caso che la vedeva opposta a SCO, molti avevano pensato che l’ultimo atto per la società più odiata dalla comunità Linux fosse ormai vicino. Così è stato: nella giornata di venerdì SCO ha presentato i documenti necessari per accedere al famoso “Chapter 11“, capitolo del percorso verso la bancarotta che consente ad una società di riorganizzare il suo assetto onde evitare la liquidazione totale.
Stabilire con che probabilità SCO possa risorgere è particolarmente difficile ma non bisogna dimenticare che in passato altre società sono riuscite ad alzarsi dopo aver attraversato il Chapter 11 ( Mandriva, per esempio ). Maggiori informazioni sono disponibili su Groklaw e Yahoo! Finance.
[ via OSNews ]
Non sono passati nemmeno sette giorni dalla sentenza sul caso SCO che già Novell sente il bisogno di chiarire le sue intenzioni, affermando che, nonostante possieda i diritti su UNIX, non ha intenzione di perseguire una strada simile a quella della sua avversaria e che si asterrà quindi dal denunciare a destra e a manca ( presunte ) violazioni dei suoi copyright.
Comunque sappiamo che Linux non ha nulla da temere e sembra che anche OpenSolaris sia al sicuro da eventuali cause legali. Una SCO basta e avanza.
[ via OSNews ]

“The court concludes that Novell is the owner of the UNIX and UnixWare Copyrights. The court also ruled that SCO is obligated to recognize Novell’s waiver of SCO’s claims against IBM and Sequent.”
E così, dopo anni di dichiarazioni, accuse, colpi di scena e battaglie in tribunale, sembra proprio che la causa intenta da SCO per la violazione di copyright da parte di Linux e di vendor come IBM e Novell sia arrivata alla sua conclusione: quest’ultima è la vera proprietaria dei copyright su UNIX e UnixWare, pertanto le richieste di SCO non hanno nessun valore, anzi, è probabile che la stessa sarà obbligata a restituire a big-N quanto raccolto con le licenze di UNIX.
Tutto è bene ciò che finisce bene ma permettetemi una piccola nota polemica: dobbiamo forse ringraziare anche Microsoft per aver sostenuto le spese giudiziarie di Novell tramite l’arcinoto accordo tra le due società ( ed il versamento di 348 milioni di dollari sul conto della mamma di SLES / SLED )? ![]()
PS Chi fosse interessato alla storia di SCO ( ma soprattutto a quella di Caldera ) può trovare molte informazioni interessanti su Wikipedia, inclusi i dettagli sul progetto Corsair e le relazioni tra Novell, Caldera e Linux nella prima metà degli anni novanta.
[ via Slashdot ]

Cosa fareste se un vostro amico vi chiedesse di esporre in modo chiaro e semplice le vicende giudiziarie di SCO? Lo indirizzereste verso Wikipedia? O gli dareste un bel cd contente l’archivio di tutto gli articoli pubblicati su Groklaw? Entrambe non mi sembrano scelte particolarmente concise quindi perché non ripiegare su qualcosa comprensibile da tutti come, ad esempio, il log di una sessione di chat?
Attenzione alle risate, potrebbero essere incontenibili ![]()
PS Nel caso l’inglese non sia il vostro forte è disponibile anche una ( brutta ) traduzione di Google
[ via Brane Dump ]
La comunità di GNU/Linux è spesso accusata di covare odio nei confronti di Microsoft, tanto che anche de Raadt ha più volte affermato che “Gli sviluppatori Linux vanno avanti perché odiano MS, quelli BSD perchè amano Unix” ( fonte )…
Tralasciando le opinioni personali è comunque evidente come il colosso di Redmond non abbia sempre giocato pulito, tirando colpi bassi ai concorrenti ogni qual volta ce ne fosse la possibilità. E sembra che dopo gli Halloween documents, il FUD di SCO e le campagne “destabilizzanti” ci si trovi di fronte a qualcosa di più complesso e grave.
Continua a leggere: L'ACPI non funziona con Linux? Ditelo a Mr. Gates
Dopo anni di controversie per comprendere su quali basi poggiassero le accuse che SCO muoveva a tutto l’ecosistema Linux, IBM è finalmente riuscita ad individuare le porzioni del kernel incriminate ed ha scoperto che la montagna di codice di cui SCO rivendica la paternità non sono altro che 326 linee sparse nei sorgenti; ciò che appare ancora più ridicolo è che la maggior parte delle presunte infrazioni sono commenti e semplici file header ( come errno.h ) che probabilmente non sono nemmeno suscettibili di copyright a causa della loro non originalità.
Ma c’è anche dell’altro: stando a quanto riportato da Groklaw, IBM avrebbe scoperto una violazione della GPL da parte di SCO stessa su qualcosa come 700000 linee di codice! Evidentemente lo SCO-pensiero sulla GNU Public License prevede la possibilità di utilizzare a proprio piacere il codice altrui…
[ via Slashdot ]
I due acerrimi nemici si scontrano di nuovo. A quanto pare SCO sarebbe intenzionata a portare in tribunale Pamela Jones nota blogger di Groklaw e spina del fianco dell’azienda nella causa contro IBM. Per ora tuttavia SCO non è riuscita a trovare la Jones e forse non riuscirà a trovarla neppure nei prossimi giorni. Stando a quanto riportato in un articolo di Forbes i vertici di SCO pensano che Pamle Jones non sia altro che un nickname dietro al quale si sono sempre celati gli avvocati della IBM.
Le ultime notizie sulla Jones riguardano un post in cui la blogger dichiara di essere malata e di volersi prendere una lunga vacanza: “I can’t predict exact dates, because what I really need is a real vacation and time to just do nothing until I fully am myself again”.
[Via | /.]