Yellowdog Updater Modified (YUM) avrà presto un’interfaccia per dialogare con D-Bus: lo sostiene Richard Hughes, rimandando alla documentazione ufficiale. È stato predisposto un demone, registrato come servizio per D-Bus, in fase di sviluppo via Git. Le informazioni sulla struttura sono molto approfondite, più del codice sviluppato.
Il progetto ha lo scopo di slegare l’avvio di YUM dalle applicazioni: il servizio può essere richiamato automaticamente dai linguaggi dotati di binding per D-Bus. Il risultato dovrebbe essere simile a quanto previsto dal Software Center di Ubuntu per APT. Il demone supporta l’autenticazione dei privilegi degli utenti con PolicyKit.
La novità richiama esplicitamente il progetto di AppStream, l’installer unificato per Linux presentato al meeting di Bretzn. Lo stesso Huges è tra i promotori di AppStream e indica in diciotto mesi il tempo medio di realizzazione. Qualunque sia l’applicazione delle API di YUM per D-Bus, prescinderà le sole distribuzioni di Red Hat.
Via | Richard Huges

Sei mesi dopo l’annuncio della roadmap, il solitario Jeff Johnson ha rilasciato pubblicamente la sua personale creatura: il codice è stato portato sulle maggiori piattaforme ( BSD, Linux, OS X, Solaris e Windows/Cygwin ) ed è stato pesantemente ripulito, tanto da poter essere compilato con i più importanti compilatori C disponibili ( GNU GCC, Sun Studio ed Intel C/C++ compresi ).
Tra le novità introdotte vale la pena citare il supporto alla compressione LZMA ( oltre a Gzip e Bzip2 ), al formato XML Archive ( XAR ) e la cessazione del supporto al vecchio formato RPMv3 ( per snellire il codice ). Anche i file .spec hanno ricevuto un po’ di attenzione ed ora dispongono di voci supplementari ( come “%track” ).
Rimane da capire solo una cosa ora: quali distribuzioni adotteranno RPM5 visto che RedHat / Fedora e Novell sostengono ancora il branch ufficiale?
via | OSNews
PackageKit raggiunge la versione 0.10 ed inizia a diventare sempre più stabile ed efficiente. Per chi non lo sapesse, il software in questione, nasce come il frontend multi-pacchetti / repository di Gnome, insomma permette di gestire da un’unica postazione APT, YUM,
Conary, etc.
Il software si compone di diversi moduli, un demone che controlla i pacchetti da aggiornare ed un’interfaccia utente per installare e rimuovere quelli già sul sistema, un pò come Synaptic o Yumex.
PackageKit ha riscosso, fin dal primo annuncio, un ottimo riscontro di interesse dovuto essenzialmente alla mancanza di uno strumento unico di gestione per la maggior parte delle distribuzioni e sarà molto probabilmente incluso in Fedora 8 (per ora è possibile installarlo da un repository esterno).
Essendo comunque ancora una versione preliminare il supporto non è garantito per tutte le tipologie di package infatti, come si può leggere dal sito, l’unico tipo di repository pienamente supportato è YUM (95%) mentre per quello che riguarda Conary e APT il supporto è rispettivamente del 70% e 40%.
Definire travagliato lo sviluppo di RPM è quasi un complimento: fino a pochi mesi fa veniva mantenuto “privatamente” dalle varie distribuzioni che lo adottano nella sua versione 4.x, poi queste ultime si sono accordate per riprenderne lo sviluppo in maniera più collegiale ma, nel frattempo, il noto package manager ha visto nuova luce sotto il nome di RPM5 ( portato avanti dal suo primo sviluppatore ed ex dipendente Red Hat ).
Oggi aggiungiamo un nuovo capitolo a questa soap-opera con l’annuncio, da parte degli sviluppatori RPM “ufficiali”, del rilascio della versione 4.4.2.1. Nonostante sia una semplice release di servizio si tratta comunque di un grosso passo in avanti per la comunità che ruota attorno a questo package manager perché è la prima ad essere stata coordinata tra più distribuzioni.
Che il rinnovato sviluppo di RPM possa far tornare Eric S. Raymond sui suoi passi?
[ via /home/liquidat ]
Doppio regalo per la comunità di RPM: in occasione del suo decimo compleanno è stata presentata la roadmap che condurrà alla versione 5.0 del noto formato di pacchettizzazione ed è stato inaugurato il nuovo dominio rpm5.org; sfortunatamente non si tratta dell’RPM adottato da Red Hat & soci ma di quello “ufficioso”, portato avanti in maniera totalmente personale dal primo sviluppatore del progetto ed ex-dipendente del “cappello rosso”, Jeff Johnson.
Gli obiettivi primari di RPM 5.0 sono il supporto supplementare al formato XML-based XAR, un risolutore di dipendenze tra pacchetti integrato, portabilità ulteriormente migliorata ed un esteso supporto cross-platform.
Sembra che la buona volontà di Johnson abbia battuto sul tempo l’impegno promesso da Red Hat.
[ via OSNews ]
Conary di rPath è un package manager di seconda generazione e, considerando che Erik Troan ( CTO e co-fondatore di rPath ) era uno degli autori originali del package formato RPM, spesso viene visto come un progetto teso a correggere i problemi emersi dalla prima generazione dei gestori di pacchetti per GNU/*/Linux; il design di Conary mira ad ottenere una versione “più lineare” di dpkg o RPM/Yum in cui tutte le funzoni di questi package manager sono combinate in un singolo comando, con una particolare attenzione alle problematiche derivate dalla complessità delle distribuzioni attuali.
Se volete saperne di più vi consigliamo la lettura di questo articolo introduttivo pubblicato su Linux.com.
[ via OSNews ]
Come suggerito ad agosto da Seth Vidal, uno dei maggiori contributors di Fedora e sviluppatore di Red Hat, pare che RPM.org stia veramente rinascendo dalle proprie ceneri.
Seth infatti aveva proposto di riprendere lo sviluppo di RPM, non come progetto privato di Fedora/Red Hat ma, come progetto condiviso tra tutte le distribuzioni che utilizzano questo package manager. Quindi tra le varie possibilità era stata scelta appunto quella di utilizzare il quasi abbandonato RPM.org come sede neutrale per lo sviluppo.
Nell’esaustiva email mandata alla ML di Fedora-advisory-board , Seth spiega che è giunto il momento che le distribuzioni che sfruttano i pacchetti RPM debbano iniziare a collaborare per rendere il prodotto idoneo alle esigenze attuali.
Pare che Red Hat abbia finalmente deciso di supportare ufficialmente YUM 3.0 all’interno di RHEL 5.
Probabilmente a causa delle lamentele di molte aziende riguardo all’anzianità del pacchetto di up2date ed alla poca flessibilità di quest’ultimo il package manager di Fedora è stato promosso per far parte della distribuzione enterprise.
Tramite Yum sarà quindi possibile gestire automaticamente le dipendenze tra i pacchetti RPM scaricando solo i pacchetti richiesti di volta in volta ed utilizzare strutture complesse di repository, che potranno finalmente avere mirror più semplici da configurare e gestire.
Se c’è un difetto di Fedora (che forse verrà risolto con Fedora 7) è il fatto di dover per forza scaricare una DVD-ISO molto pesante oppure tante CD-ISO. In parte il Fedora Unity Project ha cercato di porre rimedio a questa situazione rilasciando delle immagini “ridotte” purtroppo solo in versione LiveCD. Ma se siete in cerca di una Fedora Core 6 installabile e contenuta in un singolo CD allora Blag è la soluzione. Si tratta di una derivata della distro community based di RedHat sviluppata dal Brixton Linux Action Group per avere un sistema completo, contenente solo software libero, indirizzato a un’utenza desktop e soprattutto di dimensioni contenute.
La nuova versione BLAG 60000 include Gnome 2.16, Democracy Player, il video editor Kino, il software VoIP Kiax, mplayer, xine, Audacity , Firefox e Thunderbird, MuSE per lo streaming audio oltre a applicazioni adatte a mettere in piedi un server come Apache, vsftp e Postfix.
In ogni caso è possibile aggiungere moltissimo altro software ad installazione avvenuta grazie all’utilizzo di “apt-get” combinato a dei repository che uniscono pacchetti presi da Fedora Core, Fedora Extras, freshrpms, Dries, ATrpms, livna, Planet CCRMA.
La ISO di circa 700MB è scaricabile via BitTorrent o direttamente via FTP.
[Via | Distrowatch]
Nell’ultimo DistroWatch Weekly pubblicato abbiamo accennato ad alcune delle novità che dovremmo poter vedere in Fedora 7, ora invece vi proponiamo una lista un pò più completa…
Yum Extender, per gli amici semplicemente YumEX, è la gui di riferimento per Yum su Fedora. Criticato durante gli ultimi due anni per l’eccessiva lentezza e pesantezza e più volte raffrontato con il cugino/antagonista Synaptic per il mondo deb ha visto con la futura versione 1.9 un netto cambio di prospettiva.
L’interfaccia è stata infatti finalmente semplificata e ridotta all’essenziale, inoltre molte delle features richieste come la possibilità di filtrare attivamente per repository o di installare gruppi di programmi sono state finalmente integrate.
YumEX 1.9 vedrà anche un notevole aumento di velocità, grazie alla completa riscrittura del codice per adattare il software alle nuove versioni di yum. Per i più curiosi è disponibile una piccola galleria di immagini su come si mostrerà il nuovo gestore di pacchetti.