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Red Hat Enterprise Linux 6.2, obiettivo storage

pubblicato da Giacomo Picchiarelli

Red Hat LogoSebbene RHEL 6.2 non venga considerata dagli ingegneri Red Hat una major release, questo rilascio porta importanti novità per quanto riguarda il supporto di nuove tecnologie hardware. I concetti chiave per questa versione sono: miglioramento delle prestazioni dello storage enterprise, affidabilità e riduzione dei costi.

Questa, è la prima versione a supportare pienamente l’estensione iSCSI di RDMA, consentendo così di accedere a dispositivi SCSI in modalità remota sfruttando la rete Ethernet. L’utilizzo di questa tecnologia consente di aumentare significativamente il throughput tagliando i valori di latenza. Prestazioni non possibili con i protocolli TCP/IP. Red Hat ci riserva anche una prima implementazione della tecnologia pNFS. Il protocollo NFSv4.1 consentirà di trarre benefici dalle topologie cluster.

Per quanto riguarda la problematica, quanto mai attuale, del crescente carico di lavoro: il file system XFS verrà dispiegato con una differente politica di memorizzazione dei metadati. Ritardando la memorizzazione di questi, sarà possibile dare un ulteriore spinta ai valori di throughput. Scalabilità significa anche poter eseguire compiti multipli: sarà possibile eseguire istanze di samba multiple, migliorando così l’integrazione con infrastrutture miste.

Completano la lista il supporto a USB3.0 e PCI-e 3.0. Migliorata anche l’esecuzione di ambienti virtualizzati in contesti cluster. Secondo i dati presentati le performance I/O sono state aumentate del 30%. Red Hat è un’azienda attiva e in piena espansione, nonostante la crisi economica. A mio avviso questo lo si deve principalmente alla velocità di adeguamento delle sue tecnologie con le necessità del settore enterprise. Un esempio da imitare.

Via | PCWorld

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Microsoft è partner di CS2C sull'interoperabilità di Windows e Linux

pubblicato da Federico Moretti

NeoKylinMicrosoft prosegue il percorso d’interoperabilità tra Windows e Linux via Hyper-V, l’infrastruttura per la virtualizzazione di Windows Server 2008 R2. L’ultima partnership ha una funzione strategica di rilievo, perché apre al mercato cinese: Microsoft ha aggiunto NeoKylin Linux alle distribuzioni supportate ufficialmente da Hyper-V.

China Standard Software Corporation (CS2C) è il principale licenziatiario di Linux in collaborazione col governo cinese: NeoKylin è una distribuzione basata su Red Hat Enterprise Linux (RHEL) orientata ai server, NeoShine è l’equivalente di Fedora per desktop, laptop e netbook con MeeGo. Si può gestire con Microsoft Systems Center.

NeoKylin s’aggiunge a CentOS e RHEL, tra le distribuzioni di primo livello supportate da Hyper-V. L’intento di Microsoft è quello d’arginare l’abbandono di Windows Server 2008 R2 per il cloud computing cinese: la partnership aiuterà gli ingegneri a creare e gestire macchine virtuali per la principale soluzione governativa di Linux.

Via | Port 25

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È apparso Upstart 1.0: il codice non ha subito grandi stravolgimenti

pubblicato da Federico Moretti

Upstart 1.0Scott Remnant ha optato per cambiare radicalmente la numerazione delle versioni di Upstart: ieri, in serata, è uscito Upstart 1.0. Ma il codice deriva dalle versioni in distribuzione da Canonical su Ubuntu 10.04 e Red Hat Enterprise Linux 6. Non si tratta di una vera e propria major release, quanto della 0.6.8 con un numero diverso.

Per questo motivo Remnant consiglia d’aggiornare subito Upstart su tutti i sistemi in cui è installato: l’aggiornamento non dovrebbe causare particolari problemi. L’intuizione di Andrei Alin con lo script per µTorrent su Upstart sembra essere stata “profetica”. C’è da chiedersi se non ci sia Google dietro una scelta così repentina.

Upstart 1.0 include sostanzialmente quattro migliorie: risolto il segmentation fault sui file .conf vuoti in /etc/init, corretto il riconoscimento dei login nelle TTY, aggiunto il supporto alla bash completion e sistemati i messaggi d’errore in arresto del sistema. Apparentemente, poco per giustificare un simile cambio di versione.

Via | Upstart

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Amazon propone nVidia Tesla per una nuova esperienza su AWS ed EC2

pubblicato da Federico Moretti

nVidia TeslaUno tra i nuovi trend, se così può essere definito, in ambienti server è il cd. “GPU computing”: si tratta d’introdurre i processori grafici nel ruolo tradizionalmente ricoperto dalle CPU. Quando ci si confronta con sistemi concepiti per un elevato numero di chip in parallelo, il vantaggio risiede nella possibilità di operare su cifre più alte rispetto a quelle garantite dalle unità centrali. Tesla è la soluzione di nVidia.

Stiamo parlando di data centre e super-computer, tant’è vero che la notizia riguarda l’adozione di Tesla da parte di Amazon per AWS ed EC2. Mentre AMD e Intel si scontrano sulle solite argomentazioni, nVidia dà del filo da torcere a entrambe in un segmento che non le è propriamente congegnale congeniale. Il fatto che Amazon abbia scelto di predisporre dei server con Tesla è indicativo della maturità della soluzione.

Le GPU della serie Tesla non soltanto sono compatibili con Windows, ma soprattutto con Linux a 32-bit e 64-bit. È un’opportunità molto interessante per chi intendesse provare la spin di CentOS fornita da Amazon (con Ubuntu CloudInit). Specie col recente aggiornamento di RHEL alla versione 6. Il successo di Tesla propone nVidia come outsider in un settore caratterizzato dal duopolio di AMD/ATI e Intel.

Via | Amazon Web Services

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Red Hat ha rilasciato SPICE, un protocollo aperto per la virtualizzazione

pubblicato da Federico Moretti

Red Hat SPICE Mercoledì Red Hat ha annunciato il rilascio ufficiale di SPICE, un protocollo dedicato alla virtualizzazione — aspetto particolarmente considerato dagli sviluppatori di RHEL. Si tratta di una parte del core della soluzione di Red Hat per la virtualizzazione nel settore aziendale, che attualmente è in fase beta.

SPICE è una delle tre parti del sistema (attualmente distribuito a clienti selezionati) che Red Hat prevede di rilasciare ufficialmente nel corso del 2010: a differenza delle altre due, i sorgenti di SPICE sono già scaricabili dal sito predisposto. Il protocollo si basa essenzialmente sulla gestione delle VDI, note al pubblico perché ampiamente sfruttate da VirtualBox.

La scelta di rendere immediatamente open source SPICE – si legge in una nota di Brian Stevens, CTO del settore enterprise di Red Hat – rientra nelle strategie di mercato dell’azienda ed è intesa per una maggiore collaborazione coi partner per uno sviluppo più rapido e sinergico delle tecnologie di virtualizzazione distribuite.

Via | Montana Linux

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