La manovra del Governo, intesa ad avvicinare l’Italia al raggiungimento del pareggio di bilancio entro i termini stabiliti dall’Europa, ha escluso tutti gli emendamenti presentati in parlamento. Soltanto uno è stato approvato e questa volta riguarda proprio il software libero. La pubblica amministrazione è costretta a considerarlo.
Nello specifico l’emendamento è stato presentato da Marco Beltrandi – un deputato radicale – e scritto in collaborazione con Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale. Il testo è molto sintetico, ma rappresenta una piccola vittoria: i bandi della pubblica amministrazione dovranno valutare l’impiego di software libero negli appalti.
La modifica riguarda l’Articolo 68 della Legge 82 del 7 marzo 2005 e successive modificazioni alla lettera D del Comma 1: «Acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto». È un primo passo, fondamentale, verso un’apertura del Paese all’open source e al free software.
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La pubblica amministrazione in Norvegia continua a proseguire nella sua migrazione verso il software open source.
Quest’anno tutte le amministrazioni locali utilizzi alcuni software open source rispetto al 76% del 2005. Gli usi sono molto variegati e variano dai sistemi server ai CMS fino all’onnipresente OpenOffice. Recentemente la provincia di Akershus si è dotata di un sistema telefonico basato su Asterisk.
Martin Bekkelund, business developer a Friprog, ha detto che le amministrazioni pubbliche dovrebbero lavorare insieme e riutilizzare i dati per evitare di far crescere i costi IT e la burocrazia con la conseguenza di una qualità dei servizi scadente ed incompatibilità. La Norvegia è un esempio in cui l’open source sta trionfando non grazie ad imposizioni statali, ma per i vantaggi che porta.
Il progetto che mi accingo a presentare non è un’iniziativa istituzionale, ma una proposta dal basso (come si suol dire). È un gruppo di cittadini, coinvolti a vario titolo nella pubblica amministrazione, che ha costituito l’Associazione Italiana per l’Open Government con l’intento di sensibilizzare all’introduzione dei raw data nel Paese. Spesso abbiamo parlato della necessità di rivoluzionare l’approccio alla politica.
Qualcosa si sta già muovendo grazie ad alcuni servizi di Linea Amica e agli sforzi dei privati: molta strada dev’essere ancora percorsa. Il primo tassello è la stesura di un manifesto che identifichi i punti essenziali al dialogo tra governo e cittadinanza. La redazione è aperta al contributo di tutti grazie a una pagina su Facebook per raccogliere commenti, critiche, suggerimenti. Non è un’iniziativa politicamente ideologizzata.
L’Associazione raccoglie una lista di progetti basati sulla distribuzione degli open data, riportandone fonti e tipologie. Il sito propone un sondaggio su quali siano le informazioni che dovrebbero essere liberate per prime: com’è prevedibile, i risultati vedono un netto vantaggio dei bilanci della pubblica amministrazione sulle altre opzioni. In meno di un giorno d’attività l’iniziativa ha già riscosso un discreto successo.
Immagine | Wikipedia
Domenica si parlava di open data in relazione ai pregiudizi sociali: purtroppo la discussione ha preso una piega diversa dall’intento dell’editoriale, ma per fortuna la situazione italiana offre degli spunti più interessanti. Il Ministero per l’Innovazione, guidato da Renato Brunetta, sta lavorando a delle nuove iniziative e possiamo escludere le premesse che hanno sempre caratterizzato la loro recensione.
Introducendo le novità istituzionali abbiamo sempre dovuto sottolineare che non si trattava di open data. Fino a ieri, perché Linea Amica (il servizio di feedback sull’efficienza della pubblica amministrazione) ha finalmente adottato gli open data. Non si tratta del protocollo di Microsoft, ma il progetto è conforme agli standard internazionali ed è stata coniata una licenza compatibile con le Creative Commons.
I particolari dell’iniziativa, “esternalizzata” a Formez PA, sono consultabili sul sito di Linea Amica. La licenza IODL 1.0 ideata da Formez PA è conforme, oltre alle Creative Commons, a quegli Open Data Commons formalizzati dai Paesi anglosassoni. La banca dati può essere scaricata in formato CSV previa inserimento di alcuni dati personali: si poteva fare molto di più, ma è comunque un inizio incoraggiante.
Via | IWA Italy

Il Governo Canadese ha emesso oggi una Richiesta di Informazioni ufficiale riguardo l’utilizzo dell’opensource in ambito governativo. Questo in un’ottica di riduzione dei costi dei dipartimenti di IT dello stato. Il governo canadese non è nuovo all’utilizzo di software open: alcuni gruppi politici già in altre occasioni hanno auspicato l’utilizzo di software a filosofia Open per la pubblica amministrazione.
La crisi economica mondiale che si sta attraversando sembrerebbe quindi una buona occasione per la filosofia Open di farsi strada in un mercato che è sempre stato appannaggio quasi esclusivo da parte di produttori di software proprietario.
Via | ArsTechnica.com
Il governo di Barak Obama è alla ricerca di studi e consigli in merito ai benefici dell’utilizzo del software OpenSource all’interno del governo per migliorare la sicurezza e ottimizzare i costi e i benefici.
È quanto la nuova amministrazione ha richiesto a Scott McNealy presidente e co-fondatore di SUN. Secondo McNealy: “il governo dovrebbe utilizzare prodotti opensource basati su implementazioni di riferimento per migliorare la sicurezza, aumentare l’affidabilità e la qualità del software e contemporaneamente abbattere i costi - tutti benefici che vengono dall’ìuso di software aperto”.
Il Presidente Obama ha affermato più volte di voler ridurre gli sprechi di spesa, e di voler essere indipendente dalle lobby. L’Open Source Initiative - OSI, è pienamente favorevole e crede che la via dell’open source sia una delle principali soluzioni che il nuovo governo non può permettersi di ignorare.
Il successo di questa iniziativa potrebbe portare nel mondo una forte spinta verso la comprensione del modello OpenSource e ad un suo forte sviluppo.
Via | news.bbc.co.uk
Da circa tre mesi, senza successo, l’Associazione per il Software Libero (AsSoLi) cerca di prendere visione dei protocolli di intesa per lo “sviluppo di soluzioni d’eccellenza tecnologiche e organizzative nel settore della scuola” e per la “realizzazione di un progetto pilota di ammodernamento e dematerializzazione della gestione documentale degli uffici”, sottoscritti dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta con Microsoft Italia nell’agosto di quest’anno.
Oltre ad ostacolare l’adozione di soluzioni libere negli enti pubblici, questi protocolli potrebbero violare la legge (art. 68 D.Lgs. 82/05) che impone di realizzare una valutazione comparativa tecnica ed economica tra le diverse soluzioni sul mercato prima d’acquisire il software da utilizzare nella Pubblica Amministrazione.
L’associazione ha quindi indirizzato una lettera al ministro con l’obiettivo di evidenziare questa situazione e richiamare l’attenzione sul ruolo che i prodotti aperti possono e devono avere nella Pubblica Amministrazione italiana.
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