
Ogni volta che si avvicinano le elezioni negli USA si riaccendono le polemiche sul voto elettronico e, anche in questo campo, lo scontro tra sostenitori dei sistemi aperti e fautori dei sistemi proprietari non manca.
In Brasile, senza troppe polemiche, è stato invece sostituito il vecchio sistema di voto elettronico (prorietario) con uno basato su Linux; oltre ad essere più compatto ed economico, il nuovo sistema è già stato messo alla prova: nei giorni scorsi sono stati infatti chiamati alle urne oltre 128 milioni di cittadini per l’elezione di più di 5000 sindaci. I più curiosi possono simulare il voto utilizzando una applet Java.
Siete favorevoli al voto elettronico e, soprattutto, siete convinti della bontà del software aperto anche in questo ambito? Fateci sapere cosa ne pensate.
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In una recente intervista, il direttore della Linux Foundation Jim Zemlin ha dichiarato senza mezze parole che è arrivato il momento per Solaris di sgombrare il campo e cedere il passo a Linux. Zemlin ha affermato che il futuro sarà di Linux e Microsoft Windows, non Unix o Solaris, sostenendo che a Sun, HP ed IBM converrebbe abbandonare i loro Unix proprietari ed adottare direttamente il pinguino.
Sempre stando alle dichiarazioni di Zemlin, Solaris non avrebbe molte possibilità di sviluppo, anche a causa dei problemi finanziari di Sun, e funzionalità “minori” come ZFS e DTrace verrebbero acclamante solo da dipendenti dell’azienda.
Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con le idee espresse da Zemlin?
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Le polemiche scatenate dagli utenti di Ubuntu sembrano aver sortito un effetto positivo: tramite i blog di Mitchell Baker (CEO di Mozilla Corp.) e di Harvey Anderson (VP and General Counsel di Mozilla Corp.) veniamo infatti a sapere che gli sviluppatori del panda rosso sono al lavoro per trovare una soluzione all’ormai famosa questione della EULA.
Al momento la proposta più gettonata è rappresentata dalla sua estirpazione e dalla sostituzione, al primo avvio di Firefox, con una pagina statica che descriva lo status del progetto (software libero sotto licenza MPL), i diritti dell’utente (possibilità di modificare, distribuire, etc), i copyright della fondazione sul nome e sul logo ed infine una sorta di disclaimer sui servizi web che vengono sfruttati dal noto browser (il sistema di anti-phishing, per esempio).
Di seguito potete trovare alcuni “prototipi” di tale pagina. Cosa ne pensate? Il problema è risolto oppure non si poneva neppure prima?
Mozilla fa marcia indietro sull’EULA

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Gli utenti della prossima versione di Ubuntu (Intrepid Ibex, NdA) troveranno, al primo avvio di Firefox, una simpatica sorpresa: la finestra di accettazione di una EULA. Per poter continuare a chiamare Firefox con il suo nome, Mozilla ha infatti chiesto a Canonical la visualizzazione (e l’accettazione) di un contratto. Inutile aggiungere che una cosa del genere non era mai avvenuta nella storia del software libero su sistemi Linux e *BSD.
Nonostante Shuttleworth comprenda le esigenze di Mozilla, il patron di Canonical non considera una EULA come una buona mossa da parte loro e fa notare che, già da ora, è disponibile nei repository della distribuzione il pacchetto “abrowser”, una versione di Firefox senza nessun brand.
Molti degli utenti che hanno voluto esprimere la loro opinione su Launchpad sostengono che, viste la posizione di Mozilla, Ubuntu dovrebbe abbandonare Firefox in favore di Epiphany o di Iceweasel, la versione senza brand del panda rosso nata in seguito ad una vicenda simile e portata avanti dagli sviluppatori Debian.
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Richard Stallman è una di quelle persone che o si ama o si odia ed è sicuramente abituato alle polemiche, così come lo sono i suoi sostenitori ed i suoi detrattori.
In un recente articolo pubblicato su BBC News, RMS ha provato a controbilanciare l’ondata di ringraziamenti e riconoscimenti che ha accompagnato l’uscita di scena di Bill Gates ricordando che la decisione del patron di Microsoft non porrà comunque fine al dominio del software proprietario e che la community del software liberò dovrà lavorare duramente per porre rimedio ai danni fatti da Gates, Microsoft e da società come Apple o Adobe (che comunque promuovono anche progetti liberi, NdA).
Continua a leggere: Stallman carica a testa bassa Gates e la sua fondazione
Da quando Kevin Carmony ha abbandonato il ruolo di presidente e CEO di Linspire, la sua posizione nei confronti del patron dell’azienda, Michael Robertson, è diventata particolarmente critica. Talmente critica da non aver avuto nessun timore nel riportare sul suo blog che Linspire e Xandros hanno firmato un accordo che prevede l’acquisto della prima da parte di quest’ultima.
Carmony ha incluso una scansione del promemoria inviato agli azionisti di Linspire, nel quale viene anche annunciato che, in seguito all’accordo, è stata votata una mozione che prevede il cambio di nome dell’azienda (l’ennesimo) in Digital Cornerstone, Inc.
Il fatto che l’operazione sia stata stata condotta in gran segreto (gli azionisti di minoranza, tra i quali figurerebbe anche Carmony, ne erano all’oscuro) sembra indicare la volontà di liquidare al più presto Linspire e tutto il suo asset (inclusa la versione comunitaria Freespire), probabilmente prima che il valore della distribuzione scenda ulteriormente.
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La possibilità di effettuare il fork di un progetto aperto è una gran cosa ma talvolta le motivazioni che portano a queste decisioni sono così assurde da spingere a riflettere sul buon senso degli sviluppatori.
L’ultima in ordine temporale riguarda Pidgin, il noto client di instant messaging multipiattaforma che, in occasione del cambio di nome si era anche fatto un lifting: non contenti delle polemiche suscitate dalla decisione di rimuovere le icone che differenziavano gli utenti dei vari servizi di IM (ora viene indicato solo lo stato), gli sviluppatori hanno rimosso dalla versione 2.4 la possibilità di modificare le dimensioni del campo di testo in cui vengono inseriti i messaggi da inviare.
Giulio Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Come interpretare quindi le voci che parlano di una possibile chiusura di alcune parti di MySql? Slashdot parla della decisione di Sun di chiudere le porzioni di codice che riguardano l’online backup e di inserire altre funzionalità avanzate ( previste per la futura versione 6.0 ) esclusivamente nella versione enterprise del noto DBMS.
In un’intervista rilasciata la scorsa settimana ad una rivista spagnola ( qui la traduzione di Google ), il padre del celeberrimo Tetris, Alexey Pajitnov, ha sostenuto che “il Free Software non dovrebbe esistere”, poiché “distrugge il mercato” facendo diminuire le aziende che generano ricchezza e prosperità.
Cosa dire dunque di Red Hat o del modello scelto da Oracle per entrare nel mondo di Linux? Pajitnov le descrive come “una minoranza”, sfruttando l’occasione per criticare le idee di Stallman, una persona, a suo modo di vedere, “ancora legato ad un passato dove non c’era possibilità di affari con il software”.
Chissà perché posizioni così oltranziste mi ricordano quelle di Microsoft nel periodo “Linux = cancro”…forse perché Pajitnov ha lavorato in quel di Redmond dal 1991 al 2005? ![]()
via | Slashdot
Continua a leggere: Il creatore di Tetris: il software libero distrugge il mercato
Toglietemi tutto ( il sorgente ) ma non il mio brand! Eh già, sembra che proprio questo sia il leitmotiv di tutte le grosse società impegnate nel campo del software libero / aperto: il codice può anche essere aperto ma i nomi / brand fanno troppa gola per poter essere utilizzati da chiunque.
E così dopo il caso Mozilla vs Debian anche nella community di OpenSolaris è emerso del malcontento: la disputa verte ovviamente su come i progetti derivati possano usare il nome ed il marchio di OpenSolaris. Sun afferma che consentire un uso generalizzato del nome di OpenSolaris rischierebbe di inflazionare il marchio di Solaris ed ha dichiarato che è necessario stabilire una politica su come tale nome possa essere usato.
Nel frattempo un membro della governance board si è già dimesso.
via | OSNews

Sei mesi dopo l’annuncio della roadmap, il solitario Jeff Johnson ha rilasciato pubblicamente la sua personale creatura: il codice è stato portato sulle maggiori piattaforme ( BSD, Linux, OS X, Solaris e Windows/Cygwin ) ed è stato pesantemente ripulito, tanto da poter essere compilato con i più importanti compilatori C disponibili ( GNU GCC, Sun Studio ed Intel C/C++ compresi ).
Tra le novità introdotte vale la pena citare il supporto alla compressione LZMA ( oltre a Gzip e Bzip2 ), al formato XML Archive ( XAR ) e la cessazione del supporto al vecchio formato RPMv3 ( per snellire il codice ). Anche i file .spec hanno ricevuto un po’ di attenzione ed ora dispongono di voci supplementari ( come “%track” ).
Rimane da capire solo una cosa ora: quali distribuzioni adotteranno RPM5 visto che RedHat / Fedora e Novell sostengono ancora il branch ufficiale?
via | OSNews
Continua a leggere: RPM 5.0 è qui (ma forse nessuno lo utilizzerà)
La presentazione di soluzioni come SMACK e TOMOYO non ha fatto altro che scatenare ulteriori polemiche sul ruolo di LSM e di SELinux. Nonostante la maggior parte degli esperti di sicurezza sia concorde sull’alta qualità di SELinux, molti suoi sostenitori ( tra cui figurano dipendenti di Red Hat ) stanno tentando di “forzare la mano” spingendo verso la sua elezione a standard de facto in Linux ed alla conseguente eliminazione di LSM che, ricordiamolo, consente l’utilizzo di differenti modelli di sicurezza grazie ad un insieme di moduli ( esterni ) ed agganci / hooks ( interni ) a Linux.
Questa idea ha sollevato nuovamente la collera di Linus, che, stufo di polemiche sui modelli di sicurezza da adottare in Linux, ha richiesto, prima di procedere con la rimozione di LSM dal kernel, prove concrete a sostegno dei vantaggi derivanti dall’eliminazione di questo framework. Per il momento, niente di nuovo sul fronte occidentale.
[ via OSNews ]