Con un annuncio sul loro blog ufficiale, gli sviluppatori di WebKit hanno introdotto SquirrelFish Extreme, una nuova incarnazione del loro motore JavaScript che dovrebbe essere due volte più veloce del suo predecessore.
Il post elenca numerosi cambiamenti che hanno contribuito al miglioramento delle performance: tra questi troviamo l’ottimizzazione del bytecode, una polymorphic inline cache (una tecnica sviluppata da Sun nel 1991 nell’ambito del linguaggio di programmazione Self) ed un compilatore Just-In-Time context threaded, utilizzato anche per le regular expression, in grado di generare codice nativo (anche se solo per processori x86).
Il nuovo motore JavaScript è già disponibile nelle nightly build di WebKit e, stando agli immancabili (parziali?) benchmark, sarebbe del 35% più veloce rispetto a V8 (Chrome) e del 55% rispetto a TraceMonkey (Firefox 3.1).
Quanto tempo occorrerà prima dell’arrivo delle risposte targate Google e Mozilla?
via | Slashdot
Mozilla ha integrato in SpiderMonkey (il suo motore JavaScript) alcune ottimizzazioni che ne hanno accresciuto le performance in determinati contesti di un fattore tra 20x e 40x. Queste ottimizzazioni includono l’utilizzo di un compilatore Just-In-Time (JIT) e l’adozione di una tecnica sviluppata presso l’University of California, Irvine chiamata “trace trees” che consente di “riciclare porzioni di codice da eseguire”, migliorando in maniera sensibile i tempi di esecuzione.
Il CTO di Mozilla Brendan Eich (padre di JavaScript) e il vice presidente del reparto ingegneristico di Mozilla, Mike Shaver, hanno affermato che queste ottimizzazioni “porteranno le performance JavaScript al prossimo livello” e “faranno in modo che la gente veda JavaScript come un linguaggio più generico (general purpose)”. L’obiettivo ultimo è quello di rendere l’esecuzione di codice JavaScript veloce quanto quella di codice C.
Un video dimostrativo è disponibile a questo indirizzo mentre i blog di Eich e Shaver offrono benchmark ed approfondimenti sull’argomento.
via | Slashdot

Siete dei guru della linea di comando? Allora evitate tranquillamente la lettura di questo post.
Per gli estimatori di un’interfaccia grafica user-friendly ecco invece la segnalazione di un’utility da provare: linHDD.
Si tratta di un frontend a utility come hdparm, cfdisk, df, e mkfs che permette una gestione immediata di partizioni e hard disk su Linux.
linHDD consente agevolmente di formattare utilizzando i filesystem ext2, ext3, reiserfs, xfs, jfs; offre una diagnostica delle performance del disco (grazie a hdparm) ed è in grado di visualizzare lo spazio occupato/libero.
L’ultima versione rilasciata, 0.4, aggiunge il supporto a dischi SATA e la possibilità di formattare anche dispositivi di storage USB.
Disponibile sotto forma di sorgenti o in formato tgz per Slackware.
[Via | Freshmeat]
Con Kolivas ha lanciato l’ultimatum per l’inclusione della patch “swap prefetch” all’interno del mainline kernel: l’hacker ha corretto tutti i bug presenti ed ha chiesto a Morton & Torvalds di prendere una decisione sulla sua sorte. Riflettendo la sua disillusione nei confronti dello sviluppo di Linux, Kolivas ha chiesto che la patch venga integrata al più presto o, alternativamente, venga scartata, ma in modo definitivo.
Come buona parte del lavoro del Dr. Kolivas anche questa patch è dedicata alle performance dei sistemi desktop, provando a “predire” i dati presenti nello swap che potrebbero venir richiesti da applicazioni attualmente in esecuzione; la logica di questa patch viene applicata, al di fuori del kernel, anche i per i semplici file.
[ via KernelTrap ]
Non sempre il kernel Linux è ottimizzato per garantire un throughput ottimale e se si deve configurare un server di rete le performance possono fare la differenza.
Tuttavia con una configurazione ad hoc del file /etc/sysctl.conf si può migliorare la situazione in maniera sensibile automatizzando un tuning manuale effettuabile attraverso il filesystem /proc e in particolare /proc/sys/net/.
Ecco le impostazioni consigliate in un recente articolo apparso su Zdnet India da inserire in sysctl.conf:
Continua a leggere: Migliorare le performance di rete su Linux
Il mondo del software libero / aperto è pieno zeppo di figure che definire come eclettiche è ben poco: Kon Colivas, ad esempio, oltre ad essere un medico si è dedicato, negli anni, allo sviluppo di patch per Linux, con lo scopo di migliorarne la reattività; chiunque sia sia interessato al tuning di una Linux box avrà sentito parlare almeno una volte delle famose low-latency patch e del patcheset -ck ( su cui si basava anche il defunto -beyond di Arch Linux ).
Purtroppo differenze prestazionali sempre più risibili rispetto al kernel ufficiale e la frustrazione causata dal vedere le proprie patch escluse sistematicamente dal kernel mainline hanno spinto Kolivas alla decisione di interromperne lo sviluppo e, cosa ancora più grave, di allontanarsi completamente dallo sviluppo di codice per il kernel.
E’ altamente improbabile che il Dr. Kolivas ritorni sui suoi passi, anche perché l’unica soluzione sarebbe l’intercessione di Torvalds per l’ingresso delle patch -ck nel mainline; l’ultima versione del patchset -ck sarà per Linux 2.6.22.
[ via OS Revolution ]