
So che il termine service pack citato nel titolo potrebbe evocare tristi ricordi a molti lettori ma qui, fortunatamente, si parla di semplici raccolte di aggiornamenti per le distribuzioni che hanno adottato PackageKit.
Grazie al lavoro svolto durante il Google Summer of Code 2008, PackageKit offre infatti la possibilità di raccogliere in un unico file tutti i pacchetti di aggiornamento della propria distribuzione per poterli riutilizzare su altre macchine: che siate semplici utenti impegnati nell’opera di evangelizzazione di Linux (quindi sempre intenti ad installare distribuzioni ad amici e conoscenti) o amministratori con numerosi sistemi da gestire, questa funzionalità vi farà risparmiare banda e, soprattutto, tempo.
Attualmente la creazione e la successiva installazione del service pack può essere effettuata solo dalla riga di comando ma, come potete notare osservando lo screenshot, è in cantiere anche un’interfaccia grafica che semplifichi tali operazioni.
Continua a leggere: PackageKit aggiunge il supporto ai service pack
Il tool più utilizzato per gestire i pacchetti sulle distribuzioni Debian-based è sicuramente apt, nonostante lo storico package manager abbia limitazioni ( la rimozione automatica dei pacchetti superflui, per esempio ) non presenti in alternative come aptitude. Talvolta, però, si potrebbe sentire la mancanza di un tool “a 360 gradi”, capace di gestire qualsiasi compito relativo alla gestione di un pacchetto.
Wajig si presenta come soluzione a questo problema, offrendo un elenco di opzioni davvero impressionante: possiamo visualizzare i pacchetti aggiornati recentemente, elencare pacchetti superflui, riavviare servizi, leggere la documentazione presente in /usr/share/doc e molto altro ancora.
Continua a leggere: Unificare la gestione dei pacchetti in Debian
In perfetto orario con la roadmap, gli sviluppatori di GNOME hanno reso disponibile il primo rilascio “di servizio” del ramo 2.20: come da tradizione non ci sono nuove feature ma solo bug-fix e correzioni, elencate nei vari changelog ( platform, desktop, admin, bindings, devtools ).
In concomitanza con GNOME 2.20.1 è stata rilasciata Foresight 1.4.1 che, oltre ad includere l’ultimissima versione del desktop environment, integra per la prima volta PackageKit, il nuovo meta package manager di cui ha già parlato ieri Fullo. Se avevate intenzione di provarlo senza perdere troppo tempo, ora avete la possibilità di farlo tramite il livecd di Foresight.
[ via OSNews ]
PackageKit raggiunge la versione 0.10 ed inizia a diventare sempre più stabile ed efficiente. Per chi non lo sapesse, il software in questione, nasce come il frontend multi-pacchetti / repository di Gnome, insomma permette di gestire da un’unica postazione APT, YUM,
Conary, etc.
Il software si compone di diversi moduli, un demone che controlla i pacchetti da aggiornare ed un’interfaccia utente per installare e rimuovere quelli già sul sistema, un pò come Synaptic o Yumex.
PackageKit ha riscosso, fin dal primo annuncio, un ottimo riscontro di interesse dovuto essenzialmente alla mancanza di uno strumento unico di gestione per la maggior parte delle distribuzioni e sarà molto probabilmente incluso in Fedora 8 (per ora è possibile installarlo da un repository esterno).
Essendo comunque ancora una versione preliminare il supporto non è garantito per tutte le tipologie di package infatti, come si può leggere dal sito, l’unico tipo di repository pienamente supportato è YUM (95%) mentre per quello che riguarda Conary e APT il supporto è rispettivamente del 70% e 40%.
Conary di rPath è un package manager di seconda generazione e, considerando che Erik Troan ( CTO e co-fondatore di rPath ) era uno degli autori originali del package formato RPM, spesso viene visto come un progetto teso a correggere i problemi emersi dalla prima generazione dei gestori di pacchetti per GNU/*/Linux; il design di Conary mira ad ottenere una versione “più lineare” di dpkg o RPM/Yum in cui tutte le funzoni di questi package manager sono combinate in un singolo comando, con una particolare attenzione alle problematiche derivate dalla complessità delle distribuzioni attuali.
Se volete saperne di più vi consigliamo la lettura di questo articolo introduttivo pubblicato su Linux.com.
[ via OSNews ]
Klik è un sistema d’installazione software unico nel panorama GNU/*/Linux dato che ogni pacchetto installato tramite esso è autonomo, isolato dal resto del sistema operativo; definire Klik un package manager sarebbe quindi un errore, visto che la definizione che più si avvicina alla realtà è quella di “un’applicazione che vi permette di scaricare e utilizzare un software senza installarlo”.
Il sistema si divide in due parti: una piccola applicazione client-side che si presenta al sistema operativo come handler del protocollo klik:// e il server klik ufficiale che indica al client le operazioni da compiere per ottenere l’applicazione ( solitamente si tratta di effettuare il download di un pacchetto .deb / .rpm, “patcharlo” per klik ed infine comprimerlo in un file .cmg ) ; quando l’utente esegue questo file, l’immagine viene decompressa, montata in sola lettura ed infine viene eseguita l’applicazione contenuta all’interno dell’archivio.
Se la possibilità di installare software “esterno” alla vostra distribuzione stimola la vostra curiosità vi consiglio la lettura di questo articolo su Linux.com e del mini howto presente sul sito del progetto.
[ via Linux.com ]