Greenfoot è un framework per programmare in Java un po’ sui generis. La scrittura dei sorgenti e l’esecuzione del codice avviene in uno degli “scenari” predefiniti (circa una ventina): gli oggetti sono rappresentati da figure che si animano in base alle azioni a esse associabili. È quasi un “ibrido” tra intrattenimento e istruzione.
L’idea d’assegnare una forma illustrata alla programmazione non è nuova, eppure Greenfoot è tutt’altro che un’applicazione per i più piccoli. Disponibile per Linux, OS X e Windows i sorgenti sono distribuiti con licenza GPLv2. Greenfoot è supportato ufficialmente da Google e Oracle: un limite è quello della produzione di risultati.
Non sembra possibile generare delle applicazioni “aliene” a Greenfoot. Insomma, lo scopo educativo del framework riduce l’utilizzo del programma in se stesso: l’obiettivo (unico?) di Greenfoot è quello di realizzare nuovi scenari o modificare quelli esistenti. È utile per acquisire un’idea di massima della programmazione a oggetti.
Via | MakeUseOf
Haiku OS comincia a dialogare con le Guest Addition di VirtualBox ovvero i servizi aggiuntivi tra sistema operativo “ospitante” e “ospitato”. Mike Smith, l’allievo della Google Summer of Code (GSoC) 2011, ha stravolto il progetto iniziale partendo dagli aspetti più complessi dell’integrazione. Non ha già completato quella del mouse.
Poiché Haiku non è ancora un sistema completo, quella della virtualizzazione è la scelta più comune. Il lavoro di Smith, appena diciannovenne, consentirà lo scambio dei file tra host e guest (e viceversa) oltre alla creazione di un driver grafico, che supporti OpenGL. Sono stati realizzati dei moduli equivalenti a quelli per Linux.
Al momento vboxguest e vboxdrv sono già operativi: il passo successivo è la creazione di un filesystem per l’interscambio dei file. La clipboard per gli appunti condivisi è pienamente funzionante. Poiché le immagini, pur compatibili con VirtualBox, sono concepite per VMware è preferibile installare Haiku OS dalla propria ISO su CD.
Via | Haiku OS
Oracle non ha avuto molto tempo per “festeggiare” gli esaltanti risultati sul piano economico: forse, proprio a causa degli introiti da record della multinazionale, qualcuno ha pensato di perpetrare un attacco al sito (ex-Sun Microsystems) MySQL.com… con una SQL injection. Violato pure il sito Sun.com, anch’esso gestito da Oracle.
L’attacco è stato rivendicato da due hacker che utilizzano gli pseudonimi TinKode e Ne0h su Slacker.ro: tra i mirror di MySQL, oltre a quelli francese e tedesco, sono stati violati quelli italiano e giapponese. La lista completa degli username e delle password carpiti è stata pubblicata su Pastebin.com. Meglio cambiare credenziali.
L’amministratore del CMS per il sito ha una password di quattro cifre! Non è chiaro se l’attacco fosse mirato a mettere in dubbio la sicurezza di MySQL, proprio a seguito dell’analisi di Bloomberg, tuttavia la scelta di violare i server di Oracle in una data così vicina al report trimestrale del titolo non può essere stata casuale.
Via | Sophos
C’è qualcosa d’infantile nell’atteggiamento di Oracle verso Illumos, il fork che continua idealmente lo sviluppo di OpenSolaris: ieri gli interventi degli sviluppatori di Illumos sono stati rimossi da Planet OpenSolaris, sul quale restano esclusivamente quelli dei dipendenti di Oracle, apparsi sul dominio che fu di Sun Microsystems.
Ad accorgersene è stato Garret D’Amore, sviluppatore e intestatario del trademark di Illumos. Per verificare la propria tesi, D’Amore ha provato a pubblicare un intervento: fino a qualche tempo fa il blog era aggregato a Planet OpenSolaris. Inutile sottolineare che né il suo ultimo articolo, né gli altri sono più presenti sul sito.
D’Amore non è stato il primo ad avvertire qualche differenza rispetto al passato: Dan Mick e Darren Reed se ne sono accorti con qualche giorno d’anticipo. Però, essendo dipendenti di Oracle, i loro interventi sono comunque apparsi su Planet OpenSolaris. Strano che Oracle non abbia chiuso tutto il sito dall’abbandono di OpenSolaris.
Via | Garret D’Amore

LibreOffice 3 sarà adottato ufficialmente da numerose distribuzioni: praticamente, da tutte quelle più diffuse. Chi, però, contribuisce maggiormente allo sviluppo della suite? Esistono dei dati, generati dai commit ricevuti dall’archivio di The Document Foundation su Git. Novell è in testa con 205 sviluppatori. Segue Oracle con 112.
Il francese Cedric Bosdonnat, laureato all’Institut National des Sciences Appliquées (INSA) di Lione, è un programmatore impegnato sullo sviluppo di OpenOffice.org per Novell. Col fork della suite, è passato a LibreOffice. Si occupa principalmente di gestire i repository della fondazione su Git, per cui ha accesso alle statistiche.
Il numero degli sviluppatori non corrisponde necessariamente alla quantità di codice prodotto, né può essere considerato un valore qualitativo. Red Hat contribuisce a LibreOffice con 39 sviluppatori, Canonical è entrata di recente nello sviluppo con 2. Tali informazioni mostrano gli equilibri esistenti all’interno della fondazione.
Via | Linux Journal
Google non è convinta delle affermazioni di Oracle su Java e ha chiesto il riesame dei brevetti depositati a suo tempo da Sun Microsystems allo United States Patents and Trademark Office (USPTO). La richiesta verte sui quattro brevetti citati da Oracle nel caso del codice di Android. Google ne mette in discussione la brevettabilità.
In tre casi su quattro i brevetti dovrebbero essere rigettati perché tentano di registrare proprietà intellettuali brevettate da terze parti. In pratica, i brevetti 5,966,702, 6,061,520 e 6,125,447 si sovrappongono a istanze già accettate dall’USPTO tra il 1995 e il 1997. Non sono trapelati dettagli sull’ultimo brevetto in riesame.
In tutto l’attacco di Oracle a Google sul codice di Android riguardava sette brevetti. È possibile un’ulteriore richiesta di riesame su quei tre finora ignorati dai legali di Google. Se tutte le domande inoltrate da Google fossero accettate, Oracle potrebbe ricevere delle altre contestazioni sui brevetti di Java e Sun Microsystems.
Via | Patentology

Finalmente è disponibile il download di LibreOffice 3.3: a un mese dall’ultimo aggiornamento che abbiamo recensito e dopo un’altra release candidate, The Document Foundation ha annunciato il rilascio stabile della prima versione della suite per l’ufficio. Il fork di OpenOffice.org, nato dalle polemiche con la gestione di Oracle, comincia a muovere i primi passi.
L’annuncio include una lunga digressione sul progetto e cita le nuove funzionalità introdotte da LibreOffice 3. Peraltro, il ciclo di sviluppo per le prossime release è stato accelerato per conformarsi a quello di Oracle e OpenOffice.org — che ha appena raggiunto la versione 3.3.0 con diverse settimane d’anticipo rispetto al fork. Il primo minor update è previsto per febbraio.
Non resta che attendere la disponibilità nei repository delle principali distribuzioni: da Fedora a Ubuntu, tutte hanno approvato l’iniziativa di The Document Foundation e hanno dichiarato il passaggio a LibreOffice 3 al posto di OpenOffice.org. Pacchetti e localizzazioni in DEB ed RPM a 32-bit e 64-bit sono già previsti insieme ai download per Windows e OS X.
Aggiornamento: È stato corretto l’errore su OpenOffice.org, l’annuncio di settimane fa riguardava soltanto una Release Candidate (RC), mentre la versione definitiva è stata rilasciata oggi (cioè in data 26/01/2011).
Via | The Document Foundation
L’open source ha dodici anni. Se sentire questa affermazione vi stranisce, non preoccupatevi: è un fatto positivo. Positivo perché significa che l’open source è oramai davvero parte della nostra vita. Non tutti però sanno che il termine open source fu coniato per risolvere il cosidetto bug del free software: free veniva infatti preso dai più per gratuito.
Il bug fu appunto risolto da Christine Peterson dodici anni fa e oggi l’open source è dominante nella vita di tutti i giorni, come ben sintetizza Peter Waynerr su Infoworld:
Ruby, Python, Perl, JavaScript e PHP dominano la top ten dei linguaggi su GitHub. Questo codice funziona su librerie open source che poggiano su Linux. Sebbene tool ed estensioni di codice proprietario continuino a proliferare, il cuore è sempre più open source.
Continua a leggere: Dodici anni di Open Source: e ora che ci riserva il futuro?
O, le argomentazioni di James Gosling hanno convinto Apple, oppure Steve Jobs soffre di un disturbo bipolare. Potrebbero essere realistiche entrambe le prospettive. Il risultato è che OS X passerà a OpenJDK e contribuirà allo sviluppo di Java SE 7 ricevendone gli aggiornamenti direttamente da Oracle. Insomma, la prospettiva si è ribaltata e la censura sulle applicazioni dell’iTunes Store dovrebbe essere scongiurata.
Dopo essersi lamentata dei ritardi nell’aggiornamento di Java (non più tardi di un mese fa), Apple ha stretto una partnership con Oracle per risolvere il problema in via definitiva. Esattamente come IBM nella prima metà di ottobre, Apple contribuirà alla crescita di OpenJDK: il ramo aperto di Java raggiunge così l’ennesimo traguardo… proprio all’indomani delle aspre critiche esposte dall’Apache Software Foundation.
Per la precisione, ASF si è lamentata nell’ambito del Java Community Process (JCP) che è un organo diverso e separato da OpenJDK. Nelle ultime settimane sono subentrati dei contrasti tra i rappresentati delle rispettive governance soprattutto in merito alla monetizzazione di Java pianificata da Oracle. Un atteggiamento che non è gradito a Google, ancora nel mirino di Oracle per la questione del codice di Android.
Via | Oracle
Oracle si tiene OpenOffice.org e saluta i “secessionisti” che hanno dato vita a LibreOffice. Lo riporta un articolo su Computer World in cui si cita una mail di Oracle.
L’azienda che di recente ha acquistato Sun Microsystem spiega, in sostanza: “E’ il bello dell’open source, chiunque può creare un fork. Vogliamo che OpenOffice sia sempre più diffuso e se questa nuova fondazione (The Document Foundation, ndr) contribuirà al progetto, le facciamo i nostri migliori auguri”.
Intanto però LibreOffice, sostenuto già da Red Hat, Canonical, Novell, Google, Fsf, Osi, Gnome Foundation, dovrebbe apparire già in Ubuntu 11.04. Ibm, sempre stando a Computer World, aspetta di vedere che succede.

Gli sviluppatori della comunità di OpenOffice.org hanno messo in piedi una fondazione, The Document Foundation, e invitato Oracle ad aderirvi donando alla fondazione il marchio del progetto acquistato da Sun Microsystem.
Se non è una minaccia a Oracle, poco ci manca. Fra i rivoluzionari troviamo anche il presidente di Plio Italo Vignoli.
In realtà, siamo già ben oltre. Del gruppo fanno infatti parte i leader del progetto OpenOffice.org, e sul nuovo sito distribuiscono già una nuova suite per ufficio, ideale evoluzione di OpenOffice.org, ribattezzata LibreOffice
Continua a leggere: OpenOffice.org, gli sviluppatori salutano Oracle: nasce LibreOffice
Dopo la notizia shock arrivata ieri dell’acquisizione di Sun da parte di Oracle, quest’ultima ha deciso di pubblicare un documento in cui cerca di rispondere ai molti interrogativi suscitati.
Uno dei punti è dedicato a MySQL e l’azienda afferma che andrà a inserirsi nella gamma di database insieme ad Oracle 11g, TimesTen, BerkeleyDb ed il motore transazionale InnoDB.
Nel documento vengono confermati i contratti già stipulati da Sun e proseguirà anche l’assistenza a tutti i clienti. La sezione hardware verrà potenziata per la produzione di soluzioni che consentano di migliorare le prestazioni dei software.
Via | Oracle