Haiku Java Team è ufficialmente il primo gruppo di sviluppatori impegnati nel porting di OpenJDK per la loro piattaforma ad aver richiesto e ricevuto l’approvazione da parte dell’OpenJDK Porters Group: come conseguenza di questa decisione Sun fornirà l’infrastruttura ( mailing list, sito, repository, bug tracking, etc ) necessaria agli sviluppatori per coordinare l’evoluzione del progetto.
Al momento non sono disponibili rilasci ufficiali di Haiku con cui poter sperimentare ma, sul sito del progetto, sono comunque presenti le nightly build sia come immagini raw dell’installazione su disco sia come macchina virtuali per VMWare.
via | OSNews
La disponibilità di una Java Virtual Machine libera anche per sistemi basati su processori PowerPC è finalmente una realtà: gli sviluppatori di IcedTea hanno infatti aggiunto il supporto per queste CPU ( sia a 32 che 64 bit ) al codice presente nel repository ufficiale ( ora gestito da Mercurial ). La più recente versione di IcedTea, inoltre, offre una migliore integrazione con i sistemi Linux grazie all’utilizzo di librerie standard (libpng, libjpeg, zlib, giflib) e può essere compilata utilizzando esclusivamente software libero.
via | OSNews
Red Hat si è finalmente aggiunta al gruppo di lavoro di OpenJDK, acconsentendo a coordinare i propri sforzi con quelli del noto progetto sponsorizzato da Sun. Obiettivo principale di Red Hat sarà l’integrazione del suo lavoro su IcedTea all’interno di OpenJDK, per un’eventuale inclusione all’interno di RHEL; con questa mossa Red Hat potrebbe in futuro utilizzare OpenJDK come runtime per la sua JBoss Enterprise Middleware Suite, suite che comprende la quasi totalità dei prodotti precedentemente commercializzati da JBoss.
[ via Slashdot ]
JNode è un sistema operativo libero, rilasciato con licenza LGPL e scritto quasi interamente in Java ( alcune parti sono in assembly ); attualmente, supporta svariati filesystem ( ext2, FAT, NTFS ed ISO9660 ), TCP/IP, USB ed offre un ambiente grafico, anche se un po’ spartano. Più che come un serio contendente a Linux o ai BSD possiamo vedere JNode come un analogo di Singularity, il sistema operativo sperimentale sviluppato da Microsoft in C#.
Curiosi di provarlo? Proprio in questi giorni, dopo quasi un anno di duro lavoro, il team di JNode ha annunciato il rilascio della versione 0.2.5 del progetto: si tratta di una versione intermedia che integra per la prima volta OpenJDK, che introduce il supporto a Java 6 e che, come ogni software, corregge tutta una serie di bug presenti nelle precedenti versioni ( soprattutto sul versante delle performance e della gestione della memoria ).
La pagina dedicata ai download offre sia una versione “classica” che un’immagine VMWare già pronta.
[ via OSNews ]
Appena in tempo per Fedora 8 test 2, IcedTea ha fatto capolino in Fedora RawHide, il ramo di sviluppo della distribuzione. IcedTea consente la compilazione del codice fornito dal progetto Sun OpenJDK utilizzando esclusivamente software libero e fornendo “sostituti” liberi ( presi dal progetto di GNU Classpath ) per i componenti binari non-liberi.
Se qualche mese fa l’installazione era un processo discretamente complesso, ora è solo questione di un yum install java-1.7.0-icedtea ( il pacchetto include anche il plugin Java per i browser Mozilla-compatibili ).
[ via OSNews ]
Gli ingegneri di Red Hat sono riusciti ad effettuare il bootstrap di OpenJDK utilizzando gcj e sostituendo i blob binari presenti nell’implementazione di Sun con codice prodotto dal progetto GNU Classpath; il risultato di quest’esperimento prende il nome di IcedTea e, come sottolineano gli stessi sviluppatori, si tratta di software non adatto all’uso quotidiano ma che si rivelerà utile non appena il progetto OpenJDK terminerà l’allestimento del nuovo repository pubblico Mercurial-based.
I più impazienti possono già giocare con IcedTea seguendo le istruzioni presenti nell’annuncio, a patto di avere a disposizione un’installazione di Fedora 7.
A distanza di diversi mesi dalla sua “dichiarazione d’intenti” Sun ha completato il rilascio dei sorgenti di Java, ora disponibili con licenza GPLv2 presso il progetto OpenJDK; dato che, a causa di questioni commerciali / legali, alcuni componenti sono rimasti esclusi da questo processo, Sun ha chiesto l’aiuto della comunità per la risoluzione del problema: una sorta di invito implicito a progetti come Classpath per la creazione di un ambiente Java completamente GPL.
OpenBSD è stato il primo sistema operativo ad iniziare l’importazione nel proprio tree del “nuovo” Java.
Nonostante Sun abbia annunciato nel novembre dello scorso anno la volontà di rilasciare buona parte dei sorgenti di Java con licenza GPL2, proseguono gli sforzi di progetti alternativi come GNU Classpath, che proprio pochi giorni fa ha raggiunto il traguardo della versione 0.95, nome in codice “Take Five“.
Le novità più interessanti sono sicuramente il supporto completo ai generics di Java 1.5, gli incrementi di performance per Cairo / freetype ma, soprattutto, la possibilità di poter effettuare il bootstrap di OpenJDK tramite Classpath: ciò significa che per ottenere un versione funzionante di OpenJDK non sarà più necessario ricorre alle precedenti incarnazioni closed di javac¹, rendendo effettivamente disponibile un ambiente di sviluppo Java interamente libero.
L’annuncio completo del rilascio è disponibile qui.
[1] Un’ulteriore nota positiva è rappresentata dal fatto che il bootstrapping vale anche al contrario: è possibile cioè compilare Classpath grazie al compilatore ( scusate il gioco di parole ) incluso nell’OpenJDK. Mica male, vero?
[ via OSNews ]