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Tutti gli articoli con tag open source

Google Code riassume i risultati di Haiku alla GSoC 2010

pubblicato da Federico Moretti

Haiku

In aprile, Haiku aveva dichiarato la propria adesione alla GSoC 2010 dichiarando di fatto conclusa l’esperienza di Code Drive. La Summer of Code di Google si è conclusa ed è tempo di bilanci. Purtroppo il porting del sistema a 64-bit non è stato ancora concluso, ma era previsto che lo sviluppo dovesse continuare oltre l’estate. Gli altri obiettivi sono stati raggiunti.

Primo fra tutti il supporto alla connettività IPv6: questo non è ancora presente nelle immagini di Haiku OS in distribuzione, ma può essere recuperato dal repository su GitHub. Anche il file system Ext3 ha fatto grandi passi avanti. L’accesso in lettura è stabile e sono stati fatti dei progressi sul supporto in scrittura. Lo studente ha rivisto l’implementazione di BFS.

L’estensione delle funzionalità multimediali di Haiku ha avuto qualche intoppo burocratico, ma sono stati realizzati un add-on per i DVD e altri sotto-progetti per l’aggiunta dei plug-in e lo streaming. Gli ultimi studi hanno riguardato kit e API di sviluppo: entrambi sono progrediti nel corso dell’estate e come per il porting dovranno subire un processo più lungo.

Via | Google Open Source

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Creative Commons ha introdotto il Public Domain Mark

pubblicato da Federico Moretti

EuropeanaCreative Commons, l’organizzazione nota per le licenze modulari che abilitano con facilità la ridistribuzione dei contenuti, ha aggiunto nuovi termini di rilascio. Public Domain Mark 1.0 è la licenza concepita per identificare quei progetti che sono concepiti per il pubblico dominio. Oltre alla nota formula che prevede di comporre termini di licenza selezionando una delle opzioni tra attribuzione, uso commerciale/non commerciale e modifica dell’opera originale, Creative Commons offriva già degli strumenti per semplificare l’identificazione delle licenze esistenti (tra cui la GNU/GPL e la GNU/LGPL).

L’introduzione del Public Domain Mark rientra in quest’ultimo programma. Non si tratta di rivedere il concetto di pubblico dominio, ma di sfruttare degli strumenti per renderlo immediatamente riconoscibile. Il senso è quello di abbattere le barriere tra istituzioni e utenti: il problema più evidente dei termini legali è la difficoltà nel comprendere cosa sia lecito e cosa, invece, no. Creative Commons ha predisposto un rapido wizard per aiutare chi amministra la divulgazione dei contenuti ad applicare il PDM e nella definizione per l’utente finale ha incluso delle note per semplificarne la lettura.

Com’è consuetudine di Creative Commons, per rendere più efficace la spiegazione del Public Domain Mark è stato fatto un esempio concreto. Si tratta di Europeana, un portale finanziato dall’Unione Europea che è tradotto in pressoché ogni lingua comunitaria e raccoglie contenuti multimediali dai musei e dalle gallerie di tutto il continente. Europeana propone contenuti di pubblico dominio ed è stata la prima ad abbracciare il PDM perché i cittadini possano capire immediatamente i termini legali che proteggono le opere. Europeana è anche in italiano e mostra contributi dal nostro Paese.

Via | Creative Commons

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MapQuest Open approda in altri 4 Paesi europei (Italia inclusa)

pubblicato da Federico Moretti

MapQuest OpenRicordate quando, a luglio, abbiamo parlato dell’investimento di MapQuest nell’open source? A distanza di pochi mesi, il servizio ha raggiunto in via sperimentale altri Paesi europei. Sì, per una volta c’è pure l’Italia. La sussidiaria di AOL starebbe trattando anche gli USA.

Ricapitolando, la versione aperta di MapQuest (che è il 2° servizio di mappatura stradale dopo Google Maps) copre grazie a OpenStreetMap Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna. L’estensione è avvenuta soltanto nella giornata di ieri e il servizio è tuttora in rodaggio.

Con l’assunzione di Hurrican Coast, MapQuest intende investire i finanziamenti ottenuti per incoraggiare gli Statunitensi alla mappatura collaborativa degli USA con OpenStreetMap.

Via | TechCrunch Europe

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Marvell: PlugComputer 3.0 e SheevaPlug + EPI

pubblicato da Federico Moretti

PlugComputerPlugComputer è un device di Marvell che si presta agli utilizzi più disparati. Può essere paragonato a una sorta di ibrido tra MiFi e NAS. Ha le dimensioni di un trasformatore per cellulari e integra un processore ARM-compliance associato a 512Mb di RAM DDR2, disco Flash (sempre da 512Mb), USB 2.0 ed Ethernet 1000. Un vero e proprio “gioiellino” distribuito negli USA, in Cina e Regno Unito a $99 con Linux.

Prescindendo dalle caratteristiche di tutto rispetto, il PlugComputer è un dispositivo divertente per gli “smanettoni”. Tra le distribuzioni supportate ufficialmente spiccano OpenWrt e derivate Debian, Fedora, Gentoo e Ubuntu per ARM. SheevaPlug è l’ultima versione di PlugComputer, dalle dimensioni ancora più ridotte. L’installazione del software costituisce un limite per la necessità di passare dal SDK.

Almeno, fino ad ora. Perché Marvell ha annunciato la disponibilità di un installer universale e open source per PlugComputer. Quest’ultimo faciliterà la gestione del software su tutti i device compatibili con PlugComputer. Ciò interessa anche gli Italiani perché il cd. “plug computing” ha una folta comunità attorno ai dispositivi che si possono acquistare nel nostro Paese. Una soluzione embedded da provare.

Via | Mauro Toffanin

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La NASA e RackSpace rilasciano OpenStack su Launchpad

pubblicato da Federico Moretti

OpenStackRackSpace, in collaborazione con la NASA, ha rilasciato i sorgenti della propria soluzione per il cloud computing sotto licenza Apache 2.0. OpenStack consiste in 2 progetti: da un lato una soluzione software per gestire l’archiviazione, dall’altro un engine per la virtualizzazione.

OpenStack è stato definito nel suo settore come «la notizia più grande dopo EC2». I sorgenti di entrambi i progetti sono reperibili da un repository su Launchpad. Il “motore” di OpenStack è realizzato dalla NASA come Nebula, mentre la parte gestionale è curata da RackSpace.

È una tecnologia per lo storage su ampia scala che ha già raccolto il favore di aziende del calibro di AMD, Citrix, Dell e RightScale. Decisamente fuori dalla portata degli utenti finali.

Via | TechCrunch

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PeerBook, un social network P2P dalla Scozia

pubblicato da Federico Moretti

United College University of St. AndrewsGli studenti dell’università scozzese di St. Andrews stanno lavorando a un social network basato sulla tecnologia P2P. PeerBook non è ancora disponibile pubblicamente, nonostante gli sviluppatori sostengano che sia già entrato in una fase avanzata dello sviluppo. Rispetto ad altri progetti la novità di PeerBook è nella struttura priva di server cui appoggiarsi per la trasmissione dei dati personali.

PeerBook sfrutta Chord per la costruzione del network attraverso il quale distribuire le informazioni. Gli utenti dovranno scaricare un’applicazione, molto probabilmente in Java, con cui collegarsi alla rete e condividere messaggi privati, fotografie ed eventi. I contenuti sono crittografati tanto per chi invia, quanto per chi riceve con un sistema ibrido per garantire la sicurezza delle trasmissioni.

L’idea alla base di PeerBook non è del tutto nuova e in qualche modo è già stata utilizzata da Osiris, una specie di CMS peer-to-peer. Gli sviluppatori di PeerBook sono convinti che il futuro dei social network sia nel P2P e si augurano che anche Diaspora usi la stessa tecnologia perché le reti un domani possano interagire. La soluzione sarebbe un protocollo aperto cui tutti i progetti confluiscano.

Foto | Wikipedia

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Il Ceo di Parallels contro l'open source?

pubblicato da sigul

Serguei Beloussov Ceo di Parallels, azienda leader nel campo della virtualizzazione e produttrice di OpenVz, il software open source che permette di far funzionare Parallels Virtuozzo Containers, ha definito in un’intervista “una gran pila di m….” l’open source. La notizia ha sobillato la comunità perché Parallels è fra le prime dieci aziende che contribuiscono al kernel Linux.

Beloussov si era lamentato dell’atteggiamento della comunità open source, a volte troppo concentrata su se stessa, e aveva affermato che i progetti completamente open source non sono in grado di dare vita a prodotti di alta qualità. Ma poi si è dovuto scusare e ha sottolineato che quello che ha detto era uno scherzo, una provocazione.

“Tramite il nostri Cloud services provider e i nostri parner nel campo dell’hosting supportiamo il più vasto ecosistema della galassia open source - ha ricordato Beloussov - Giudicatemi per questo”.

Via | h-online.com

Fra le 10 applicazioni open source più scaricate domina il peer-to-peer

pubblicato da sigul

Vi siete mai chiesti quali siano le più scaricate applicazioni open source? Secondo le statistiche di SourceForge.net, riprese da Kale in un post su Geektrio, nella top ten c’è solo un’applicazione specifica per Linux, due sono cross-platform e il resto sono per Windows.

Sono i programmi di peer-to-peer a farla da padrone (ma attenzione, parliamo dei soli programmi presenti su SourceForge.net). Il podio infatti se lo spartiscono eMule, Vuze (ex Azureus) e Ares Galaxy, client peer-to-peer (torrent il secondo) che permettono di scaricare tutto o quasi. Al nono posto si piazza un altro client del genere, DC++.

Sorprende, o forse no, trovare Gimp per Windows al sesto posto dopo 7-Zip e Filezilla. E ancora più sorprendente è trovare al decimo posto una piccola applicazione che permette di usare le font di Windows su sistemi Linux.

Gli altri piazzati sono Audacity (7°) e PortableApps (8°), applicazione che consente di mettere su usb altri programmi open source, Smart Package of Microsoft core fonts.

via | Geektrio
foto | sam_churchill

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Twitter ama l’Open Source

pubblicato da Lpt on fire!


Twitter, la celebre piattaforma di microblogging, ha pubblicato una pagina dove dimostra il suo apprezzamento per l’open source.

Nella pagina è possibile vedere i progetti a cui ha contribuito divi per il linguaggio utilizzato: Ruby, Scala, Java e C/C++. Si trova un po’ di tutto a partire dal database “nosql” Cassandra fino a murder, un sistema per aggiornare un gran numero di server utilizzando bittorrent come protocollo.

Questa pagina è un ottimo biglietto da visita per il movimento FOSS ed un interessante spunto per vedere com’è realizzata l’architettura che tiene in piedi uno sito così trafficato come Twitter.

Via | Twitter

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Red Hat: OpenSource.com per evolvere l'open source

pubblicato da Federico Moretti

OpenSource.com Non è certo per rispondere alla nuova community di MSDN che Red Hat ha inaugurato in questi ultimi giorni OpenSource.com — un portale destinato alle conversazioni sull’open source a 360°: al contrario, la concomitanza delle presentazioni appare del tutto fortuita. Diversi sono pure i motivi alla base dell’apertura dei due siti: quello di Red Hat non riguarda specificatamente un’applicazione.

In primo luogo OpenSource.com è completamente “aperto” anche nella tecnologia alle sue spalle: ospitato dalla nota piattaforma EC 2 di Amazon si appoggia su Acquia Drupal ed è installato su un web server Apache con database MySQL e ovviamente sistema operativo Red Hat Enterprise Linux. Sono gli stessi amministratori a sottolinearlo, nel caso qualcuno avesse dei dubbi.

Secondariamente l’apertura è nell’estrema duttilità della sua natura: ciò che sarà di OpenSource.com dipende principalmente dall’utilizzo che intenderanno farne i suoi utenti. Red Hat ha messo la piattaforma a disposizione dell’intera comunità, cominciando a stimolare il dibattito con alcuni interventi — ma a determinarne il successo saranno i suoi membri, chiamati a esprimersi su cosa/come debba diventare lo stesso portale.

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Automattic ha creato la WordPress Foundation

pubblicato da Federico Moretti

WordPress Foundation Se qualcuno ancora avesse qualche dubbio (non che ciò abbia mai costituito un problema), il team di sviluppo di WordPress ha creato una fondazione concepita appositamente perché il codice dei CMS di Automattic resti sempre open source. Fortemente voluta da Matt Mullenweg, è stata presentata al mondo venerdì scorso.

La WordPress Foundation si basa sul presupposto che le società possono non avere una durata illimitata e quindi i loro prodotti sono inevitabilmente soggetti alle regole del mercato: l’idea della fondazione è che le applicazioni non debbano subire la stessa sorte delle imprese che le sviluppano — e possano quindi sopravvivere a eventuali fallimenti.

Una curiosità tecnica che riguarda il sito della fondazione è l’utilizzo del trunk di WordPress 3.0 – la futura major release del CMS – con quello che dovrebbe essere il prossimo tema predefinito in sostituzione di Kubrick: a sottolinearlo è stato Paolo Valenti nell’articolo di presentazione apparso sul blog di WordPress Italy (il team che si occupa della localizzazione italiana di WordPress).

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Facebook rilascia Tornado, il server Python completamente open source

pubblicato da Hispanico

Da sempre Facebook risulta piuttosto aperta nei confronti della mentalità open source e, in un periodo in cui Twitter continua inesorabilmente ad acquistare consensi, è logico doversi inventare qualcosa di nuovo per attirare ancora una volta le attenzioni su di essa.

Nei giorni scorsi Facebook ha infatti reso disponibile, attraverso il suo canale dedicato agli sviluppatori, la versione 0.1 di Tornado; si tratta di un web server (con relativo framework) scritto interamente in Python che fino ad oggi è stato alla base del famoso aggregator FriendFeed (recentemente acquisito dalla stessa Facebook). Questo, a detta degli sviluppatori, è in grado di “gestire migliaia di connessioni simultanee, rendendolo ideale per servizi Web in tempo reale” e - aggiungiamo noi - quasi indispensabile per la lotta a Twitter.

Per saperne di più su Tornado, i cui sorgenti sono distribuiti sotto Apache License 2.0, potete fare riferimento al comunicato del rilascio ed al sito ufficiale del progetto.

Via | Downloadblog

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