
È iniziata la stesura delle bozze per il set di licenze Creative Commons 4.0, che con tutta probabilità saranno pubblicate soltanto per i primi mesi del 2012. L’avvio dei lavori è coinciso col quinto Global Summit tenutosi a Varsavia, in Polonia, lo scorso 29 settembre. La novità più interessante riguarda l’annullamento del porting.
Le licenze CC, infatti, sono state adattate a oltre cinquecento giurisdizioni nazionali, per adeguarsi alle normative dei vari Paesi del mondo. Tuttavia, il 72% dei contenuti licenziati utilizza le versioni unported delle licenze: un passo indietro, rispetto alle versioni 1.0/2.0, che ha convinto a eliminare le modifiche regionali.
CC 4.0 porta con sé un’ulteriore semplificazione. A costo di rendere più lungo il percorso di perfezionamento delle licenze, l’aggiornamento prenderà in considerazione i casi più eclatanti delle giurisprudenze nazionali per offrire un’unica soluzione valida per tutti. Un ripensamento su cui dibattere: basta a risolvere i conflitti?
Via | opensource.com

Recentemente ho intervistato Andrea Azzarone, un giovane Italiano che è da poco diventato un “Ubuntu Member”. Ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con lui e non ho perso l’occasione per porgli alcune domande.
1. Ciao Andrea, presentati ai nostri lettori:
Ciao mi chiamo Andrea Azzarone e sono quello che molti di voi chiamo un “Community Contributors”. In pratica il mio “lavoro” è quello di aiutare lo sviluppo di progetti Open Source, dal mero bug fixing all’aggiunta di nuove funzionalità. Nello specifico sono un ragazzo di 19 anni appena iscritto alla facoltà di Ingegneria Informatica all’Università Politecnica delle Marche.
2. Come è nata la tua passione per l’informatica e nello specifico per Ubuntu?
Non ho idea di quanto mi sia nata la passione dell’informatica ma ricordo il momento esatto in cui mi è nata la passione per Ubuntu. Come molti di voi ho cominciato ad apprezzare Ubuntu (e tutto l’ambiente GNULinux in generale) dopo aver scoperto i limiti di ciò che fino ad allora ho utilizzato. Non vorrei sbagliarmi ma la mia prima Ubuntu è stata la 6.06. Ricordo che con Ubuntu non è stato amore a prima vista… Ma come tutta la roba di qualità si impara ad aprezzarla con il tempo :)
3. Nella precedente sessione di sviluppo di Ubuntu hai dato un contributo importante ad Unity. Di cosa si tratta nello specifico?
Beh durante il ciclo di sviluppo di Natty sono diventato “famoso” per aver aggiunto la possibilità di ridimensionare il launcher di Unity. Si tratta solo di una piccola parte della roba che ho fatto per Unity durante questi ultimi mesi. Dopo una prima fase di formazione dedicata a quelli che noi chiamiamo Bitesize bug, sono passato attualmente ai cosidetti backlog bug, dove è necessario più impegno e creatività. Questo mio lavoro è stato premiato non solo con la sponsorizzazione per lo scorso uds in Budapest ma anche con la membership di Ubuntu (ottenuta proprio ieri).
Continua a leggere: Intervista ad Andrea Azzarone, neo Ubuntu Community Contributors
OpenTTD, una versione open source di Transport Tycoon Deluxe, include da tempo delle falle di sicurezza che potrebbero permettere l’esecuzione di codice da remoto ai malintenzionati: il prossimo aggiornamento del gioco dovrebbe risolvere definitivamente il problema. I pericoli consistono in Denial of Service (DoS) e buffer overflow.
Nello specifico, il primo problema riguarda la convalida di alcuni dei comandi del gioco che potrebbero mandare in crash l’applicazione ed esporre il sistema alle infiltrazioni. Gli altri due coinvolgono, invece, la fase di salvataggio delle partite: i dati presenti sul file system di sistema non risultavano adeguatamente protetti.
Se siete degli appassionati del gioco di MicroProse del 1995 e siete soliti giocare con gli amici in rete, potete “proteggervi” immediatamente aggiornando OpenTTD su Linux, Windows o Mac OS X: la prima Release Candidate (RC) include già i bug fix che caratterizzeranno il rilascio definitivo di OpenTTD 1.1.3. È un gioco senza tempo.
Via | The H Online

Network Stuff 3.0.8 è un programma open source di Jacquelin Potier, distribuito sotto licenza GPLv2, che fornisce una serie di strumenti per analizzare e provare la propria rete. Permette, inoltre, di controllare il Wake-On-LAN sul network domestico. Le feature includono delle statistiche sul traffico, la velocità della connessione.
L’applicazione dovrebbe funzionare su tutte le versioni di Windows, nonostante alcune caratteristiche siano garantite esclusivamente a partire da Windows 2000/XP: è difficile che qualcuno utilizzi ancora delle versioni precedenti. Network Stuff gestice server e client via Telnet su TCP e UDP, effettua delle scansioni su ICMP e CGI.
Con Network Stuff si possono identificare i MAC address a partire da un indirizzo IP, effettuare Whois, intercettare e alterare i pacchetti inviati e ricevuti attraverso una rete. È inteso come un programma di diagnostica: tuttavia, è facilmente intuibile che possa anche aiutare i malintenzionati nel controllo di un network remoto.
Via | Betanews
GitHub si è affermato come l’hosting di progetti open source più apprezzato, superando sia SourceForge, sia Google Code. È il risultato di due studi: il primo di Black Software e il secondo di RedMonk. Le statistiche si riferiscono al periodo tra gennaio e maggio di quest’anno, sulla base dei commit ricevuti dalle varie piattaforme.
Secondo la ricerca di Black Duck, GitHub ha ricevuto il 54% dei commit (oltre un milione), SourceForge il 30% (600.000 circa) e Google Code il 14% (attorno ai 280.000). CodePlex di Microsoft è sotto i 50.000 commit col 2% del totale. GitHub supera quindi il doppio dell’attività di tutti gli altri hosting messi insieme, per il 2011.
Il linguaggio più utilizzato su GitHub è Ruby, nonostante C++ guidi la classifica generale davanti a Java e Python. C Sharp è ovviamente il più sfruttato su CodePlex, tuttavia la percentuale dei commit su GitHub è di poco inferiore a quella del portale di Microsoft. Stephen O’Grady di RedMonk sottolinea come Perl sia il meno usato.
Via | ReadWriteWeb
Al New Media Medicine, un laboratorio del MIT dedicato ai presidi sanitari, è stato realizzato uno stetoscopio per l’auto-diagnosi dei cardiaci. Il dispositivo si può connettere a internet per trasmettere informazioni al proprio medico di base. Sia le specifiche hardware sia il software gestionale dello stetoscopio sono open source.
Yadid Ayzenberg, ideatore dello stetoscopio, ha concepito un dispositivo che risponde alle caratteristiche richieste dal MIT: lo strumento è semplice, poco costoso (si parla di $10 per l’utente finale) e di facile utilizzo. È sufficiente posizionarlo sul cuore perché questo acquisisca e riproduca l’elettrocardiogramma del paziente.
Effettivamente il termine “stetoscopio” può essere fuorviante. Almeno, stando alla presentazione del dispositivo sembra più opportuno parlare di un macchinario per l’elettrocardiogramma domestico. Non sono state presentate delle funzionalità per monitorare pure l’attività respiratoria: si tratta comunque di una piccola rivoluzione.
Via | New Media Medicine
Qualcuno di voi se lo sarà sicuramente chiesto. Cosa spinge le persone a sviluppare o comunque a collaborare con progetti di tipo FLOSS?
La risposta non è sicuramente semplice perché ogni individuo ha ragioni più o meno personali, ma quando si iniziano ad analizzare gruppi di persone emergono delle tendenze molto interessanti e che quindi possono essere studiate che svelarne i principi di base.
Nel video qui sopra possiamo assistere alla discussione, con i relativi disegni, sulle motivazioni che ci spingono a svolgere un certo compito. Detto così potrebbe sembrare piuttosto scollegato dal movimento FLOSS, ma se seguirete tutto il video fino alla fine capirete molto bene la logica che c’è alla base. In pratica lavorare a questo genere di progetti ci consente di avere una nostra autonomia nel nostro contributo, avere una voce in capitolo quando si tratta di prendere delle decisioni e di migliorare le nostre capacità personali durante il percorso che ci porta verso la meta prefissata dal progetto.
Via | EmcElettronica

Dalle premesse può sembrare un progetto bizzarro, eppure StripeSpotter viene da una ricerca coordinata tra la University of Illinois Chicago e la Princeton University per applicare il principio della face recognition agli animali. In sintesi si tratta di riconoscere gli esemplari attraverso degli scatti fotografici per “tracciarli”.
Il software, creato per il riconoscimento di animali dotati di strisce o macchie prominenti, è completamente libero e open source. Rilasciato sotto licenza GPLv2, è compatibile con Linux, OS X e Windows. Perché funzioni è sufficiente decomprimere l’archivio del programma, mantenuto su Google Code. Il problema è rincorrere le zebre!
StripeSpotter è stato concepito per creare un database collaborativo delle zebre di specie Plains e Grévy’s che vivono in Kenya. Quindi, il software s’integra con Dropbox per condividere i risultati. Le informazioni sono esportate in formato CSV insieme alle coordinate geografiche di un GPS. Sarà presentato all’ICMR 2011 di Trento.
Foto | Flickr

Recentemente ho intervistato Mark Shuttleworth e ho colto l’occasione per chiedergli, per i lettori di Ossblog, un paio di cose che mi stuzzicavano. Ecco le sue risposte, in cui emerge il lato umano e sociale del’auto proclamatosi benevolo dittatore per la vita (Sabdfl) del progetto Ubuntu.
Mark, partiamo da una domanda un po’ scontata: qual è per te il valore dell’open source?
L’open source è l’equivalente di Wikipedia: tutti gli appassionati possono contribuire a renderlo migliore. Così nascono team di collaborazione che realizzano prodotti migliori.
Dicono che Ubuntu prenda dal mondo dell’open source più di quanto non renda.
Ogni persona che entra in questo mondo porta il suo contributo, come minimo il suo punto di vista. Quando abbiamo iniziato, l’universo dell’open source era pieno di brillanti persone che scrivevano codice eccezionale. Era chiaro che Linux sarebbe stato il futuro dei kernel. Non c’era bisogno di fare altro. Quindi ci siamo focalizzati sull’utente finale, cercando di distribuire software affidabili e belli, concentrandoci su ciò che la gente usa. Abbiamo documentato tutto e creato un ecosistema di supporto.
L’open source ha dodici anni. Se sentire questa affermazione vi stranisce, non preoccupatevi: è un fatto positivo. Positivo perché significa che l’open source è oramai davvero parte della nostra vita. Non tutti però sanno che il termine open source fu coniato per risolvere il cosidetto bug del free software: free veniva infatti preso dai più per gratuito.
Il bug fu appunto risolto da Christine Peterson dodici anni fa e oggi l’open source è dominante nella vita di tutti i giorni, come ben sintetizza Peter Waynerr su Infoworld:
Ruby, Python, Perl, JavaScript e PHP dominano la top ten dei linguaggi su GitHub. Questo codice funziona su librerie open source che poggiano su Linux. Sebbene tool ed estensioni di codice proprietario continuino a proliferare, il cuore è sempre più open source.
Continua a leggere: Dodici anni di Open Source: e ora che ci riserva il futuro?
Una pratica piuttosto diffusa, soprattutto tra gli appassionati di videogame, consiste nel variare la frequenza del processore della scheda grafica per ottenere prestazioni più elevate di quelle garantite dal produttore. È un metodo abbastanza pericoloso per l’hardware e può invalidare la garanzia: alterare il clock di GPU, memorie, ecc. causa l’innalzamento delle temperature e aumenta l’usura dei componenti.
Tuttavia, se la possibilità di compromettere la scheda video non costituisce un deterrente, esistono diversi modi di procedere. Quello più congegnale alle GPU prodotte da ATI arriva proprio da AMD: OverDrive è la tecnologia integrata nei driver Catalyst per l’overclocking di processore grafico e VRAM. Per usufruirne da Linux bisogna installare il pannello di controllo di ATI, fornito solo coi driver proprietari.
ATI distribuisce OverDrive per Linux dal 2008 e nel 2009 sono state rilasciate delle API per interagire con l’infrastruttura in assenza di AMDCCCLE. Proprio ieri è apparso AMDOverDriveCtrl, un software avanzato che controlla – oltre alla frequenza della GPU – i voltaggi, la velocità delle ventole e altri aspetti importanti per l’overclock. Lo strumento è open source, però richiede l’uso dei driver proprietari.
Via | Phoronix
Questa volta il team di XBMC non è intervenuto a presentare un nuovo rilascio del popolare media center, ma ha proposto una lunga e dettagliata digressione sul significato di avere una fondazione alla base dello sviluppo di un progetto open source. Quello che può sembrare scontato, soprattutto perché il termine «fondazione» è ripetuto spesso, ha un senso molto più profondo (soprattutto dal punto di vista legale).
La fondazione, per com’è concepita negli Stati Uniti, ha una forma giuridica simile a ciò che in Italia è considerato come cooperativa. Senza addentrarsi nella complessa terminologia giurisprudenziale, l’articolo del team di XBMC riassume in modo efficace quei principi basilari che hanno portato anche Matt Mullenweg a trasferire i diritti di WordPress da Automattic alla WordPress Foundation. Una lettura illuminante.
Soprattutto perché chi “mastica” un po’ di diritto sa bene che, almeno in Italia, già il termine «cooperativa» ha una varietà di significati legali molto diversi tra loro. L’esempio di XBMC spiega perché una fondazione no-profit garantisce a un progetto open source di rimanere libero da vincoli e logiche imprenditoriali. Ciò senza scadere in filosofie utopistiche. L’articolo è in inglese, ma il linguaggio usato è piuttosto accessibile.
Via | XBMC