
In questi mesi vi abbiamo presentato il database NoSQL Redis ed abbiamo intervistato il suo sviluppatore principale Salvatore Sanfilippo.
Alex McHale ha realizzato try-redis, un sito che vi da la possibilità di interagire via browser con un server Redis, sulla falsariga di quanto già offerto da altri progetti open source.
Se non conoscete ancora la sintassi e la semantica potete iniziare scrivendo TUTORIAL per capire meglio come il database gestisce i vari tipi di dato prima di sperimentarne l’uso. Come curiosità in questi giorni gli sviluppatori stanno lavorando alla possibilità di aggiungere gli hash come nuovo tipo dati.
Via | Antirez
Continua a leggere: Try-Redis, provate redis senza installarlo

Cassandra è un database distribuito sviluppato per gestire una gran quantità di dati sparsi su molte macchine con lo scopo di offrire un’alta affidabilità senza strutture SPoF (single point of failure).
Il progetto inizialmente è stato sviluppato da Facebook e viene descritto come un database che utilizza il modello dati BigTable sopra ad un’infrastruttura di tipo Amazon Dynamo. Dopo essere stato rilasciato sotto licenza Apache 2 lo scorso marzo è entrato a far parte dei progetti gestiti dall’Apache Foundation.
A distanza di quasi un anno di sviluppo è finalmente diventato un Top Level Project, come avvenuto anche con Subversion. Dopo il salto potete trovare le slide ed un video che presentano le caratteristiche del database.
Continua a leggere: Cassandra esce dalla fase di incubazione

Jonathan Ellis ha scritto un bell’articolo che analizza il movimento Nosql e quali sono le differenti strategie dei database non relazionali open source emergenti.
Cassandra, CouchDB, HBase, MongoDB, Neo4J, Redis, Riak, Scalaris, Tokyo Cabinet e Voldemort vengono analizzati in base:
Una buona guida per orientarvi tra questi nuovi prodotti cercando di capire quali sono i loro punti di forza, debolezze e come possono integrarsi con le vostre presenti e future applicazioni.
Via | RackspaceCloud
Continua a leggere: Database non relazionali, le differenti strategie

I database relazionali non sono sempre e certamente il sistema migliore dove immagazzinare i dati.
Negli ultimi mesi si stanno affermando database non relazionali per la gestione di dati o di interi documenti. Uno di questi è MongoDB che è sviluppato in c++ e prende il suo nome dal termine humongous.
I dati vengono salvati in formato Bson, in pratica un documento Json con una rappresentazione binaria efficiente. Grazie all’assenza di uno schema ed al supporto per strutture, liste, array associativi e blob binari potete inserire direttamente i dati dei vostri oggetti all’interno del database.
Redis, REmote DIctionary Server, è un avanzato database di tipo key-value.
Ha delle similitudini con memcached, da cui è partita l’idea originale, e può manipolare in maniera atomica stringhe, liste e set. Per essere molto veloce cerca di tenere il database in memoria scrivendo sul disco in maniera asincrona solo in determinate condizioni, ma supporta la replicazione master-server.
La versione 1.1 in beta supporta anche una modalità di scrittura su disco append-only con politiche di sync configurabili. Questo server è scritto in C e può girare su molto sistemi unix like. Sono disponibili anche molte libreria per l’interazione con i più diffusi linguaggi di programmazione.
Continua a leggere: Redis, un altro database non relazionale

Da tempo cresce il numero di sviluppatori che cercano di abbandonare il mondo SQL a favore di nuovi approcci alla gestione dei dati, come per esempio quello offerto da couchdb.
Ogni fazione di questo scontro cita i problemi dell’implementazione avversa e solo i propri punti di forza, magari sfruttando i benchmark che più si avvicinano all’idea che si vuole propagandare.
Un progetto dell’università di Yale, gestito dal professore Daniel Abadi, potrebbe mettere pace fra i due mondi, fondendo insieme Hadoop, un framework open source che implementa il paradigma map/reduce, con PostgreSQL.