Linux 3.0 è considerato stabile. Si tratta del primo rilascio, dal cambio di numerazione deciso qualche mese fa: come abbiamo già visto, non esistono motivazioni particolari nel salto da Linux 2.6, nonostante la concomitanza coi vent’anni del kernel. Nessuna introduzione “rivoluzionaria”, tuttavia non mancano delle novità rilevanti.
A livello di file system, Btrfs ha aggiunto l’auto-deframmentazione tra le opzioni di montaggio e lo “scrubbing”, ovvero il controllo dell’integrità per tutte le estensioni. Sulla gestione della memoria, Linux 3.0 introduce la funzione di CleanCache per migliorare la compressione e la destinazione della RAM per la virtualizzazione.
Ancora sulla virtualizzazione, l’aggiornamento del kernel permette per la prima volta l’uso di dom0 e domU con Xen: Linux 3.0 abbatte anche l’ultimo ostacolo per un pieno utilizzo di questa infrastruttura. Un’altra opzione interessante è il Wake on WLAN (WoWLAN). Esiste ovviamente una lista completa dei cambiamenti da Linux 2.6.39.
Via | LWN
Microsoft è la settima società, nella classifica dei contributi al codice di Linux 3.0: Ky Srinivasan, uno sviluppatore in quota a Novell, ha inserito da solo 343 modifiche sul totale di 361. Gli sviluppatori indipendenti hanno apportato 1.085 alterazioni, Red Hat 1.000 e Intel 839. Le cifre devono essere interpretate correttamente.
Srinivasan s’è dedicato soltanto all’aggiornamento dei driver per Hyper-V, l’infrastruttura di Microsoft per la virtualizzazione di UNIX. Se si prendono in considerazione le righe di codice inserite, infatti, Microsoft ha contribuito per l’1,3% con 11.564 contro il 18% di Intel con 163.232. È di sicuro uno scarto molto più elevato.
Queste statistiche sono state raccolte da Jonathan Corbet e The Linux Foundation: saranno pubblicate su LWN, non prima di giovedì prossimo. Le modifiche apportate da Srinivasan hanno un’importanza relativa, perché il codice di Hyper-V non ha subito grandi stravolgimenti. Tutto, insomma, dipende da come si vogliono leggere i numeri.
Via | The H Online
Xen s’affiancherà a KVM come soluzione per la virtualizzazione supportata nativamente dal kernel col rilascio di Linux 3.0. L’abbiamo appena accennato, parlando delle funzionalità previste per Fedora 16. Xen ha sempre previsto l’utilizzo di Linux come sistema operativo per gestire le macchine virtuali e poteva essere già installato.
Perché, allora, questa funzionalità è nuova e ha un’importanza tale da poter essere considerata un motivo per il cambio di numerazione (ammesso che se ne debba trovare uno) di Linux? Supportando dom0 e domU il kernel permette di sfruttare appieno le caratteristiche di Xen per la virtualizzazione su larga scala con estrema facilità.
Gli utenti di Xen attendevano questo tipo di supporto dal 2004. Finora, Xen era presente nel kernel a livello di para-virtualizzazione e tra i driver delle periferiche. Adesso, con GRUB2, Linux può essere inizializzato come primo guest di una macchina direttamente all’avvio di sistema. Il futuro porterà il supporto alla grafica 3D.
Via | Linux Journal
Ieri vi abbiamo annunciato che la prossima versione del kernel potrebbe dare origine ad una nuova numerazione 2.8.x.
L’idea è nata proprio da Linux e vuole identificare un nuovo corso dopo la rimozione del Big Kernel Lock. Ovviamente non sono mancati i commenti degli altri che kernel hacker che proponevano diverse visioni o soluzioni. Per bocca dello stesso Linus la prossima versione sarà quindi 3.0 e non 3.0.0. A seguire arriveranno 3.1, 3.2, ecc.
Con questa idea si potrà anche degnamente festeggiare la terza decade di sviluppo di Linux che inizierà proprio quest’anno. Come sempre Alan Cox ha mostrato un gran pragmatismo ed ha suggerito di effettuare una vasta operazione di pulizie di primavera per l’eliminazione di tutto il codice vecchio come quello relativo ai bus MCA, EISA ed ISA. Sarebbe un’ottima per la partenza di un nuovo corso. Voi cosa ne pensate?
Via | Phoronix