
L’analisi di The Document Foundation, la fondazione di LibreOffice, non riguarda lo sviluppo delle applicazioni: Florian Effenberger, membro della Board of Directors di OpenOffice.org e.V., ha voluto rispondere alle domande più frequenti sull’organizzazione. In particolare, riguardo alla gestione dei fondi raccolti con le donazioni.
Al momento, sono stati raccolti oltre 90.000€ (quasi il doppio dei fondi necessari al deposito del capitale per creare The Document Foundation e.V. in Germania): i 40.000€ d’eccedenza saranno investiti nel marketing della fondazione. Presto sarà pubblicata una lista precisa dei finanziamenti previsti per la crescita di LibreOffice.
Un altro punto interessante è sulle modalità d’accesso alla fondazione in qualità di membri effettivi, con diritto di voto: una bozza delle richieste d’ammissione è già stata distribuita. Si dovranno attendere la traduzione dello statuto dall’inglese al tedesco e la registrazione di The Document Foundation e.V. perché siano valide.
Via | The Document Foundation
LibreOffice 3.3 è stato rilasciato appena una settimana fa, con un paio di giorni d’anticipo rispetto a OpenOffice 3.3.0 di Oracle — abbiamo corretto l’errore sul rilascio di quest’ultimo, dovuto a un comunicato stampa male interpretato. Molte distribuzioni avevano già annunciato il supporto alla suite e i pacchetti sono disponibili nei repository di Ubuntu. Vedremo quale sarà la sorte dei mockup che impazzano sulla rete.
La buona notizia, però, riguarda soltanto gli utenti di Windows. The Document Foundation ha lavorato con PortableApps a una versione di LibreOffice che può essere installata su dischi portatili con interfaccia USB, ecc. in associazione a jPortable (per il supporto a Java). La suite è completamente gratuita, come l’originale. E dell’originale conserva tutte le feature, tra le quali l’importazione dei documenti in formato PDF.
Nel dare l’annuncio di LibreOffice Portable, la fondazione ha assicurato che il ciclo di sviluppo seguirà la versione tradizionale. Un aspetto da chiarire è la possibilità d’installare LibreOffice Portable sui dischi delle infrastrutture per il cloud computing. È probabile che questa nota si riferisca genericamente ai Network-Attached Storage (NAS), anziché a Windows Azure e servizi equivalenti. Rimane un’ottima opportunità.
Via | The Document Foundation
LibreOffice 3, il fork libero di OpenOffice.org, non è stato rilasciato ufficialmente e già emergono degli interessanti mockup all’interfaccia grafica. Rispetto al layout della suite di Oracle, gli utenti si sono sbizzarriti: sono almeno tre i progetti che meritano attenzione. Il primo di questi è Citrus UI, un lavoro cominciato a metà ottobre e che ha subìto ulteriori modifiche. L’indirizzo sembra quello del tema di Chromium.
Esistono altri progetti che intervengono sull’interfaccia di LibreOffice 3 e sono tutti legati in qualche modo a Ubuntu. Uno, in particolare, pensa a integrare l’applicazione con Unity e il desktop GNOME su Natty Narwhal. È un tema più “pulito” di Citrus UI, sebbene non abbia ancora un nome. L’ultimo (e più attraente) è quello di Paulo Amaro, basato sul tema Gtk+ di Atolm e sulle icone Faenza-Dark di Raul Vega.
Nessuno di questi mockup è ufficiale, né si può pensare che possa essere scelto come nuovo tema predefinito su Ubuntu (o, per LibreOffice 3 in genere). Restano comunque ottimi spunti per chi sarà chiamato a realizzare l’integrazione della suite sulle varie distribuzioni: gli elementi grafici sono l’ultima delle preoccupazioni di The Document Foundation, ma hanno una certa importanza anche per l’usabilità dei programmi.
Via | WebUpd8
Il periodo pre-natalizio ha portato con sé molte novità per Linux – e, più in generale, per l’open source – in due ambienti: intrattenimento e produttività. Potete distrarvi con tanti nuovi giochi e preparare il ritorno in ufficio con una serie di soluzioni da OpenOffice.org 3.3 a Calligra (ex-KOffice) e LibreOffice 3. Quest’ultimo, dopo l’aggiornamento di giovedì, ha pubblicato un sito ufficiale dedicato al marketing della suite.
Non tutti sono entusiasti del lavoro di The Document Foundation, che procede a ritmi serrati per colmare il gap con quella che è destinata a essere l’ultima versione “libera” di OpenOffice.org. O, almeno, qualcuno tiene a sfatare dei miti su OOXML (il formato proprietario di Microsoft Office) e il suo rapporto con l’open source. È Miguel De Icaza, sviluppatore di GNOME e responsabile del progetto Mono di Novell.
Com’è noto OOXML (Open Office XML) ha ricevuto il rifiuto del consorzio ISO sulla richiesta di certificazione. Tutt’altro che abbattuti, gli sviluppatori hanno lavorato per risolvere i conflitti e sottoposto alla commissione una seconda domanda: il 2010 potrebbe sancire OOXML come standard internazionale. Quale che sia la vostra opinione in merito, la possibilità di scegliere è sempre un’ottima cosa. Così dice Google.
Via | The Document Foundation