GlobaLeaks è una piattaforma open source di whistlebowling, ovvero per la pubblicazione anonima di contenuti “rubati” dalle fonti, in stile-Wikileaks. Ne avevamo parlato giorni fa. Rispetto all’ultima settimana di agosto il progetto ha fatto enormi passi avanti, pubblicando i sorgenti su Launchpad e presentando una demo funzionante.
La piattaforma è legata a doppio filo all’Italia: presentato a Venezia, GlobaLeaks subirà ulteriori aggiornamenti tra un paio di settimane con un summit a Milano. Il codice è soprattutto in Python e fa un utilizzo pervasivo di Tor per garantire l’anonimato di chi condivide i contenuti, come avevamo sottolineato nella presentazione.
Quale sarà l’impatto sull’informazione tradizionale? GlobaLeaks non è ancora integrabile in portali esistenti tuttavia l’ambizione è quella di realizzare una piattaforma usabile affinché chiunque possa contribuire alla distribuzione di materiali compromettenti. Wikileaks ha aperto la strada a nuove forme di giornalismo d’inchiesta.
Via | Seif Lotfy
Ubuntu Font Family s’accinge a diventare davvero completo, aggiungendo la variante monospace ai caratteri già disponibili. Previsto col rilascio di Natty Narwhal, la realizzazione del monospace ha evidentemente subito qualche ritardo. Per ora, il download è previsto soltanto per i membri del gruppo d’interesse ospitato da Launchpad.
Diventare beta tester e accedere al download della variante monospace non è difficile: basta registrare un profilo su Launchpad e richiedere l’iscrizione all’Ubuntu Font Family Interest Group. Una volta iscritti, sarà possibile ottenere i dettagli personali per aggiungere a sources.list il PPA dal quale scaricare i font aggiornati.
Non si conosce ancora la data di rilascio dei caratteri monospace nei repository ufficiali di Ubuntu. La variante è tuttora considerata sperimentale, perciò potrebbero mancare caratteri accentati e simboli. Come problema è piuttosto relativo, per quanto riguarda l’alfabeto occidentale: il monospace è utile soprattutto al terminale.
Via | OMG! Ubuntu!

Qualche settimana fa era stata avanzata l’ipotesi che Ubuntu potesse diventare una rolling release. Un’ipotesi smentita categoricamente da Canonical e che, tutto sommato, non aveva grandi possibilità di realizzazione. Un conto è l’utilizzo individuale del desktop di Ubuntu: i server aggiornati via Landscape e i clienti di Canonical, però, hanno esigenze molto diverse. Ciò non toglie che gli utenti abbiano necessità differenti rispetto al ciclo di rilascio attuale. Alcuni componenti di Ubuntu restano fermi (Firefox, ad esempio) fino al rilascio successivo.
La soluzione della comunità è evidente: il successo dei Personal Package Archives (PPA) ospitati da Launchpad dovrebbe portare Canonical a una seria riflessione. È questa l’opinione di Michael Reed — un giornalista freelance di Linux Journal che abbiamo già citato in passato. L’analisi di Reed prende come esempio il ciclo di sviluppo di KDE e la scelta operata dal team di Kubuntu, che propone gli ultimi aggiornamenti proprio attraverso dei PPA. Sarebbe quindi opportuno un cambio di policy che preveda la loro inclusione negli update ufficiali.
La riflessione di Reed tocca un aspetto con cui tutti gli utenti di Ubuntu si sono scontrati. Prendendo per buono il sistema d’installazione a pacchetti (alternativo alla compilazione dei sorgenti) è frustrante recarsi su un sito e non avere un accesso immediato all’ultima versione di un programma. Firefox torna a essere d’esempio: gli utenti di Windows e OS X possono provare le release sperimentali con un semplice clic del mouse. Ubuntu, per quanto sia user-friendly, richiede tuttora metodi poco accessibili alle masse. La soluzione sarebbero i PPA.
Via | Linux Journal
Quando il mese scorso introdussi Sikuli per Linux non tutte le reazioni furono positive: di primo acchito, leggendo questo aggiornamento, sono stato sul punto di concordare coi suoi detrattori. Perché effettivamente lo showcase di Sikuli contiene esempi piuttosto ridicoli… tanto che manca solo mostrino anche come preparare il caffè.
Eppure anche facezie di questo tipo possono avere risvolti interessanti: non è così importante che Sikuli possa suonare il pianoforte – benché ciò possa tradursi in un simpatico divertissement – quanto che l’automazione possa interagire con Flash (l’esempio mostra una macchina Windows, ma lo script dovrebbe funzionare anche su Linux e OS X).
Personalmente sono infatti convinto che, coi dovuti aggiustamenti, Sikuli possa rivelarsi utile per l’accessibilità dei contenuti distribuiti attraverso il linguaggio di Adobe: basterebbe fare a meno del mouse. Si noti che l’applicazione utilizza Java tramite Python per la costruzione degli script — cui tutti possono contribuire, anche attraverso il progetto su Launchpad.
Gli sviluppatori di Facebook sono sempre più coinvolti nello sviluppo di soluzioni open source che – partendo da progetti interni alla piattaforma – vengono proposti all’intera comunità: sebbene il core stesso del social network sia di per sé un framework relativamente “aperto” (mi riferisco al codice) è con HipHop for PHP ospitato su GitHub che l’azienda ha cominciato una piccola rivoluzione.
Lo pseudo-compilatore per PHP – che, ricordo, traduce il codice in C++ prima di compilarlo con G++ – era infatti già in uso sugli stessi server di Facebook, prima di essere ufficializzato per tutti gli sviluppatori: una modalità analoga ha riguardato XHP, un markup alternativo per l’integrazione di XML in PHP sfruttato inizialmente per Facebook Lite.
Questa volta PHP non c’entra (almeno, non direttamente): a interessare il team di Facebook Engineering è MySQL, per cui è stata rilasciata una patch rivolta direttamente a Sun/Oracle e ai fork liberi nati in seguito alla fusione delle due multinazionali. Per ospitare il codice è stato scelto Launchpad e la patch si riferisce a MySQL 5.1.44 — quale sarà il prossimo obiettivo?
Sikuli è un progetto ambizioso di automazione per GUI che consente di configurare alcuni parametri di sistema a partire da uno screenshot: concepito inizialmente per Mac OS X e funzionante anche su Windows, è approdato finalmente anche a Linux.
Gli sviluppatori di Canonical avevano già intervistato i creatori di Sikuli (il cui motto è What You See Is What You Script) sul blog di Launchpad, che ora è la piattaforma-base per lo sviluppo dell’IDE. Perché funzioni sulla propria macchina è necessario installare la JDK di Sun Microsystems.
I possibili utilizzi di Sikuli sono molteplici e le prospettive che apre sono impressionanti: la prima cosa che mi viene in mente è il ripristino di una configurazione salvata attraverso gli screenshot di un sistema precedente. Vale sicuramente la pena di scaricarlo e dargli una chance.
Via | WebUpd8
Da meno di un’ora è possibile accedere al nuovo servizio di login centralizzato creato da Canonical per Ubuntu: in previsione dell’apertura dello shop legato a Ubuntu One e al Software Center, l’azienda ha predisposto un sistema di accesso più user-friendly.
A detta degli stessi sviluppatori rispetto a quanto già avveniva con Launchpad non cambia granché se non nell’aspetto della nuova interfaccia: chi fosse già registrato a Launchpad non ha bisogno di ripetere la registrazione e può già entrare con le proprie credenziali.
L’interfaccia in questione ricorda vagamente quella d’accesso via Apple ID ad iTunes: per creare un nuovo profilo basta un indirizzo e-mail (è richiesto di compilare un form reCAPTCHA di sicurezza). Per qualsiasi problema è stato predisposto un modulo di supporto ed è presente il relativo bug tracking del progetto su Launchpad.

Non esistono ancora dettagli su formule di pagamento e database da cui sia possibile acquistare tracce e album musicali, eppure è evidente che esista un progetto allo stadio avanzato d’integrazione di un music store in Ubuntu One — il servizio di storage online di Canonical che prevede piani gratuiti e a pagamento.
Il progetto si chiama Ubuntu One Music Store – particolarmente esplicito, per quanto poco originale – e (ospitato su Launchpad) è destinato a esordire con la prossima Lucid Lynx. Per ciò che è dato sapere dalle bozze di realizzazione, è concepito per l’integrazione con Rhythmbox e Banshee… almeno inizialmente.
Partendo dal presupposto che siamo comunque sul piano delle ipotesi, considerando la partnership con Google e l’imminente disponibilità del Nexus One anche in Europa (si parla più o, meno del periodo in cui sarà rilasciata Ubuntu 10.04 LTS) non è fuori dal mondo ipotizzare un attacco incrociato ad Apple — visto che anche Chrome OS si appoggia a Ubuntu.

Il servizio di storage online Ubuntu One, che è stato già annunciato su queste pagine, è ormai aperto a tutti – attraverso il login di Launchpad – e farà parte integrante di Karmic Koala: negli ultimi giorni sono emerse delle perplessità circa la possibile sincronizzazione automatica di alcune applicazioni.
Nello specifico, oltre alla possibilità di sincronizzare le note di Tomboy, è apparso un messaggio di Elliot Murphy sulla mailing list di CouchDB che paventava la sincronizzazione delle rubriche dei contatti degli utenti di Ubuntu One.
In sostanza, tutti gli address book degli iscritti al servizio avrebbero una copia replicata in remoto sui server che Canonical riserva a Ubuntu One: ciò può rivelarsi utile per non smarrire i propri contatti, ma pone un serio problema di privacy sull’uso che l’azienda statunitense dell’Isola di Man possa fare di questi dati sensibili.
Via | LWN
BloGtk è un’applicazione in PyGtk per scrivere e modificare gli interventi sul proprio blog: supporta diverse piattaforme – anche self-hosted – tra cui Blogger, Drupal, MovableType e WordPress, integra un editor WYSIWYG — oltre al supporto dell’anteprima dei post grazie al backend WebKit.
Il codice del client è ospitato su Launchpad e si avvale del noto DVCS Bazaar, dal quale è possibile recuperare la versione 2.0 (l’ultima revisione è la 93). Quest’ultima è già disponibile per l’installazione su Ubuntu anche nell’archivio PPA dello sviluppatore.
Sono noti dei problemi con la beta di Karmic Koala: il bug affligge il pacchetto pywebkitgtk ed è già stato aperto un ticket per la sua risoluzione; si tratta di crash improvvisi che non ne inficiano l’utilizzo.

Canonical ha rilasciato oggi il codice sorgente del suo portale Launchpad.
Nonostante la dichiarazione di ieri secondo cui ci sarebbe potuto essere un ritardo per l’aggiornamento alla nuova versione di Bazaar sembra che tutto sia andato nel migliore dei modi.
Per i dettagli tecnici sul codice, come compilarlo, estenderlo, inviare nuove patch e le domande frequenti, Canonical ha realizzato una pagina apposita. Launchpad è stato rilasciato sotto la versione 3 della GNU Affero General Public License (AGPLv3).
Via | Ubuntu

Karl Fogel, sviluppatore di Canonical, ha affermato che il rilascio come open source di Launchpad è stato rimandato.
Originariamente previsto per domani avverrà, invece, in una data imprecisata fra luglio ed agosto 2009. Il motivo del ritardo è dovuto alla volontà di integrare il formato di Bazaar “brisbane-core”.
Quando verrà finalmente rilasciato calerà il sipario su una lunga polemica che ha visto scrivere fiumi digitali di inchiostro. La licenza utilizzata sarà la GNU Affero General Public License (AGPLv3).
Via | Launchpad