
Navigare anonimi in rete e operare con la nostra distro live su un pc senza lasciare traccia. È quello che si propone di consentirci Tails, il cui slogan è “Privacy for anyone anywhere”. In sostanza si tratta di una versione di Debian modificata per includere Tor e forzare qualunque connessione a passare attraverso i nodi di questo.
Tails è configurata in modo da non utilizzare l’hard disk del computer che la ospita, neppure la swap. La distro (disponibile su live cd o usb) utilizza solo la ram del computer su cui viene fatta girare, e che poi pulisce. “Così non lasci nessuna traccia - spiegano gli sviluppatori - È per questo che la chiamiamo amnesica. Ti protegge dal data recovery dopo che il computer è stato spento”. Ovviamente ti puoi copiare quello che vuoi su chiavette o hdd esterni.
La definizione che gli sviluppatori usano è “The Amnesic Incognito Live System”. Fra il software incluso c’è ovviamente Vidalia, Iceweasel (configurato con Torbutton), FireGPG per criptare le mail, HTTPS Everywhere per forzare connessioni SSL sui molti dei principali siti Internet, Pidgin preconfigurato con OTR (Off-the-Record Messaging), Shamir’s Secret Sharing, Mat per anonimizzare i metadati presenti nei file e Florence, tastiera virtuale contro eventuali hardware keylogger. Insomma, sembra una distro fatta apposta per spie digitali!
Oltre a tutti questi software, ci sono anche i principali programmi per gestire quasi ogni tipo di file multimediale. Stride un po’ la presenza di OpenOffice su Debian.
La distro amensica



Tread Micro ha reso noto che il worm Conficker.C avrebbe iniziato ad aggiornare il proprio codice, tuttavia non attraverso siti web come ha fatto finora ma tramite funzioni peer-to-peer.
La nuova variante che Trend Micro ha denominato come Worm_Downad.E sembrerebbe utilizzare nuove tecniche per nascondersi ai tentativi di riconoscimento, come ad esempio l’eliminazione di tutte le tracce dal registro di sistema di precedenti versioni e utilizzando nomi di files casuali per il proprio eseguibile. Il nuovo worm sembrerebbe utilizzare anche la botnet Waledac per i propri scopi. Ultima particolarità di questa nuova variante è che sembra avere una data di scadenza: infatti il worm si disabiliterà il 3 Maggio; che prima di questa data vi saranno altri aggiornamenti al codice non è noto.
Il 1° aprile non è stato il D-day per Internet a causa di questo worm, ma l’aggiornamento ad una nuova versione comporterà sicuramente all’allargamento della rete di macchine zombie pronte a servire gli scopi dei creatori di Conficker, che a tutt’oggi sono ignoti.
Via | Arstechnica
L’Istituto di Fotonica del Politecnico di Lyngby in Danimarca è riuscito ad oltrepassare la soglia del terabit, trasmettendo dati alla velocità di 1000 miliardi di bit al secondo.
Si tratta di un esperimento di laboratorio ottenuto incanalando i fotoni in fibra ottica. Lontano dalla commercializzazione per ora, il sorprendente risultato raggiunto permette di risparmiare tempo e consumi di energia elettrica.
Per comprendere l’ impresa ottenuta a Lyngby, basta ricordare che il precedente record mondiale aveva raggiunto la velocità di 640.000 bit al secondo, mentre i laboratori di ricerca giapponesi hanno sospeso ogni tipo di ricerca nel 2004, dopo anni dedicati al tentativo di superare tale soglia di trasmissione.
Foto | Flickr
Via | e-linux.it
Google ha annunciato un progetto che ha come scopo l’aiutare gli utenti a razionalizzare i propri consumi elettrici. Questo piano, come è dichiarato sul sito non-profit di google, prevederebbe l’adozione da parte degli utenti di misuratori di consumo nelle case. Questi misuratori dovrebbero fornire una misura precisa riguardo i consumi elettrici degli utenti.
Per aggregare e consolidare questi dati Google sta creando un tool software chiamato google powermeter che aiuterà l’utente finale ad elaborare i dati e di conseguenza a razionalizzare i propri consumi.
Al momento non c’è ancora nulla di pubblico e usabile, tutto il progetto è ancora in fase beta, e Google sta facendo testare la cosa ai propri dipendenti. La posizione di Google come aggregatore mondiale di dati, lo pone in una posizione tale da poter effettivamente avere successo in questo progetto portare sulla Rete, un qualcosa che è sempre stato appannaggio quasi esclusivo delle varie compagnie elettriche.
Via | googleblog.blogspot.com
Google insieme a New America e PlanetLab hanno annunciato di aver unito le forze per la creazione di M-Lab, un laboratorio che si propone di effettuare ricerche sullo stato della Rete.
Scopo di questo laboratorio sarebbe quello di creare una mappa dello stato della rete, sia per quello che riguarda le velocità e le latenze, ma soprattutto per quello che riguarda i blocchi che che i vari ISP pongono ai fruitori delle proprie reti.
Secondo Google, M-Lab non solo aiuterà l’azienda di Mountain View a perseguire i propri obiettivi riguardo ad una Internet neutrale, ma potrà essere uno strumento molto utile per l’utente nella scelta dell’acquisto di un servizio di banda larga.
Via | ArsTechnica.com
Chi sono gli utenti più diligenti nel mantenere aggiornato il proprio browser? Un recente studio segnalato da Slashdot assegna questo primato agli utenti Firefox (l’83,3% utilizza la versione più recente), nonostante vada comunque considerato che il 16,7% continua ad accedere al web utilizzando una versione non più aggiornata.
A seguire troviamo gli utenti di Safari tenendo conto del fatto che il 65,3% di loro è passato alla versione 3 del browser di casa Apple non appena questo è stato rilasciato. Gli ultimi in classifica? Gli utilizzatori di Internet Explorer: solo il 47,6% utilizza IE 7 mentre i restanti sono divisi tra IE 6, IE 5.5 e IE 5.
Merito della funzione di auto-aggiornamento dei prodotti di Mozilla o della diligenza degli utenti?

Inibire l’accesso a determinati indirizzi, benché soluzione lontana dall’essere la protezione definitiva dai pericoli della Rete, si rivela spesso molto utile, soprattutto alla luce del numero considerevole (ed in crescita) di siti dispensatori di malware. A tal proposito, oggi parliamo di ufdbGuard.
Si tratta di un programma in grado di verificare e filtrare, a seconda della potenza del proprio hardware, fino a 50.000 URL al secondo. Perfettamente implementabile in Squid, ufdbGuard si avvale del metodo delle blacklist e, fra le sue caratteristiche principali, vanta la capacità di rilevare l’esistenza di protocolli di tunneling, con l’ulteriore possibilità di bloccare l’accesso ai vari siti che ne fanno uso.
Rilasciato sotto licenza GPLv2, ufdbGuard è disponibile, nella versione 1.15, per sistemi GNU/Linux, BSD e UNIX-like in genere.

Tre giorni e tredici milioni di download dopo il rilascio ufficiale, torniamo di nuovo a parlare di Firefox 3.0, fresco detentore (non ancora ufficiale) del record di scaricamenti nell’arco delle prime 24 ore di vita.
Stavolta un plauso va a Microsoft che, come avvenuto all’epoca del primo rilascio di Firefox 2, ha prontamente voluto recapitare al team del neonato browser una torta di auguri per il nuovo arrivo.
Nella foto di cui sopra potete osservare il dolce firmato IE Team ed al suo fianco l’ultimo pezzo rimasto del precedente regalo. Chissà perchè ma dopo quasi due anni io non la mangerei molto volentieri quella E marrone…
Via | Puntoinformatico
Gli sviluppatori della nota piattaforma per la fruizione di video online hanno recentemente rilasciato la versione 1.1, apportando cambiamenti su due fronti: le prestazioni di Miro con BitTorrent, infatti, sono state migliorate significativamente ed ora l’utente ha un maggiore controllo sulle impostazioni dei download con questo protocollo; inoltre, Miro 1.1 rende più facile l’individuazione di contenuti introducendo una ricerca che combina i cinque motori di ricerca disponibili ( nonostante un utente possa continuare ad effettuare le ricerche scegliendo manualmente il motore da utilizzare ).
Pacchetti per le maggiori piattaforme e distribuzioni sono disponibili qui.
via | Digg
Nokia è riuscita a convincere il World Wide Web Consortium (W3C) a non utilizzare Ogg Theora come codec video standard per il futuro HTML5. La cosa che mi lascia più perplesso ( nonostante abbia senso per certa parte dell’industria ) è che, nonostante Ogg sia un formato aperto, Nokia lo abbia denominato “proprietario” ed abbia suggerito l’utilizzo di standard che possano essere usati insieme a tecnologie di DRM perché “dal nostro punto di vista, qualsiasi meccanismo relativo a codec video DRM-incompatibili esclude i prodotti audiovisivi ( di Hollywood ).”
L’azienda finlandese ha anche affermato che “tuttavia, non c’è a parer nostro nessuna necessità di rendere il supporto di DRM obbligatorio.”
Considerazioni sulla bontà del noto codec e sull’operato di Nokia / W3C?
via | BoingBoing, Slashdot