
Debian irrilevante? Questa è l’ipotesi lanciata dal blog su linux ed open source di Zdnet. Non vogliamo entrare troppo nel merito dell’articolo che chiunque può leggere, ma fare una riflessione un po’ più ampia.
Secondo la tesi che si porta avanti Debian sarebbe poco importante per i nuovi utenti, ma conterebbe solo per gli utenti Linux più avanzati. Purtroppo qui si pecca di ingenuità da parte di chi non conosce ancora molto bene come funzionino le cose. Debian, almeno la stable, non è una distro per nuovi utenti, ma per chi ha interesse nel miglior rapporto possibile fra nuove versioni e stabilità.
È innegabile che Ubuntu e distro simili abbiano un maggior appeal per i nuovi utenti, ma queste persone non sono mai state il target diretto di Debian. Ubuntu, ed altri progetti simili che sono nati negli ultimi 10 anni, sono stati sviluppati appositamente con lo scopo di portare ai nuovi utenti le potenzialità insite in Debian.

Dopo 2 anni di intenso sviluppo ecco arrivare finalmente Debian 6, nome in codice “Squeeze”. Oltre al classico kernel Linux è anche possibile dare uno sguardo, in anteprima, al progetto Debian GNU/kFreeBSD. Al momento il supporto è limitato ai classici pc 32-bit (kfreebsd-i386) e 64-bit (kfreebsd-amd64). Il software server è molto più solido rispetto a quello per utenti desktop.
Un ulteriore passo per diventare il sistema operativo universale, come recita il suo motto. Potrete, infatti, installare Debian Gnu/Linux su ogni tipo di dispositivo dai palmari ai supercomputer potendo contare sul supporto per 9 diverse architetture: 32-bit PC / Intel IA-32 (i386), 64-bit PC / Intel EM64T / x86-64 (amd64), Motorola/IBM PowerPC (powerpc), Sun/Oracle SPARC (sparc), MIPS (mips (big-endian) and mipsel (little-endian)), Intel Itanium (ia64), IBM S/390 (s390) e ARM EABI (armel).
Debian fa molta attenzione ad offrire all’utente la possibilità di scegliere fra un sistema che utilizza solo componenti liberi ed uno dove è possibile mischiare anche componenti non liberi. Una scelta che risale agli inizi del progetto e che si è estesa, recentemente, anche al kernel. Dalla versione ufficiale pacchettizzata sono stati eliminati tutti i blob binari rendendolo completamente libero. Per chi ne avesse bisogno è comunque possibile installare i pacchetti aggiuntivi che sono parte dell’area non-free di Debian. Per maggiori informazioni potete trovare tutti i dettagli sulla pagina del wiki.
Recentemente ho intervistato Andrea Cimitan, un giovane Italiano che lavora da Canonical come “Software Engineer”. Ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con lui e non ho perso l’occasione per porgli alcune domande. Il creatore del famoso Murrine, ci parla di Unity, della “sua creatura” e ci lascia in sospeso su una novità che arriverà in futuro.
1. Ciao Andrea presentati ai nostri lettori:
Ciao a tutti, sono Andrea Cimitan (ma il classico “cimi” va altrettanto bene!) vivo a Padova e lavoro per Canonical come Software Engineer nel Desktop Experience Team. Sono una persona con un’innata curiosità verso… praticamente tutto! :-) Mi piace tenermi in forma e divertirmi in modo “pulito”. Sorrido molto e a volte faccio battute in cui rido solo io! :-D
2. Tu hai disegnato i temi di Ubuntu 10.10, davvero molto belli ma che hanno creato alcune perplessità, puoi spiegarci cosa ti ha spinto a disegnare questi temi con questi colori “atipici” rispetto ai classici colori di Ubuntu?
Ti correggo :-) Non li ho disegnati io… Diciamo che ho tradotto i mockup del Visual Designer in realtà, certo rifinendo un po’ qua e là, ma il main concept è farina di Otto Greenslade (un tipo fenomenale, oltre che un amico ormai). Non so cosa tu intenda con colori “atipici”, sono coerenti con il nuovo branding che Canonical e Ubuntu hanno lanciato con Lucid Lynx (potrete trovare le linee guida qui). C’è però una considerazione molto molto importante da fare, che riguarda le scelte cromatiche usate. A livello di branding l’interfaccia è stata pensata per essere facilmente riconoscibile e identificabile come “Ubuntu”: della serie vedere di sfuggita una schermata, un laptop acceso, una foto, e capire immediatamente che si tratta di Ubuntu. Utilizzare i classici colori “blu e grigio” sarebbe stato molto più facile anche per noi (l’arancione è un colore davvero complicato da utilizzare), ma Ubuntu avrebbe perso il suo branding e si sarebbe potuto confondere ai meno esperti con Windows o Mac OS.
Continua a leggere: Ubuntu, intervista a Andrea Cimitan: in arrivo una grande novità?
PlaneShift è un RPG, Role Playing Game, 3D completamente gratuito ed open source.
Per il giocatore il fatto che sia gratuito è molto importante perché evita che ci siano delle funzionalità disponibile solo per i giocatori a pagamento che limitano il normale gameplay e possono sbilanciare le dinamiche di gioco. Tutto lo sviluppo è portato avanti da entusiasti e non da un’entità commerciale e tutto il codice è disponibile sotto licenza GPL.
Al momento PlaneShift non è ancora completo e sono presenti ancora bug e funzionalità mancanti o non completamente sviluppate. Nonostante vi potrete divertire ad esplorare il mondo, combattere i mostri, lanciare incantesimi, risolvere le quest, costruire il vostro castello e migliorare il vostro personaggio, ricordando, però, che gli sviluppatori tengono molto all’aspetto di Role Playing.
Tutti possono contribuire aiutando il gruppo di sviluppo o fare una piccola donazione al progetto.
Via | PlaneShift

Il software libero viene normalmente distribuito gratuitamente, ma è possibile anche venderlo e ricavare compensi.
Tutto normale e contemplato dalla licenza, anche se c’è sempre qualcuno che non sapeva di questa possibilità. Una possibilità che Butterfly Media ha capito benissimo. Vende, infatti, sull’Amazon britannico alcuni software come se fossero propri. Ecco quindi apparire titoli come U-Boat Simulator (Dangers of the Deep), Advanced Flight Simulator 2010 (Flightgear), Desktop Publishing Studio (Scribus) e Photo Studio (InkScape).
Il problema è principalmente di etica e secondariamente di licenza. È lecito che un’azienda provi a trarre profitto dal lavoro altrui senza apportare alcuna modifica al progetto? Addirittura gli screenshot del programma presenti su Amazon sono stati presi dai rispettivi siti avendo cura di oscurare il nome corretto sulla barra del titolo.
Se poi passiamo alla licenza viene da ridere per non piangere. A parte il non rispetto della licenza GPL (indicazione della licenza, offerta dei sorgenti a corredo del software), ma alcuni dei file di questi progetti sono rilasciati sotto licenza CC che vieta espressamente l’uso commerciale. Sarà interessante vedere che fine farà questa azienda che cerca un facile guadagno prendendo in giro i possibili clienti.
Via | Phoronix

Steve Chang, il CEO di Trend Micro, ha scatenato un bel vespaio quando qualche giorno fa ha affermato che l’open source è intrinsecamente meno sicuro.
Si stava parlando di smartphone e secondo Chang la piattaforma di iPhone sarebbe più sicura dagli attacchi perché i dettagli intimi della sua architettura non sono pubblici. Siamo sempre qui. Nel 2011 c’è ancora qualcuno che pensa che la security through obscurity sia un punto vincente per la sicurezza. In effetti sistemi operativi come Windows e Mac Os X sono sistemi molto più sicuri di altri come gli unix-like che scelgono l’approccio security by design. O no? Già qui ci starebbe un proverbiale “colmo” poiché uno dei prodotti di punta di Trend Micro è proprio un antivirus.
La segretezza del codice sorgente non ha mai impedito gli attacchi informatici, rende solo un po’ più laboriosa la ricerca dei punti deboli. Dicotomico l’approccio dell’open source che consente a tutti di spulciare i sorgenti alla ricerca di errori o problemi. Gli attaccanti sono un po’ avvantaggiati, ma le molte persone che hanno accesso al codice permettono di correggere i bug più rapidamente e rendono il tutto molto più sicuro.
Si potrebbe catalogare questa sparata sotto la voce FUD (Fear, Uncertainly and Doubt), ma andando a scavare, neanche troppo in profondità, si scopre che l’azienda ha da poco pubblicato un’applicazione per migliorare la sicurezza di Android. Un sistema per farsi pubblicità ed aumentare le vendite del loro prodotto?
Foto | ~Brenda-Starr~
Via | Digitizor

Diamo per scontato che se leggete questo blog siete un sostenitore o comunque interessati al movimento FLOSS in tutte le sue forme e sfaccettature, ma come vi comportate quando vi vengono regalati gadget o strumenti closed source o, peggio ancora, la cui azienda costruttrice è pubblicamente avversa alle vostre idee?
Questo è un bel dilemma, perché se è vero che in prima persona non fareste un acquisto di questo genere in casi similari non è facile scegliere come comportarsi. Riportare il regalo e con i soldi/buono scegliere altro o fare finta di niente basandosi sul concetto che non siete stati voi a scegliere qualcosa di closed source?
Sicuramente una persona che vi conosce bene non sbaglierebbe, ma in caso quale sarebbe la vostra reazione? Ovviamente, per capire, è importante anche sapere se l’offerta FLOSS presente all’epoca fosse inferiore, superiore o di pari qualità al vostro regalo.
Foto | piermario
Via | OpenSource
Oggi è stata aggiornata alla versione 2.6.36 la Linux Kernel Zoomable Map.
Si tratta di una vera e propria mappa che vi consente di muovervi con agilità fra i sorgenti del kernel Linux mantenendo sott’occhio in quale sottosistema una determinata funzione risiede. Un tool interessante sia per chi intende avvicinarsi allo sviluppo nel kernel sia per i curiosi che hanno voglia di curiosare in giro. Un compendio pratico che vi porta dal livello più alto al cuore del sistema operativo.
Cliccando sulle funzioni è anche possibile aprire direttamente il file dove questa è stata definita. Linux Kernel Zoomable Map è stata realizzata da Constantine Shulyupin. Potete ingrandire l’immagine qui sopra cliccando o navigare direttamente nella Linux Kernel Zoomable Map.
Via | MakeLinux
UlatencyD è un demone creato da Daniel Poelzleithner, attualmente in fase di sviluppo e non stabile, che ha lo scopo di controllare come il kernel Linux gestisce le sue risorse con i processi in esecuzione.
Lo scheduler di Linux fa un buon lavoro per distribuire nel miglior modo possibile le risorse a tutti i processi, ma a volte le decisioni intraprese non sono perfette per l’uso desktop di un computer. UlatencyD monitorizza il sistema e divide i processi attivi in vari cgroup con lo scopo di isolare quei task che possono causare problemi, come la necessità di un uso massiccio della partizione di swap.
Ottenere la miglior latenza possibile direttamente dallo scheduler è difficile perché è necessario implementare molto codice che non dovrebbe stare all’interno del kernel. UlatencyD si propone di migliorare proprio la latenza di Linux cercando di capire il comportamento delle applicazioni e poi dare allo scheduler le più corrette informazioni per svolgere al meglio il suo compito. Al momento non può proteggere un sistema da fork bomb, swap of death o riconoscere quali processi state usando per assegnargli più risorse, ma probabilmente in futuro ci riuscirà.
Via | Indiana
Il movimento FLOSS continua a crescere ed ogni singolo progetto è diventato un mattone con cui oggi si possono costruire dei sistemi complessi e potenti completamente liberi.
Fino a che si parla di software è tutto piuttosto semplice se ci confronta con i problemi di chi sviluppa hardware. È per questo motivo che la scena open hardware è più indietro, ma anche in questo caso l’open source sta facendo dei grandi passi in avanti. Uno dei contributi significativi è sicuramente Arduino, un piccolo mattoncino italiano, che è ormai alla base di tantissimi progetti in tutto il mondo.
Arduino, per chi non lo sapesse ancora, è una semplice scheda open source con un microcontrollore programmabile che vi consente di giocare o imparare l’elettronica a basso costo e senza particolari competenze iniziali. Sono tantissime le persone che hanno iniziato quasi per gioco ed hanno sviluppato progetti importanti. Il video che trovate qui sopra è un documentario, in inglese, che intervista tutti i protagonisti di questo successo e ne presenta tutte le caratteristiche. Sicuramente da guardare.
Via | Geek

Secondo le rilevazioni effettuate da TIOBE Python è diventato il linguaggio di programmazione del 2010 grazie alla sua più ampia crescita rispetto ai concorrenti.
Con il suo +1,81% da gennaio 2010 è riuscito a superare anche Objective-C (+1,63%) che ha una grandissima spinta grazie al successo delle piattaforme di Apple. Python ha ormai sostituito Perl negli script di sistema, sta conquistando posizioni di prestigio grazie al framework web Django e grazie alla sua semplicità sempre più università lo scelgono per i corsi di programmazione.
Nel corso di questo anno Python ha superato anche Visual Basic e C#, i due linguaggi di Microsoft. I prossimi obiettivi sul radar sono Php e C++. Se per il primo è ormai una questione di tempo riuscirà a prendere anche il secondo?
Via | Tiobe

Il team che porta avanti lo sviluppo di digiKam è molto attivo e recentemente è stata rilasciata la versione 2.0.0 Beta 1. A seguire arriveranno altre 3 beta, una release candidate prima che il codice venga dichiarato stabile. La tabella di marcia parla di maggio 2011 come data per la fine di questo ciclo di sviluppo.
Le novità a cui si sta ultimando di lavorare sono molte perché è stato incorporato tutto il codice prodotto durante l’ultimo Google Summer of Code (GSoC), ma la più interessante è sicuramente il supporto per il riconoscimento dei volti che renderà più semplice la gestione e catalogazione delle foto.
Altre importanti caratteristiche che sono arrivate son il supporto per i file sidecar XMP, Image Versioning e Reverse Geocoding. Ovviamente il software allo stato attuale è ancora in beta, ma se vi interessano alcune delle funzionalità elencate potreste installarlo ed aiutare i programmatori inviando segnalazioni su eventuali malfunzionamenti.
Via | Digikam