
C’è chi lo chiama semplicemente Linux e chi gli preferisce il più corretto GNU/Linux, ma si sta parlando sempre del medesimo sistema.
Per cercare di capire quanto di GNU ci sia in GNU/Linux Pedro Côrte-Real ha utilizzato un suo script per contare le linee di codice che compongono Ubuntu 11.04 considerando però solo il repository “main”. Qui sopra potete vedere un grafico che mostra chiaramente il peso dei vari progetti in Natty. Gnu è a circa l’8%, ma senza considerare Gnome che ha un 5% ed insieme arriverebbero al 13%.
Una delle cose più interessanti che si evincono da questa analisi è che il kernel (qui vengono inclusi anche progetti userland, ma strettamente correlati come iptables e udev) ha lo stesso peso del progetto GNU e che in realtà il panorama software è dominato da piccoli progetti che non appartengono a nessun grosso gruppo. Quest’ultima è una consapevolezza che chi lavora con il pinguino da tempo ha già sperimentato con mano.

Probabilmente la maggior parte dei lettori di questo blog lo avranno sempre saputo, ma ora possiamo dire che abbiamo le prove.
Alcuni neuroscienziati inglesi hanno studiato il cervello di fan sfegatati della Apple ed hanno scoperto che le loro reazioni mentali di fronte ad immagini relative ai prodotti e marchi della mela morsicata sono molto simili a quelle dei devoti che osservano le icone della loro religione. Ovviamente non è un fenomeno legato solo ad Apple, ma a tutti i marchi molto forti.
Questo meccanismo cerebrale si è sviluppato nei nostri antenati molte migliaia di anni fa come strumento per continuare a credere ad un’idea nonostante i problemi attuali in vista di un bene maggiore che ci attende dopo l’ostacolo. Immaginate la migrazione di una tribù attraverso nuovi territori e quale forza di volontà doveva essere necessaria per continuare nel percorso.
Continua a leggere: I Fanboy Apple si comportano come indottrinati religiosi

Quante volte avete assistito ai flame di nuovi utenti che non capendo il movimento FLOSS si lamentavano della frammentazione delle distribuzioni GNU/Linux? Finalmente le loro voci avranno la risposta tanto attesa!
Le 4 principali distribuzioni hanno deciso di fermare questa pazzia dello sviluppo separato e fondersi per dare vita ad nuovo e scintillante progetto chiamato The Canterbury Distribution. Una prova di forza ed una dimostrazione che la comunità può lavorare insieme con un unico scopo invece di aumentare la diversità. Come prova potete controllare le nuove homepage dei vari progetti che dimostrano già la voglia di condivisione.
The Canterbury distribution riuscirà quindi ad unire il meglio di tutti i partecipanti:

Lennart Poettering di Red Hat ha recentemente caricato una nuova versione di systemd in Fedora 15 che a sua volta porta alla creazione della nuova directory /run nella root. Poiché è un argomento che interessa anche gli utenti di altre distribuzioni vogliamo spiegarvi cos’è e quali sono le motivazioni dietro alla sua creazione.
Anche se da un punto di vista tecnico si tratta di una modifica minimale ha implicazioni più profonde sulla “pulizia” dei futuri sistemi GNU/Linux.
Da svariato tempo ormai ci sono alcuni programmi che hanno la necessità di immagazzinare alcune informazioni su file già durante le primissime fasi del boot. Il primo di questa lista è udev che salva i suoi dati in /dev/.udev come potete controllare sul vostro computer, ma ci sono tanti altri esempi simili che creano file in directory nascoste all’interno di /dev come mdadm, systemd e tanti altri. Se qualcuno sta pensando di suggerire l’utilizzo di /var/run va fatto ricordare che /var, o anche solo /var/run, potrebbero essere su un filesystem differente e quindi disponibile solo nelle ultime fasi del boot.

Dopo un lungo e tortuoso percorso di sviluppo è finalmente arrivata la versione finale di Firefox 4. Si tratta di una milestone importante per il progetto che si è rinnovato nell’interfaccia grafica, nella sicurezza e nella velocità e da queste caratteristiche ripartirà con un ciclo di rilasci molto più serrato.
Fin da subito l’impatto visivo è quello che può cogliere più di sorpresa gli utenti che non hanno seguito le vicende dello sviluppo. Un’interfaccia grafica molto più snella e minimale che consente di recuperare spazio per il sito e di non confondere l’interfaccia con tasti e funzioni relativamente poco utilizzati. Le novità però non si fermano qui perché quello che fa gola a tanti è il nuovo motore che spinge il rendering delle pagine e l’esecuzione del codice javascript. La velocità di rendering è decisamente migliorata ed anche Mozilla lo dice chiaramente quando parla di prestazioni aumentate fino a 6 volte rispetto a quanto già offerto da Firefox 3.6.
Se prima erano in molti a vedere Firefox come un browser un po’ lento e vorace di memoria rispetto ai più giovani e scattanti concorrenti, ora il divario è decisamente diminuito. Fatto, questo, che spingerà la concorrenza a migliorarsi ancora nella prossima versione con un continuo guadagno per l’utente che avrà browser sempre più efficenti.
La portabilità è da sempre un concetto molto importante nell’ecosistema FLOSS. Grazie a questa caratteristica è possibile cambiare distribuzione e persino sistema operativo e trovare sempre le proprie applicazioni preferite pronte per continuare a lavorare senza perdite di tempo.
Ottenere una buona portabilità fra differenti architetture e/o sistemi operativi non è affatto semplice perché significa andare a scrivere del codice per ogni funzionalità implementata in maniera differente o non disponibile su quella determinata piattaforma.
Linux è il sistema operativo unix-like più diffuso ed utilizzato ed alcuni progetti hanno iniziato a trattare i porting verso altri sistemi operativi come secondari. Non si tratta di rivalità, ma di una semplice scarsità di risorse umane disponibili. Curare un progetto non è facile e portarlo su più piattaforme costringe ad un impegno ancora più pesante. Se poi gli sviluppatori e la stragrande maggioranza degli utenti utilizzano Linux diventa difficile supportare altri sistemi. Sia per una questione di logica convenienza sia per il problema degli scarsi bug report.

Per chi non fosse pratico per le schede Nvidia sono disponibili due driver. Quello ufficiale sviluppato dall’azienda e rilasciato solo come blob binario ed uno open source, Nouveau, frutto del reverse engineering del driver originale e del dump del firmware.
Il progetto ha ricevuto una notevole spinta dalla famosa sfuriata di Linus Torvalds a cui poi è seguita l’inclusione del driver Nouveau all’interno del kernel Linux. Da allora i progressi sono stati costanti ed hanno portato ad una maggiore stabilità e velocità del codice.
Phoronix ha deciso di mettere alla prova lo stato dei driver per schede Nvidia su Linux ed i risultati sono piuttosto interessanti. I test sono stati effettuati con diverse schede Nvidia da quelle più economiche a quelle di fascia alta mettendo in competizione il driver binario ufficiale, con Nouveau su Linux 2.6.38 e su 2.6.39. Quest’ultimo grazie ad alcune patch fornisce dei risultati particolarmente entusiasmanti. In alcuni casi, soprattutto con le schede meno spinte, si arriva ad eguagliare le prestazioni di Nvidia. Un traguardo non certo da poco per un progetto partito completamente da zero.
Continua a leggere: Le prestazioni di Nouveau si avvicinano al driver Nvidia

Il settore dell’IT sta spingendo in maniera decisa in una direzione che ci farà abbandonare i PC desktop così come li concepiamo ora. Questo sarà una cosa positiva o negativa per il FLOSS?
Pensate un attimo a quanti anni sono che si dice: “quest’anno sarà l’anno di Linux sul desktop”. Tanti. Troppi. Soprattutto se si considera che nonostante si siano fatti degli enormi passi in avanti dal punto di vista degli utenti siamo ancora messi male rispetto ai più noti sistemi proprietari.
Al mondo siamo quasi arrivati ad una popolazione di 7 miliardi persone. Persone che, in base allo sviluppo della loro nazione, avranno bisogno di accesso a mezzi di comunicazione moderni. Purtroppo i computer ultrapotenti del giorno d’oggi sono fuori dalla portata di gran parte delle persone nel mondo. Se anche ci fosse la possibilità economica, fornire a tutti questi individui un PC sarebbe sicuramente inutile perché non sfrutterebbero appieno le potenzialità dello strumento.
Continua a leggere: Il FLOSS che fine farà in un mondo post-PC?
Quanti progetti conoscete che sono rimasti inconclusi e, magari, abbandonati? Se volete farvi una vaga idea provate a cercare su freshmeat.
Non ci sono dati precisi, ma è evidente che per ogni progetto che arriva ad un certo livello ce ne sono altrettanti che vengono abbandonati all’oblio. Qualcuno pensa che sia un vero peccato, ma non è così. Anche se il mondo vive in un’ottica in cui qualcosa di “non completo” è un fallimento e solo la versione stabile è un successo ci sarà sempre uno sproposito di insuccessi.
Anche perché ogni progetto che diventa stabile attira sviluppatori che non proveranno a risollevare le sorti di un progetto malandato. Una sorta di forza gravitazionale che attira tanti più sviluppatori quanto il progetto diventa importante ed utilizzato. Ad ogni interazione questa ipotetica forza di attrazione continua ad aumentare togliendo quindi possibili volontari agli altri.
Continua a leggere: Il fallimento di un progetto open source è comunque un successo

Abbiamo conosciuto Luca Ferretti al recente Codemotion, dove ha tenuto un talk sui nuovi desktop Unity e Gnome 3 Shell, di cui vi invitiamo a sfogliare le slide nella seconda parte del post. Luca fa parte della community di Ubuntu, come traduttore e beta tester, e di quella di Gnome, dov’è coordinatore del team di traduzione e membro del release team. Con lui abbiamo provato a fare il punto sulle differenze fra i due progetti e sulle scelte compiute da Canonical, l’azienda che distribuisce Ubuntu e che ha creato Unity sulla base di Gnome 2.32.
Ad aprile usciranno Ubuntu 11.04 Oneiric OcelotNatty Narwhal con Unity per la prima volta anche sull’edizione desktop e Gnome 3 Shell.
Secondo te dovremmo mettere Shell su Ubuntu?
Io li proverei entrambi, hanno molti punti di contatto e molte divergenze per quanto riguarda impostazioni e paradigmi di utilizzo.
Quali sono le innovazioni dei nuovi desktop?
Shell è molto più diverso, ha completamente tagliato fuori il vecchio Gnome 2.x, mentre Unity per il momento è più un compromesso. Shell rivoluziona la gestione delle finestre e degli spazi di lavoro, con Unity hai invece una dock che non c’è in Shell. Entrambi sono orientati alle applicazioni più che alle finestre. Tutte e due stanno cercando di spingere sull’impianto delle notifiche.
Continua a leggere: Unity vs Gnome 3 Shell: ne parliamo con Luca Ferretti

Quando si pensa all’open source parlando della telefonia la prima cosa che viene in mente è Android e MeeGo, le cui sorti sono un po’ meno luminose di quello che avremmo voluto.
Nonostante tutto la crescita di Android sta galvanizzando tutta la comunità grazie ad una vera e propria scommessa ormai vinta. Recuperare il distacco da iPhone e Blackberry. Tutto bene quindi? Sembrerebbe proprio che partendo dalle stalle siamo arrivati in vista delle stelle, ma purtroppo c’è un lato che rimane sempre un po’ troppo nascosto.
Se il sistema operativo è libero cosa si può dire della miriade di applicazioni che avete installato nel vostro telefonino? Provate a dare una rapida occhiata e fare una percentuale. Anche con tutta la buona volontà di ricerca di applicazioni specificatamente open source questo numero sarà sempre troppo basso. Abbiamo un sistema operativo libero per far girare applicazioni proprietarie. Meglio di un sistema proprietario per far girare applicazioni proprietarie, ma non siamo certamente in una situazione ottimale.
Continua a leggere: L'open source nella telefonia, dalle stalle alle stelle e viceversa

MeeGo ha annunciato un aggiornamento della sua roadmap. Meego 1.2 verrà rilasciato in aprile e la versione 1.3 arriverà in ottobre confermando la scelta di effettuare un rilascio ogni 6 mesi.
Quale destino avrà questo sistema? Sulla carta le potenzialità ci sono, ma per ora di prodotti sul mercato se ne vedono proprio pochi rispetto alla concorrenza. L’unico effettivamente settore dove sembra andare molto bene è l’In-Vehicle Infotainment grazie all’accordo con Genivi.
Nel settore dei tablet iPad ed Android la fanno da padroni con Meego che per ora è usato solo da WeTab. Si attendono nuovi prodotti per migliorare la situazione fra l’estate e l’autunno. Il problema vero è quello del settore smartphone ed il campanello d’allarme lo si può trovare nelle parole del CEO di Nokia, Stephen Elop, che ieri ha sbottato sulla situazione attuale dell’azienda. Ricordiamo che Nokia ha dato vita a MeeGo fondendo il suo progetto Maemo con Moblin di Intel.
Continua a leggere: MeeGo nuova roadmap, ma con quale futuro?