IBM ha annunciato il rimpiazzo di circa 4000 piccoli server con 30 mainframe spinti da Linux: l’operazione consentirà a Big Blue di ottenere un notevole risparmio economico ( ~ 250 milioni di dollari ) e di ridurre lo spazio occupato, visto che attualmente i 4000 server sono dislocati in sei data-center con superficie totale equivalente a circa 140 campi da calcio.
IBM intende raddoppiare la potenza dei suoi data-center entro il 2010 senza incrementare i consumi energetici e, per perseguire questo obiettivo, sta operando su due fronti: su quello “software” facendo uso massiccio della virtualizzazione ( con Linux ) e su quello “hardware” impiegando tecnologie avanzate per la realizzazione dei suoi data-center ( sistemi di illuminazione e condizionamento dell’aria più efficienti, per esempio ).
[ via Slashdot ]
All’inizio di questo mese IBM è riuscita ad ottenere la certificazione EAL4 Augmented con ALC_FLR.3 sui suoi sistemi System x, System p5 e eServer equipaggiati con Red Hat Enterprise Linux 5, portando quest’ultimo al pari di Sun Trusted Solaris: ciò potrebbe rendere RHEL5 molto più appetibile ad alcuni enti governativi americani, molto esigenti in termini di sicurezza.
Sempre sull’argomento vi rimando ai due precedenti articoli pubblicati su queste pagine: Solaris vs RHEL e Trusted Extension vs SELinux.
[ via Slashdot ]
Computerworld ci informa sulla sconfitta delle proposte di legge pro-ODF presentate in California, Florida, Texas, Oregon e Connecticut, che richiedevano alle agenzie governative l’adozione di formati liberi ed interoperabili come ODF per sostituire le soluzioni chiuse di Microsoft. In Minnesota le cose sono andate un pò meglio e si è ottenuta, almeno, la realizzazione di una sorta di “studio sulla fattibilità” della migrazione.
Entrambe le parti ( IBM per il pro-ODF e Microsoft per il contro-ODF ) si sono dedicate ad una possente azione di lobbying in privato, per poi svignarsela ad elevata velocità verso /dev/null dopo la richiesta, avanzata dai membri dei comitati, di ripetere sotto giuramento tutte le loro affermazioni, inutilmente ricche di termini tecnici.
Malgrado la serie di sconfitte, Marino Marcich, direttore esecutivo della ODF Alliance, ha dichiarato ( con una grande dose di ottimismo ) che la lotta legislativa è solamente agli inizi. Non possiamo che augurarci un proseguimento migliore.
[ via Slashdot ]

Cosa fareste se un vostro amico vi chiedesse di esporre in modo chiaro e semplice le vicende giudiziarie di SCO? Lo indirizzereste verso Wikipedia? O gli dareste un bel cd contente l’archivio di tutto gli articoli pubblicati su Groklaw? Entrambe non mi sembrano scelte particolarmente concise quindi perché non ripiegare su qualcosa comprensibile da tutti come, ad esempio, il log di una sessione di chat?
Attenzione alle risate, potrebbero essere incontenibili ![]()
PS Nel caso l’inglese non sia il vostro forte è disponibile anche una ( brutta ) traduzione di Google
[ via Brane Dump ]
Perché approfondire il proprio rapporto con la Bourne Again Shell? Perché imparando a programmare in Bash la nostra interazione quotidiana con GNU/Linux diventerà più divertente, produttiva ed “integrata”, visto che saremo in grado di lavorare con tutti quei meccanismi *nix ( pipeline e redirezioni, per esempio ) che noi tutti apprezziamo .
Grazie ad una serie di tre articoli scritti da Daniel Robbins ( sì, proprio quel Daniel Robbins ) verremo introdotti nel mondo della programmazione Bash tramite semplici esempi, partendo dai principi fondamentali sino ad arrivare alle caratteristiche più avanzate di quest’arte, in modo praticamente indolore.
Le applicazioni che utilizzano l’architettura LAMP ( Linux, Apache, MySQL, { PHP | Perl | Python } ) sono in costantemente aumento ma, anche a causa della facilità di accesso a queste tecnologie, può accadere che ci si trovi di fronte a prodotti finali con problemi di performance. Nel caso vi ritroviate ed essere gli amministratori di una macchina su cui girano tali applicazioni potreste voler sapere come aumentarne le prestazioni, per rimediare almeno in parte ai problemi di design.
In questa nuova serie di tre articoli pubblicata da IBM DeveloperWorks verranno affrontati tutti quegli aspetti che vanno ad impattare, in modo positivo o negativo, sulle prestazioni delle applicazioni LAMP: nel primo articolo si affronteranno l’architettura generale, alcune tecniche di misurazione dei parametri del sistema ed alcuni tweak per il kernel, gli hard disk ed i file di sistema mentre nei successivi ci si concentrerà sull’ottimizzazione di Apache, MySQL e dei componenti di PHP.
Dopo anni di controversie per comprendere su quali basi poggiassero le accuse che SCO muoveva a tutto l’ecosistema Linux, IBM è finalmente riuscita ad individuare le porzioni del kernel incriminate ed ha scoperto che la montagna di codice di cui SCO rivendica la paternità non sono altro che 326 linee sparse nei sorgenti; ciò che appare ancora più ridicolo è che la maggior parte delle presunte infrazioni sono commenti e semplici file header ( come errno.h ) che probabilmente non sono nemmeno suscettibili di copyright a causa della loro non originalità.
Ma c’è anche dell’altro: stando a quanto riportato da Groklaw, IBM avrebbe scoperto una violazione della GPL da parte di SCO stessa su qualcosa come 700000 linee di codice! Evidentemente lo SCO-pensiero sulla GNU Public License prevede la possibilità di utilizzare a proprio piacere il codice altrui…
[ via Slashdot ]
La scorsa settimana SearchNetworking ha annunciato i vincitori del Product Leadership Awards 2007, un concorso nel quale, per diverse categorie di software, vengono scelti i tre migliori rappresentanti, assegnando a ciascuno di loro una simbolica medaglia ( d’oro, d’argento e di bronzo ).
Solitamente i software closed source la fanno da padrone in questa competizione, quindi potrete immaginare come sia stato piacevole vedere un progetto a codice aperto vincere l’oro nella categoria Network e IT Management Platforms; OpenNMS ( questo il nome dell’applicativo ) ha sconfitto sia la soluzione di Hewlett-Packard ( OpenView ) che quella di IBM ( Tivoli ), dimostrando come il software open source non sia limitato al mercato consumer ma si stia facendo strada anche in quello enterprise.
[ via Slashdot ]
Ecco un altro brutto colpo per Unbreakable Linux: dopo la fredda tiepida accoglienza riservata alla distribuzione GNU/*/Linux di Oracle, anche IBM infierisce sull’azienda di Ellison, dichiarando che non è ancora in grado di garantire la compatibilità dei suoi applicativi con la distro di Oracle.
Nel mondo reale ciò significa che se un software IBM dovesse essere incompatibile con Unbreakable Linux, allora spetterà ad Oracle ( e non ad IBM ) occuparsi di come risolvere il problema.
[via OSNews ]
I due acerrimi nemici si scontrano di nuovo. A quanto pare SCO sarebbe intenzionata a portare in tribunale Pamela Jones nota blogger di Groklaw e spina del fianco dell’azienda nella causa contro IBM. Per ora tuttavia SCO non è riuscita a trovare la Jones e forse non riuscirà a trovarla neppure nei prossimi giorni. Stando a quanto riportato in un articolo di Forbes i vertici di SCO pensano che Pamle Jones non sia altro che un nickname dietro al quale si sono sempre celati gli avvocati della IBM.
Le ultime notizie sulla Jones riguardano un post in cui la blogger dichiara di essere malata e di volersi prendere una lunga vacanza: “I can’t predict exact dates, because what I really need is a real vacation and time to just do nothing until I fully am myself again”.
[Via | /.]
La diffusione di XML è cresciuta con il passare degli anni: semplici applicazioni, tecnologie web ( AJAX ), sistemi operativi utilizzano questo linguaggio di markup per svolgere i compiti più disparati; al giorno d’oggi ignorare XML è praticamente impossibile.
Se siete dei programmatori Perl allora non potete perdervi questo articolo di IBM Developerworks: scoprirete che, nella maggior parte dei casi, XML:: Simple è il solo strumento che vi serve per integrare XML in un’applicazione Perl.
[ via Slashdot ]
Il colosso di Armonk si appresta a donare alla Eclipse Open Source Foundation i sorgenti di un nuovo software in grado di garantire la riservatezza di dati sensibili trasmessi su reti digitali; il software è stato creato nei laboratori IBM di Zurigo ed utilizza certificati X.509 per “nascondere” determinati campi di un documento XML così che questi possano essere visti solo da utenti autorizzati.
Il progetto dovrebbe comporsi di un toolkit X.509, dei server necessari alla creazione / autenticazione dei certificati digitali e di tutto ciò che possa permettere di prendere confidenza con questa nuova tecnologia.
[ via Slashdot ]