
Ricordate Splashtop? Si tratta di una distribuzione Linux integrata (finora) in una scheda madre Asus di fascia alta che consente di compiere operazioni base (come navigare sul web) senza la necessità di avviare il proprio sistema operativo.
Qualche giorno fa, l’azienda produttrice di Splashtop, DeviceVm, ha annunciato una grande novità: la loro tecnologia non sarà più limitata alle schede madri di punta ma verrà “installata” su un numero molto più ampio di modelli. Se le prime schede madri su cui troverà spazio saranno quelle della famiglia P5Q (che comprende i modelli P5Q Deluxe, P5Q-WS, P5Q3 Deluxe e P5Q-E), l’obiettivo prefissato è quello di includere Splashtop su tutti i modelli fabbricati da Asus, oltre un milione al mese.
Dopo il mobile un altro settore in cui Linux vuole dire la sua?
via | Digg
Prestando fede alla sua promessa di mostrarsi più aperta nei confronti del software libero, VIA ha rilasciato (con licenza GPLv2) le oltre 16000 linee di codice necessarie per la realizzazione di un driver frame-buffer per il kernel Linux; il codice donato sembra essere in buono stato, supporta numerosi modelli di schede video prodotte dall’azienda di Taiwan (Unichrome CLE266, K400, K800, PM800, CN700, CX700, K8M890, P4M890, P4M900, VX800) e sembrerebbe in grado di gestire HDMI.
Nonostante questa dimostrazione di buona volontà, VIA ha ancora parecchio lavoro da svolgere per poter essere considerata “amichevole” dalla comunità del software libero/aperto: avvicinarsi ai progetti Unichrome ed OpenChrome o concentrarsi sullo sviluppo di driver moderni dovrebbero, per esempio, essere i primi passi da compiere per confermare le sue intenzioni.
via | Phoronix
Nonostante se ne parli poco il Linux Driver Project è ancora vivo e vegeto, con oltre 300 sviluppatori interessati alla partecipazione, molti driver già accettati in Linux ed altrettanti in fase di sviluppo; paradossalmente il problema principale di questa iniziativa è la mancanza di progetti su cui lavorare, a dimostrazione che l’elenco dell’hardware non supportato da Linux non è poi così ampio: in effetti buona parte del nuovo hardware possiede già un driver per Linux ( scritto dall’azienda o dalla comunità, magari con l’aiuto della casa madre ).
Continua a leggere: Linux Driver Project: a che punto siamo?
Sicuramente, almeno una volta nella vostra vita, vi sarà capitato di comprare hardware o periferiche incompatibili con la vostra Linux box ed essendoci passato personalmente so di per certo che non è una cosa piacevole da constatare.
UbuntuHCL nasce proprio per ovviare a questi problemi accompagnando tutti coloro che, alle prese con un ricambio generazionale, per un motivo o per un altro sono scettici sull’effettiva compatibilità dell’hardware prescelto con il sistema operativo del pinguino.
Sul sito vi sono recensioni e commenti su migliaia di componenti, accompagnati da voti generici rilasciati dai singoli utenti; si va da schede audio a stampanti, dai più complessi scanner alle semplici tastiere wireless, il tutto passando obbligatoriamente da alcune perfide schede video. Forse non troverete proprio tutto ciò che cercate ma sicuramente UbuntuHCL è un ottimo punto di partenza; poi si sa, per certe cose ci sono anche i forum ed i wiki ufficiali…
Via | Tuxjournal
Intel è coinvolta nello sviluppo di un modesto numero di progetti open-source come Threading Building Blocks, Moblin, PowerTOP ed i noti driver grafici per X.Org, tuttavia uno dei progetti meno noti potrebbe essere, per alcuni utenti, anche il più utile.
Linux-ready Firmware Developer Kit è un livecd che analizza il BIOS ( o nel caso di macchine “evolute” EFI ) del sistema ospitante per testarne la compatibilità con Linux e per determinare quali funzionalità del firmware siano supportate.
Il kit strizza l’occhio agli sviluppatori ma, nonostante il suo aspetto spartano, può ovviamente essere d’aiuto anche agli utenti finali.
via | OSNews
Durante l’annuale congresso Linux.Conf.Au, Intel ha annunciato che rilascerà, senza la necessità di firmare accordi di non divulgazione ( NDA ), la documentazione completa dei processori grafici 965 Express e G35 Express: il driver X.org di Intel, infatti, è stato il primo ad essere rilasciato liberamente ma fino ad ora le specifiche dell’hardware erano state custodite gelosamente dal colosso dei processori.
Dopo AMD ed Intel, NVDIA rimane l’unica a non aver aperto il suo driver video. Resisterà a lungo?
via | Phoronix
Uno dei principali problemi del ramo -stable di Debian è rappresentato dalle difficoltà che si possono incontrare durante l’installazione del sistema su macchine recenti: non è raro incontrare componenti non supportati, che possono rendere difficoltoso o impossibile il completamento dell’installazione.
Per risolvere questo problema è stato creato il progetto EtchAndAHalf, il cui scopo è integrare versioni aggiornate di determinati pacchetti all’interno delle revisioni dei rilasci stabili, cominciando da Debian 4.0r4; ovviamente non si parla di aggiornamenti di KDE o GNOME ma, più semplicemente, di nuove versioni dei driver video e, soprattutto, nuove versioni del kernel, in grado di ampliare il supporto hardware.
Maggiori informazioni sul progetto sono disponibili sul wiki di Debian.
AMD ha pubblicato un nuovo set di documentazione relativo alle GPU della serie R500 / R600, contribuendo ad alleviare gli sforzi degli sviluppatori impegnati nella scrittura dei driver aperti xf86-video-ati e xf86-video-radeonhd.
Superato il problema della documentazione libera da accordi di non divulgazione ( NDA ) rimane da capire quali siano le intenzioni di AMD su Unified Video Decoder (UVD), comparso per la prima volta nelle schede grafiche Radeon HD 2000. Le informazioni su UVD sono necessarie per poter sfruttare l’accelerazione hardware durante la riproduzione di video H.264 e VC-1 ma, probabilmente, non sono ancora state rese pubbliche a causa di questione legate al DRM.
Fortunatamente, un rappresentante di AMD ha dichiarato che l’adozione di UVD dal design modulare è un requisito delle future GPU, che queste dovrebbero essere anche più opensource-friendly.
via | Slashdot

Che ormai l’eeePc, il mininotebook Asus, sia entrato nei cuori dei Linux user è un fatto. Basta dare un’occhiata ad esempio all’eeeUserWiki che continua a popolarsi di tutorial su come installare le distro più popolari evitando l’utilizzo di Xandros (la distro preinstallata sul mininotebook).
E di recente il wiki è stato aggiornato con una interessante new entry: eeeXubuntu.
Si tratta di una versione personalizzata della LiveCD di Xubuntu con supporto hardware specifico integrato per funzionare out-of-the-box e che consente in pochi passi un’installazione della variante di Ubuntu sull’eeePC.
In particolare nella ISO di eeeXubuntu è stato integrato un installer che permette il boot da pendrive, consentendo in seguito un’installazione sul disco a stato solido del subnotebook della Asus.
Non resta che aspettare l’arrivo dell’eeePC in Italia :)
[Via | eeePC Blog]

Dopo aver stuzzicato l’appetito dei Linux geek e degli ambientalisti con lo Zonbox il computer a 99 dollari ecocompatibile, la società Zonbu ha tirato fuori dal cilindro un altro gioiellino che si profila come un possibile rivale per l’Asus EEE e forse anche per i notebook ubuntizzati di Dell: Zonbu Notebook.
Si tratta di un notebook che utilizza una versione personalizzata di Gentoo, come già accaduto con lo Zonbox, mentre a livello hardware impiega componenti ideali per massimizzare il risparmio energetico: un processore VIA C7-M a 1.5GHz e un alimentatore in grado di consumare appena 15W nell’utilizzo medio.

In occasione della presentazione della scheda madre ASUS P5E3 Deluxe e del suo “mini sistema operativo” incorporato, qualcuno aveva criticato la natura del prodotto, parlando di limitate possibilità di modifica e personalizzazione. Fortunatamente sembra che la situazione stia per cambiare: la società che sviluppa SplashTop ( DeviceVM ) ha infatti annunciato un imminente rilascio di sorgenti e, per i prossimi mesi, la pubblicazione di un SDK vero e proprio.
Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo ( sul suolo delle schede madri ) per il pinguino! ![]()
[ via Phoronix ]
Avete accumulato nel salvadanaio i risparmi necessari per potervi permettere l’acquisto di un kit Lego Mindstorm? Fossi in voi aspetterei un attimo…Una startup americana di nome Bug Labs ha infatti presentato un prodotto che potrebbe competere, sotto certi punti di vista, con gli arcinoti mattoncini colorati.
Il prodotto è costituito da un modulo centrale chiamato BUGbase ( specifiche tecniche ) ed una serie di moduli addizionali, in grado di offrire ulteriori funzionalità: mini monitor LCD, sensori di movimento, fotocamere digitali, GPS, touchscreen, tastiere, speaker e qualsiasi altro modulo che la comunità sia in grado di progettare.
Continua a leggere: BUG: moduli hardware come mattoncini Lego