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OpenStudy connette gli studenti del programma OpenCourseWare

pubblicato da Federico Moretti

OpenStudySì, l’ennesimo social network: più di qualcuno sobbalzerà sulla sedia. Tuttavia, rispetto alle tante piattaforme di dubbia utilità, OpenStudy ha uno scopo preciso: connettere gli studenti che partecipano all’OpenCourseWare da tutto il mondo. Un motivo per tenerlo in considerazione.

Si era accennato al programma del MIT parlando delle open educational resource citate da Hal Plotkin in Free to Learn. OCW è il modello cui, secondo Plotkin, ci si dovrebbe ispirare per un libero accesso all’educazione. OpenStudy intende supplire alle evidenti carenze sociali di OCW.

OpenCourseWare è una piattaforma di e-learning completa, ma non prevede l’interazione tra diversi membri di uno stesso corso. OpenStudy (cui si può accedere da Facebook) dà la possibilità di conoscere altri studenti del proprio corso: suddivisi in gruppi d’interesse, gli studenti possono dialogare in lingua inglese o, cinese.

Via | ReadWriteWeb

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Hal Plotkin ha scritto Free to Learn, una guida per l'educazione libera

pubblicato da Federico Moretti

Free to LearnFree to Learn è idealmente il seguito di Free Culture, l’opera del 2004 di Lawrence Lessig su cultura digitale e proprietà intellettuale. Analizzata la situazione de facto, è tempo di passare all’azione: Hal Plotkin (autore dell’e-book) introduce e cerca di spiegare il concetto di Open Educational Resources (OER) rivolgendosi agli educatori. L’intento è quello di sensibilizzare all’uso di strumenti liberi per l’istruzione con o, senza l’appoggio delle istituzioni scolastiche e accademiche. Ciò è teso ad aumentare le possibilità d’apprendimento, riducendo i costi a carico di insegnanti e studenti. In Italia si tradurrebbe anche in una esplicita campagna di boicottaggio al monopolio della cultura imposto dall’editoria per l’istruzione.

Le OER sono risorse culturali disponibili come pubblico dominio, oppure rilasciate sotto licenze permissive che ne consentono la libera modifica e distribuzione attraverso i canali più disparati. Il riferimento a Creative Commons, ecc. è tutt’altro che sottinteso. Le argomentazioni di Plotkin non si limitano certo alla riduzione dei costi: il notevole vantaggio delle OER consiste piuttosto nella crescita di ricerca e sviluppo offerto dalla scrittura collaborativa. Una contraddizione evidente con le consuetudini editoriali che anche nel nostro Paese evidenziano i limiti dell’esclusività del diritto d’autore in ambito educativo. In alternativa al modello tradizionale, Plotkin cita il caso di OpenCourse Ware del MIT e lo propone come riferimento.

La scarsa attenzione delle istituzioni alle OER è dovuta a numerosi fattori. Non è soltanto una questione economica legata al mercato editoriale, ma anche un problema di consuetudini che i centri culturali faticano ad abbandonare. Traslando la situazione al caso italiano, le cosiddette “baronie” universitarie non sono granché inclini a riconoscere un rapporto paritario tra insegnante e discente per una crescita collettiva. Retaggio di un sistema gerarchico di ostacolo alla meritocrazia che il modello delle OER è destinato a sgretolare. La diffusione in rete delle scoperte scientifiche e la modifica collaborativa delle pubblicazioni divulgative è un’importante risorsa educativa di cui studenti, ricercatori e insegnanti non possono continuare a ignorare l’esistenza in eterno.

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