Il Secure Boot è «una nuova funzionalità» di UEFI, non un’invenzione di Microsoft, e perciò GRUB potrà essere in grado di supportarla. Sono le parole di Matthew Garret, sviluppatore di Red Hat, che ha sviluppato ampiamente l’argomento e spiegato perché non soltanto Linux non avrà problemi, ma potrà anche avvantaggiarsi della novità.
Il problema subentra col fatto che Microsoft è l’unica multinazionale in grado di condizionare i produttori per includere le proprie chiavi di cifratura nell’archivio di UEFI per il Secure Boot. In sostanza, la difficoltà nell’avvio di un altro sistema operativo non dipende né dal BIOS, né dal firmware: è una scelta dei produttori.
Soltanto i produttori possono decidere di bloccare la configurazione di UEFI per escludere la disabilitazione del Secure Boot e creare problemi a boot loader diversi da quello di Windows 8, l’unico attualmente compatibile con la nuova infrastruttura. Una scelta che in Europa sarebbe oggetto di “censura” dalla commissione antitrust.
Continua a leggere: Il supporto al Secure Boot di UEFI su GRUB è solo questione di tempo
Finalmente dopo alcuni mesi di sviluppo è arrivato GNU GRUB 1.99.
La novità principale di questa versione è la possibilità di fare il boot da partizioni con file system ZFS o BtrFS. Una notizia che farà sicuramente piacere a chi vive sulla cresta dell’onda e non vedeva l’ora di avere un sistema gestito direttamente su Btrfs, magari in attesa che i package manager inizino a sfruttare le funzionalità di snapshotting.
Per gli sviluppatori che utilizzano il linguaggio di scripting GRUB Script sarà interessante l’arrivo di cicli for e while e l’aggiunta di nuovi operatori logici. Per una lista completa di tutte le modifiche potete sfogliare l’elenco postato con l’annuncio nella mailing list.
Via | Gnu

Se avete una macchina in configurazione multiboot linux/windows ed utilizzate grub potreste incorrere in problemi in caso di aggiornamento del sistema operativo con le finestre.
Se volete mettere sul computer qualcosa di più recente di Vista SP1, l’aggiornamento farà tutti i controlli del caso, inizierà ad installare i nuovi file e solo verso la fine emetterà un errore generico prima di ripristinare la situazione originale.
Recentemente si è scoperto che il problema si presenta solo se è presente Grub come boot loader. L’ennesimo giochetto di microsoft per complicare la vita di quegli utenti che vogliono usare i due sistemi operativi e non sono ancora così pratici da tenersi una copia del master boot record da parte.
Probabilmente se dedicassero più tempo a correggere i loro problemi di sicurezza non avrebbero bisogno di questi trucchi.
Via | ZdNet
In perfetto orario secondo la roadmap ufficiale, Steve Langsek ha nelle scorse ore annunciato la resa disponibilità della prima ed unica beta release di Ubuntu 9.10 Karmic Koala.
Questa arriva come sempre in tutte le sue sotto-versioni: Desktop, Server, Netbook Remix ed ovviamente Kubuntu e Xubuntu. Nonostante manchi meno di un mese all’arrivo del rilascio finale, il lavoro da compiere è però ancora piuttosto lungo.
E’ richiesta infatti alla comunità una partecipazione attiva nella scoperta (e nella risoluzione) di nuovi bug soprattutto riguardanti il complesso GRUB-XSplash-gdm. Come vi abbiamo annunciato già qualche giorno fa, è proprio questo il settore su cui i programmatori hanno dedicato più impegno ma, come in tutte le cose nuove, c’è bisogno di un giusto periodo di collaudo.
Continua a leggere: Ubuntu Karmic Koala 9.10, rilasciata la versione Beta
Chiunque abbia un’installazione di Linux con qualche mese sulle spalle avrà aggiornato almeno una volta il sistema e probabilmente avrà, come minimo, due kernel Linux tra le voci del bootloader GRUB: molti utenti temono ( giustamente ) che mettendo mano al file di configurazione GRUB si possa rendere non avviabile il sistema e per questo motivo preferiscono lasciare inalterata la situazione.
Per risolvere questa situazione possiamo però ricorrere a QGRUBEditor, uno strumento che consente di visualizzare e modificare le opzioni di GRUB direttamente da un’interfaccia grafica ( scritta con le librerie QT ): le feature presenti sono numerose e la sua semplicità d’utilizzo lo rendono la soluzione perfetta per coloro che desiderino cambiare il comportamento di GRUB senza perdere tempo con il suo file di configurazione.
via | Linux.com

Due tra i tool più utili per il recupero e il backup di sistemi Linux (e non solo) uniti in un unico cd. Clonezilla-SysRescCD è un progetto opera di Spiros Georgaras che combina insieme il coltellino svizzero dei sysadmin SystemRescueCD e Clonezilla: insomma una vera e propria ancora di salvezza :)
Con la versione 1.3.0 sono state apportate alcune novità degne di nota tra cui: un nuovo splash screen per la scelta di quale tool lanciare e l’aggiunta di Super Grub Disk, ottimo strumento per avviare sistemi con problemi al boot.
Clonezilla-SysRescCD è disponibile come ISO pronta all’uso ma anche sotto forma di script che permettono la creazione di un’immagine personalizzata adatta alle proprie esigenze.
Download: create-clonezilla-sysresccd-1.3.0.tar.gz, immagine ISO
[Via | Freshmeat]
Nuova versione per StartUp Manager (SUM) una piccola grande utility per chi usa Debian o derivate come Ubuntu.
Grazie a questo software è possibile impostare moltissime opzioni di Grub: timeout prima di avviare, numero di kernel visualizzabili, kernel di default, password di protezione, creazione di una voce per lanciare memtest86+.
In più per i maniaci della personalizzazione con StartUp Manager si può intervenire sulla grafica di Grub.
Per chi ha ancora un drive floppy con SUM è anche possibile creare un dischetto di ripristino per avviare il sistema in caso di problemi con il kernel utilizzato.
La versione 1.9.8 è scaricabile da SourceForge.
[Via | GnomeFiles]

Tomé Vardasca, uno degli studenti accettati da Ubuntu per il Google Summer of Code (qui avevo parlato dei progetti scelti dal team Ubuntu), ha da poco aggiornato la sua creazione: Ubuntu Bootloader Manager.
Si tratta di un’applicazione che permette a chiunque di modificare i parametri di Grub scegliendo con semplicità l’ordine dei sistemi avviabili e anche l’aspetto grafico in fase di boot.
Con l’ultima release 0.82, Bootloader Manager ha subito un restyling per essere ancora più userfriendly e ha corretto alcuni bug.
Per ora l’unico modo per testare l’applicazione, ancora in fase alpha e dunque potenzialmente instabile, consiste nello scaricare i sorgenti attraverso il version control system Bazaar (qui un tutorial per l’utilizzo).
Ecco qualche screenshot tratto dal blog di Jordan Mantha.
[Via | Pensées de LaserJock]
Lubi, acronimo di Linux-based Ubuntu Installer, è un nuovo tool molto simile a Wubi (noto in precedenza con il nome di Ubuntu Windws Installer) ma funzionante su Linux. Ma a cosa serve? Basta dire che permette l’installazione di Ubuntu su un filesystem montato in loop e dunque non comporta alcuna modifica alle partizioni su disco.
L’installer pensa a tutto: basta scaricare il programma, installarlo e dare da console “lubi”. Lubi provvederà a scaricare la ISO di Ubuntu, creare l’immagine disco su cui effettuare l’installazione e aggiornare Grub presente sul sistema ospitante (host) con una entry per avviare Ubuntu.
Nel caso si voglia trasferire in un secondo momento Ubuntu su una partizione fisica su disco è possibile usare Loopmounted Virtual Partition Manager.
Lubi è stato testato sui seguenti sistemi host: Sabayon 3.3 32-bit, PCLinuxOS 2007 32-bit, openSUSE 10.2 32-bit, Gentoo 2007.0 32-bit, Fedora Core 6 32-bit, Debian Sid 32-bit, Ubuntu 6.10 Edgy 32-bit, Ubuntu 7.04 Feisty 32-bit, and Xubuntu 7.04 Feisty 32-bit.
[Via | SourceForge]

Avviare Linux e Windows a tutti i costi. Questo il compito di Super Grub Disk, tool molto utile in tutti i casi in cui ci si trovi a dover recuperare e rendere nuovamente avviabile un sistema che abbia il Master Boot Record danneggiato.
In pratica con Super Grub Disk si ha un disco con il boot loader Grub e una serie di menu che permettono di rendere attive le partizioni, avviare MBR, avviare un sistema installato caricando il file menu.lst dall’hard disk, ripristinare Grub sull’MBR, avviare da qualsiasi disco disponibile.
L’ultima versione rilasciata 0.9590 è scaricabile sotto forma di immagine per floppy disk o per cd-rom mentre per una lista delle feature rimando alla pagina di descrizione del progetto.
Multiboot è una specifica che definisce un protocollo fra i boot-loader ed i kernel dei sistemi operativi; il cuore di questa specifica ruota attorno all’idea di separare le funzioni di caricamento dal kernel, delegandole al boot-loader.
Questo approccio garantisce due vantaggi: il codice dei boot-loader è più snello ( dovendo solo conoscere un singolo protocollo di caricamento ) e lo sviluppo di un sistema operativo risulta semplificato ( perché la parte di caricamento viene delegata al boot-loader ); questo articolo ci illustra come NetBSD sia stato reso Multiboot-compliant, consentendo il boot del sistema direttamente da GRUB e, di conseguenza, rendendo più facile installare NetBSD accanto ad un sistema Linux.
[ via OSNews ]