Firebug – l’estensione per Firefox che consente il debug del codice sorgente delle pagine web – non ha bisogno di grandi presentazioni: si tratta di un plugin molto apprezzato da programmatori e designer e Google (ultimamente molto attenta a questo aspetto di internet) ha rilasciato un’integrazione che consente di valutare i tempi di caricamento delle singole pagine.
Page Speed è un’estensione per Firefox 3.5+ che può essere installata su Linux – anche con architetture a 64-bit – OS X e Windows, per il quale è disponibile anche un closure compiler opzionale. Rientra negli strumenti sperimentali di Google Webmaster Tools (è installabile anche dal proprio pannello d’amministrazione personale) e richiede Firebug 1.4.2 o, superiore.
Il plugin analizza diversi aspetti del codice tra cui l’impatto di JavaScript e CSS, la dimensione delle immagini, le tempistiche di risoluzione dei DNS e il peso dei cookie: i risultati dell’analisi – che sono comodamente esportabili – propongono soluzioni immediate come immagini e script compressi per salvare spazio e ottimizzare i tempi. Uno strumento che non può essere ignorato.
Si amplia l’offerta di strumenti (e di consigli) che Google mette a disposizione dei webmaster: questa volta è l’HTML injection a essere sotto accusa. Pare infatti che un nuovo metodo di SPAM sui siti web consista nell’inserimento di codice “maligno” nei sorgenti delle pagine — un aspetto non verificabile visualizzandone semplicemente il contenuto dal browser.
Una delle possibili soluzioni per identificare l’attacco – che comporterebbe l’esclusione del proprio sito dai principali motori di ricerca, per dirne una – arriva direttamente dai laboratori di Google: un’utility introdotta tra le funzioni sperimentali di Webmaster Tools consente di “vedere” la risposta che avrebbe Googlebot cercando di recuperare informazioni dal dato indirizzo.
Diversamente da quanto accadrebbe recuperando il sorgente di una pagina dalla funzionalità dei maggiori browser, questa feature (già disponibile pure nella localizzazione italiana di Google Webmaster Tools) mostra anche i tag che potrebbero risultare oscurati, consentendo di verificare se il proprio sito è stato attaccato: è sempre Google a suggerire una serie di possibili soluzioni, in caso di esito positivo.