Video Player Sample è un riproduttore multimediale d’esempio, realizzato da Google, pronto per essere integrato nelle proprie applicazioni. Rilasciato sotto licenza Apache 2.0, deriva dai player di 60 Minutes e RedBull.tv. Supporta tutti i formati più diffusi e una modalità fallback su Flash Player, un po’ come il frame di YouTube.
Oltre a fornire i sorgenti, Google ha inserito Video Player Sample sul Web Store per sfruttarne immediatamente le caratteristiche. Con qualunque browser supporti HTML5 è possibile provarne una demo: non è obbligatorio il browser di Google. Il vantaggio nell’utilizzo di Chrom* è la possibilità d’avvalersi delle notifiche sul desktop.
Personalizzare Video Player Sample è semplicissimo e, in ogni caso, può essere un ottimo punto di partenza — per creare delle applicazioni più complesse. Il codice è stato compilato coi Closure Tools di Google: l’archivio del programma include sia i binari, sia i sorgenti da compilare. Può essere utile consultare la documentazione.
Via | Google Open Source
Google Code ha cominciato a supportare nativamente Git tra i sistemi di Distributed Version Control System (DVCS) disponibili sulla propria piattaforma. L’aveva anticipato Chris Di Bona, parlando di Android e del futuro del desktop di Linux. Non ci sono ancora comunicati ufficiali, però Git è utilizzabile registrando nuovi progetti.
Git s’aggiunge così a Subversion e Mercurial tra le opzioni disponibili su Google Code. Il supporto è già approdato anche su Eclipse Labs, la piattaforma promossa da Google ed Eclipse Foundation per i progetti sviluppati con Eclipse. Nonostante l’assenza d’annunci ufficiali, sono state redatte le domande più frequenti sul supporto.
L’utilizzo di Git prevede 4Gb di spazio come tutti gli altri DVCS, tuttavia il limite per ogni invio di codice è a 500Mb e Google sostiene di volerlo aumentare in futuro. Per sfruttare Git nel proprio repository, occorre installare la versione 1.6.6 o superiore del DVCS. Google Code potrebbe avere scelto Git per contrastare GitHub.
Via | The H Online
GitHub si è affermato come l’hosting di progetti open source più apprezzato, superando sia SourceForge, sia Google Code. È il risultato di due studi: il primo di Black Software e il secondo di RedMonk. Le statistiche si riferiscono al periodo tra gennaio e maggio di quest’anno, sulla base dei commit ricevuti dalle varie piattaforme.
Secondo la ricerca di Black Duck, GitHub ha ricevuto il 54% dei commit (oltre un milione), SourceForge il 30% (600.000 circa) e Google Code il 14% (attorno ai 280.000). CodePlex di Microsoft è sotto i 50.000 commit col 2% del totale. GitHub supera quindi il doppio dell’attività di tutti gli altri hosting messi insieme, per il 2011.
Il linguaggio più utilizzato su GitHub è Ruby, nonostante C++ guidi la classifica generale davanti a Java e Python. C Sharp è ovviamente il più sfruttato su CodePlex, tuttavia la percentuale dei commit su GitHub è di poco inferiore a quella del portale di Microsoft. Stephen O’Grady di RedMonk sottolinea come Perl sia il meno usato.
Via | ReadWriteWeb
Che siano le imminenti ferie natalizie o, che abbia qualcosa da farsi perdonare… Google è in vena di regali. Questa volta non si tratta dell’Apache Software Foundation (ASF), bensì di Eclipse. WindowBuilder Pro è un componente della suite di sviluppo per Java che Google Code ha realizzato con l’acquisto di Instantiations: al pari degli altri componenti è stato ridistribuito in seguito come open source.
Una soluzione che non ha convinto appieno Google, tanto che nella tarda serata di ieri è arrivato l’annuncio di una donazione all’Eclipse Foundation. Insieme a WindowBuilder il passaggio riguarda CodePro Profiler, uno strumento d’analisi che è stato subito proposto come Runtime Analysis Tools (RAT). Bisogna sottolineare che Google ha sempre raccomandato Eclipse per lo sviluppo dei progetti su Java.
Larga parte di questi progetti è legata ad Android. Questa potrebbe essere la ragione principale della captatio benevolentiæ nei confronti dell’Eclipse Foundation. Volendo azzardare delle ipotesi, può darsi che Google stia cercando alleati illustri nello scontro con Oracle su Java. Il rapporto con l’ASF è già stato consolidato pochi giorni fa con Apache Extras. Che Eclipse Foundation sia la prossima?
Via | Google Code
Il sodalizio tra Google e l’Apache Software Foundation (ASF) continua: dopo l’esodo di Apache dalla Java Community Process, arriva una piattaforma di hosting. Google non ha mai nascosto l’affinità con Apache, tanto da trasferire Wave ad ASF e condividere le specifiche di OpenSocial. Ora Google Code permette di ospitare i progetti su un nuovo dominio, apache-extras.org, che propone la filosofia di Apache.
Di cosa si tratta, nello specifico? Anzitutto, è un database che indicizza i progetti di Google Code legati ad Apache sfruttando un sistema di etichette o, label: essendo stato lanciato poche ore fa molte risultano ancora “vuote”. Il senso è quello di dare al software sviluppato per i componenti di Apache i servizi di Google. Non si tratta di progetti ufficiali dell’ASF e non potrebbero andare su Apache Incubator.
Come previsto da Google Code, non può essere utilizzato Git poiché i Distributed Version Control System (DVCS) attivi sono Subversion e Mercurial. Un’opportunità di Apache Extras è quella di eleggere i progetti più promettenti a ufficiali dell’ASF: perché ciò sia possibile, questi devono rispettare parametri che non sono previsti in generale. Ad esempio essere rilasciati con licenza Apache 2.0 o, compatibile.
Via | Google Code

In aprile, Haiku aveva dichiarato la propria adesione alla GSoC 2010 dichiarando di fatto conclusa l’esperienza di Code Drive. La Summer of Code di Google si è conclusa ed è tempo di bilanci. Purtroppo il porting del sistema a 64-bit non è stato ancora concluso, ma era previsto che lo sviluppo dovesse continuare oltre l’estate. Gli altri obiettivi sono stati raggiunti.
Primo fra tutti il supporto alla connettività IPv6: questo non è ancora presente nelle immagini di Haiku OS in distribuzione, ma può essere recuperato dal repository su GitHub. Anche il file system Ext3 ha fatto grandi passi avanti. L’accesso in lettura è stabile e sono stati fatti dei progressi sul supporto in scrittura. Lo studente ha rivisto l’implementazione di BFS.
L’estensione delle funzionalità multimediali di Haiku ha avuto qualche intoppo burocratico, ma sono stati realizzati un add-on per i DVD e altri sotto-progetti per l’aggiunta dei plug-in e lo streaming. Gli ultimi studi hanno riguardato kit e API di sviluppo: entrambi sono progrediti nel corso dell’estate e come per il porting dovranno subire un processo più lungo.
Via | Google Open Source

Google ha annunciato che Google Code, il servizio di hosting per repository, ora supporterà qualsiasi licenza approvata da Open Source Initiative (OSI).
Inizialmente il numero di licenze supportate era piuttosto basso perché Big G ritiene che ci siano troppe licenze e troppo simili nel panorama open source e questo porta ad una frammentazione eccessiva. Dopo oltre 5 anni di attività è stato deciso di aprire le porte a tutte le licenze OSI per poter supportare anche progetti che utilizzano licenze che hanno scopi particolari come la AGPL.
Solo i repository di codice rilasciato sotto pubblico dominio saranno vagliati uno alla volta per i problemi legali che possono insorgere in alcuni paesi come spiegato nelle FAQ. Chi apre un nuovo progetto potrà scegliere “other open source” ed indicare poi la licenza che intende usare.
Via | GoogleCodeBlog
Alembic è un nuovo meta-formato open source sviluppato da Sony Pictures e Industrial Light & Magic (ILM) per l’animazione. La definizione di «meta-formato» è la più adatta, nella circostanza, perché Alembic non intende essere un progetto orientato alla riproduzione da parte degli utenti finali. Al contrario, si tratta di un “contenitore” per animazioni in post-produzione che richiedono l’esportazione in uno dei comuni formati già esistenti.
Se vogliamo Alembic è paragonabile al .PSD di Photoshop, ma concepito almeno inizialmente per funzionare con ImageWorks. Un prodotto professionale per specialisti del compositing e del cinema d’animazione. Diversamente da quanto predisposto da Adobe per il suo formato, Alembic è distribuito sotto licenza New BSD e ospitato da Google Code. Una scelta apprezzabile che potrebbe determinare il successo del progetto ad alti livelli.
Per avere un’idea della complessità delle animazioni gestibili con Alembic basta pensare che ImageWorks ha coadiuvato la post-produzione di film in 3D come Alice in Wonderland (2010) di Tim Burton. È escluso perciò che Alembic possa attrarre l’interesse dei consumatori, mentre i professionisti conoscono bene le potenzialità di ImageWorks. Un’apertura, quella di Sony e ILM, destinata a fare proseliti illustri negli ambienti hollywoodiani.
Via | The H Online
Tra gli aspetti più “virtuosi” di Google ce n’è uno che apprezzo particolarmente: mi riferisco alla tendenza a rendere pubbliche le tecnologie e le soluzioni che vengono implementate in azienda per risolvere problemi comuni. In questo caso mi riferisco al web design e alle diverse risoluzioni cui vengono effettivamente visualizzati i siti internet.
Pare infatti che controllando la resa di alcune pagine (il riferimento ufficiale è a Google Earth, per quanto possa essere utile saperlo) Bruno Bowden – software engineer presso Mountain View – si sia reso conto che la maggior parte degli utenti, in base alle statistiche del motore di ricerca, non visualizzasse il pulsante di download posto troppo di lato.
Da qui è nata l’idea di predisporre un tool che mostrasse al volo le dimensioni (con le relative percentuali) di visualizzazione più comuni: Google Browser Size è sostanzialmente un iframe che si sovrappone all’indirizzo selezionato per evidenziare i limiti di una pagina alle varie risoluzioni — si badi che non tiene conto dei layout “liquidi” e riguarda ciò che è visibile senza scroll.
Nel panorama dei protocolli P2P si stanno facendo largo servizi come RapidShare (o, Megaupload): si tratta di file hoster “ibridi” che consentono la condivisione pressoché immediata di qualunque tipo di file. Si tratta generalmente di provider che forniscono spazio a titolo gratuito e/o a pagamento — mediante la sottoscrizione di un abbonamento.
La conseguenza diretta al loro successo è la crescita delle applicazioni che permettono d’interfacciarvisi: Slimrat – ospitato da Google Code – è appunto un download manager per RapidShare, Megaupload, Deposit Files, ecc. — scritto in Perl, può essere utilizzato sia da riga di comando che da GUI.
L’interfaccia grafica è in Gtk (il ché potrebbe richiedere eccessive dipendenze per l’uso su alcuni desktop environment) e l’aspetto più interessante riguarda lo sviluppo di plugin per il supporto di ulteriori piattaforme. I binari scaricabili non necessitano d’installazione e includono sia la CLI che la GUI.
Via | WebUpd8

Una feature dei CSS3 che sta prendendo piede è quella dei font incorporati, che riducono la necessità di ricorrere a immagini che inficiano parzialmente l’accessibilità del web e aumentano i tempi di caricamento delle singole pagine: abbiamo già visto come esistano degli archivi online per evitare il sovraccarico dello spazio sul proprio server/hosting, ma anche questi hanno dei limiti.
Essi dipendono dall’ostinazione di Microsoft nell’utilizzo del solo formato EOT per i font remoti su Internet Explorer — causando il ricorso a una sintassi non-standard per @font-face: esistono 2 alternative per ottenere il formato compatibile, che andrà aggiunto alle dichiarazioni già previste per OTF o, TTF.
La prima alternativa riguarda il metodo suggerito dalla stessa Microsoft e si attua scaricando e installando il software ufficiale per la conversione – chiamato WETF – che è proprietario e disponibile soltanto per Windows. Eventualmente, può essere fatto “girare” su Wine.
Continua a leggere: TTF2EOT converte i font TrueType per Internet Explorer
Google ha annunciato che i progetto ospitati su Google Code saranno abilitati all’uso di Mercurial (Hg).
Fino a ieri i progetti potevano utilizzare solamente Subversion. Le motivazioni della scelta li abbiamo già descritti, ma per ora solo alcuni progetti saranno invitati al test del nuovo supporto.
L’implementazione di Google per Mercurial utilizzerà il sistema distribuito BigTable per arrivare ad una maggiore scalabilità. Gli utenti di GoogleCode che vogliono ottenere un invito possono farne richiesta e seguire la documentazione per la conversione.
Via | GoogleCodeUpdate