Allan Day ha chiesto agli sviluppatori di parlare più spesso del lavoro su GNOME 3 e Jakub Steiner s’è adeguato, malvolentieri, intervenendo sulle icone. GNOME Shell (allo stesso modo di Unity) fa un largo uso del formato a 256×256 pixel, solitamente poco sfruttato, e ciò ha richiesto un lavoro di correzione sulle icone per Adwaita.
In realtà, non ha avuto molto da dire: Steiner si è limitato a ringraziare l’italiano Lapo Calamandrei per i fix alle icone del Tango Desktop Project e a una breve digressione sul formato. GNOME Shell impone una risoluzione più elevata rispetto al passato e questo si tradurrà in icone più accattivanti. Escludendo quella di Empathy.
Nel corso delle modifiche, Steiner e gli altri designer si sono chiesti come risolvere i problemi con le icone di terze parti: non tutti i programmi hanno un’icona basata sul tema di GNOME e raramente è disponibile il formato da 256×256 pixel. Per evitare di rendere irriconoscibili tali applicazioni, le icone resteranno “sgranate”.
Via | Jakub Steiner

Abbiamo conosciuto Luca Ferretti al recente Codemotion, dove ha tenuto un talk sui nuovi desktop Unity e Gnome 3 Shell, di cui vi invitiamo a sfogliare le slide nella seconda parte del post. Luca fa parte della community di Ubuntu, come traduttore e beta tester, e di quella di Gnome, dov’è coordinatore del team di traduzione e membro del release team. Con lui abbiamo provato a fare il punto sulle differenze fra i due progetti e sulle scelte compiute da Canonical, l’azienda che distribuisce Ubuntu e che ha creato Unity sulla base di Gnome 2.32.
Ad aprile usciranno Ubuntu 11.04 Oneiric OcelotNatty Narwhal con Unity per la prima volta anche sull’edizione desktop e Gnome 3 Shell.
Secondo te dovremmo mettere Shell su Ubuntu?
Io li proverei entrambi, hanno molti punti di contatto e molte divergenze per quanto riguarda impostazioni e paradigmi di utilizzo.
Quali sono le innovazioni dei nuovi desktop?
Shell è molto più diverso, ha completamente tagliato fuori il vecchio Gnome 2.x, mentre Unity per il momento è più un compromesso. Shell rivoluziona la gestione delle finestre e degli spazi di lavoro, con Unity hai invece una dock che non c’è in Shell. Entrambi sono orientati alle applicazioni più che alle finestre. Tutte e due stanno cercando di spingere sull’impianto delle notifiche.
Continua a leggere: Unity vs Gnome 3 Shell: ne parliamo con Luca Ferretti
Manish Sinha, con Seif Lotfy e Stefano Candori, è uno degli sviluppatori più attivi di Zeitgeist. In occasione del primo rilascio stabile delle Gtk+3, Sinha ha steso un’analisi approfondita su Zeitgeist e il rapporto con GNOME 3 e in particolare con GNOME Shell. Il rammarico è per GNOME Activity Journal, rifiutato dal team di GNOME.
Anzitutto, Sinha tiene a precisare che Zeitgeist non è uno strumento di ricerca. È in primo luogo un logger delle attività: le funzioni per la ricerca sono strumentali a questa caratteristica principale. Zeitgeist sarà parte integrante di GNOME 3, ma non è un progetto di GNOME. L’integrazione con GNOME Shell è a cura di Seif Lotfy.
L’ultima parte dell’intervento di Sinha riguarda la struttura di Zeitgeist (e GNOME Activity Journal) dal punto di vista tecnico. Lo storage è provvisto da Python ed SQLite: non tutti gli eventi di sistema sono registrati. L’introduzione dei Data Providers permette di estendere il logging ad altre applicazioni con l’uso dei plugin.
Via | Manish Sinha
Gli sviluppatori di GNOME hanno rilasciato ufficialmente il toolkit delle Gtk+ 3.0 nella prima serata di ieri. Sono molte le novità presentate, in attesa della prossima implementazione su GNOME3: spicca il supporto a XInput 2.1, con l’utilizzo dei dispositivi di input per il multi-touch, grazie al lavoro di Carlos Garnacho (Lanedo).
Benjamin Otte (Red Hat) ha contribuito alla scrittura delle GDK: eliminate le API obsolete di X11, le librerie dipendono esclusivamente da Cairo. Colin Walters (Red Hat) e Ryan Lortie (Codethink) hanno contribuito a GtkApplication e all’integrazione di D-Bus per GIO. Le GDK ora supportano multipli backend con un’unica compilazione.
Tristan Van Berkom (Openismus) si è occupato delle geometrie, mentre Javier Jardón ha ripulito il codice e la documentazione. Questi i maggiori contributori al rilascio delle Gtk+3, riconosciuti dalla comunità per lo sviluppo di GNOME. Le Gtk supportano pienamente i CSS come le Qt per la scrittura di temi grafici dedicati a GNOME3.
Via | Gtk+
Spicca una fascetta con la dicitura «alpha software» sul sito ufficiale di GNOME 3, che è stato inaugurato nel tardo pomeriggio di ieri. E, del resto, non potrebbe essere altrimenti: abbiamo parlato spesso dei progressi (e dei limiti) nello sviluppo di GNOME Shell. La scelta di creare un sito dedicato esclusivamente a GNOME 3 può essere vincente, però non cancella i tanti dubbi su Mutter e gli altri componenti.
Nei prossimi giorni sarà spiegato come provare GNOME 3 grazie a delle immagini USB che saranno predisposte prima del rilascio di aprile. Per il momento, il metodo consigliato resta quello di compilare il desktop con JHBuild: ancora meglio se si sfrutta il LiveCD per Fedora 15. Alcune delle domande più frequenti su GNOME 3 sono state spostate sul nuovo sito, eccetto quelle sul rapporto con C Sharp.
Se volete avere un’anteprima di GNOME Shell, il nuovo sito non è ancora il luogo più adatto. Gli screenshot sono pochi e non sono stati inseriti i video registrati dagli sviluppatori nel corso delle loro prove. La nuova piattaforma è soltanto un’idea della divisione per il marketing di GNOME, come già successo a LibreOffice un mesetto fa. Un trend positivo, che tuttavia non ha un grande interesse tecnico.
Via | Allan Day
Se avete provato GNOME Shell su Fedora 15 e non siete rimasti granché entusiasti dei risultati, l’onnipresente Adam Williamson offre una parziale soluzione. Impegnato a portare Unity sulla distribuzione di Red Hat, Williamson ha realizzato dei pacchetti di Compiz 0.9.2.1 per la rawhide di Fedora. Un’opportunità per sostituire il compositing di Mutter, che forse è il lato peggiore della prossima versione di GNOME.
La querelle su Unity contro GNOME Shell non si esaurirà mai: larga parte del dibattito si potrebbe ridurre al gusto individuale, senza creare polemiche fini a se stesse. Eppure – anche se offrire una posizione obiettiva è impossibile – il compositor di Mutter non regge il confronto con Compiz. Lo stesso valeva per Metacity e GNOME fino alla 2.32: se non fosse stato scritto in Qt, potremmo al massimo paragonarlo a Unity 2D.
Il discorso su altri componenti di GNOME 3 (che peraltro sono già presenti in Ubuntu/Natty) è diverso: da Nautilus a Evolution, passando per GNOME Symbolic, le soluzioni oggettivamente intriganti si sprecano. Sull’eye-candy le critiche sono più legittime e il repository creato da Williamson aiuta a ottenere un desktop migliore. Senza dimenticare che sia Fedora 15, sia GNOME Shell sono lontani dall’essere completi.
Via | Adam Williamson
Mancano ancora due mesi al rilascio di GNOME 3… ammesso che non ci siano ulteriori rinvii sulla tabella di marcia che è stata programmata. Ieri sera è stata pubblicata la versione di sviluppo 2.91.5, sulla quale dovrebbero basarsi le imminenti Beta e Release Candidate (RC): appena mercoledì ha completato con successo la sua prima creazione il LiveCD di Fedora 15, una distribuzione che userà GNOME com’è predefinito.
Quale migliore occasione per provare gli ultimi aggiornamenti a GNOME Shell, Mutter e Adwaita (il tema di GNOME 3)? GNOME Shell è già l’interfaccia di default per il desktop di Fedora 15, nonostante la guida reciti GNOME 2.32.0. Trattandosi di un LiveCD – che però supera la dimensione media del supporto ottico – è preferibile evitare l’uso di una macchina virtuale: la prova non darebbe dei risultati soddisfacenti.
A costo di essere ripetitivo, GNOME Shell è sempre più simile a Unity. Il nuovo tema è l’unica novità davvero originale, perché le notifiche riprendono Notify OSD di Canonical — come pure le icone monocromatiche del pannello. Per essere pignoli, sullo stesso sistema di prova Compiz e Unity risultano più rapidi in una virtual machine di GNOME Shell con Mutter da DVD. Entrambe le interfacce sono sperimentali.
Via | Adam Williamson

Forse GNOME Shell non apparirà mai nei repository di Ubuntu, ma ciò non significa che il lavoro degli sviluppatori ne esca sminuito. Peraltro Natty Narwhal include sia Nautilus, sia Mutter derivati da GNOME 2.95 (il branch sperimentale di GNOME 3). Così qualunque distribuzione – salvo improbabili scelte alternative – che includa GNOME avrà Nautilus, il file manager predefinito. È un Italiano, Cosimo Cecchi, a rinnovare l’attenzione su Nautilus 3.0: Allan Day ha raccolto l’invito pubblicando i risultati del lavoro coordinato con Cecchi.
Via | Allan Day
Non sarebbe la prima volta che un progetto open source ottiene delle modifiche in base ai “suggerimenti” proposti da un fork. Unity, se vogliamo, è qualcosa di più nei confronti di GNOME: è un indirizzo che diverge completamente da quello del desktop nella scelta del window manager. Un indirizzo che dopo Ubuntu potrebbe coinvolgere anche Fedora, ma non negli stessi termini stabiliti da Canonical.
L’ipotesi di Unity su Fedora 15 è partita da Adam Williamson, che ha pubblicato due richieste di revisione ricevute sul bug tracker di Red Hat per libindicator e dee. Fedora non utilizza gli indicatori di Ubuntu e le richieste si ricollegano a un colloquio in cui è stato chiesto a Williamson di fornire codice compatibile col ramo sperimentale di Compiz per Fedora 15. Difficile che sarà la scelta predefinita.
Nel frattempo, le modifiche di Müllner e il restyling di Steiner sono stati accettati come layout ufficiale di GNOME Shell. È indiscutibile la grande somiglianza tra le due soluzioni (gli screenshot nel collegamento su WebUpd8 si riferiscono all’integrazione di Zeitgeist). La differenza tra Unity e GNOME Shell sarà nell’uso di Compiz al posto di Mutter, che Ubuntu 11.04 però deve installare come dipendenza.
Via | Adam Williamson

Quando si parla del futuro di GNOME ci si concentra principalmente sulla shell che costituirà l’interfaccia-utente predefinita. Eppure, gli aspetti che si accingono a cambiare sono molteplici: una delle novità più interessanti riguarda Evolution, il client di posta predefinito di GNOME (che era stato concepito da Novell). Chissà che non ritorni a essere usato.
Evolution, benché componga una parte essenziale del desktop, viene spesso accantonato in favore di altre soluzioni meno invasive. Se Evolution Data Server (EDS) non può essere rimpiazzato, per la lettura delle e-mail molti preferiscono programmi più leggeri. Il lavoro di Allan Day e Jakub Steiner sull’interfaccia dell’applicazione è piuttosto convincente.
Non solo Evolution sarà esteticamente più accattivante, ma sarà introdotto un sistema di conversazioni ad albero che riprende un po’ quel Wave che Google ha ceduto ad Apache. Qui sopra potete vederne un’anteprima col nuovo tema di GNOME 2.91. Se gli sviluppatori riusciranno a renderlo pure efficiente, Evolution tornerà a essere davvero appetibile.
Via | Allan Day

I progressi allo sviluppo di GNOME Shell stanno evidenziando qualcosa di paradossale. Mark Shuttleworth ha scelto d’appoggiare lo sviluppo di «una shell per GNOME» (Unity) che fosse alternativa ai piani ufficiali di GNOME 3. Piaccia o, meno è l’indirizzo di Ubuntu. Più strano è che gli ultimi mockup di GNOME Shell sembrano percorrere la stessa direzione del fork. Prima il progetto di Florian Müllner, ora l’aggiustamento di Jakub Steiner: è cambiato il modo di passare da un desktop virtuale all’altro… e somiglia molto al metodo di Compiz.
Via | Jakub Steiner

Se non si trattasse di uno screenshot di GNOME Shell, sembrerebbe quasi Unity su Ubuntu/Natty (di cui girano alcune immagini in questi giorni). Le analogie sono evidenti e, per essere precisi, il progetto di Florial Müllner era apparso prima che Canonical predisponesse il noto fork di GNOME. Si tratta di quell’overview-relayout proposto per aggiustare l’ergonomia di GNOME 3.
Gli elementi del futuro desktop environment ci sono più o, meno tutti. Nella tray sono visibili le icone di GNOME Symbolic alternative a Ubuntu Mono (mi riferisco al tema, non al linguaggio su .NET), la disposizione delle finestre ricorda un plugin di Compiz e se la dock fosse estesa a tutta l’altezza dello schermo le differenze grafiche con Unity sarebbero minimali. Resta tutto nel codice.
Müllner ha aggiunto il Dash Drag’n'Drop (DND) alla dock, una funzionalità mutuata da Avant Window Navigator e già presente in Unity. Si possono notare anche il nuovo tema di GNOME 3 e lo switch tra desktop virtuali. È in fase di revisione per il bug tracking e dovrebbe diventare realtà nei prossimi mesi. Escluso il dibattito tra Compiz e Mutter il bisogno di un fork è ridimensionato.
Via | Florian Müllner