GNOME Games è una selezione di quindici titoli di rapida fruizione per il desktop. Spesso “emarginati” dalle distribuzioni, questi videogiochi hanno fatto il loro tempo: ne è convinto Robert Ancell ed è difficile dargli torto. Tant’è che in progetto per GNOME 3 c’è una riduzione a cinque otto e una riscrittura in Vala. Sarà sufficiente?
GNOME Shell accoglierà soltanto Chess, Five or More, Mines, Tetravex, Iagno, Mahjongg, Sudoku e Swell Foop. Tra questi, Chess e Iagno offrono la possibilità di giocare in rete. Il rinnovamento dei giochi non si limita al linguaggio di programmazione: ovviamente, l’interfaccia sarà realizzata in Gtk+3 e sono in cantiere nuovi elementi grafici.
Ancell parla di «modernizzazione», ma nella selezione di GNOME Games compaiono dei titoli piuttosto datati. Alcuni sono dei classici, come Chess e Mahjongg. Tuttavia, la mia sensazione è che il progetto potesse tranquillamente essere archiviato: nessuno ne avrebbe fatto un dramma e le energie potrebbero servire ad altri componenti.
Via | Robert Ancell
Nautilus 3.x ha rimosso dal menù contestuale di GNOME la possibilità d’aggiungere gli emblemi personalizzati su documenti e cartelle: era una caratteristica importante del file manager e l’esclusione ha suscitato diverse critiche. La possibilità d’associare dei simboli agli elementi di Nautilus è ancora prevista, però è “nascosta”.
L’impostazione degli emblemi è deputata a libnautilus-extension e GVfs. Quindi, Andrei Alin ha pubblicato una semplice guida per reinserire l’opzione nel menù di GNOME. Si tratta d’installare un’estensione, scritta con Python 3, che utilizza le caratteristiche del desktop per riattivare la scheda relativa ai simboli su Nautilus 3.x.
L’estensione funziona anche con Unity su Ubuntu/Oneiric, ovviamente: l’unico problema risiede nel fatto che Nautilus 3.x non prevede la creazione della cartella predefinita degli emblemi. Quest’ultima dev’essere creata ex novo e “popolata” dalle icone che s’intendono associare agli elementi. La dimensione standard è di 48×48 pixel.
Via | WebUpd8

Recentemente è stata rilasciata la versione 3.1.91.1 di Gnome Shell, che oltre ad aver corretto un gran numero di bugs, ha introdotto una nuova feature: un plugin per il browser, chiamato SweetTooth che permetterà l’installazione delle estensioni per Gnome Shell direttamente dal sito extensions.gnome.org, ad ora inattivo.
Sarà quindi possibile scaricare, installare, rimuovere, abilitare, disabilitare e disinstallare le estensioni grazie all’ausilio di SweetTooth, che inizialmente dovrebbe supportare Mozilla Firefox e non Epiphany, come si era ipotizzato, anche se non abbiamo ancora riscontri ufficiali.
Il progetto, supporterà due tipi di estensioni, quelle ufficiali, create dal team Gnome e quelle “unofficial”, entrambe verranno distribuite tramite il portale extensions.gnome.org. Dopo il salto un interessante video che ci mostra il funzionamento del progetto.
Continua a leggere: Gnome Shell 3.1.91.1 introduce l'installazione "One Click" per le estensioni!
Opera Next 12.00-1065, cioè il canale di sviluppo del browser, introduce il supporto sperimentale alle librerie Gtk+3 e in particolare ad Adwaita, il tema predefinito di GNOME 3.1. L’obiettivo è quello di migliorare l’integrazione di Opera con GNOME Shell e i risultati sono già abbastanza soddisfacenti, per il menù delle preferenze.
Sempre citando il menù, tuttavia, Opera Next non sembra “digerire” molto il compositing di Mutter. Con tutte le attenuanti del caso, trattandosi di una versione sperimentale, sono molti gli artefatti generati passando da una tendina all’altra. Un’attenuante è lo stato almeno altrettanto instabile del window manager su GNOME 3.1.91.
A prescindere dallo stato dell’arte del porting, Opera è il primo dei browser più diffusi a considerare il passaggio alle Gtk+3: Mozilla è al lavoro sulle patch da prima dell’uscita di GNOME Shell mentre Google non sembra ancora interessata all’aggiornamento. Epiphany resta l’unico browser a mostrare una certa maturità sulle Gtk+3.
Via | Opera

GNOME 3.1.4 è una versione di sviluppo per la 3.2, prevista entro il prossimo 28 settembre: rilasciato ieri, avvicina a una novità sostanziale nella gestione dei documenti. Le anteprime dei file acquisiranno un ruolo fondamentale, in Nautilus, riprendendo le interfacce di applicazioni desktop e web (come iTunes oppure Google Music).
Gli sforzi degli sviluppatori si stanno concentrando sopratutto sulle cartelle-utente per evolvere il concetto di shell per il desktop: la directory per memorizzare la musica presenta le novità più evidenti, trasformandosi in un player piuttosto completo. Mostrerà le copertine e i dati ID3v2 in evidenza la riproduzione degli album.
Inoltre, i documenti per l’ufficio dovrebbero essere modificabili da un’interfaccia alla Google Docs. Per quanto riguarda le immagini, Eyes of GNOME potrebbe essere integrato a tutto schermo in Nautilus. Nel frattempo è stata aggiunta la gestione degli archivi rimovibili dall’area di notifica e reintrodotta la tastiera sul monitor.
Via | The H Online
Zeitgeist propone un altro passo avanti nell’integrazione con GNOME Shell. Sviluppato su Ubuntu e Unity, Zeitgeist progredisce nell’interfaccia predefinita di GNOME: questa volta è stata predisposta l’integrazione con Meta-Tracker, il sistema di ricerca e indicizzazione per il desktop. Non sono state apportate modifiche a Zeitgeist.
La semplice estensione realizzata può funzionare con qualsiasi interfaccia per il desktop: sia Unity, sia GNOME Shell. Lo script è in Python e non interagisce direttamente con le librerie grafiche. Basta scaricarlo e spostarlo nel percorso dove risiedono le estensioni di Zeitgeist. Per Ubuntu è ~/.local/share/zeitgeist/extensions/.
Oltre a Meta-Tracker e Zeitgeist, sul sistema devono essere presenti dei logger, affinché possa avvenire l’indicizzazione degli eventi. Ubuntu ne prevede alcuni sui propri repository, mentre per tutti gli altri i sorgenti si trovano su Launchpad. È necessario riavviare sia Meta-Tracker, sia Zeitgeist perché l’integrazione funzioni.
Via | Seif Lotfy

Hamster ha finalmente trovato la propria collocazione su GNOME Shell. L’applet per il calcolo del tempo da dedicare ai vari task tornerà installabile a partire da GNOME 3.2.0 come previsto dagli sviluppatori. Inaccessibile dall’uscita di GNOME Shell, è stata “riposizionata” sul pannello di GNOME: sposterà il calendario sulla destra.
Jānis Jansons aveva concepito un mockup di Hamster, trasformando l’applet in un’icona nella tray: gli sviluppatori di GNOME hanno optato per una soluzione diversa. Quando Hamster è attiva, il calendario (e quindi l’orologio) si sposta sulla destra per lasciarle spazio al centro. Chiudendola, il pannello ritorna all’aspetto normale.
In un primo momento, Hamster doveva essere posizionata direttamente sulla destra del monitor: l’opzione centrale è stata scelta a seguito di un breve sondaggio tra gli utenti. Hamster può essere installata come indicatore per Unity, grazie al progetto di Alberto Milone. Le modifiche all’applet sono, invece, opera di Jérôme Oufella.
Immagine | Toms Bauģis (via Flickr)
GNOME Color Manager è approdato alla versione 3.1, la prima dopo il rilascio di GNOME3. L’aspetto più interessante riguarda l’integrazione di colord, il demone di Richard Hughes per la gestione dei profili di colore che supporta anche CUPS e SANE. L’intera infrastruttura sarà pronta entro l’autunno con la disponibilità di GNOME 3.2.
L’obiettivo è quello d’uniformare la gestione dei dispositivi di input e output che s’occupano della stampa (anche a video, attraverso il monitor) e della “scannerizzazione” dei documenti. Ormai GNOME Color Manager e colord s’aggiornano insieme, segno della convergenza tra i due progetti. Entrambi dipendono da GNOME Control Center.
Rispetto al primo rilascio di colord, che costringeva alla compilazione del codice, un modo semplice per utilizzare subito il demone su GNOME 3/Shell è quello d’installare Fedora 15 Beta. La distribuzione della comunità di Red Hat supporta già l’ultima versione di GNOME Color Manager, con l’integrazione di colord e tutte le novità.
Via | Libre Graphics World
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Esattamente una settimana fa abbiamo parlato del progetto di Alberto Milone per integrare Hamster, l’applet di GNOME2, in AppIndicator su Ubuntu con Unity. Il problema resta GNOME3, perché GNOME Shell non prevede le applet di GNOME Panel, compatibili fino a GNOME 2.32.1: una soluzione sarebbe quella di “spostare” Hamster nella tray.
È la soluzione di Jānis Jansons, che sta lavorando all’esperimento su Arch Linux. La transizione non è poi così semplice, perché gli stessi sviluppatori di Hamster hanno escluso un’integrazione del programma prima di GNOME 3.2… proprio per studiare il problema del pannello. Lo script di Jansons è una modifica di quello di Milone.
Aggiornando Arch Linux a GNOME3, lo script di Jansons è risultato corrotto: la strada per ottenere Hamster funzionante su GNOME 3/Shell è ancora lunga. Jansons ha predisposto un workaround (temporaneo) per l’avvio di Hamster, tuttavia pensa di riscrivere completamente lo script. Quanto prima, hamster-tray dovrebbe approdare su AUR.
Via | Hamster
Ieri è stato il giorno di GNOME3 e le reazioni alla major release del desktop non si sono fatte attendere: in particolare, due di queste sono arrivate da chi non ne fa un utilizzo quotidiano. Cioè da Mark Shuttleworth per Canonical e Stephan Assmus per Haiku. È soprattutto il secondo a offrirne un’opinione molto “particolareggiata”.
Shuttleworth si è limitato, com’era prevedibile, ad augurare il proprio in bocca al lupo al team di GNOME: ha già fatto discutere l’espressione usata per descrivere il PPA su Launchpad di GNOME3. Shuttleworth ha sostenuto che «sarà un successo» per Ubuntu/Ocelot, senza dare neppure un link al repository. Le sue parole sono sincere.
È vero che Ubuntu 11.10 non avrà la sessione classica di GNOME né prevederà l’installazione di GNOME Shell. Tuttavia la prossima release di Canonical effettuerà lo switch definitivo alle Gtk+3 e larga parte del desktop si baserà sul lavoro degli sviluppatori di GNOME. In questo caso non c’è dell’ironia nelle parole di Shuttleworth.
Continua a leggere: Alcune reazioni a GNOME 3/Shell da parte di chi però non lo utilizza
Martedì scorso Alexander Larsson ha presentato l’utilizzo di monitor multipli con GNOME 3/Shell: gli sviluppatori sono al lavoro per correggere i difetti del desktop quando si utilizza una delle modalità per visualizzare i workspace su due o più schermi. Così Olivier Crête ha colto l’occasione per creare una patch dedicata al VSync.
Crête non aveva ancora provato GNOME Shell ed, entusiasta della nuova interfaccia, ha scoperto degli artefatti proprio in una delle situazioni d’utilizzo presentate da Larsson. Crête dispone di due monitor: il secondo di questi è un televisore da 50″ che sfrutta soprattutto per i filmati. Guardando un film, s’è accorto dei difetti.
In pratica, il VSync è impostato soltanto sul monitor principale e questo genera del tearing sul secondo schermo. I driver di nVidia permettono di scegliere su quale monitor attivare il VSync, a patto di modificare ogni volta la configurazione dal pannello. Perciò, Crête ha realizzato uno script per rendere l’operazione più rapida.
Via | Olivier Crête
Allan Day ha chiesto agli sviluppatori di parlare più spesso del lavoro su GNOME 3 e Jakub Steiner s’è adeguato, malvolentieri, intervenendo sulle icone. GNOME Shell (allo stesso modo di Unity) fa un largo uso del formato a 256×256 pixel, solitamente poco sfruttato, e ciò ha richiesto un lavoro di correzione sulle icone per Adwaita.
In realtà, non ha avuto molto da dire: Steiner si è limitato a ringraziare l’italiano Lapo Calamandrei per i fix alle icone del Tango Desktop Project e a una breve digressione sul formato. GNOME Shell impone una risoluzione più elevata rispetto al passato e questo si tradurrà in icone più accattivanti. Escludendo quella di Empathy.
Nel corso delle modifiche, Steiner e gli altri designer si sono chiesti come risolvere i problemi con le icone di terze parti: non tutti i programmi hanno un’icona basata sul tema di GNOME e raramente è disponibile il formato da 256×256 pixel. Per evitare di rendere irriconoscibili tali applicazioni, le icone resteranno “sgranate”.
Via | Jakub Steiner