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Tutti gli articoli con tag free software foundation

La Free Software Foundation: oscuriamoci contro la censura il 16 novembre

pubblicato da sigul

Mercoledì 16 novembre è stato scelto come il giorno per protestare contro la volontà degli States di oscurare i siti accusati di violazione di copyright. C’è pure un sito dedicato alla protesta: americancensorship.org. La Free Software Foundation ha annunciato ieri che parteciperà all’iniziativa, mostrando come potrebbe apparire l’homepage del proprio sito in caso venisse accusato di aver violato il diritto d’autore di chicchessia “da parte di compagnie che regolarmente manipolano le leggi del copyright per attaccare la libera espressione e la condivisione on line, valori fondamentali per la FSF”.

Ecco il testo della mail invita ieri dall’executive director John Sullivan per annunciare l’iniziativa.

Probabilmente hai sentito che gli Old Media stanno provando a far passare una legge che obblighi il governo Usa a creare una blacklist e censurare i siti che loro stessi accusano di violazioni del copyright. Il nome di questa legge è Stop Online Piracy Act (SOPA) alla Camera e PROTECT IP al Senato. Non ci sorprende che i gruppi che si stanno impegnando fortemente per togliere la libertà alla gente utilizzino analogie come stupro e saccheggio in un disegno di legge o termini come manipolazione della ‘proprietà intellettuale’ nell’altro”.

Non è la prima volta che disegni di legge simili vengono proposti. E non solo in Usa. Ne abbiamo avuto un assaggio anche in Italia: prima per iniziativa dell’Agcom e poi direttamente del governo. In entrambi i casi lo schema era simile: basta essere accusati di aver violato il diritto di qualcuno (da quel qualcuno stesso) per dover cancellare la pagina web incriminata (onde evitare multoni o di vedersi il sito oscurato) senza che a dirimere la questione fosse chiamato un giudice.

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GNU PDF non è più una delle priorità per la Free Software Foundation

pubblicato da Federico Moretti

GNU PDFGNU PDF è stato declassato dalla classifica delle priorità tra le applicazioni sviluppate per la Free Software Foundation: libpoppler, supportando lo standard ISO 32000-1, ha reso GNU PDF un progetto facoltativo. Rispetto al 2007, quando è stato concepito, i visualizzatori di documenti hanno integrato tutte le funzionalità previste.

La FSF Europe continuerà a mantenere una lista di viewer liberi per il formato PDF su Linux, Windows e Mac OS X. GNU PDF in sé non subirà una chiusura definitiva. Soltanto, gli investimenti sul progetto saranno dirottati su altre applicazioni ritenute più urgenti. Un elenco di programmi che è ancora piuttosto lungo, a dire il vero.

Tra le applicazioni prioritarie, per la FSF, alla prima posizione c’è Gnash: l’alternativa a Flash Player. Il riproduttore per la Rich Internet Application (RIA) di Adobe non ha mai raggiunto un livello soddisfacente. Coreboot, in sostituzione al BIOS, è in seconda posizione e alla terza è previsto un programma alternativo a Skype.

Via | Free Software Foundation

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Richard Stallman sostiene che Steve Jobs fosse «defective by design»

pubblicato da Federico Moretti

Richard Stallman (di Maurizio Scorianz)Richard Stallman non ha esitato a intervenire sul decesso di Steve Jobs utilizzando parole tanto dure nella forma, quanto deboli nel significato. Stallman ha “preso in prestito” le parole che Harold Washington utilizzò per commentare la morte di Richard Daley: «non sono contento che sia morto, ma sono contento che se ne sia andato».

Daley era un politico statunitense: non è mai stato condannato, tuttavia guidava un establishment di amministratori corrotti dal crimine organizzato. È doveroso sottolinearlo per comprendere il parallelo effettuato da Stallman tra Daley e Jobs. È difficile dissentire, se si considera Jobs il simbolo di Apple negli ultimi vent’anni.

Eppure, per quanto in sintonia con larga parte della comunità, le dichiarazioni di Stallman non portano guadagni alla causa del free software. Al contrario, rischiano di danneggiare le legittime campagne di boicottaggio nei confronti dei prodotti di Apple. Ha ragione chi sostiene che «il free software ha bisogno di una nuova voce»?

Fotografia | Maurizio Scorianz

Richard Stallman è ospite del The Guardian, per “condannare” Android

pubblicato da Federico Moretti

Android RobotRichard Stallman ha avuto la possibilità d’intervenire sul The Guardian, nell’edizione online britannica, per esporre la propria tesi nei riguardi di Android e l’“apertura” del sistema operativo di Google per il settore mobile. Una tesi tutt’altro che nuova per la comunità open source con qualche dettaglio in più rispetto al solito.

Qui Stallman se l’è presa con la licenza di rilascio per Android 1.x e 2.x: si tratta di Apache 2.0, definita «una licenza permissiva e priva di copyleft». Niente di nuovo, se le dichiarazioni di Stallman non sembrassero un monito nei confronti di The Apache Foundation e un escamotage per riaccendere la querelle con Linus Torvalds.

A grandi linee, le responsabilità di Google subentrerebbero soltanto con Android/Honeycomb del quale non sono stati rilasciati neppure i sorgenti. Prima la “colpa” ricadrebbe piuttosto su Apache 2.0 (incompatibile con la GPLv2) e Torvalds perché contrario all’adozione della GPLv3 col kernel di Linux. Tutto per rilanciare Replicant?

Via | The Guardian

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La Free Software Foundation parla di Android per diffondere la GPLv3

pubblicato da Federico Moretti

GPLv3 - Free As In FreedomLa Free Software Foundation ha pubblicato un articolo sull’importanza di passare dalla GPLv2, rilasciata nel 1991, alla GPLv3. L’informativa cita esplicitamente il caso d’Android, nel “mirino” per l’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google. Tra le righe, si riaccende la polemica con Linus Torvalds sulla licenza di Linux.

Brett Smith è intervenuto per stimolare gli sviluppatori di Android ad aggiornare la licenza di rilascio delle proprie applicazioni, evitando il rischio della «terminazione», risolto nel passaggio alla GPLv3. La Free Software Foundation, infatti, non s’aspettava un tale successo della licenza e prevedeva una cessazione dei diritti.

In pratica, qualora si riscontrassero delle violazioni ai termini di rilascio, la GPLv2 autorizza un’azione legale solo nei confronti del creatore del software e non contro le terze parti responsabili della violazione. Oltre ad Android, il problema è del kernel di Linux, che ne condivide la licenza (eccetto i firmware proprietari).

Via | Free Software Foundation

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Free Software Foundation è con Creative Commons sul pubblico dominio

pubblicato da Federico Moretti

Creative Commons - CC0

Creative Commons ha appena esteso il concetto alla base del Public Domain Mark 1.0 con una licenza più appropriata: la CC0 è espressamente dedicata al rilascio di software. Ha già incassato il favore della Free Software Foundation che la consiglia per progetti di pubblico dominio in quanto è finalmente compatibile pure con la GPLv3.

È una novità importante per Creative Commons: finora l’organizzazione ha sconsigliato l’utilizzo delle licenze fornite per il software, proprio a causa dell’incompatibilità con altre licenze come la GPLv3. Grazie alla CC0, invece, la prospettiva cambia molto. Ad esempio tra i progetti più popolari sotto pubblico dominio c’è SQLite.

In realtà Creative Commons non aveva inizialmente concepito la CC0 per il software: si trattava “soltanto” di un passaggio obbligato per dare un maggiore rilievo agli strumenti per il pubblico dominio. Il target erano governi, istituzioni e artisti. È stata la Free Software Foundation a dare alla CC0 dignità per il software libero.

Via | Creative Commons

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Free Software Awards 2010

pubblicato da Lpt on fire!


La Free Software Foundation (FSF) ha annunciato i vincitori del premio Free Software Awards relativo all’anno 2010. Un riconoscimento che viene assegnato all’individuo ed al progetto che si sono maggiormente distinti nel progresso e sviluppo del software libero.

Quest’anno a vincere è stato l’hacker di lungo corso Rob Savoye che ha lavorato su molti progetti negli ultimi 20 anni. Ha contribuito con codice e patch a GCC, GDB, DejaGnu, Newlib, Libgloss, Cygwin, eCos, Expect e per finire ha collaborato con alcune importanti distribuzioni GNU/Linux e con il progetto One Laptop Per Child. Come se tutto questo non fosse già sufficiente ha anche fondato Open Media Now, una società senza fini di lucro con lo scopo di produrre un’infrastruttura per la gestione dei media digitali, dalla loro produzione alla loro condivisione.

Il nome di Rob, che non sarà conosciuto da tantissimi, si va ad aggiungere ad un elenco di personaggi prestigiosi che nelle edizioni degli ultimi 10 anni ha visto premiare anche Wietse Venema, Ted Ts’o, Andrew Tridgell, Theo de Raadt, Alan Cox, Lawrence Lessig e Guido van Rossum.

Il premio Award for Projects of Social Benefit va, invece, al progetto Tor, The Onion Routing project. Per chi non conoscesse ancora questo software si tratta di un sistema sviluppato per favorire l’anonimato online in modo che non sia possibile risalire ad informazioni che consentano di identificare un determinato utente. Lo scopo del progetto è quello di proteggere la libertà di parola, la privacy e la confidenzialità degli accordi commerciali.

Due premi. Moltissimi papabili candidati, ma se foste stati voi a decidere chi più era meritevole di questi riconoscimenti per l’anno da poco concluso a chi li avreste assegnati?

Via | FSF

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Microsoft interviene sulle licenze: non è contraria all'open source?

pubblicato da Federico Moretti

OSI - Approved LicenseNon si è fatta attendere la risposta di Microsoft alle accuse mosse riguardo l’esclusione delle applicazioni rilasciate sotto licenze open source da Windows Phone 7 e Xbox 360. Microsoft nega di avere escluso “qualsiasi” licenza libera dal marketplace ed elenca quelle approvate: Apache, BSD, MIT, MS-PL. È un parziale passo indietro.

Il Microsoft Application Provider Agreement proporrebbe un testo soggetto a «continue modifiche sulla base del feedback degli utenti». Delle revisioni future potrebbero includere ulteriori licenze. Questa è la giustificazione per la multinazionale: attualmente, restano escluse tutte le licenze GPLv3 della Free Software Foundation.

Cos’è cambiato rispetto all’annuncio riportato venerdì? In sostanza, proprio nulla: il testo del Microsoft Application Provider Agreement non è stato ancora modificato, benché l’azienda sia possibilista per il prossimo futuro. Le licenze GPLv3, LGPLv3 e Affero GPLv3 rimangono escluse dal marketplace (e Microsoft sostiene la MS-PL).

Via | ZDNet

Microsoft esclude le applicazioni GPLv3 da Windows Phone e Xbox Live

pubblicato da Federico Moretti

Windows PhoneIl rapporto conflittuale di Microsoft con le licenze GPLv3 non è una novità. Nonostante le aperture degli ultimi anni, la multinazionale ha deciso di bandire le applicazioni rilasciate sotto GPLv3, LGPLv3 ed Affero GPLv3 da Windows Marketplace. Cioè sostanzialmente da Windows 7, Windows Phone 7 e Xbox 360. Scelta condivisa da Apple.

La scoperta, nient’affatto sorprendente, è stata fatta da Jan Wildeboer leggendo il Microsoft Application Provider Agreement: l’attento Guglielmo Troiano ha subito proposto una traduzione italiana dell’articolo redatto da Wildeboer. L’eccezione non riguarda soltanto le licenze previste dalla Free Software Foundation o, equivalenti.

Qualunque licenza preveda la ridistribuzione gratuita del software è esclusa dai negozi virtuali di Microsoft. Una decisione più radicale di quella manifestata da Apple in occasione del rifiuto di VLC. La questione è stata sollevata dagli utenti di Symbian in merito al paventato passaggio di Nokia a Windows Phone 7, ormai smentito.

Aggiornamento: Inserito il link a un altro articolo del network che spiega quanto avvenuto nella notte e cioè la smentita di Windows Phone 7 sui Nokia.

Via | ZDNet

Indrek Tarand, European Parliament Free Software User Group (EPFSUG)

pubblicato da Federico Moretti

Parlamentum EuropaeumSabato scorso è stato creato un gruppo di utenti per incrementare l’uso del software libero nell’infrastruttura informatica del parlamento europeo. L’European Parliament Free Software User Group (EPFSUG) è stato formalizzato lunedì dal suo creatore e cioè Indrek Tarand, membro estone di The Greens - European Free Alliance (TG-EFA).

Erik Josefsson, ex-membro dell’Electronic Frontier Foundation (EFF) ora consulente per l’EPFSUG, ha parlato di «esasperazione» nell’utilizzo degli account e-mail e del browser di cui è dotato il parlamento. È uno dei motivi alla base della creazione del gruppo: al software in dotazione sono state preferite delle alternative libere.

Il primo obiettivo dell’EPFSUG è dare assistenza ai membri del parlamento nell’adozione di alternative libere al software proprietario di cui dispongono. Per ora non si parla di cambiare l’intero sistema operativo dei computer di Strasburgo: è un’iniziativa dedicata solo ai parlamentari, un piccolo passo per cambiarne le abitudini.

Via | OSOR

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FSF appoggia la decisione di Google su WebM/H.264

pubblicato da Lpt on fire!


Qualche giorno fa Google aveva deciso di rimuovere il supporto per H.264 da Chrome per lasciare solo quello al formato aperto WebM.

La Free Software Foundation (FSF) ha deciso di appoggiare pubblicamente la decisione di BigG e di consigliare anche ai gestori di altri siti di abbandonare la distribuzione dei contenuti con H.264 in favore di quella con WebM. La FSF ha supportato fin dalla lascita sia WebM sia VP8 ed è quindi molto contenta della politica di Google.

Vedremo se questa ennesima battaglia contro H.264 poterà maggiori utenti nel bacino WebM.

Via | OsNews

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Debian/Squeeze non includerà componenti proprietari nel kernel Linux

pubblicato da Federico Moretti

DebianQuella del Debian Kernel Team è una scelta che farà discutere: Squeeze avrà Linux Libre (recentemente aggiornato all’ultimo kernel stabile) e cioè escluderà tutti i componenti proprietari tra driver e firmware. Il kernel di Debian 6.0 sarà epurato con la pratica del deblobbing, rimuovendo i “blob” proprietari dai sorgenti di Linux. La modifica è maturata a seguito di una serie d’incompatibilità irrisolte con alcuni di questi componenti.

L’indirizzo di Debian sarà sicuramente apprezzato dalla Free Software Foundation, tuttavia può allontanare la distribuzione dai desktop. Tanto per fare un esempio sia i driver proprietari, sia quelli open source di AMD/ATI hanno bisogno del firmware fornito dal produttore per fornire il compositing. Se i Catalyst installano separatamente il firmware per la GPU, i driver FreeDesktop recuperano i microcode direttamente dal kernel.

Quello di AMD/ATI è soltanto uno degli esempi possibili: lo stesso si può dire di Broadcom che, nonostante abbia rilasciato dei driver liberi per Linux, recupera il firmware dalla versione proprietaria per Windows. Insomma, schede video (anche le nVidia prive di Nouveau) e network potrebbero avere malfunzionamenti. La soluzione risiede nell’installazione manuale di tutti i componenti proprietari, non supportata da Debian.

Via | Debian