
E’ stata rilasciata la versione 2.6.33 del kernel Linux. Oltre al progetto Nouveau, consistente nel reverse-engineering dei driver per schede grafiche NVidia, di cui abbiamo ampiamente discusso nei mesi scorsi, l’ultima versione del kernel offre tantissime altre novità interessanti.
DRBD, acronimo di Distributed Replicated Block Device, consente di replicare i blocchi di uno storage in modo da ripristinarli in caso di fallimento. DRDB può pertanto essere visto come una implementazione del RAID1 (mirroring).
Altra interessante novità è l’implementazione della chiamata di sistema recvmmsg() che consente di ricevere, con una singola operazione, molti messaggi che, altrimenti, sarebbero ottenuti attraverso molte invocazioni alla syscall recvmsg().
Cosa ci porterà il kernel Linux 2.6.33 che dovrebbe arrivare ad inizio marzo?
Fra le novità è finalmente stato integrato completamente il supporto all’istruzione ATA TRIM che consente di segnalare le aree libere direttamente al supporto fisico. Una caratteristiche che si rivela particolarmente utile con i dischi a stato solido consentendo di migliorare le prestazioni e l’aspettativa di vita.
Il filesystem btrfs era in grado di sfruttare questa funzionalità già dal kernel 2.6.32 ed ora sono state incorporate le patch anche per ext4.
Continua a leggere: Linux 2.6.33, alcune novità per lo storage

A fine settembre vi abbiamo presentato il progetto DRDB che vi consente di utilizzare una periferica a blocchi remota come se fosse locale utilizzando una connessione di rete.
Drdb sarebbe dovuto arrivare già nel 2.6.32, ma Jens Axboe, block layer maintainer, dopo averlo integrato nel suo ramo di sviluppo ha posticipato l’integrazione nel source tree di Linux fino al 2.6.33.
Finalmente Linus l’ha accettato nel kernel e sono presenti anche le funzionalità precedentemente a disposizione solo come addon per i clienti paganti come la possibilità di effettuare una replica dei dati su una macchina offsite per il disaster recovery.
Via | LinuxMagazine

DRDB, Distributed Replicated Block Device, è un software che consente di utilizzare una periferica a blocchi remota e collegata attraverso un comune collegamento di rete come se fosse fisicamente locale.
In copertina potete vedere un esempio pratico in cui è stato realizzato un raid1 con i dischi di due computer diversi. Tra le caratteristiche di questo software rilasciato sotto licenza GPLv2 anche la possibilità di essere utilizzato come componente di lvm e di effettuare la sincronizzazione asincrona per server troppo lontani.
Attualmente è in corso una discussione sulla mailing list di sviluppo del kernel linux sull’opportunità o meno di includerlo nella prossima versione del kernel. Come sempre si tratta di un’ottima occasione per discutere dello stato del progetto o, per chi non lo conosce, di informarsi su quali siano i pro ed i contro di questo sistema.
Via | Gmane