Razor–Qt è un desktop enviroment completo, scritto in Qt: all’indomani del rilascio delle librerie 4.8.0 di Nokia, ha subito un aggiornamento alla versione 0.4. È considerato – a buon diritto – una specie di LXDE basato sulle Qt, grazie all’estrema “leggerezza” dei suoi componenti. Un progetto che merita tutta la nostra attenzione.
Abituati a parlare di GNOME e KDE, l’aggettivo «completo» può generare troppe aspettative: Razor–Qt è un progetto giovane e non può essere giudicato con gli stessi parametri dei principali desktop environment. Tuttavia, rispetto ad Awesome o altre iniziative egregie ha delle ambizioni più “elevate”. Non è un semplice window manager.
Personalmente, non conoscevo Razor–Qt e mi sono sempre chiesto perché nessuno pensasse di realizzare un ambiente grafico per X.Org con le librerie Qt. Il progetto è installabile su Ubuntu, Fedora e altre popolari distribuzioni coi pacchetti ufficiali. Un desktop environment davvero promettente, soprattutto su delle macchine datate.
Via | Rants and Shout
Col rilascio di openSUSE 12.1, gli utenti della distribuzione mantenuta dalla comunità di Novell si sono ritrovati su GNOME 3.2. Un’opzione che continua a lasciare insoddisfatti molti estimatori della precedente versione del desktop. Fortunatamente, è possibile recuperare su openSUSE 12.1 un’installazione funzionante di GNOME 2.32.
Ilya Chernykh ha effettuato una prova che, in genere, si dovrebbe evitare con qualunque distribuzione: ha riattivato i repository di openSUSE 11.4 sull’ultimo rilascio della distribuzione. Selezionando con cura i pacchetti da installare, Chernykh ha ottenuto una versione di GNOME 2.32 su openSUSE 12.1 evitando i possibili conflitti.
Un’operazione simile rischia di compromettere il sistema. Dopo l’installazione dei pacchetti necessari, Chernykh ha bloccato l’avanzamento di versione per i componenti di GNOME 2.32, rimuovendo i repository di openSUSE 11.4 che aveva aggiunto. È un espediente da replicare con attenzione, ma permette l’aggiornamento a openSUSE 12.1.
Via | openSUSE Lizards
Linus Torvalds ha dichiarato d’utilizzare correntemente Xfce 4.8, avendo abbandonato GNOME 3.1. Il creatore del kernel ha una certa influenza sugli utenti di Linux e le sue parole riassumono il pensiero di molti: «rivoglio le mie sane interfacce». Aprendo una polemica con l’indirizzo dei desktop environment che farà certo discutere.
Nel 2005 Torvalds utilizzava KDE, sostituito con GNOME nel 2009: la disponibilità di GNOME Shell non gli è gradita e così nel 2011 ha scelto di tornare a Xfce in quello che ha definito «un salto nel passato» a GNOME 2.32. Unity non l’ha neppure preso in considerazione per gli stessi motivi che l’hanno convinto a lasciare GNOME 3.1.
Nei confronti di GNOME Shell, Torvalds non ha risparmiato un giudizio molto duro. Le attività del desktop sono una follia, ad esempio per la difficoltà d’aprire un emulatore del terminale: poco importa che l’esperienza sia accattivante se risulta inutilizzabile. Ed è così che Torvalds ha preferito l’interfaccia più lineare di Xfce.
Via | OStatic
Fluxbox è un window manager: ha sostituito Blackbox, col quale è retro-compatibile al 100%, quando quest’ultimo è stato abbandonato dagli sviluppatori (nel novembre del 2005). Mantenuto da cinque individui, Fluxbox non ha un ciclo di rilascio periodico. L’ultima versione, la 1.3.0, è stata pubblicata soltanto sabato in prima serata.
Poiché Fluxbox non è un desktop completo, può essere inserito tra le sessioni di GNOME e/o KDE. Supporta, con un’opportuna configurazione, il lancio delle applicazioni di entrambi. Trattandosi di un window manager non può invece funzionare contemporaneamente a Compiz o, KWin. Fluxbox 1.3 aggiunge il supporto al testo bidirezionale.
Purtroppo, Fluxbuntu (una distribuzione Ubuntu-based su Fluxbox) sembra essere stata abbandonata: era un modo semplice per ottenere un sistema col window manager come predefinito. Fluxbox è in uso su Sabayon, Slax e il LiveCD di GParted. Questa release è stata dedicata da Mathias Gumz alla figlia, Karo, nata il 6 novembre del 2010.
Via | Phoronix
Il team di KDE ha avuto un’ottima intuizione per confrontarsi con le idee degli utenti. L’avvicinarsi del nuovo anno è l’occasione per fare dei bilanci sul passato e pensare a come approcciare il futuro, non soltanto per le comunità e i progetti. Perciò gli amministratori del desktop hanno concepito un evento speciale mirato a pianificare le strategie di comunicazione e sviluppo per KDE guardando già al 2016.
K16 è il nome scelto per un meeting che ospiterà quindici partecipanti selezionati tra coloro che scriveranno a k16@kde.org entro il 31 dicembre di quest’anno. L’evento durerà un intero weekend e le spese di viaggio e pernottamento saranno a carico di KDE e.V. (motivo in più per candidarsi). La partecipazione è subordinata all’invio di un pitch raffigurante l’idea che si vuole sottoporre agli sviluppatori.
L’intenzione di KDE è il confronto con la comunità per incontrare le necessità degli utenti sull’imminente futuro del desktop. Interfaccia, organizzazione dei contenuti, marketing o, quant’altro. I prototipi sottoposti alla commissione hanno il solo limite di dover essere stampabili su un’unica pagina per essere raggruppati su una lavagna nel corso del summit. Chissà che possano emergere idee innovative.
Via | KDE News
Potremmo esserci. Il condizionale è d’obbligo, perché annunci di questo tipo si sono succeduti negli anni e ancora nulla è stato di fatto raggiunto. Però Enlightenment ha pubblicato la versione 1.0 beta di EFL, le librerie alla base del “famigerato” DR17. Il resto del desktop environment è ancora rilasciato come snapshot. Lo sviluppo ha subito un’impennata in agosto, quando le EFL sono arrivate alla alpha.
Enlightenment DR17 sarebbe dovuta essere una soluzione innovativa: ha introdotto il concetto di desktop shell quando ancora GNOME 3 non era neppure in programma. Eppure, dopo tanto tempo sarà in grado di competere con KDE 4 e simili, mantenendo le premesse di leggerezza che ne costituiscono la prerogativa principale? Domandarselo è lecito, perché i continui rinvii del rilascio pongono dei dubbi.
Stando a ciò che sostengono gli sviluppatori, il desktop environment sarà pronto «entro la fine dell’anno». Abbiamo già letto simili comunicati, tanto da non sorprenderci più. Sarebbe davvero interessante confrontare le performance di Enlightenment DR17, GNOME 3 e KDE 4. Forse, però, le vere novità per il desktop di Linux arrivano da fork come Elementary, Unity (entrambi su GNOME) e simili.
Via | Phoronix

La dipendenza di LXDE da GNOME è sempre più limitata grazie ai progetti della GSoC 2010. Da quando HAL è stato deprecato la gestione dei dischi è deputata a DeviceKit, con cui GNOME interagisce attraverso GVFS. LXDE sta per rendersi indipendente dal file system virtuale di GNOME ottenendo la possibilità di gestire i volumi direttamente da UDisks.
Questa novità è importante perché LXDE è un desktop environment in Gtk, perciò molti dei suoi componenti richiedono l’installazione delle librerie di GNOME. Eliminare l’uso di GVFS nel dialogo coi volumi significa ridurre le dipendenze in comune con GNOME e di conseguenza lo spazio su disco e le risorse richiesti da PCManFM (il file manager di LXDE).
PCManFM si appoggia a LibFM, che deve passare da GVFS per amministrare i dischi da montare/smontare. Integrando il supporto a UDisks direttamente in LibFM si soddisfano le prerogative basilari di LXDE, un desktop environment leggero per sistemi datati o, dalle ridotte capacità. Quando disponibili gli aggiornamenti saranno nel repository Git di LXDE.

Rilasciata la versione 0.5.2 di Epidermis, applicazione che consente di cambiare look al nostro Gnome con pochi click.
Epidermis raccoglie i temi disponibili per Gnome in una comoda interfaccia. Da qui si può installare il tema prescelto con un solo click. Ovviamente si può scegliere di installare solo le icone o un wallpaper. Una comoda novità della nuova release è che fra le nuove lingue inserite c’è anche l’italiano.
E se volessimo trasformare Gnome in Kde?

E’ pronta per il rilascio la versione di Mint con desktop environment Lxde, studiata per oltre un anno da Kendall Weaver e già approvata da Exploder. Lo riporta il blog della distro che per vocazione lavora su Ubuntu. Da tempo sul forum di Mint si parlava di inserire Lxde fra i desktop della distro, e anzi un membro del forum l’aveva già fatto plaudendo a eleganza e velocità del sistema ottenuto.
Questa volta l’allievo ha quasi battuto il maestro, tanto che mentre procede molto bene il progetto Lubuntu, come abbiamo riferito su ossblog, Mint con Lxde è già pronta al rilascio. Anzi, si discute se presentarla come “Community” o “Official release”, ipotizzando anche di pagare gli sviluppatori che investono il proprio tempo nelle versioni della comunità per renderle progetti con tutti i crismi dell’ufficialità, facendole uscire in contemporanea e garantendo una manutenzione di livello superiore.
Ora, mentre come lo scorso anno anche quest’estate i protagonisti della Summer of Code di Google lavoreranno anche su questo leggerissimo desktop, verrebbe spontaneo chiedersi: per quale motivo continuare a sviluppare desktop ultraleggeri quando i pc sono sempre più potenti? Va da sè che la risposta sono i netbook, su cui davvero un desktop leggero può fare (forse) la differenza. Basta dare un’occhiata a quello che ha fatto ugm6hr, un utente di ubuntuforums.org, personalizzando Ubuntu sul netbook partendo da Lxde e scegliendo i programmi più leggeri in circolazione.
Alzi la mano chi pensava che Enlightenment avrebbe raggiunto la stabilità del DR17 entro Natale, come volevano i rumor: io – che sono piuttosto fatalista – non ci ho mai creduto troppo, eppure l’ho sperato vivamente. Perché avendolo provato (e soprattutto avendolo visto in azione su ARM) me ne sono innamorato subito.
Purtroppo così non è stato e nei repository ufficiali delle principali distribuzioni – nonostante il recente successo del desktop environment su alcuni sistemi embedded – è ancora presente l’ultima versione stabile, ovvero Enlightenment DR16. Che in realtà non è affatto male (e ha ottenuto l’ultimo aggiornamento completo lo scorso settembre), ma E17 è un altro pianeta.
La buona notizia è che almeno gli utenti di Debian, Fedora e Ubuntu potranno installarlo con un semplice clic, evitando i workaround da “smanettoni” che erano necessari fino a poco tempo fa — non tutti peraltro garantivano il successo dell’installazione: sono stati infatti predisposti dei repository ufficiali dai quali scaricare i pacchetti per la propria distribuzione (per dovere di cronaca, quelli per Fedora non sono aggiornati all’ultima versione della distribuzione).
Continua a leggere: Enlightenment DR17 non è stabile, ma ha un repository
Mandriva – rilasciata con un canale “ibrido”, tra gratuità e sottoscrizione – non è una distribuzione tra le più in voga negli ultimi tempi, eppure i suoi sviluppatori contribuiscono più di altri alla crescita del software di cui gli utenti Linux usufruiscono quotidianamente: al punto che il team di KDE ha deciso d’illustrare le nuove feature di Nepomuk attraverso Mandriva 2010.
Per meglio descrivere i passi avanti del progetto, gli sviluppatori di KDE hanno intervistato alcuni programmatori di Mandriva che sono coinvolti in altrettanti cicli di sviluppo del software che compone il desktop environment: Stéphane si occupa specificatamente di Nepomuk, mentre Sebastien (Mandriva è principalmente francese) ha in carico K3b.
Nonostante Mandriva 2010 installi KDE 4.3.2 – non proprio l’ultima versione disponibile – Stéphane sostiene che Nepomuk sia già maturo per la user experience: lui stesso gestisce ogni giorno il proprio lavoro attraverso il semantic desktop. Grazie a Stéphane, Sebastien ha cominciato a occuparsi anche di Nepomuk e ne descrive lo stato dell’arte.
Continua a leggere: KDE presenta le feature di Nepomuk attraverso Mandriva 2010
Lubuntu – una versione della popolare distribuzione di Canonical con LXDE come desktop environment predefinito – esordirà ufficialmente solo con Lucid Lynx, nonostante i rumor che annunciavano il suo rilascio con Ubuntu 9.10.
Definita come un prototipo dai suoi sviluppatori, Lubuntu 9.10 non avrà mai una versione definitiva come Karmic Koala: per provarla comunque è possibile sfruttare un workaroud abilitando i repository multiverse di Ubuntu.
Esiste infatti il metapacchetto lubuntu-desktop, che è consigliabile installare via APT da un sistema privo d’ambiente grafico (specie su macchine datate, cui LXDE si rivolge principalmente): per la prima versione stabile – prevista per il prossimo 29 aprile – saranno disponibili nuovi artwork e nuove applicazioni in fase di sviluppo.
Via | VivaLinux!