BerliOS potrebbe restare aperto e continuare con la propria attività, ospitando numerosi progetti di software libero. L’ipotesi è quella di creare una nuova fondazione, entro la fine di novembre, per assicurare una copertura finanziaria all’infrastruttura necessaria per l’erogazione degli attuali servizi. Non sono molti i dettagli.
L’annuncio è apparso sulla pagina iniziale di BerliOS e i responsabili ne stanno discutendo sulla mailing list del progetto. Il Fraunhofer Institute for Open Communication Systems (FOKUS) è costretto a “bloccare” i fondi per il mantenimento di BerliOS a causa della crisi economica internazionale, essendo un portale non remunerativo.
In sostanza, il FOKUS non può pagare degli impiegati per il mantenimento di BerliOS e dal 2012 non potrà garantire l’utilizzo dei server che ospitano i vari progetti. Trovare dei volontari per l’amministrazione dell’infrastruttura non è un problema: la nuova fondazione no–profit dovrà provvedere al pagamento di un provider esterno.
Via | The H Open
BerliOS chiuderà, una volta per tutte, il 31 dicembre 2011: ad annunciarlo sono stati i manutentori, con un intervento piuttosto esplicito sul forum del portale. Fraunhofer FOKUS non ha più fondi per garantire continuità al progetto, che è costretto a sospendere l’attività a tempo indeterminato dopo più di undici anni dall’apertura.
La prospettiva della cessazione del servizio comporterà, nei prossimi mesi, lo spostamento di oltre 4.710 progetti: BerliOS annovera circa 50.000 utenti registrati e una media di 2.600.000 mensili. È una perdita piuttosto grave, per la comunità open source. Esistono altre piattaforme, però alcuni software potrebbero andare perduti.
Non tutti i progetti ospitati da BerliOS, infatti, sono ancora mantenuti. La chiusura rischia di comportare l’eliminazione totale della cache dei software in stato d’abbandono. L’open source si contraddistingue per l’opportunità di riprendere lo sviluppo di progetti obsoleti per delle nuove soluzioni: non sarà possibile su BerliOS.
Via | BerliOS

Mentre in Italia si discute, nella confusione più totale, la manovra economica per arrivare al pareggio del bilancio dello Stato entro il 2014… qualcuno ha pensato all’open source, per abbattere i costi dell’amministrazione pubblica e incrementare la trasparenza nel dialogo coi cittadini. È l’opinione di un connazionale, peraltro.
Andrea Di Maio, vice-presidente di Gartner Research, ha sottolineato l’«irrilevanza dei portali governativi» e la necessità di porre definitivamente rimedio alle carenze infrastrutturali dell’amministrazione pubblica sul web. Di Maio cita l’esempio di Takeo, una cittadina nipponica che ha spostato il sito istituzionale su Facebook.
Non è soltanto una questione di free software: l’open source è uno strumento valido già dal livello concettuale, per la trasparenza dell’attività dei governi nei confronti dei contribuenti. Di Maio non consiglia di trasferirsi sul social network di Zuckerberg, quanto d’approcciare i cittadini con modalità affini alle loro esigenze.
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A detta dei più famosi economisti del nostro paese, la crisi che sta investendo tutta l’economia mondiale pare abbia superato la cosiddetta fase critica. Entro la fine del 2009 i mercati dovrebbero dare i primi segnali di risveglio e nel corso del 2010 la situazione tenderà lentamente a stabilizzarsi.
Nei momenti più difficili, ovviamente, l’obiettivo è quello di adottare una politica di riduzione dei costi, mirata però a non intaccare la produttività. Risparmiare soldi in licenze per sistemi operativi e software specializzati è sicuramente un ottimo modo per iniziare ad intravedere la fine del tunnel. Questo è quello che sta succedendo al livello globale da quando la crisi finanziaria è divenuta una crisi reale.
A confermare questa tesi vi è una ricerca fatta il mese scorso da IDC la quale ha portato alla luce l’accresciuta propensione dei maggiori professionisti IT (trecento tra Stati Uniti, Europa ed Italia) nei confronti del sistema operativo del pinguino. Il 72% degli interpellati ha infatti dichiarato di essere in una “fase attiva di valutazione per incrementare l’adozione di Linux lato server” mentre il 68% “lo sta facendo lato desktop“.
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