È la domanda che si è posto Sebastian Anthony di ExtremeTech in un intervento molto particolareggiato. Se Windows 8 di Microsoft avrà un’interfaccia simile a Windows Phone e Chrome OS di Google avesse successo, all’appello mancherebbe giusto Mozilla. Un Firefox OS potrebbe competere col mercato emergente in cui entrerà HP con webOS.
Mozilla ha già tutti gli elementi necessari a realizzare un Firefox OS: i progetti di Mozilla Labs includono un editor collaborativo (Skywriter), un prototipo per realizzare app store e addirittura un emulatore del terminale. Se a questi vi aggiungiamo anche Thunderbird come client per la posta elettronica, le premesse non mancano.
Qualche giorno fa abbiamo parlato di Webian Shell, un progetto basato su Chromeless che è “sponsorizzato” da Mozilla, benché non rientri nei prodotti ufficiali. Ironia della sorte? Firefox OS potrebbe sfruttare i sorgenti di Chromium OS per essere completo. Molto difficile, però, che Mozilla abbia davvero intenzione di realizzarlo.
Via | OStatic
Google ha presentato ieri, nel corso dell’I/O 2011, il Chromebook: non tanto un singolo portatile, quanto una “linea” di laptop (prossimamente in distribuzione da Samsung e Acer) con Chrome OS. È stato subito evidente che il sistema operativo non sarebbe stato distribuito per l’installazione su hardware diverso da quello in vendita.
Lo stesso discorso vale per Chromium OS, considerato stabile da qualche settimana: neppure quest’ultimo sarà proposto in forma d’immagine scaricabile. Chi volesse comunque provarlo dovrà ricorrere, com’è stato finora, a build come Hexxeh. Oppure crearlo da sé, partendo dai sorgenti, con gli strumenti messi a disposizione da Google.
La scelta di Google è comprensibile, dal punto di vista commerciale: per Linux potrebbe rivelarsi un’occasione a metà. Chromium OS non è altro che una serie di overlay per Gentoo e potenzialmente sarebbe installabile su qualsiasi dispositivo. Non solo sui portatili. Sfruttando questo principio Google poteva competere con Microsoft.
Via | Google Chrome
Lo sviluppo di Chromium non sta facendo parlare di sé soltanto per il nuovo logo: è quello riportato in figura. Ieri, infatti, sono apparse delle API riservate al P2P per JavaScript e Pepper. Quest’ultimo è il nome assegnato al plugin per il Native Client (NaCi) del browser, utile a eseguire C e C++ su Google Chrome 10 e successivi.
La domanda sorge spontanea: quale sarebbe l’utilizzo previsto dalle API su Chromium? La risposta più accreditata, in realtà, ha poco a che vedere col browser e riguarda piuttosto Chromium OS. Gli sviluppatori di Google punterebbero ad ampliare gli strumenti per creare applicazioni di terze parti sul browser e sul sistema operativo.
Un esempio, benché momentaneamente riservato a Windows, potrebbe essere Chrysalis: la versione 8.0 del client ufficiale di BitTorrent. Basato su Internet Explorer 8 e successivi sarà portato con facilità su altre piattaforme e sistemi. Linux in sé non presenta alcuna difficoltà a interagire con questo e altri protocolli per il P2P.
Via | ReadWriteWeb
Scott Remnant ha optato per cambiare radicalmente la numerazione delle versioni di Upstart: ieri, in serata, è uscito Upstart 1.0. Ma il codice deriva dalle versioni in distribuzione da Canonical su Ubuntu 10.04 e Red Hat Enterprise Linux 6. Non si tratta di una vera e propria major release, quanto della 0.6.8 con un numero diverso.
Per questo motivo Remnant consiglia d’aggiornare subito Upstart su tutti i sistemi in cui è installato: l’aggiornamento non dovrebbe causare particolari problemi. L’intuizione di Andrei Alin con lo script per µTorrent su Upstart sembra essere stata “profetica”. C’è da chiedersi se non ci sia Google dietro una scelta così repentina.
Upstart 1.0 include sostanzialmente quattro migliorie: risolto il segmentation fault sui file .conf vuoti in /etc/init, corretto il riconoscimento dei login nelle TTY, aggiunto il supporto alla bash completion e sistemati i messaggi d’errore in arresto del sistema. Apparentemente, poco per giustificare un simile cambio di versione.
Via | Upstart
Testare Chrome Os non è poi così difficile, anche se per avere fra le mani uno dei nuovi Cr-48 occorre essere residenti in Usa. Ma in sostanza quello che propone Chrome Os di davvero nuovo è l’esclusiva esperienza cloud: tutti i nostri dati vengono salvati lontano da noi. Cosa che ha fatto mettere le mani nei capelli a Richard Stallman: “Siete pazzi, e la sicurezza?”
Per vedere come sarà Dave Courbanou su Talkin’ Cloud ha deciso di fare un esperimento lavorando per due settimane con Jolicloud, distro Ubuntu based che incorpora Chromium, il browser per sviluppatori alla base di Chrome. E che come questo, nella sua ultima versione, è in grado di gestire le app, reperibili nel nuovo web store di Google.
Dave farà ogni cosa dimenticandosi del disco fisso, e pubblicherà i suoi risultati sul blog. Tre le domande a cui promette di dare una risposta. Usabilità: è davvero così semplice fare “lavori veri” senza l’ausilio di applicazioni locali sull’hard disk? Accessibilità: è possibile avere accesso a quello di cui ho bisogno in qualunque momento, o c’è qualche compromesso da accettare? Flusso di lavoro: lavorerò meglio o peggio ora che vivo fra le nuvole (nel cloud)?
Continua a leggere: Un test di Chrome Os? Fatelo con Jolicloud o Hexxeh
Non credo di essere l’unico a essersi posto questa domanda, negli ultimi giorni: la notizia di un malware approdato negli archivi pubblici di Gnome-Look.org ha destato più di una preoccupazione, non tanto per lo script in sé – che oggettivamente avrebbe “combinato” ben poco – quanto per il fatto che un problema simile era da molti considerato inconcepibile a priori.
Effettivamente l’inesistenza di virus (badate, non parlo di metodi d’intrusione in toto) per Linux è dovuta a diversi fattori: primo fra tutti, anche se ormai decisamente inverosimile, il fatto che per installare un’applicazione servisse compilarla. Si supponeva che l’utente-medio avesse idea di cosa stesse facendo e non si lasciasse trarre in inganno: i sistemi di pacchettizzazione hanno parzialmente vanificato tutto ciò.
Certo i benefici in termini di produttività e usabilità del sistema operativo sono innegabili, ma l’apparizione di servizi come l’Android Market e l’Ubuntu Software Center lo rendono ancora più appetibile per i programmatori di malware. Un aspetto che ritengo fondamentale è la diffusione: Linux non ha una quota di mercato che giustifichi l’impiego di risorse per la creazione di virus.
Ma se Chrome OS avesse un successo strepitoso, ci ritroveremmo ad avere una quantità di malware paragonabile a quella di Windows?

Che se ne sentisse il bisogno oppure no, Google è tornata sulla “questione” riguardante il nuovo sistema operativo (che definirei piuttosto come una distribuzione commerciale) basato su Linux e sviluppato in sintonia con Canonical: oggetto del contendere le polemiche riguardanti l’effettiva apertura di Chrome OS, sulla quale molti hanno espresso più di un dubbio — il ché a mio avviso è decisamente lecito.
Con un intervento sul blog ufficiale di Chromium, l’azienda cerca di chiarire – anche se personalmente ritengo che non ci sia riuscita – le differenze che sussistono tra Chromium OS (di cui sono già disponibili i sorgenti) e ciò che sarà distribuito nei dispositivi di prossima vendita: dopo aver preso le distanze dalle pre-release del sistema operativo che sono rintracciabili sulla rete e che in nessun caso avranno il supporto di Google, gli sviluppatori evidenziano per l’ennesima volta un aspetto che era già chiaro a tutti.
Per chi fosse realmente interessato al futuro sistema operativo e soprattutto all’impatto che avrà nei confronti della comunità open source ribadire che Chromium OS stia a Chrome OS come Chromium sta a Chrome (traducendo il succo dell’intervento originale) è del tutto inutile: le perplessità che riguardano la liceità delle modifiche al sistema e il forking delle sue estensioni – su cui grava la definizione di malware utilizzata in sede di presentazione – non vengono affatto chiarite.
Ieri è stato presentato ufficialmente Chrome OS, nel corso di un webcast annunciato da Downloadblog: la notizia d’apertura ha riguardato il fatto che il sistema non sarà disponibile già da queste ore. Anche se in realtà i sorgenti sono già disponibili in un repository gestito da Git.
Nel frattempo è stato riabilitato l’accesso pubblico all’archivio che avevo presentato settimane fa: il layout dell’anteprima è stato confermato – perciò non si trattava di un fake, come alcuni hanno ritenuto – ma le funzionalità proprie del sistema operativo non sono utilizzabili dai binari dello snapshot.
Le impressioni di chi ha seguito la presentazione sono divergenti: si tratterà comunque di un OS centralizzato sull’uso del browser e la questione malware – specificata dagli sviluppatori – risulta piuttosto controversa. Pare infatti che Chrome OS rilevi come tali le applicazioni modificate dagli utenti — limitando, se non escludendo completamente, l’aspetto open source del progetto.