
Di recente, il team di sviluppo di Chromium OS, base di Chrome OS, ha introdotto una interessante novità: il supporto ad Ubuntu eseguibile via USB. La notizia, piuttosto interessante apre a scenari intriganti come la possibilità di vedere i prossimi Chromebook equipaggiati con Chrome OS e Ubuntu, in un dual boot per tutte le esigenze.
Chrome OS è un sistema operativo disegnato per essere eseguito su apposito hardware, sul quale è possibile sì installare altri OS come Ubuntu, ma per farlo, è necessario sbloccare manualmente il BIOS, non certo un’operazione alla portata di tutti. La possibilità di offrire dell’hardware con doppio sistema operativo, potrebbe risultare una mossa commerciale piuttosto azzeccata, visto che, con l’aiuto di Google, Ubuntu potrebbe guadagnare ulteriore terreno. Ancora non è chiaro se la modifica in questione arriverà anche su Chrome OS, ma non dovrebbero esserci particolari intoppi.
Con l’ultimo aggiornamento hardware ai Chromebook, il supporto ad altri sistemi operativi sembra più che fattibile, resta da capire se Google, vorrà selezionare quali sistemi operativi potranno coesistere con Chrome OS. La collaborazione tra Google e Canonical non è una novità, ne abbiamo avuto conferma durante l’ultimo Ubuntu Developer Summit e a quanto pare, potrebbe rafforzarsi in un futuro prossimo.
Via | Chromium OS
Linus Torvalds possiede un Chromebook e ha appena aggiornato l’interfaccia grafica di Chrome OS ad Aura, che sostituisce il window manager dedicato esclusivamente al browser. La reazione del creatore di Linux è sorprendente: la soluzione di Google gli piace, a differenza d’altri «peggiori desktop» che potrebbe citare — GNOME Shell.
La nuova dock a comparsa e le gestualità del touchpad configurabili su Chrome OS hanno raccolto l’approvazione di Torvalds che non ha perso l’occasione di criticare le scelte degli sviluppatori di GNOME 3: le stesse caratteristiche sono state rimosse dal desktop environment. Infatti, erano considerate confusionarie e poco sfruttate.
Torvalds pensa che il nuovo approccio di Aura possa funzionare. Si riferisce, in particolare, alla possibilità d’avviare le applicazioni a tutto schermo anziché in una finestra del browser. Quest’ultima caratteristica è piuttosto simile ai programmi predefiniti adottati da GNOME 3.4, però Torvalds non accenna a salvare GNOME Shell.
Via | Google+
Chrome OS è un fallimento. Almeno, dal punto di vista commerciale: i Chromebook non vendono e l’abbassamento dei prezzi non è riuscito ad ampliarne il mercato. La filosofia alle spalle del progetto, però, è ancora valida: Google intende sfruttarla per qualcosa di diverso. Un sistema di Single Sign–On (SSO) per tutte le piattaforme.
L’idea di utilizzare l’account registrato per usufruire d’un servizio web come login sul proprio computer è stata introdotta da Google coi Chromebook ed emulata da Microsoft per Windows 8. Entrambe le soluzioni sono limitate al sistema operativo d’appartenenza: Google pensa d’estendere il supporto del SSO anche a Mac OS X e Windows.
Si parla d’avere un unico login, con una sola password, per accedere alla maggioranza dei servizi necessari alle operazioni più comuni. Un’evoluzione del cloud computing applicato al sistema operativo: quest’ultimo non avrà più alcuna importanza. Per Linux, ecc. è una grande opportunità. Tuttavia, implica molti problemi di privacy.
Continua a leggere: Altro che Chrome OS: Google ha in mente un sistema di Single Sign–On
Webian Shell è un progetto, presentato la scorsa settimana, di browser a tutto schermo in assenza del desktop. Per le sue caratteristiche è stato paragonato a Chrome OS: a differenza del sistema operativo di Google, si basa su Firefox ed è sponsorizzato ufficialmente da Mozilla Labs. Può funzionare sia con Linux, sia OS X e Windows.
Per quanto riguarda il codice, Webian Shell è stato realizzato con Chromeless: si tratta di un “ibrido” tra Prism e l’abbandonato embedding di Gecko per esportare le funzioni del browser dalla comune interfaccia di Firefox. La versione per Linux è disponibile anche a 64-bit mentre i binari per OS X e Windows sono soltanto a 32-bit.
L’intento di Webian Shell è quello d’elevare il progetto Open Web Apps di Mozilla per ottenere qualcosa di molto simile a un sistema operativo sul browser. Presto si potranno installare le applicazioni del web store di Firefox. Sono previsti on-screen keyboard su dispositivi multi-touch, controllo dell’hardware e sessioni multiple.
Via | OStatic

Il cofondatore di Google Sergey Brin ha fatto un’interessante affermazione durante il Google I/O:
i sistemi operativi tradizionali torturano gli utenti con la loro complessità
.
Se avete mai visto un completo principiante davanti ad un computer sicuramente avrete notato una certa difficoltà nell’eseguire operazioni semplici. Il motivo è la non conoscenza di interfacce e strumenti che ormai diamo per scontati, ma che non sono per niente “naturali”. Google con il suo sistema operativo, Chrome OS, vuole risolvere il problema proponendo un’interazione differente in cui tutto passa attraverso il web e quindi i suoi server.
Gli utenti accetteranno di consegnare file e tutti i propri dati in cambio di una gestione più semplice degli stessi? Se la storia dell’informatica ci ha insegnato qualcosa probabilmente sì. Anche se dovremo attendere ancora qualche tempo per valutare la portata di questi cambiamenti.
Vanno poi considerati anche i problemi di sicurezza e privacy che sono impliciti con un approccio di questo tipo. Le persone comuni avranno imparato qualcosa dal furto di dati dal Playstation Network che ha toccato milioni di persone in giro per il mondo? Qualcuno di questi si sarà reso conto che ci sono dei pericoli nell’immagazzinare tutti i dati online? Cambierà la sua opinione nei confronti di sistemi come il Chrome OS (anche se prima non ne aveva ancora sentito parlare)?
Via | OsNews
Google ha presentato ieri, nel corso dell’I/O 2011, il Chromebook: non tanto un singolo portatile, quanto una “linea” di laptop (prossimamente in distribuzione da Samsung e Acer) con Chrome OS. È stato subito evidente che il sistema operativo non sarebbe stato distribuito per l’installazione su hardware diverso da quello in vendita.
Lo stesso discorso vale per Chromium OS, considerato stabile da qualche settimana: neppure quest’ultimo sarà proposto in forma d’immagine scaricabile. Chi volesse comunque provarlo dovrà ricorrere, com’è stato finora, a build come Hexxeh. Oppure crearlo da sé, partendo dai sorgenti, con gli strumenti messi a disposizione da Google.
La scelta di Google è comprensibile, dal punto di vista commerciale: per Linux potrebbe rivelarsi un’occasione a metà. Chromium OS non è altro che una serie di overlay per Gentoo e potenzialmente sarebbe installabile su qualsiasi dispositivo. Non solo sui portatili. Sfruttando questo principio Google poteva competere con Microsoft.
Via | Google Chrome
Scott Remnant è lo sviluppatore di Upstart, la soluzione alternativa al tradizionale System-V per l’init di sistema. Al momento, si tratta della scelta predefinita di Ubuntu, Fedora 14 (in attesa del passaggio a systemd), OpenSUSE… e Chromium OS. Non è certo una novità che Google e Canonical abbiano ottimi rapporti, né che la distribuzione sul netbook CR48 sia realizzata con la toolchain di Ubuntu a 64-bit. C’è un “però”.
Con un intervento più o, meno ironico sul proprio blog, Remnant ha annunciato il passaggio a Google: fino a ieri è stato un dipendente di Mark Shuttleworth. Nell’annuncio non ci sono grandi indicazioni tecniche. Si tratta, piuttosto, di un lungo racconto sull’esperienza di Remnant a Canonical. È in chiusura che s’intuisce qualcosa d’interessante: Upstart sarà responsabile del boot di Chrome OS, per Google motivo di vanto.
Il fatto che Remnant sia stato assunto da Google per lavorare all’integrazione di Upstart con Chrome OS apre a una competizione futura. È noto che Upstart sarà sostituito da systemd su Fedora e che quest’ultimo offra già dei pacchetti per Gentoo, OpenSUSE e Ubuntu. Ma tra le priorità di Google per Chrome OS c’è anzitutto la velocità d’avvio e Upstart è stato giudicato superiore a systemd dagli investitori. Vedremo.
Via | Scott Remnant
Testare Chrome Os non è poi così difficile, anche se per avere fra le mani uno dei nuovi Cr-48 occorre essere residenti in Usa. Ma in sostanza quello che propone Chrome Os di davvero nuovo è l’esclusiva esperienza cloud: tutti i nostri dati vengono salvati lontano da noi. Cosa che ha fatto mettere le mani nei capelli a Richard Stallman: “Siete pazzi, e la sicurezza?”
Per vedere come sarà Dave Courbanou su Talkin’ Cloud ha deciso di fare un esperimento lavorando per due settimane con Jolicloud, distro Ubuntu based che incorpora Chromium, il browser per sviluppatori alla base di Chrome. E che come questo, nella sua ultima versione, è in grado di gestire le app, reperibili nel nuovo web store di Google.
Dave farà ogni cosa dimenticandosi del disco fisso, e pubblicherà i suoi risultati sul blog. Tre le domande a cui promette di dare una risposta. Usabilità: è davvero così semplice fare “lavori veri” senza l’ausilio di applicazioni locali sull’hard disk? Accessibilità: è possibile avere accesso a quello di cui ho bisogno in qualunque momento, o c’è qualche compromesso da accettare? Flusso di lavoro: lavorerò meglio o peggio ora che vivo fra le nuvole (nel cloud)?
Continua a leggere: Un test di Chrome Os? Fatelo con Jolicloud o Hexxeh
Il netbook che Google ha cominciato a distribuire di recente per mostrare le potenzialità di Chrome OS è l’oggetto del desiderio di molti, ma non di Richard Stallman. Il fondatore di GNU ha espresso forti perplessità sulla sicurezza di un dispositivo che effettua il salvataggio dei dati personali esclusivamente in rete. Siamo abituati alle boutade di Stallman, tuttavia nella circostanza è molto difficile dargli torto.
In realtà, Stallman non è l’unico a diffidare del CR-48 (nome in codice del portatile di Google). Le posizioni sono profondamente diverse, però le critiche arrivano da ogni parte. Stallman ritiene che, un po’ come il cloud computing in genere, Chrome OS sia uno strumento per “uccidere” la privacy degli utenti. Il disco allo stato solido contiene solo il sistema operativo e tutto il resto è salvato nel profilo di Google.
Altre teorie mettono da parte la sicurezza dei dati personali, criticando il device in se stesso. Il CR-48 non ha il multi-touch, né uno slot per schede SIM e monta un comune processore Intel Atom (cui tanti avrebbero preferito ARM). Un netbook che è obsoleto all’esordio, quindi… sempre considerando che è solamente un prototipo e non ne è prevista la vendita. Restano i dubbi su privacy e gestione dei dati.
Via | The Guardian
Secondo indiscrezioni riportate da Digitimes entro fine mese Google potrebbe dare il via libera ai primi netbook dotati di Chrome Os, il sistema operativo basato sul browser di Mountain View.
Big G starebbe progettando un’operazione in stile Nexus One, meditando una prima distribuzione di 60-70 mila pezzi esclusivamente on line.
Acer e Hp sarebbero pronte a distribuire i propri netbook con Chrome Os già a dicembre.
Via | Digitimes