Stando ad un articolo pubblicato su InformationWeek, Microsoft avrebbe recentemente concluso l’ennesimo accordo sulle “licenze” di Linux, questa volta con un produttore giapponese di stampanti ( Kyocera Mita ): l’accordo garantirebbe all’azienda del sol levante la possibilità di utilizzare soluzioni embedded basate su Linux, anche se inclusive di tecnologie brevettate da Microsoft ( quali siano non è dato saperlo ). Il colosso di Redmond, invece, potrà includere in Windows ed Office tecnologia brevettata dalla partner.
Come diceva un noto conduttore televisivo “la domanda ora sorge spontanea”: per quale assurdo motivo una società dovrebbe acquistare da Microsoft delle “licenze” per poter sviluppare con Linux? Ai posteri l’ardua sentenza…
via | Slashdot
Certo, Turbolinux non è una distribuzione particolarmente diffusa in Europa o nel nuovo continente ma è comunque triste dover segnalare che questa distribuzione ha deciso di seguire le orme di Novell, Linspire e Xandros sottoscrivendo un accordo su tecnologie e brevetti con Microsoft, che, come da copione, si impegnerà a non citare gli utenti di Turbolinux per eventuali infrazione di brevetti.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico della questione, i dirigenti delle due società hanno dichiarato che gran parte del lavoro congiunto sarà dedicato allo sviluppo di un sistema di single sign-on che consenta agli utenti di autenticarsi in modo indifferente su entrambi i sistemi operativi ( Windows e Linux ).
Fumo negli occhi per nascondere lo scopo dell’accordo o reale intenzione di aumentare l’interoperabilità tra i due sistemi?
[via Slashdot ]
Red Hat e Novell sono state citate da IP Innovation per la violazione di un brevetto sulle GUI del 1991. Su Groklaw è stato seguito il caso e pare che in realtà dietro alla denuncia ci sia la stessa Microsoft che è una delle principali azioniste di Acacia, gruppo di cui fa parte IP Innovation.
A questo punto il dubbio lecito, è che le dichiarazioni di Ballmer di qualche giorno fa siano da collegare a quest’azione legale e che, dopo la sconfitta di SCO, una nuova ondata di FUD si abbatterà sulle società che investono in OSS e Linux.
Inoltre non è più ben chiara la posizione di Microsoft verso Novell, avendo la prima citato in giudizio la seconda, anche se tramite sussidiaria, proprio per una violazione di brevetto nonostante gli accordi fatti impedissero questo genere di mossa.
Nella giornata di ieri è stata rilasciata la versione 6.0 di Linspire, a distanza di più di due anni dall’ultima major release. Questa versione conferma ancora una volta l’intenzione di Linspire di puntare moltissimo sull’inclusione di software proprietario ( plugin, codec, driver, firmware, etc ) per offrire una migliore esperienza out-of-the-box ai suoi utenti, mantenendo viva l’idea di “unire il mondo del software open / libre con quello del software proprietario, a vantaggio dell’utente finale”.
Oltre a rappresentare la prima versione ad essere basata su Ubuntu, Linspire 6.0 mette al sicuro i suoi utenti da possibili violazioni di brevetti Microsoft grazie all’accordo firmato qualche mese fa dalle due società, sulla falsariga di quello stipulato dal colosso di Redmond con Xandros. Resta ora da capire se ad un utente realmente interessato convenga sborsare i 49$ necessari per acquistare Linspire 6.0 oppure optare per Freespire 2.0, sorella minore di questa distribuzione ma liberamente scaricabile.
[ via Slashdot ]
Ricordate la storia dei presunti brevetti di Microsoft violati da Linux che infiammò la comunità diversi mesi addietro? Bene, dopo la pronta risposta di Torvalds e le iniziative portate avanti dagli utenti ora è il turno dell’Open Invention Network, il consorzio di aziende nato per offrire ai progetti a codice aperto, senza il pagamento di nessuna royalty, l’uso di brevetti posseduti dalle stesse.
La dirigenza dell’OIN ha fatto sapere che le accuse di Microsoft non sono altro che “chiaro FUD” per un semplice motivo: se davvero ci fossero dei brevetti “seri” violati da Linux ed il colosso di Redmond fosse sicuro di vincere un’eventuale causa in tribunale, allora non ci sarebbe motivo per nascondersi dietro dichiarazioni vuote, che agitano spauracchi senza portare prove concrete o elementi significativi.
[ via Slashdot ]
Se qualcuno non si fosse ancora accorto del fatto che il colosso di Redmond inizia a sentire un po’ di fiato sul collo, questa notizia potrebbe aprirgli gli occhi: con una mossa a sorpresa Microsoft ha dichiarato che pubblicherà i sorgenti di diverse librerie facenti parte del framework .NET, dando la possibilità a tutti gli sviluppatori di poterne osservare da vicino il funzionamento.
Sembrerebbe una notizia rivoluzionaria, vero? Peccato che ci sia un grossissimo “ma”, rappresentato dalla licenza scelta da Microsoft, la nuovissima Microsoft Reference License ( MS-RL ), che offre la possibilità di…guardare i sorgenti senza farsi prendere da strane tentazioni. L’unica azione concessa agli sviluppatori, infatti, è la possibilità di segnalare bug tramite il product feedback center: la copia, la distribuzione o la modifica dei sorgenti non è assolutamente consentita.
Insomma, un altro grande passo di Microsoft verso il suo “open source”.
PS il punto B delle limitazioni della licenza è fantastico: la licenza verrà immediatamente revocata se ,dopo aver osservato i sorgenti, decideste di citare Microsoft per violazione di vostri brevetti. Per la serie “chi la fa, l’aspetti”…
La volontà, da parte di Microsoft, di voler collaborare con aziende che operano nel mondo del software libero / aperto è un chiaro segnale di come il colosso di Redmond abbia deciso di abbandonare la linea del “disprezzo diretto”, optando per una strategia forse più meschina, fatta di accuse non dimostrate e finti segnali distensivi.
L’ultima iniziativa è rappresentata dalla presentazione all’Open Source Initiative della propria “Microsoft Permissive License ( MS-PL )“, una licenza che, stando a quanto viene riportato su Linux.com, assomiglia alla BSD ed alla Apache 2, con in più una clausola sulla concessione dei diritti sui brevetti del software licenziato. MS-PL non è compatibile con la GPL, sia nella versione 2 che nella più recente incarnazione.
Continua a leggere: Microsoft vuole una licenza open source ufficiale
Google è diventato il primo licenziatario dell’Open Invention Network. L’OIN è stato creato da aziende come IBM, Red Hat e Novell per accumulare brevetti da licenziare, senza royalty, a qualsiasi azienda che si impegni a non utilizzare il proprio portfolio di brevetti contro le applicazioni chiave per GNU/Linux, contro i progetti GNU e contro Linux stesso.
La decisione di Google potrebbe accrescere l’efficacia dell’OIN e spingere nuove aziende ad una scelta simile: non ci si può aspettare una massiccia adozione da un giorno all’altro ma è possibile che quest’iniziativa risulti utile a tutte quelle società che stanno migrando da un modello di business basato sulla vendita di software ad uno sui servizi.
[ via Slashdot ]
Microsoft ha dichiarato che il software rilasciato con la nuova versione di una popolare licenza open source non è coperto dall’accordo recentemente firmato con Linspire: sul suo sito web, il colosso di Redmond, ha infatti ribadito che il software di Linspire protetto dall’accordo non include foundry products, clone products, software GPLv3 o altri, più generici applicativi. Insomma, copre una percentuale molto bassa di quello che si troverà sempre più spesso in una moderna distribuzione GNU/Linux.
La dichiarazione è stata pubblicata il 5 luglio, giusto tre settimane dopo la conclusione dell’accordo tra Microsoft e Linspire per proteggere gli utenti della nota distribuzione da “problemi legali dovuti alla violazione di brevetti”.
[ via OSNews ]
Solo 122 progetti hanno deciso di adottare la nuova GPLv3 e appena 3 si sono convertiti alla LGPLv3.
Sono i dati riportati dalla società Palamida che sta tentando di monitorare la reazione del mondo FLOSS dall’introduzione della nuova licenza.
Da ieri ai 122 progetti si è aggiunto un nuovo importante contributo, quello di Samba. Il team di sviluppo della suite in grado di far dialogare il mondo Windows con i sistemi *nix ha preso la “storica” decisione di passare alla GPLv3 nelle prossime versioni.
Per evidenziare l’avvenimento gli sviluppatori hanno deciso di cambiare numero di versione passando dalla 3.0.25 alla 3.2.0.
Quest’ultima sarà la prima release ad essere rilasciata sotto GPLv3 mentre tutte le precedenti versioni rimarranno sotto GPLv2.
Cosa cambierà da ora in poi? A leggere le FAQ ben poco rispetto a prima a parte l’esplicito divieto di includere la nuova versione della suite 3.2.0 per le distribuzioni e i vendor che abbiano stipulato accordi sui brevetti (Patent covenant deals) contrari a quanto indicato nella GPLv3.
[Via | Osnews & Tuxmachines]
…di interoperabilità per risolvere i problemi dei clienti ma questa gli risponde dicendo che sono i brevetti il vero problema di cui i clienti si preoccupano.
Sembrerebbe una barzelletta ed invece si tratta dello scambio di battute tra Paul Cormier ( vicepresidente del reparto engineering di Red Hat ) e Bob Muglia ( l’analogo dell’area server e tool del colosso di Redmond ) circa una possibile collaborazione tra le due aziende sul tema dell’interoperabilità dei rispettivi sistemi operativi; alle richieste del primo, infatti, sono arrivate le risposte del secondo, nelle quali si afferma senza mezzi termini che la questione dell’interoperabilità è strettamente legata a quello dei brevetti e che una discussione che tenga separati i due temi avrebbe ben poco peso.
Evidentemente in Microsoft hanno paura che una vera competizione tra GNU/Linux e Windows possa danneggiare la loro quota di mercato.
[ via OSNews ]
Subito dopo l’accordo tra Microsoft e Novell, buona parte della comunità GNU/Linux si ritrovò ad apprezzare l’integrità morale di Red Hat, che non solo condannava il fatto ma sottolineava anche la sua volontà di rimanere estranea a fatti simili, rimanendo fedele ai principi del software libero. Novell cattiva, Red Hat buona.
Nonostante l’essere umano ami le cose semplici e nette, la storia potrebbe essersi svolta in modo differente rispetto a quanto raccontato da Red Hat: ben prima dell’accordo tra Novell e Microsoft, infatti, l’azienda del cappello rosso avrebbe avuto incontri con il colosso di Redmond per valutare le possibilità di un accordo sull’utilizzo dei brevetti.