È stato pubblicato Tor 1.4.4 su ARM, l’ennesimo aggiornamento del relay per l’anonimato in rete provvisto da Damian Johnson. Non si tratta di una release eccezionale: in larga parte le modifiche sono dei bug fix. Tuttavia, gli sviluppatori e gli utenti più “smaliziati” potrebbero gradire l’unica nuova feature che è stata introdotta.
Johnson, infatti, ha optato per l’inserimento di comandi in stile-IRC per il controllo di Tor. Tutte le funzioni del relay sono accessibili e configurabili da un interprete che riconosce i controlli preceduti dalla slash. Le funzioni sono state arricchite col completamento automatico e con lo scorrimento a ritroso nella cronologia.
Considerando che Tor su ARM non ha ancora un’interfaccia grafica, queste piccole novità diventano particolarmente importanti per migliorare il controllo del relay. Uno dei problemi del porting, decisamente in ritardo rispetto alle altre versioni di Tor, è costituito dal fatto che Johnson ci lavora da solo. Un problema da risolvere.
Via | Tor
Arduino Due è un nuovo prodotto per la piattaforma di hardware open source e determina un nuovo corso, molto appetibile per gli sviluppatori: la scheda, infatti, è basata su ARM anziché su AVR (per la serie ATmega). Un vantaggio con Android ADK, la soluzione di Google per Arduino, proprio mentre Richard Stallman riapre le polemiche.
Le novità per Arduino non si limitano alla disponibilità di una nuova scheda basata su ARM: Arduino 1.0, la prima versione delle specifiche open source, è arrivata al feature-freeze e sarà dichiarata stabile al più presto. Inoltre arriveranno sul mercato Arduino Leonardo (una versione low-cost di Arduino UNO) e Arduino WiFi Shield.
Dal punto di vista degli utenti è la disponibilità di una scheda con ARM l’aspetto più importante dell’annuncio di Arduino. Si traduce nell’opportunità d’ottenere le applicazioni attualmente previste per gli smartphone su altri dispositivi, non ultimi i display delle macchine per il fitness come dimostrato al Google I/O su Android.
Via | The H Open

Tomi Valkeinen di Texas Instruments ha sottoposto all’attenzione degli sviluppatori di FreeDesktop una proposta per la realizzazione di un nuovo display framework a basso livello su Linux. L’idea è abbastanza simile ai lavori previsti sul DRM per un overlay del KMS e la base di partenza è Open Multimedia Application Platform (OMAP).
Il suggerimento di Valkeinen è molto particolareggiato: gli aspetti più intriganti, però, sono soltanto due. Il primo riguarda la riduzione delle implementazioni dei controlli a basso livello. Questi si ripetono in più voci del kernel che essendo indipendenti dal framebuffer, ecc. potrebbero essere unificate ottimizzandone la resa.
Il secondo può apparire una contraddizione: consiste nella scissione dei controlli grafici a basso e ad alto livello, in genere accomunati, perché dipendano dal nuovo display framework. Il risultato sarebbe una gestione della grafica in stile-ARM e, a grandi linee, lo sviluppo del KMS dovrebbe già andare in quella stessa direzione.
Via | Phoronix
Mageia non si ferma, dopo il rilascio della prima distribuzione, allo sviluppo per 32-bit e 64-bit. È già pronta una Tecnical Preview di Mageia per ARM: al momento si possono installare GNOME oppure una versione minimale di KDE, come desktop. Il browser è Firefox e LibreOffice sarà completato presto. C’è ancora molto lavoro da fare.
Infatti il supporto audio è completo, mentre il supporto video si basa esclusivamente sul framebuffer. Mageia per ARM è compatibile con tutti i dispositivi che montano Kirkwood di Marvell, ovvero (in genere) i dispositivi per il cosiddetto “plug computing”. Il porting adesso è basato sul bootstrap da un ambiente chroot di Mandriva.
La Technical Preview di Mageia su ARM può essere provata da un’immagine per QEMU: è stata realizzata una breve documentazione che spiega come avviare il sistema. Successivamente sarà predisposta una PandaBoard per supportare le diverse tipologie di processore e rendere finalmente automatica la generazione dei vari kernel di Mageia.
Via | Mageia
Occorre premettere che non si tratta di Orbot, l’applicazione di Tor per Android che è esordita nel marzo di quest’anno ed è ancora in una fase di sviluppo embrionale. In qualche modo, però, quella che hanno rilasciato ieri è una versione che ha a che vedere anche con la distribuzione della Open Handset Alliance. Tor 1.4.0 per ARM è un port in Python della suite ufficiale e i suoi progressi sono a tutto vantaggio dei cellulari.
Gli sforzi del team di Tor per portare il bundle su Android sono cristallizzati alla versione alpha, Orbit non è disponibile sull’Android Market e non esiste una documentazione relativa a FroYo. Al contempo il port su ARM è sviluppato da un unico individuo, Damian Johnson, lo stesso che ha dato la notizia dell’aggiornamento. La scelta di Python, un linguaggio molto gradito a Google, lascia margini di speranza per Android.
Considerando la natura di Tor e i suoi utilizzi consolidati, soprattutto in Italia avrebbe un largo seguito in applicazione al WiFi da dispositivi mobili. Eccetto AMD Geode e Intel Atom, questi sono principalmente basati su ARM: uno sviluppo più intenso sull’architettura potrebbe fare gola a molti utenti preoccupati della propria privacy. Non resta che sperare in un’evoluzione positiva dell’impegno di Tor su ARM (e Android).
Via | Tor
Wine ha rilasciato la versione di sviluppo 1.3.4 che, tra gli altri aggiornamenti, introduce il supporto alle piattaforme dotate di processori ARM (come PandaBoard). L’aspetto curioso è che Windows in sé non supporta ancora ARM. Lo sbarco potrebbe arrivare settimana prossima.
Sempre che Windows Phone 7, di cui è previsto il lancio per l’11 ottobre, sia compatibile coi dispositivi che montano ARM. Un punto che non è così scontato. I sistemi che possono installare Wine (BSD, Linux e Solaris) hanno l’opportunità di far “girare” applicazioni Windows su ARM.
La domanda che più di qualcuno potrebbe farsi è se ciò abbia un senso. A prescindere dai virtuosismi, ARM è in genere predisposto ai dispositivi integrati e si sta affermando nel settore della telefonia mobile: chi ha bisogno di applicazioni per Windows? Ad ogni modo, i pacchetti di Wine 1.3.4 sono in distribuzione.
Via | The H Online
Durante il Computex PC a Taiwan ARM, Freescale, IBM, Samsung, ST-Ericsson e Texas Instruments hanno annunciato di essersi unite per la realizzazione di una nuova azienda dedicata allo sviluppo delle piattaforme open source per la prossima generazione di dispositivi always-connected e always-on.
Il nome di questa nuova organizzazione non-profit è Linaro, un nome che molti di voi riconosceranno come termine dispregiativo utilizzato dai troll per definire gli utenti che utilizzano Linux. Linaro investirà in vari progetti open source e tra i primi beneficiari ci saranno, per esempio, Android, MeeGo, Ubuntu e WebOS.
A partire da novembre ed ogni 6 mesi verranno rilasciati una serie di tool, kernel e software validati per un’ampia gamma di System-on-Chip a partire dal prossimo Cortex-A. Per ottenere questo risultato si cercherà di supportare in tutti i modi possibili gli sviluppatori dei progetti più interessanti.2
Via | Linaro
È di alcuni giorni fa la notizia di un accordo tra Canonical e ARM, azienda leader nella realizzazione di CPU per dispositivi mobili, che porterà allo sviluppo di una versione desktop di Ubuntu per l’architettura ARMv7.
L’azienda inglese intende sfidare Intel e i suoi Atom nel mercato degli ultra-portatili con una nuova generazione di processori, nome in codice “Cortex”, grazie ai quali sarà possibile produrre dispositivi con una intera giornata di autonomia. La partnership con Canonical assume quindi un valore strategico: i produttori che sceglieranno i nuovi chip potranno contare da subito su una distribuzione di successo, completa e altamente ottimizzata.
Linux sarà infatti l’unica alternativa concreta per questa nuova generazione di netbook, attesi nel prossimo aprile, dal momento che ARM non supporta il set di istruzioni x86, indispensabile per l’esecuzione delle versioni desktop di Windows.
Una start-up situata nelle Alpi francesi è riuscita a racchiudere, all’interno di uno stick USB, un piccolo single-board computer (SBC) spinto da una CPU ARM e da Linux; Calao, in soli 85 x 36 mm, è riuscita a posizionare, oltre al processore / scheda madre, 64 MB di memoria SDRAM, 256 MB per il disco ( flash ), una scheda di rete Ethernet 10/100 port e, infine, due porte ed un connettore USB 2.0. A completare il tutto troviamo dello spazio per l’aggiunta di una scheda a 50 pin, di cui la società non ha ancora pubblicato le specifiche.
Tenete a freno la vostra fantasia da geek, però: il prezzo di vendita non è ancora stato annunciato da Caleo e potrebbe rivelarsi il tallone di Achille di questo versatile dispositivo. Attendiamo fiduciosi.
[ via Slashdot, LinuxDevices ]