Sono passate poche ore dalla notizia sull’impossibilità di gestire i nuovi iPod con altre applicazioni che non siano iTunes e l’inviolabilità della tecnica di DRM di Apple è già finita.
Armati di debugger alcuni utenti del canale #gtkpod hanno decifrato l’hash servendosi di una versione di iTunes per Windows.
A breve dunque tutte le principali applicazioni su Linux (e non solo) potranno ricominciare a gestire senza problemi i nuovi iPod…almeno fino al prossimo colpo basso di Apple…sempre che l’Unione Europea non obblighi il colosso di Cupertino ad abbandonare le sue strategie anticompetitive.
[Via | Miguel de Icaza Blog]
La notizia è ancora da confermare da parte dei possessori dei nuovi modelli di iPod ma, stando a quanto riportato da un blog e prontamente ripreso da /., sembrerebbe che la nuova generazione di player musicali made in Cupertino (Nano, Classic e iPod Touch) siano “allergici” ad altre applicazioni che non siano iTunes.
A quanto pare Apple avrebbe implementato delle tecniche di hashing (probabilmente SHA1) per garantire che il database delle canzoni (iTunesDB) presente sugli iPod di nuova generazione non venga alterato da applicazioni di terze parti.
Insomma il succo è: o usi iTunes o niente! Un bell’esempio del motto “think different” non trovate ;)
Naturalmente una mossa del genere colpisce in primis gli utenti del pinguino, sistema per cui non viene rilasciata alcuna versione di iTunes, ma anche i moltissimi utenti Windows che detestano il software Apple e preferiscono applicazioni più leggere.
Dunque, finchè non si riuscirà a fare un pò di reverse engineering sui nuovi giocattoli Apple (Dvd John se ci sei batti un colpo), gli utenti Linux non potranno usare applicazioni come gtkpod e Rhythmbox per gestire la propria library musicale…
Non potevamo esimerci dal citare una delle prime applicazioni rilasciata come GPL per l’iPhone, il cellulare (?) di Apple di cui si discute tanto in questo periodo per via degli hack di sblocco realizzati.
L’applicazione in questione, chiamata MobileChat, permette di utilizzare il proprio iPhone come client per chattare su AIM ovunque sia disponibile una connessione wifi o gprs.
Il software è studiato per sprecare meno banda possibile permettendo di essere “economico” anche se usato con connessioni a non flat.
Il titolo dice già quasi tutto quello che c’è da dire: Apple ha assunto lo sviluppatore principale del progetto free / open CUPS ( Common Unix Printing System ) e ne ha acquistato i sorgenti. Nell’annuncio dato sul sito del progetto vengono sottolineate sia la data dell’accordo ( che risale a febbraio di quest’anno ) sia il fatto che CUPS continuerà ed essere rilasciato con licenza GPL2 / LGPL2, nonostante Apple possa comunque re-licenziarsi il software a suo uso e consumo.
Il motivo dell’acquisto, ovviamente, non è stato specificato ma le ipotesi più accreditate sembrano essere due: evitare una possibile migrazione di CUPS alla licenza GPL3 oppure consolidare lo sviluppo di un’applicazione fondamentale per OS X, che, come la maggiorparte dei sistemi *nix-like, utilizza CUPS per la stampa.

Un paio di giorni fa su Melablog hanno parlato di Porticus, una gui per installare i MacPorts sull’OS della mela.
Per chi non lo sapesse MacPorts permette l’installazione di oltre 2500 pacchetti software direttamente dal Terminale di Mac OS X, semplicemente digitando port install packagename.
Proprio la mancanza di un GUI efficiente a tale progetto ha fatto nascere Porticus, uno strumento completo delle normali feature di tali applicazioni (box di ricerca, menu contestuali, ecc.), e alcuni benefit per semplificare la vita, come le notifiche Growl ed il futurosupporto per AppleScript.
Poco dopo il passaggio a processori Intel, Apple rilasciò un software per rendere possibile l’installazione di due sistemi operativi sulla stessa macchina: questo software prende il nome di Boot Camp ed è molto utilizzato dagli utenti che desiderano affiancare Windows a OS X. Sfortunatamente esso limita a due il numero di sistemi operativi tra cui è possibile scegliere e non supporta, almeno in via ufficiale, GNU/Linux e i *BSD.
Come spesso accade, però, il mondo del software libero si è messo all’opera ed ha sfornato rEFIt, un boot menu per macchine EFI-powered che consente l’avvio di più sistemi operativi in modo rapido ed intuitivo; file per il download e documentazione sono disponibili sul sito web del progetto, estremamente ben fatto: la pagina “Myths and Facts About Intel Macs“, in particolare, è consigliata a chiunque voglia saperne di più sulla nuova architettura scelta da Apple.
[ via Melablog ]

Un nostro affezionato lettore ci fa notare come stranamente il dock di Leopard e quello di Looking Glass di Sun si assomiglino un pochino troppo.
Potete confrontare voi stessi i due desktop engine direttamente dai siti a loro dedicati.
Semplice ispirazione o anche a Cupertino hanno finito la fantasia?
Dopo FreeBSD, NetBSD e Linux, ZFS ha trovato ospitalità in un altro sistema *nix di tutto rispetto: il futuro ( ed imminente ) Mac OS X 10.5! Ad annunciare la notizia è stato Jonathan Schwartz, CEO di Sun, con una mossa che, sicuramente, avrà indispettito non poco Steve Jobs, noto per amare gli annunci “a sorpresa” durante gli Apple WWDC.
Stando alle poche notizie filtrate fino ad ora sembra ZFS sarà il filesystem di default ( e non, come speculava qualcuno, uno aggiuntivo ) e questo potrebbe chiarire molti aspetti legati a nuove funzionalità come Time Machine che, presumibilmente sfrutteranno a pieno le caratteristiche del FS di Sun.
Ora rimane solo da verificare sul campo l’effettiva maturità di ZFS.
[ via Melablog ]

Si avvicina finalmente una versione nativa di OpenOffice per Mac. E ad aiutare il team di sviluppo della suite opensource sarà Sun Microsystem. Fin’ora gli utenti dei sistemi della Mela si sono dovuti “accontentare” di NeoOffice (ne vedete uno screenshot in questo post), un set di applicazioni per l’ufficio basato su OpenOffice.org stesso.
Come si legge nel blog degli sviluppatori Sun, nei prossimi mesi il lavoro si concentrerà sulla realizzazione di un port che utilizzi come interfaccia grafica Aqua.
Non resta che augurare buon lavoro!
[Via | /.]
Nei sistemi *nix la libreria FreeType si occupa di visualizzare correttamente i font e per migliorarne la resa grafica utilizza alcuni tecniche che garantiscono maggiore leggibilità, dettaglio, etc; purtroppo alcune di esse sono coperte da brevetti e, nonostante siano implementate in FreeType, vengono disattivate in fase di compilazione: sia il famoso ClearType ( sub-pixel hinting ) di Microsoft che l’altrettanto noto Bytecode Interpreter di Apple ne sono un esempio.
Continua a leggere: openSuSE / FreeType2 / ClearType: facciamo chiarezza
Se vi è mai capitato di leggere Melablog vi sarete accorti di come spesso ricorrano dei video, dal titolo “Get a Mac“, nei quali un PC Windows ed uno Apple si confrontano su quale dei due sia più usabile, performante, sicuro e via di questo passo. Vista l’origine dei filmati ( Apple stessa ) vi lascio immaginare quale dei due ne esca vincente.
Tralasciando le imprecisioni di questo tipo di video ¹ è interessante vedere come Novell abbia deciso di inserirsi in questo “filone di successo” estendendo queste gag con l’aggiunta di un terzo incomodo, ad indicare che anche GNU/Linux è ora pronto per i desktop degli utonti.