
Durante l’annuale conferenza Google I/O è stato annunciato da Andy Rubin che non saranno rilasciati i sorgenti di Android 3.0 “Honeycomb“.
Questo significa che dovremo attendere la pubblicazione del codice di Android 3.1 a fine anno per vedere i sorgenti. Secondo quanto dichiarato ci sarebbero troppe scorciatoie all’interno del sistema che non vogliono rendere pubbliche. Sembra quindi che ci siano varie pezze messe ad arte per far funzionare il tutto, ma basterebbe modificare qualcosa per generare una cascata di problemi anche se all’inizio veniva indicata la non compatibilità di Honeycomb con i cellulari per la non divulgazione dei sorgenti.
Come ogni volta che salta fuori questo discorso ecco che ricominciano le polemiche sulla “Apertura” di Android. In un famoso tweet Rubin l’aveva definita come:
mkdir android ; cd android ; repo init -u git://android.git.kernel.org/platform/manifest.git ; repo sync ; make
Quando si parla di progetto open però si parla spesso di un sistema software gestito da una comunità a cui chiunque può partecipare, mentre nella visione di Google si punta sull’open source senza questo ingrediente. Infatti lo sviluppo avviene completamente a porte chiuse e solo dopo un certo tempo vengono effettivamente pubblicati i sorgenti.
Qui ci potrebbe stare una piccola nota polemica perché se si lasciasse fare alla comunità probabilmente i tanti piccoli e fastidiosi bug di Android 3.0 sarebbero già stati eliminati grazie, magari, ad una Rom come quelle pubblicate per i telefonini.
Via | HOnline

La presentazione di Android 3.0 (od, Honeycomb) ha lasciato interdetti molti utenti. Ne abbiamo parlato anche noi, proponendo settimana scorsa una prova sul campo della prossima versione del sistema operativo di Google per il settore mobile. In questi giorni sono state avanzate diverse ipotesi, tutte prive di conferme ufficiali… quanto meritevoli di credito. Android non dovrebbe essere una distribuzione di Linux per netbook e tablet, soprattutto perché Google è in procinto di rilasciare Chrome OS. Honeycomb smentisce tutta la strategia aziendale dichiarata da Mountain View.
Chrome OS per i netbook, Android per i tablet. Stando alla separazione di Google tra «i dispositivi touch» non c’è da stupirsi, perché Honeycomb è dedicato a questi (mentre Chromium OS non dovrebbe prevedere il multi-touch). Eppure, l’incognita sono gli smartphone. Android 3.0 richiede un processore dual-core che difficilmente può essere montato su dei telefoni cellulari. Il CR-48 di Chrome OS non è adatto ai dispositivi embedded. E, allora, che fine faranno i “telefonini” con Android fino alla 2.3 — che tuttora costituiscono il principale segmento di mercato del sistema?
Alcuni esperti sostengono che avverrà un fork di Android e le voci su Ice Cream (o, Android 2.4) in estate potrebbero esserne le prime avvisaglie. Da utente, ritengo che la scelta sarebbe una follia. Provando l’emulatore di Honeycomb s’intuisce subito che Android 3.0 non è concepito per i cellulari: un desktop ottimizzato – con tre processori – fatica a farlo “girare”. Figuriamoci uno smartphone. Dopo l’errore di Chrome OS, che molti definiscono anzitempo un buco nell’acqua, complicare ulteriormente la situazione non farebbe bene a nessuno. Almeno, non ai consumatori.
Continua a leggere: Android potrebbe avere un fork, dopo Honeycomb: quali sono i motivi?
Google ha rilasciato nella notte la platform preview di Android 3.0 (od, Honeycomb) orientato ai tablet. In sostanza, questa contiene il Software Development Kit (SDK), il Native Development Kit (NDK) e altri strumenti per lo sviluppo delle applicazioni — tra le quali il popolare emulatore. Salta subito all’occhio la dimensione dello spazio di lavoro, piuttosto ampia per essere utilizzato sugli smartphone.
Bisogna sottolineare come le applicazioni eventualmente sviluppate prendendo come riferimento l’anteprima di Honeycomb saranno rigettate dall’Android Market, poiché questa versione dell’ambiente è intesa soltanto a scopo dimostrativo. Al solito, è fornito il plugin per Eclipse. La domanda più ossessiva riguarda la sorte di Chrome OS, dal momento che Android dovrebbe avere tutto un altro target.
Provare Android/Honeycomb dall’emulatore non è certo come farlo da un dispositivo dotato di monitor multi-touch. Tuttavia, se volete dare un’occhiata al futuro di Android, basta scaricare il SDK per la versione 3.0 e seguire le istruzioni d’installazione: per l’emulatore non è necessario Eclipse, è sufficiente la JDK di Oracle a 32-bit — anche qualora il sistema fosse a 64-bit. Non è supportata OpenJDK.
Via | Android
Secondo più fonti Gingerbread, Android 3.0, arriverà a metà ottobre ed avrà alcuni requisiti minimi per l’hardware.
Per poter aggiornare alla nuova versione sarà necessario un processore da 1GHz, uno schermo da almeno 3,5 pollici e 512 MiB di ram. I telefonini che non disporranno di queste caratteristiche resteranno alla versione 2.1 o 2.2.
L’indiscrezione annuncia anche l’arrivo della risoluzione 1280×760 per le periferiche con uno schermo da più di 4 pollici, probabilmente ci si prepara ai tablet basati su Android. Non mancano anche le voci sui nuovi cellulari, mostri con due processori da 800 MHz (HTC Vision) o processore da 2 GHz (Motorola).
Questa notizia completerebbe le voci sulle novità di Gingerbread di cui avevamo parlato e che promettono una nuova interfaccia utente.
Via | Endgadget

Secondo alcune indiscrezioni Google sarebbe lavorando alacremente sulla nuova interfaccia utente che debutterà con Android 3.0.
Lo scopo dell’azienda è quello di avvicinare l’esperienza d’uso di un telefonino android ad un iPhone ed eliminare la necessità per alcuni produttori di applicare dei layer aggiuntivi come nel caso di Sense, Motoblur o Ninjablur.
Sarà difficile far desistere alcuni produttori dall’applicare delle personalizzazioni per differenziarsi o per avere più controllo sugli utenti, ma l’idea di Google è rendere tutte queste operazioni praticamente inutili.
Android 3.0 Gingerbread dovrebbe debuttare nel quarto trimestre di quest’anno, ma già Froyo conterrebbe il core delle funzionalità che verranno sfruttate dalla prossima versione.
Via | TechCrounch