
In queste ore è in corso l’Ubuntu Developer Summit, dove sono in corso numerose sessioni di lavoro per il prossimo rilascio di Ubuntu, la versione 12.10, nome in codice Quental Quetzal. Questo Ubuntu Developer Summit è stata l’occasione per presentare un progetto, tenuto “segreto” per ben sei mesi, chiamato “Project Sputnik”.
A presentarcelo, tramite il suo blog è George Barton, Director of Marketing di Dell. Il Progetto Sputnik è finalizzato alla realizzazione di un ultrabook open source, ottimizzato al massimo e orientato agli sviluppatori. Barton ha deciso così di annunciare questo progetto, orientato prevalentemente agli sviluppatori web, unendo la stabilità di Ubuntu 12.04 LTS e il design davvero elegante del Dell XPS13.
Il progetto, a mio parere davvero interessantissimo, è portato avanti in collaborazione con il team di Canonical ed ha permesso di risolvere alcuni problemi (non tutti, pare che ci siano ancora problemi col Touchpad) riguardo il supporto hardware di alcuni componenti del XPS13. Sputnik nonostante sia ancora in fase di sviluppo, è un qualcosa di concreto, reale, è già possibile scaricare una immagine ISO apposita che contiene apposite patch e tool, ottimizzazioni di sistema e una suite di strumenti e utility.
Il tutto è stato presentato al Patron di Canonical, Mark Shuttleworth che ha apprezzato, ed ha rilanciato imamginando un qualcosa di più grande: un progetto cloud oriented dove gli sviluppatori hanno a disposizione degli strumenti di produzione, per creare, testare ospitati da un “cloud backend” a cura di OpenStack.
Il progetto è sicuramente interessante, avere un laptop ottimizzato al massimo, con strumenti appositi per uno sviluppatore è un passo avanti. Sarebbe anche utile alla diffusione di Ubuntu, un laptop ottimizzato si, ma orientato anche alle masse, per una definitiva diffusione di massa del SO di casa Canonical.
Via | Barton
Jo-Erlend Schinstad, uno degli sviluppatori più attivi nello sviluppo di Unity e HUD ha voluto confrontare le prestazioni di Unity (e HUD) con quelle del classico Gnome Panel. Pronto a sfatare il mito della maggiore reattività e delle migliori prestazioni del “vecchio” pannello GNOME, ha realizzato un video che mostra il primo round di un confronto tra i due componenti.
La descrizione che troviamo allegata nel video è piuttosto chiara e recita le seguenti parole:
Sapevo in anticipo che Unity è un molto più efficiente di Gnome Panel. Ma ho voluto vedere quanto. Così ho svolto delle operazioni che compio abitualmente in entrambe le Shell. Nessun trucco, ho davvero fatto del mio meglio entrambe le volte. Risultati interessanti …
Interessante questo confronto, anche se a mio parere sarebbe stato più corretto confrontare Unity e HUD con Gnome Panel di GNOME 3.4. Questa sarebbe una sfida realmente alla pari. Il video nel titolo recita “Round 1″, quindi probabilmente ci saranno altri episodi di questo confronto, non ci resta che attendere per nuovi video e relative comparazioni.
Via | Muktware
Da poche ore su Ubuntu 12.04 è arrivata la versione 5.8 di Unity, che porta con sé numerose novità e rendere ancora più solida una già ottima distro. I lavori si fanno sempre più intensi, dato che tra un mese esatto sarà rilasciata la versione stabile di Ubuntu 12.04 LTS.
Le novità riguardano principalmente lens, multi monitor e piccoli tweak. Per quel che riguarda le lens troviamo il supporto delle lens a Rhythmbox, delle nuove animazioni ed una integrazione del Software Center, per quel che riguarda il multi monitor abbiamo la possibilità di scegliere se avere il lanciatore solo in uno schermo o in ambedue ed infine troviamo piccoli tweak per la dash ed un nuovo comportamento “cameleontico” per quel che riguarda le notifiche di sistema.
Questa nuova versione di Unity, porta anche delle novità per quel che riguarda la versione 2D, che risulta essere quasi al pari della versione “classica” introducendo interessanti novità per quel che riguarda HUD. Ad un mese dal rilascio della versione stabile, come potreste definire questa versione 12.04 di Ubuntu?
Via | OMG Ubuntu

Canonical dopo i cinque giorni di App Developer Week organizza un sito per gli sviluppatori esperti e per chi muove i primi passi nella programmazione su linux. Canonical con questo progetto dà l’opportunità agli sviluppatori e alle aziende di proporre e progettare App individualmente o in team. Questo progetto non si rivolge solamente allo sviluppo di applicativi open source free ma anche ai software a pagamento inserendoli all’interno del circuito di Ubuntu Software Center. Ubuntu in questo modo vuole stimolare la realizzazione di programmi competitivi sul mercato creando una vera concorrenza a Windows e Mac OS X in collaborazione con la piattaforma Launchpad per il deposito delle App.
Per i grandi progetti che hanno un team consolidato come LibreOffice o Thunderbird non necessitano di un supporto di questo tipo ma le nuove idee e le nuove proposte hanno la necessità di uno staff e questo progetto di Canonical da la possibilità di trovare al suo interno gli sviluppatori, i traduttori, i designer e anche gli user per testare il software in sviluppo. Così Canonical ha ideato developer.ubuntu.com basato su tre steps: una semplice scelta, un semplice e divertente generatore di applicativi, impacchettamento e condivisione. Con “una semplice scelta” si intende l’utilizzo di Quickly, un programma più tosto difficile d’apprendere ma che aiuta lo sviluppatore nel processo di programmazione.
“Un semplice e divertente generatore di applicazioni” è il passo successivo, dopo aver realizzato un App con Quickly è possibile creare my-new-project dandogli il nome del nostro progetto e automaticamente viene realizzata una directory mynewproject/ dove si colloca il nostro lavoro, in seguito bisogna soltanto creare il pacchetto e condividerlo.
Continua a leggere: Canonical dopo App Developer Week crea un sito per gli sviluppatori linux

Ora è ufficiale, quello che vedete qua sopra sarà il wallpaper di Ubuntu 11.10, nome in codice Oneiric Ocelot. La notizia, arriva direttamente dalla build del 10 Settembre, anche se era nell’aria già da un po‘.
L’indiscrezione invece era arrivata alle masse quando Otto Greenslade, Visual Design Lead presso Canonical, aveva allegato il wallpaper e lasciato questo commento:
Nonostante questo file sia chiamato ‘new_wallpaper_final_full_size03.jpg’ si prega di rinominarlo ‘warty-final-ubuntu.png’ per essere registrato come wallpaper di default
Poco dopo aver fatto il giro di quasi tutti i blog, la notizia ha creato un grande tam tam mediatico per l’eccessiva “somiglianza” con quello di Ubuntu 11.04. Otto ha commentato questa scelta, affermando di aver aggiunto nuove luci e di aver calibrato le precedenti, in modo da poterne aggiungerne altre ad ogni nuova relase. Con questo nuovo wallpaper, è stata posta la base per una modifica “pesante” che verrà introdotta su Ubuntu 12.04 LTS. L’obbiettvo è sempre quello di creare un wallpaper che “faccia sentire a casa” gli utenti.
La scelta del designer può essere discutibile, ma a mio parere la direzione presa è quella corretta. Ubuntu infatti, punta a rafforzare il suo brand e di logica il wallpaper è uno dei primi elementi che viene notato e rimane impresso. Avendo un wallpaper “caratteristico” aiuterà a rafforzare il brand Ubuntu. Questa scelta pagherà?

Lubuntu Software Center, è il nome della versione leggera del rinomato Software Center di Ubuntu ma per Lubuntu, come si evince dal nome. L’ambizioso e allo stesso tempo interessante progetto, è portato avanti da Stephen Smally, e punta a diventare l’alternativa al prodotto Canonical che come sappiamo non offre eccellenti prestazioni su macchine non molto recenti.
Smally quindi, è voluto per venire incontro a tutti gli utenti Lubuntu/LXDE che per installare un qualsiasi software, devono utilizzare o la linea di comando oppure Synaptic, storico tool di Michael Vogt.
L’obbiettivo principale del progetto, è quello di mettere la distro di Mario Behling e del suo team al passo delle altre *buntu. Questo, si basa sul concetto moderno di “App Store”, davvero di moda in questi ultimi mesi. A differenza del “fratello maggiore”, il Lubuntu Software Center gestirà le applicazioni come un vero e proprio store online; quindi per installare un software, sarà necessario prima aggiungerlo al carrello chiamato “Basket Apps” e successivamente procedere all’installazione.
Questo tool non è indirizzato solamente ai nuovi utenti, infatti dal menù è possibile selezionare la voce “Avanzato” per visualizzare sia i software sia le librerie disponibili. Se siamo in possesso di una macchina datata con Lubuntu magari, e non sappiamo attendere la versione definitiva, non ci resta che aggiungere questo PPA e installare il pacchetto lubuntu-software-center.
Via | Launchpad
Finalmente arriva da Phoronix un esame delle prestazioni di due sistemi liberi come PCBSD 8.2 (derivato dal ramo 8.x di FreeBSD e quindi con prestazioni meno elevate rispetto al 9.x) contro l’attuale Ubuntu 11.04 (con kernel 2.6.38). Il test ha preso in considerazione le prestazioni grafiche (con OpenGL) utilizzando solo schede NVIDIA GeForce, scelta obbligata vista anche la scarsità di drivers per le altre schede nei sistemi BSD.
Va detto subito che i sistemi BSD forniscono uno strato software che consente di eseguire nativamente binari Linux a 32bit (il 64bit è ancora sperimentale) quindi giochi compresi. Inoltre, il driver (versione 270.41.06) NVIDIA BSD è molto simile a quello per Linux, entrambi utilizzano e condividono la maggior parte del codice che conta ai fini delle prestazioni, potendole così considerare pari per entrambi i porting.
Sono rimasto molto colpito dai risultati. In praticamente tutti i test PCBSD è risultato superiore mediamente del 10%, con punte del 60% andando ad aumentare la risoluzione. A quanto sembra però, gli utenti BSD non sono sembrati molto sorpresi dai risultati del test, sostenendo di aver già detto “anni fa” il sistema FreeBSD era migliore nell’eseguire Unreal Tournament. Sarebbe veramente interessante effettuare gli stessi test utilizzando il più veloce ramo 9.x di FreeBSD.
Via | Phoronix
Ubuntu Font Family s’accinge a diventare davvero completo, aggiungendo la variante monospace ai caratteri già disponibili. Previsto col rilascio di Natty Narwhal, la realizzazione del monospace ha evidentemente subito qualche ritardo. Per ora, il download è previsto soltanto per i membri del gruppo d’interesse ospitato da Launchpad.
Diventare beta tester e accedere al download della variante monospace non è difficile: basta registrare un profilo su Launchpad e richiedere l’iscrizione all’Ubuntu Font Family Interest Group. Una volta iscritti, sarà possibile ottenere i dettagli personali per aggiungere a sources.list il PPA dal quale scaricare i font aggiornati.
Non si conosce ancora la data di rilascio dei caratteri monospace nei repository ufficiali di Ubuntu. La variante è tuttora considerata sperimentale, perciò potrebbero mancare caratteri accentati e simboli. Come problema è piuttosto relativo, per quanto riguarda l’alfabeto occidentale: il monospace è utile soprattutto al terminale.
Via | OMG! Ubuntu!

Quando fece il suo debutto, l’Ubuntu Software Center apparve con il controverso nome di Ubuntu Software Store. E domani forse potremmo doverlo chiamare Ubuntu App Store (controversie legali sul marchio permettendo).
Quella che potrebbe sembrare una provocazione è invece una riflessione per nulla fuori luogo e che mi ha suscitato un post letto su Thevarguy. Oggi i programmi a pagamento all’interno dell’Ubuntu Software Center sono una quindicina e si tratta di pacchetti come CrossOver emulator for Windows applications, Fluendo’s DVD Player (pacchetto di codec) e Illumination software development tool. I prezzi vanno da 2,99 a 39,85 dollari.
Allo stesso tempo, avrete forse notato che la vendita di mp3 all’interno di Banshee in Ubuntu 11.04 da parte di Amazon ha creato non poche polemiche, per via della ripartizione degli utili. Pensate se davvero Ubuntu avesse 200 milioni di utenti da qui a quattro anni, insomma inizierebbe a essere un bel parco clienti no?
Anche perché, sempre pagando, possiamo fare lo streaming audio attraverso il cloud di Ubuntu sul nostro smartphone Android. Ubuntu sta diventando l’Apple dell’open source? C’è chi lo sostiene già, come Cio.com e anche qui abbiamo discusso più volte delle somiglianze fra le nuove versioni di Ubuntu e Mac Os X. Ok, di primo acchito viene da storcere il naso, ma se Shuttleworth si affermasse come il nuovo Steve Jobs non saremmo forse un po’ tutti contenti (e un poco invidiosi)? Insomma, sarebbe un bene per l’intera comunità open source? (dite, perché c’è ancora il punto di domanda…?)
Duecento milioni di utenti Ubuntu in quattro anni. A sentirlo dire da chiunque ci si sarebbe messi a ridere, ma quando l’ha detto Mark Shuttleworth durante il suo keynote all’ultima conferenza degli sviluppatori di Ubuntu (video sopra) sono ammutolito.
E’ un po’ che ci penso e alla fine ho capito. Ubuntu è pronta. Quasi, non proprio del tutto, ma Ubuntu è quasi finita. Finita nel senso pronta per il grande pubblico. E’ ora di rimboccarsi le maniche e diffonderla. Senza scomodare il padre eterno, ma insomma una cosa del tipo: ora sapete tutto, andate e raccontatelo.
Certo non sarà facile, soprattutto i primi tempi, con Unity che ha ancora bisogno di qualche ritocchino. Però forse Mark ha centrato un punto: ora che gli ubuntisti/ubunteri/utenti gnu/linux hanno una distribuzione semplice e che funziona bene, devono impegnarsi a farla conoscere. Non basta più sviluppare, bisogna diffondere il verbo.
Duecento milioni di utenti in quattro anni, partendo dai dodici dell’anno scorso, sono una cifra abbordabile? E soprattutto, se Ubuntu ci riuscisse le altre distribuzioni se ne gioverebbero o rischierebbero solo di perdere utenti?
Matt Zimmerman, ormai l’ex-Chief Technology Officer (CTO) di Canonical, ha lasciato l’azienda di Mark Shuttleworth promettendo di non fare altrettanto con lo sviluppo di Ubuntu. Era entrato nella società già dal 2004, prima che Canonical avesse questo nome, tra i membri fondatori. A giugno lascerà il proprio posto per «nuove sfide».
L’Ubuntu Developer Summit (UDS) dedicato a Oneiric Ocelot sarà l’ultimo impegno di Zimmerman come impiegato di Canonical. L’UDS comincerà lunedì prossimo a Budapest. Non sono emerse delle motivazioni alla base della scelta di Zimmerman: potrebbe trattarsi del piano per le Qt su Ubuntu? È difficile da determinare, in questo momento.
Dalle pagine del proprio blog, Zimmerman assicura che manterrà gli impegni presi con DEX (un progetto riservato alle derivate di Debian), Ada Initiative e Freedom Box. Sono tutte iniziative più o meno legate a Ubuntu. La notizia dell’abbandono di Canonical è un fulmine a ciel sereno: non c’erano avvisaglie di un rapporto incrinato.
Via | Matt Zimmerman
L’Ubuntu software center della nuova release 11.04 di Canonical consentirà di testare le applicazioni che meditiamo di installare sulla distro.
L’operazione non sarà possibile per tutti i software, ma solo per i trenta più diffusi. Per sapere se l’opzione è possibile per il software che abbiamo scelto, dobbiamo cliccare su “ulteriori informazioni”e verificare la presenza del bottone per il test-drive.
Test-drive non viene distribuito direttamente con Ubuntu, ma va installato (sudo apt-get install qtnx).
L’applicazione che vogliamo provare sarà così a nostra disposizione su un server remoto tramite il protocollo NX (per l’interfaccia grafica) e Weblive di Stéphane Graber, set di pacchetti e plugin per creare macchine virtuali accessibili in remoto.
via | OmgUbuntu