Già il 31 agosto 2009, dopo aver cessato ogni attività di sviluppo per circa due anni, Con Kolivas era tornato con il suo nuovo gioiello: BFS, un nuovo scheduler per il kernel Linux. Lo scheduler è il cuore del kernel, e ha lo scopo di organizzare, mettere in lista e regolare le richieste di risorse da parte dei processi; di conseguenza svolge un ruolo fondamentale sul comportamento di tutto il sistema operativo. Attualmente lo scheduler ufficiale di Linux è il CFS che sostituì il vetusto O(1) scheduler, che a sua volta aveva lo scopo di stabilizzare la variabilità dei ritardi nei tempi di risposta. Una funzione importante e difficile da implementare: ma quello scheduler non era l’ideale per chi cercava responsività nella macchina, ad esempio negli utilizzi desktop.
CFS - Completely Fair Scheduler - fu sviluppato da Ingo Molnàr e introdotto dalla 2.6.23 con l’intento di implementare in Linux la politica di fair scheduling, equità, ossia fornire ai processi un raggruppamento per utenti e gruppi di utenti, e ridistribuirne il carico sul processore in maniera circolare. Per fare ciò Ingo Molnàr ha organizzato i processi in strutture dati denominati alberi rosso-neri che consentono operazioni con costo pari al logaritmo del numero dei processi.
Con Kolivas nei suoi ultimi interventi su BFS ha implementato corpose novità non solo nello scheduling, che risulta avere un algoritmo molto più semplice rispetto agli altri, ma anche nelle strutture dati che ospitano le informazioni sui processi. L’orientamento al desktop che Kolivas vuole dare a BFS ha dato come ultimi frutti l’introduzione, a mio avviso molto importante, delle skip list. Questo ha consentito di spostare la complessità verso l’inserimento in coda a guadagno della lettura che viene effettuata con tempi non dipendenti dal numero dei processi e ciò risulta essere molto importante a partire da carichi molto elevati.
Gli ultimi test ufficiali risalgono al 16 Agosto 2011 ed in sintesi ne viene fuori una sostanziale parità in termini prestazionali rispetto a CFS ma la vocazione di BFS per il desktop realizza, secondo Phoronix, un migliore utilizzo della CPU, circa il 7% in meno, migliori performance soprattutto al crescere dei core e una migliore responsività. Personalmente credo che i lavori di Con Kolivas dovrebbero ricevere maggiori attenzioni: il suo impegno per un kernel desktop oriented potrebbe rivelarsi molto utile per una maggiore competitività del pinguino fuori dal segmento server.
Via | -ck Hacking

Canonical dopo i cinque giorni di App Developer Week organizza un sito per gli sviluppatori esperti e per chi muove i primi passi nella programmazione su linux. Canonical con questo progetto dà l’opportunità agli sviluppatori e alle aziende di proporre e progettare App individualmente o in team. Questo progetto non si rivolge solamente allo sviluppo di applicativi open source free ma anche ai software a pagamento inserendoli all’interno del circuito di Ubuntu Software Center. Ubuntu in questo modo vuole stimolare la realizzazione di programmi competitivi sul mercato creando una vera concorrenza a Windows e Mac OS X in collaborazione con la piattaforma Launchpad per il deposito delle App.
Per i grandi progetti che hanno un team consolidato come LibreOffice o Thunderbird non necessitano di un supporto di questo tipo ma le nuove idee e le nuove proposte hanno la necessità di uno staff e questo progetto di Canonical da la possibilità di trovare al suo interno gli sviluppatori, i traduttori, i designer e anche gli user per testare il software in sviluppo. Così Canonical ha ideato developer.ubuntu.com basato su tre steps: una semplice scelta, un semplice e divertente generatore di applicativi, impacchettamento e condivisione. Con “una semplice scelta” si intende l’utilizzo di Quickly, un programma più tosto difficile d’apprendere ma che aiuta lo sviluppatore nel processo di programmazione.
“Un semplice e divertente generatore di applicazioni” è il passo successivo, dopo aver realizzato un App con Quickly è possibile creare my-new-project dandogli il nome del nostro progetto e automaticamente viene realizzata una directory mynewproject/ dove si colloca il nostro lavoro, in seguito bisogna soltanto creare il pacchetto e condividerlo.
Continua a leggere: Canonical dopo App Developer Week crea un sito per gli sviluppatori linux

In questo ultimo periodo, fioccano notizie riguardo i due più grandi editor video in GTK, OpenShot e Pitivi. Tutti e due si preparano ad un aggiornamento corposo per l’arrivo di Gnome 3.2, atteso per il 28 Settembre, con la speranza che questa versione sia puntuale, non come la precedente.
Dopo aver visto le novità di Pitivi 0.14.91 e quelle di OpenShot 1.4.0, la scelta di un editor video diventa sempre più complicata, entrambe hanno compiuto passi da giganti, integrato nuove features, aggiunto nuovi effetti ma sopratutto migliorata l’esperienza utente, cosa non di poco conto per un editor video non-lineare.
Personalmente utilizzo Pitivi, nonostante OpenShot appaia una spanna al di sopra del primo. Quindi per il sondaggio del lunedì, tenendo conto delle novità viste in precedenza chiedo a voi: quale sarà il vostro prossimo editor video?

Daniel Foré alias DanRabbit è il Project Leader di elementary OS, sistema operativo che sta stupendo per il suo sviluppo e le sue potenzialità. Essendo un appassionato di elementary OS, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con lui e di porgli qualche domanda a 360° su Linux, elementary e non solo.
1. Ciao Daniel, presentati ai nostri lettori:
Ciao a tutti, il mio nome è Daniel Foré. Sono un Interaction Designer e il fondatore del progetto elementary OS.
2.Come è nata la tua passione per l’informatica?
Ho cominciato da piccolo coi computer. Avevo uno zio che era appassionato di informatica ed un giorno mi regalò un libro sul BASIC. Mi ricordo che una delle prime cose che realizzai, furono degli sprites per un gioco che lui voleva realizzare. Ma questa è diventata un punto di riferimento quando ho cominciato elementary al liceo.
Continua a leggere: Intervista a Daniel Forè Project Leader di elementary OS

Non è più possibile accedere a LinuxFoundation.org, Linux.com e sotto domini per una manutenzione generale di sicurezza dopo gli attacchi portati a Kernel.org il 28 agosto.
Linux Foundation ha preso la decisione di rimuovere momentaneamente tutti i siti e sotto domini per avere l’opportunità di fare una revisione approfondita sulla sicurezza dell’intero sistema dopo l’attacco dei hacker all’archivio linux di Kernel.org, chiedendo scusa dell’inconveniente che si protrarranno per alcuni giorni. Linux Foundation chiede a tutti di cambiare le proprie password d’accesso ai vari servizi e progetti della comunità, come viene fatto sempre in queste circostanze per la propria sicurezza e per la sicurezza dell’intero sistema.
Una veloce traduzione fatta da me dell’annuncio di Linux Foundation:
Stiamo ripristinando il servizio per riportarlo in sicurezza nel più breve tempo possibile. Come al solito, in occasione di episodi di intrusione, dovete considerare compromesse le password e SSH che avete usato in questi siti. Se avete usato queste password in altri siti, per favore cambiatele immediatamente. In questo momento stiamo revisionando l’intero sistema e quando avremo maggiori informazioni aggiorneremo questo annuncio.
Ci scusiamo dell’inconveniente. Stiamo prendendo la cosa seriamente e apprezziamo la vostra pazienza. Sono coinvolti l’infrastruttura principale di Linux Foundation, vari servizi e programmi tra i quali Linux.com, Open Printing, Linux Mark e altro, ma esclusi invece i repositeries del kernel Linux o dei suoi codici.
Kernel.org rimane offline dopo l’attacco che lo ha compromesso il 28 agosto.
Via | ZDNet

Nonostante l’attacco ai server utilizzati per la manutenzione e la distribuzione del codice sorgente di Linux, lo sviluppo del kernel Linux 3.1, è proseguito fino alla RC 5. Linus Torvalds però, si è trovato in una situazione piuttosto “curiosa”, non essendo pronti i server di linux.org è dovuto migrare temporaneamente ad un nuovo hosting per il codice, il servizio scelto è GitHub.
È lo stesso Torvalds ad annunciarlo, all’interno della consueta email per il rilascio di una nuova versione del kernel:
Mentre kernel.org è in down per il ripristino, vediamo cosa fa github:
https://github.com/torvalds/linux.git
Un successivo commento, parla poi di un possibile “doppio sviluppo” del kernel:
Chiedo solamente: quando master.kernel.org sarà nuovamente su, sarà solamente
un mirror o uno spazio separato per lo sviluppo? Forse penso troppo avanti.Solo un mirror.
Il padre di Linux ha assicurato che non appena la situazione sarà risolta, tutto tornerà su kernel.org. Per ora però, per provare la RC 5 di Linux è necessario clonare il codice dal repository di Linus, raggiungibile a questo indirizzo.
Che non fosse un periodo particolarmente fortunato per il kernel Linux lo si era capito. In Agosto un numero imprecisato di server utilizzati per la manutenzione e la distribuzione del codice sorgente sono stati attaccati sfruttando la compromissione delle credenziali di accesso di alcuni sviluppatori, aspetto questo, ancora oggetto di indagini.
Dalle analisi fatte l’infezione risulta non precedente al 12 Agosto e ci sono voluti 17 giorni per rilevare le anomalie prodotte. Il primo server ad essere attaccato è stato Hera, che ha consentito agli intrusi di recuperare e modificare le chiavi per accedere ad altri server. Lo strumento che avrebbe reso possibile questo attacco è Phalanx2, un evoluzione del rootkit Phalanx ossia un kernel rootkit autoinstallante progettato per la famiglia 2.6 che non utilizza il device /dev/kmem (ora disabilitato). Phalanx consente di nascondere file, processi e socket; includendo anche uno sniffer ed uno script di avvio. Per fortuna Phalanx2 è abbastanza facile da riconoscere tramite comportamenti anomali del comando “ls” usato nella visualizzazione della directory “/etc/khubd.p2/”.
Il pericolo di manomissione del codice sorgente del kernel era reale, fortunatamente però, l’utilizzo di un sistema di versioni concorrenti come git, ha consentito di verificare che i circa 40000 file sorgente non erano stati compromessi e ciò perchè per ogni file viene calcolato un codice SHA-1 impedendo così una scrittura “fantasma”. Gli amministratori hanno messo offline le macchine interessate e reinstallato i sistemi, certo è che 17 giorni per accorgersi che qualcosa non va, considerato l’alto profilo dell’obiettivo e la tipologia di rootkit, sono un po’ troppi.
Via | LinuxForDevices
È disponibile la quarta release candidate del prossimo kernel. Ci si avvicina al rilascio finale ma rimagono ancora delle tappe intermedie e Linus Torvalds non è sembrato molto entusiasta di questo rilascio di servizio; definendosi scontento ma non preoccupato dal trend crescente dei commit rispetto alla precedente rc3.
La maggior parte delle modifiche vengono definite dal creatore del kernel come “triviali”, mentre quelle più sostanziose riguardano aree “esotiche” del codice, come ad esempio una gestione dei signals nelle architetture SPARC oppure un corposo renaming dei sorgenti che riguardano XFS, in ogni caso nulla di funzionale. Torvalds si è tuttavia dichiarato certo che le prossime modifiche che porteranno alla rc5 avranno un volume minore.
C’è da sottolineare che quest’ultima patch, a giudicare dalla mailing list, ha già creato qualche piccolo grattacapo con una regressione che coinvolge tre architetture (non ancora specificate). Per i più curiosi ecco il changelog.
Via | LWN.net
Per chi come me, bazzica in LUG è quasi tempo di Linux Day, l’evento che ogni anno molti gruppi attendono, per passare una giornata all’insegna di GNU/linux .
Tutto iniziò nel “lontano” 2001, quando Davide Cerri nell’agosto 2001 inviò una mail a tutti i LUG d’Italia, per svegliare una scena dormiente. Ecco qua riporto una parte della mail, il clou, dove possiamo leggere come Cerri, concepisce l’evento:
“Molto spesso i LUG organizzano iniziative locali quali incontri, dibattiti, install fest, ma purtroppo la “risonanza” di questi eventi è in genere limitata; per questo ILS ha intenzione di promuovere quest’anno il primo “LinuxDay”. L’idea è la seguente: fissiamo un giorno (potrebbe essere sabato 27 ottobre) e invitiamo tutti i LUG italiani a organizzare qualcosa nelle rispettive città in quella data. […]”
A dieci anni di distanza, ecco qua la decima edizione del Linux Day. Per l’evento, il sito ufficiale si è rifatto il look, basato su Drupal e con uno stile misto tra eleganza e semplicità mette a disposizione tutti gli strumenti per una navigazione e approfondimento sul tanto atteso evento. Il sito è nuovamente online da poche settimane, per questo motivo si possono notare così pochi eventi registrati, quindi membri dei vari LUG italiani registrate il vostro evento e magari comunicateci la location. Personalmente, parteciperò e svolgerò un talk al Linux Day a Sassari, se qualcuno dei nostri lettori è di quella zona non esiti a raggiungerci!
Via | Linux Day
La Free Software Foundation ha pubblicato un articolo sull’importanza di passare dalla GPLv2, rilasciata nel 1991, alla GPLv3. L’informativa cita esplicitamente il caso d’Android, nel “mirino” per l’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google. Tra le righe, si riaccende la polemica con Linus Torvalds sulla licenza di Linux.
Brett Smith è intervenuto per stimolare gli sviluppatori di Android ad aggiornare la licenza di rilascio delle proprie applicazioni, evitando il rischio della «terminazione», risolto nel passaggio alla GPLv3. La Free Software Foundation, infatti, non s’aspettava un tale successo della licenza e prevedeva una cessazione dei diritti.
In pratica, qualora si riscontrassero delle violazioni ai termini di rilascio, la GPLv2 autorizza un’azione legale solo nei confronti del creatore del software e non contro le terze parti responsabili della violazione. Oltre ad Android, il problema è del kernel di Linux, che ne condivide la licenza (eccetto i firmware proprietari).
Via | Free Software Foundation

Android è la piattaforma di sviluppo meno “aperta” del settore mobile: a dimostrarlo è stato lo studio basato sull’Open Governance Index, un metro di giudizio concepito appositamente allo scopo da VisionMobile. L’apertura delle piattaforme è vista come un sinonimo di longevità sul mercato in opposizione alle politiche licenziatarie.
Il prodotto è una ricerca di quarantacinque pagine, scaricabile gratuitamente in formato PDF a patto di lasciare il proprio indirizzo e-mail. Android ha un indice d’apertura del 23%, contro il 58% raggiunto da Symbian e il 61% di MeeGo. Linux arriva al 71%. L’Open Governance Index non si limita a quantificare il contenuto “libero”.
Tant’è che a condividere il podio con Linux troviamo Eclipse all’84% e WebKit al 68%. Concorrono alla creazione dell’indice la trasparenza, il coinvolgimento della comunità e il riutilizzo del software. Sistemi operativi, librerie e piattaforme di sviluppo compaiono, infatti, sullo stesso livello: è un nuovo sistema di valutazione.
Via | ReadWriteWeb
Google e Chris Di Bona, responsabile per l’open source della multinazionale, hanno le idee chiare: Android è «la realizzazione del sogno di Linux sul desktop». È logico rispondere che Android non è installabile, almeno con tutte le funzionalità, proprio sul desktop… tuttavia, potrebbe non essere così ancora per molto. Ecco perché.
Di Bona ha rilasciato una lunga intervista, nel corso del passato I/O 2011, nella quale chiarisce molti punti sul percorso di Google e forse rivela più di quanto avrebbe potuto. Anzitutto, svela un progressivo allontanamento da MySQL di Oracle: non sarà ancora per molto lo strumento più “prezioso” per Google e Git arriverà su Code.
Apache è la licenza prediletta di Google e l’azienda preferisce Mac OS X a Linux, sui portatili. Queste sono alcune delle curiosità emerse dall’intervista a Di Bona. È su Android e Chrome OS il fulcro del dibattito: quest’ultimo è un ottimo prodotto per gli utenti finali, pressoché inutile per gli sviluppatori. Android è il futuro.
Continua a leggere: Android è «il sogno del desktop di Linux diventato realtà» da Google