
Oggi è prevista la disponibilità di OpenIndiana 151, la seconda versione d’una certa importanza per la distribuzione basata su Illumos (ex-OpenSolaris). Non sono presenti delle novità rilevanti a livello di software, però il rilascio sancisce una volta per tutte l’abbandono del codice di Oracle: OpenIndiana 151 è al 100% su Illumos.
È passato un anno esatto dalla presentazione del progetto e OpenIndiana 151, purtroppo mantenendo le principali caratteristiche di OI148, non conserva più “residui” del kernel di OpenSolaris. La maturità di Illumos ha permesso il passaggio definitivo. Le applicazioni disponibili, comunque, sono ancora le stesse previste un anno fa.
Con un’eccezione, perché OpenIndiana 151 implementa il porting di KVM realizzato da Joyent su SmartOS. Non esistono sviluppatori di Xen.org che lavorano su Illumos e OpenIndiana, perciò l’hypervisor di xVM (previsto da OpenSolaris) è stato accantonato per KVM. Insieme all’abbandono del codice di Oracle è la novità più interessante.
Via | Alasdair Lumsden
SmartOS è una distribuzione basata su Illumos (ex-OpenSolaris) realizzata da Joyent: l’ultimo rilascio introduce la possibilità di sfruttare la virtualizzazione di KVM. L’infrastruttura, concepita per Linux, è approdata in forma nativa su Solaris. Iniziati lo scorso maggio, i lavori per la creazione del porting hanno avuto successo.
Tuttavia, sussistono alcune divergenze tra KVM per Linux e la versione per Illumos. Ad esempio, su SmartOS non è ancora possibile sfruttare l’accelerazione hardware di AMD-V o Intel VMX: altre funzionalità assenti dal porting per Illumos sono il Kernel Sampe-Page Mapping (KSM) presente su Linux ed MMU, per l’accelerazione software.
Nonostante i limiti, KVM su Illumos è stato in grado d’avviare disparate macchine virtuali su SmartOS: Linux, BSD, Windows, Haiku, Solaris e QNX hanno superato i test. Ovviamente insieme a KVM è stato introdotto QEMU. A partire dalle prossime settimane tutte le distribuzioni basate su Illumos dovrebbero aggiornarsi per supportarlo.
Via | D-Trace
QEMU 0.14.0, rilasciato in febbraio, ha introdotto un nuovo formato per i dischi virtuali: è QEMU Enhanced Disk (QED), in sostituzione a QCOW2. QED presenta una serie di funzionalità interessanti, destinate a dei progressivi aggiornamenti. Non è ancora considerato “stabile” come formato. Cerchiamo di capire quali sono le differenze.
QED è stato concepito per essere un formato ad alte prestazioni. È dotato di una specifica aperta, supporta il backup e i file “sparsi”. Trasmette i dati in modo asincrono e garantisce una forte integrità delle informazioni memorizzate. Le funzioni più complesse devono essere ancora ultimate: ad esempio lo streaming delle immagini.
Si potranno realizzare macchine virtuali su spazi minimali ed espanderle successivamente, distribuendo lo storage attraverso un network. Altre funzionalità prevedono la deframmentazione in linea di QED, la parallelizzazione e il trimming. È probabile che, un domani, il formato sostituisca QCOW2 come scelta predefinita per QEMU/KVM.
Via | Phoronix
KVM è una delle possibili soluzioni per la virtualizzazione nei sistemi operativi linux.
HowToForge ha creato una guida passo passo che consente all’utente di ubuntu 9.10 di creare, gestire e far girare una macchina virtuale su KVM spiegando tutti i vari punti.
Nella parte finale della guida viene illustrato il metodo per creare macchine virtuali che anziché usare dei file immagine lavorano direttamente su un logical volume LVM. Questa possibilità consente di fare operazioni di I/O meno dispendiose e di sfruttare tutte le altre funzionalità di lvm come la creazione di backup utilizzando gli snapshot.
Via | HowToForge

La scorsa settimana abbiamo pubblicato i dati delle prestazioni di Linux con i nuovi processori Intel Core i7.
Questa volta Phoronix ha messo alla prova le prestazioni di questo processore per quanto riguarda la virtualizzazione, utilizzando due software diversi, Kvm e Virtualbox 2.1.4.
Il sistema hardware è lo stesso della prova precedente con processore overcloccato a 3,60GHz con kernel 2.6.28. Il test con virtuabox è stato effettuato con la versione 2.1.4, anche se dopo testando, nuovamente, con la versione 2.2 le prestazioni sono rimaste simili.
Continua a leggere: Intel Core i7, prestazioni della virtualizzazione
L’ultimo kernel ufficiale è il 2.6.29, ma il prossimo 2.6.30, giunto alla rc2, ha già preso la sua forma con le nuove patch.
Oltre all’aggiunta nel 2.6.29 di Btrfs e SquashFS, sono stati aggiunti due nuovi filesystem NILFS2 e Exofs a cui abbiamo già dedicato due articoli. Sono stati aggiornati i driver Alsa e di molte chipset WiFi.
Lo stack Wlan avrà un miglior supporto alle funzionalità di risparmio energetico. Il framework per la sicurezza TOMOYO è stato integrato, così come alcune patch per velocizzare la fase di boot del sistema.
Per differenziarsi dai suoi principali rivali enterprise, Canonical ha deciso di adottare KVM come soluzione di virtualizzazione in Ubuntu; mentre Xen ( utilizzato da Red Hat Enterprise Linux e Suse Linux Enterprise Server ) sfrutta un hypervisor per svolgere i suoi compiti, KVM viene eseguito direttamente da Linux ed è il sistema operativo ospitante ( host ) a fornire una base per i sistemi che si desidera virtualizzare ( guest ).
KVM è incluso nel ramo principale di Linux sin dalla versione 2.6.20 ed è sicuramente una soluzione più semplice per chi si avvicina per la prima volta alla virtualizzazione.
via | OSNews
La virtualizzazione entra nuovamente in Linux. Dopo KVM, nel prossimo kernel 2.6.23 sarà integrato Xen.
Con una serie di patch inviate da Jeremy Fitzhardinge il noto virtual machine monitor si fa strada finalmente tra i sorgenti del kernel.
Il fatto di essere integrato direttamente in Linux darà una marcia in più a Xen e probabilmente gli consentirà di spiccare il volo anche rispetto a concorrenti commerciali.
[Via | Osnews]
KVM, la soluzione per la virtualizzazione inclusa in Linux incassa un’altra vittoria ed ottiene il supporto al multiprocessore per i sistemi guest: questo significa che ogni sistema operativo virtualizzato con KVM potrà ora sfruttare pienamente la potenza messa a disposizione dai sistemi SMP ( e quindi anche dei sistemi dual / quad core ).
La nuova funzionalità verrà inclusa in Linux-2.6.23 e garantirà netti miglioramenti delle performance: la compilazione del kernel, ad esempio, risulta essere più veloce del 40% rispetto al passato.
[ via KernelTrap ]
Zenwalk (ex Minislack), la derivata di Slackware più dinamica e innovativa è arrivata alla versione 4.6. Ne ha dato notizia l’infaticabile Jean-Philippe Guillemin annunciando il rilascio di una versione che introduce novità importanti.
Per quanto riguarda il kernel è stata scelta la versione 2.6.21.3 abilitando il supporto a KVM mentre la novità più importante riguarda l’utilizzo di GCC 4.1. Il passaggio al nuovo toolchain ha richiesto una ricompilazione di tutte le applicazioni e delle librerie incluse con miglioramenti nelle performance del sistema.
Se KVM, QEMU, Xen, OpenVZ, VMWare e soci non dovessero bastarvi sappiate che Andrew Morton ha dichiarato di voler integrare al più presto nel mainline kernel una nuova soluzione per la virtualizzazione, chiamata lguest.
Ma cos’è e quali sono le caratteristiche di lguest? lguest è un hypervisor per Linux, indirizzato a tutti quegli sviluppatori ed utenti Linux che vorrebbero sperimentare con la virtualizzazione mantenendo al minimo la complessità: giusto per darvi un’idea, il codice di lguest ammonta a circa 5000 linee di codice incluse le utility in userspace mentre KVM arriva 50000 e Xen a 10 volte quest’ultimo ( circa 500mila linee ). lguest non richiede hardware specifico ( a differenza di KVM ), non supporta processori a 64 bit, supporta esclusivamente Linux come sistema operativo ospite ( linux guest ) e richiede un kernel patchato ( che renda disponibile il modulo di virtualizzazione lg ).
Maggiori informazioni su tempistiche di rilascio ed aspetti tecnici dovrebbero venir comunicati nelle prossime settimane.
[ via Kerneltrap ]
Performance migliorate e pieno supporto all’ultimo sistema operativo di Redmond. Queste le principali novità annunciate da Avi Kivity riguardo allo sviluppo di Kernel-based Virtual Machine meglio noto come KVM.
Con l’ultima release il team di sviluppo ha lavorato egregiamente nel miglioramento delle prestazioni del sistema di virtualizzazione incluso nel kernel 2.6.20 e soprattutto ha colmato una lacuna di non poco conto (soprattutto per gli utenti desktop): da ora in poi anche Vista potrà essere eseguito come sistema guest.
Per ora è possibile far girare senza problemi solo la versione a 32 bit di Vista ma è già un passo importante.
La versione 22 di KVM è scaricabile da SourceForge così come il changelog dettagliato di questa release.
[Via | Tuxmachines & KernelTrap]