Gli appassionati di musica dovrebbero apprezzarlo: id3fs è un File System in Userspace (FUSE) realizzato in Perl che permette di montare l’archivio delle tracce musicali suddiviso per etichette ID3v1 e ID3v2, lo standard per l’attribuzione di artisti, album e via dicendo. Per le sue caratteristiche, id3fs è installabile su tutti i sistemi operativi che supportano FUSE. Le dipendenze d’utilizzo sono tutte legate a Perl e SQLite.
È molto probabile che abbiate già organizzato i file musicali per genere, autore, ecc. e quindi è giusto specificare quali sono gli use case per id3fs. Il file system presuppone che le tracce siano dotate dei tag corretti, altrimenti il risultato potrebbe essere ancora più confusionario dei percorsi tradizionali: un lavoro che può richiedere diverse ore, se non siete abituati a farlo. Premesso ciò, sono disponibili query particolari.
La struttura delle cartelle di id3fs rispecchia esattamente quella di un database SQL: l’organizzazione dei file (sono supportati OGG, FLAC ed MP3) avviene per inclusione e/o esclusione. Ad esempio, potete scegliere le tracce incise nel 2010 che non appartengono alla musica indie. Benché curiosa, oggettivamente è una soluzione che può risultare più difficile che utile. Si adatta piuttosto a persone molto esigenti e pignole.
Via | WebUpd8

S3QL è un filesystem che immagazzina tutti i suoi dati online utilizzando Amazon S3 o server SFTP fornendo un hard disk dinamico di capacità infinita a cui si può accedere da qualsiasi computer connesso alla rete.
A differenza di altri progetti simili, S3QL offre una corretta semantica POSIX indistinguibile da qualsiasi file system locale. Supporta symlink, hardlink, permessi, extended attribute e de-duplication. I file prima dell’upload vengono compressi con LZMA, BZIP2 o LZ, criptati con AES e viene generato un checksum SHA256 HMAC.
Particolarmente utile per i backup si rivela la possibilità di rendere un intero albero immutabile. S3QL supporta anche copy-on-write e snapshot. Tutte le operazioni che non leggono o scrivono dati sono rapide poiché non hanno bisogno di una transazione attraverso la rete per essere eseguite. L’intera struttura di file e directory è salvata in un db locale ed aggiornata in maniera asincrona.
S3QL suddivide un file in blocchi più piccoli e li tiene in una cache locale per minimizzare i dati attraverso la rete quando solo pochi dati devono essere letti o modificati. È scritto in Python, utilizza il framework fuse ed è stato rilasciato sotto licenza GPLv3.
Foto | Uwe Hermann
Via | S3QL

OFS, Offline FileSystem o Ohm FileSystem, è un progetto che offre un layer per estendere la possibilità di lavorare offline a tutti i file system di rete.
Tecnicamente è un demone invocato attraverso Fuse che si occupa di comunicare attraverso la rete con il file system remoto. Tutte le letture e scritture vengono replicate in una cache locale e simultaneamente inviate al server remoto. In caso quest’ultimo non risponda si attiva la modalità offline che limiterà tutte le richieste di I/O al file system locale.
Quando un file viene aperto da un programma viene comparata la versione locale a quella remota. Nel caso la copia presente sul server sia stata modificata, quella locale viene sovrascritta.
Il progetto è sviluppato alla università Georg Simon Ohm University di Norimberga, è seguito dal professor Peter Trommler ed ha tratto ispirazione da altri progetti come Coda, InterMezzo e Windows Offlinefiles.
Perché limitarsi all’interfaccia web di Flickr quando è possibile gestire le proprie immagini come se stessimo lavorando sul nostro filesystem? Flickrfs rende possibile l’upload, il download e l’organizzazione delle immagini archiviate su un account Flickr proprio come se queste fossero memorizzate in una directory qualsiasi del nostro sistema: le foto vengono suddivise in base ai loro tag ed è possibile modificarle o farne un backup in maniera del tutto naturale.
Se poi Flickrfs non dovesse bastarvi, sappiate che il suo sviluppatore ha creato anche dfo (Desktop Filckr Organizer), un applicativo dotato di interfaccia grafica che si appoggia ad esso.
via | LifeHacker
Sul blog di Alexander Larsson si possono leggere qualche news riguardo al progetto di rimuovere le vecchie dipendenze di Gnome-VFS da Nautilus per renderlo un sistema più leggero e potente.
Uno degli ultimi post ha catturato la mia attenzione, grazie soprattutto allo screencast allegato. Alexander, non ha solo ridotto notevolmente le chiamate alle librerie di Gnome-VFS ma, ha anche fatto in modo che adesso aprendo uno share remoto (samba, ftp, ssh) quest’ultimo venga montato direttamente tramite un fuse-system rendendo di immediata accessibilità i file remoti anche da applicazioni non Gnome.
Questo farà la felicità di tutti quei sistemisti che devono poter lavorare su file remoti e che dovevano fare stupide operazioni di spostamento degli stessi tra la propria macchina ed il server per poterli salvare.
Tomboy è diventato parte integrante di GNOME a partire dalla versione 2.14 e da allora ha continuato, come tutto il resto del desktop environment, a maturare di rilascio in rilascio: l’aggiunta di nuovi plugin e di nuove feature ha reso Tomboy uno strumento indispensabile per moltissimi utenti, me compreso.
La sincronizzazione delle note tra più computer è l’ultima delle novità introdotte e, nonostante la sua attuale implementazione sia di poco superiore ad un hack, ci sono tutti gli elementi necessari a renderla una delle feature più ambite di Tomboy; al momento gli unici backend utilizzabili ( SSH, WebDav e locale ) sfruttano FUSE ed è prevista, per il futuro, la possibilità di scegliere da un menù a tendina la modalità che si preferisce utilizzare per eseguire la sincronizzazione ( gli sviluppatori vorrebbero integrare anche il supporto a GMailFS ).
Qui potete trovare alcuni screenshot della sincronizzazione in azione, qui uno video ( senza sonoro e con una pausa di qualche minuto nel mezzo del filmato ) mentre, dopo il salto, troverete un’altra dimostrazione della nuova funzionalità, questa volta con il sonoro.
KernelTrap ci segnala la presentazione, da parte del leader del progetto FUSE, di una patch per Linux che introduce un’infrastruttura per poter accedere ai file come se si trattasse di directory; qualche affezionato di GNU Hurd o Plan 9 potrebbe sorridere di fronte a tale feature ( dato che entrambi i sistemi operativi dispongono già da tempo di questa funzionalità, anche se limitata a determinati tipi di file ) ma si tratta comunque di una grossa novità per Linux.
Il codice sviluppato sino ad ora permette di accedere ad un file compresso come se si trattasse di una directory, semplicemente aggiungendo uno slash ( / ) al termine del filename: per accedere al file foo.tar.gz basterebbe quindi un cd foo.tar/; l’infrastruttura non è limitata a questo unico scenario ma si presta ad essere estesa per supportare anche risorse come gli stream o gli attributi estesi.
[ via KernelTrap ]
Di ZFS ne abbiamo già parlato altre volte, soprattutto in relazione ai porting sui sistemi operativi differenti da Solaris: gli sviluppatori di FreeBSD sono già al lavoro da un pò di tempo, quelli di NetBSD hanno appena cominciato e quelli Linux…beh, quelli Linux, salvo improbabili cambi di scenario, non avranno mai a che fare con il codice del filesystem di Sun.
Questo non significa però che gli utenti GNU/Linux non possano utilizzare ZFS sulle loro macchine…
Visto che abbiamo già affrontato il discorso relativo alla cifratura di un singolo file mi sembra corretto affrontare anche quello che interessa un intero filesystem, mostrandovi quali siano le migliori soluzioni per svolgere questo tipo di operazione; in questa trattazione non considereremo TrueCrypt, visto che è già stato argomento di discussione qui e qui.
Continua a leggere: Pillole di sicurezza 2: cifrare un filesystem
Grazie agli sforzi di Ingo Weinhold, Haiku ora dispone di un sistema stabile e flessibile per lo sviluppo e l’utilizzo di filesystem add-on, per certi versi molto più capace dell’analogo progetto fuse per Linux; oltre al core di UserlandFS, Ingo ha anche pubblicato diversi moduli, tra i quali troviamo un’implementazione di ReiserFS 3.6 ( accesso read-only ), un RAMFS ( si tratta di un WIP ) e NetFS.
NetFS risulta essere il più interessante tra i tre poiché è un network filesystem in grado di comunicare tramite un meccanismo peer-to-peer con altri sistemi Haiku presenti nella LAN, con pieno supporto alle live queries ed agli attributi di BFS; queste caratteristiche consentiranno, in futuro, di poter gestire qualsiasi file remoto come un normalissimo file locale, abbattendo le limitazioni presenti negli attuali sistemi operativi / network filesystem.
[ via OSNews ]
Scrivere da Linux sulle partizioni NTFS di Windows non è più un problema. Finalmente dopo una lunga fase di sviluppo il team di NTFS-3g ha rilasciato la prima versione stabile di questa ottima soluzione per una pacifica convivenza con i sistemi operativi di Redmond.
Con la versione 1.0 insomma potremo essere più tranquilli nella scrittura sul filesystem usato da Windows XP, Windows Server 2003, Windows 2000 e Windows Vista. Se prima di provare Ntfs-3g volete verificarne l’affidabilità il team ha messo a disposizione una driver quality page che fornisce tutte le informazioni sui test effettuati.
I sorgenti sono scaricabili in formato tar.gz mentre i link a pacchetti binari per le maggiori distribuzioni sono segnalati sull’home page del progetto.
[Via | Freshmeat]