Sky Map, un’applicazione per esplorare il cielo con Android, è stata abbandonata da Google e resa open source. Abbandonata è il termine più corretto, perché a Mountain View hanno inaugurato un nuovo significato per il software libero: è una “discarica” dei progetti fallimentari. L’ultimo esempio è stato Wave — consegnato ad Apache.
Il progetto risultante è Stardroid, al momento ospitato su Google Code: la scelta della licenza Apache 2.0 lascia pensare che, in futuro, anche Sky Map potrebbe essere consegnata a Incubator. Prescindendo dall’utilità o meno di disporre dei sorgenti di Sky Map, l’atteggiamento di Google è particolarmente deprecabile per vari motivi.
Mentre apriva i sorgenti di Sky Map alla comunità, Google disponeva la chiusura del popolare servizio di modifica delle fotografie. Se a Mountain View tenessero davvero all’open source avrebbero “liberato” pure i sorgenti di Picnik. Poiché si tratta d’una soluzione di successo, invece, hanno soltanto integrato il codice in Google+.
Via | Google Research

VLC per Android si aggiorna, è da poco disponibile per il download una versione pre-alpha “unofficial” del famoso player multimediale. Appena due settimane fa, il team aveva annunciato l’arrivo di una versione “beta privata”, testabile solamente da una cerchia ristretta di sviluppatori ed una manciata di utenti che ne avevano richiesta una build.
Austen è un fan di questo progetto ed ha deciso di prendere il repository Git di VLC per Android e cominciare a sfornare build per tutti gli utenti che non fossero riusciti a provare la build privata.
Queste build sono state create utilizzando l’Android NDK versione 6b, e a detta di Austen la creazione dei file .apk non è stata una operazione semplice, nonostante abbia seguito passo passo la guida ufficiale messa a disposizione dal team di VLC.
Le versioni che abbiamo ora disponibili sono di due tipi: NEON e NONEON. La differenza tra queste due versioni sta tutta nel supporto all’unità per i calcoli in virgola mobile (FPU), che alcuni processori sono in grado di effettuare ed altri no. Per vedere quale versione scegliere dobbiamo seguire le istruzioni che troviamo nel post.
Via | Still Loading
Gli sviluppatori di IcedRobot hanno raggiunto un altro traguardo, nell’accesso alle funzionalità di Android sul desktop: la piattaforma è in grado di dialogare con lo stack per il Bluetooth con Java. Il supporto non è ancora completo, però non occorrerà molto perché siano aggiunte le funzioni mancanti e diventi davvero utilizzabile.
Nonostante la disponibilità di una Service Provider Interface (SPI) integrata, allo scopo i manutentori del progetto hanno scelto di utilizzare BlueCove. Il risultato è l’accesso al Bluetooth di Android nel modo più semplice possibile. IcedRobot era già stato capace di avviare Java2Demo compilato per il sistema operativo di Google.
È bene ricordare che IcedRobot non è un tentativo di rendere free software Android sui dispositivi mobili, al contrario di Replicant. Né un porting come Android-x86. È una piattaforma, basata su OpenJDK, per portare le applicazioni di Android sul desktop di Linux. Al JavaOne saranno svelati altri «grandi piani», riguardo IcedRobot.
Via | Mario Torre

Il team di Banshee ha annunciato nella giornata di ieri, dopo ben sei mesi di sviluppo, il rilascio della versione 2.2 del celebre player multimediale scritto in Mono.
In questa nuova versione versione possiamo notare alcune novità davvero interessanti come: l’introduzione del plugin per eMusic Store, il supporto al Nook di Barnes & Noble, alle stazioni radio su internet che utilizzano il protocollo XSPF e il supporto ad altri terminali Android quali il Samsung Galaxy Ace, l’ Xperia X12 e il Motorola Atrix.
Dalla precedente release stabile, la versione 2.0, sono stati corretti ben 108 bug, a dimostrazione dell’enorme lavoro che il team sta compiendo per migliorare questo già fantastico player musicale. Grande assenza per questa versione è il porting in GTK+3, rimandato alla versione 2.3.x come affermato da David Nielsen in una recente intervista rilasciata su OMG UBUNTU!:
Il porting in GTK3 è stato rinviato alla serie 2.3.x per evitare di introdurre potenziali problemi di stabilità alla fine del ciclo di Banshee 2.2.
Il porting per OS X prosegue grazie a Bertrand Lorentz, che sulla mailing list del progetto ha annunciato la disponibilità di una versione di una build per Lion. Banshee 2.2 per Ubuntu dalla versione 10.04 alla 11.04, sarà disponibile a breve su “PPA stable” del team Banshee.
Via | Banshee
Richard Stallman ha avuto la possibilità d’intervenire sul The Guardian, nell’edizione online britannica, per esporre la propria tesi nei riguardi di Android e l’“apertura” del sistema operativo di Google per il settore mobile. Una tesi tutt’altro che nuova per la comunità open source con qualche dettaglio in più rispetto al solito.
Qui Stallman se l’è presa con la licenza di rilascio per Android 1.x e 2.x: si tratta di Apache 2.0, definita «una licenza permissiva e priva di copyleft». Niente di nuovo, se le dichiarazioni di Stallman non sembrassero un monito nei confronti di The Apache Foundation e un escamotage per riaccendere la querelle con Linus Torvalds.
A grandi linee, le responsabilità di Google subentrerebbero soltanto con Android/Honeycomb del quale non sono stati rilasciati neppure i sorgenti. Prima la “colpa” ricadrebbe piuttosto su Apache 2.0 (incompatibile con la GPLv2) e Torvalds perché contrario all’adozione della GPLv3 col kernel di Linux. Tutto per rilanciare Replicant?
Via | The Guardian

VLC per Android è entrato nella fase di beta test, è questo che possiamo apprendere dalla pagina ufficiale del progetto, recentemente aggiornata. Sfortunatamente, questa versione non è disponibile all’intero pubblico, bensì solamente ad una ristretta cerchia di persone, composta da sviluppatori ed alcuni tester; selezionati per provare alcune build di debug e per vedere su quanti dispositivi effettivamente il software funziona. L’avvio del progetto era stato annunciato circa nove mesi fa, ma fino alla pubblicazione della notizia, tutto taceva.
Se non siamo sviluppatori o tester ma vogliamo semplicemente ottenere una copia “privata” di VLC per Android, possiamo compilare questo semplice form e sperare. Ad ora non si hanno notizie circa la data del rilascio definitivo, ma da personalmente mi auguro che avvenga in breve tempo data la qualità del prodotto.
Sono sicuro inoltre, che VLC dopo esser stata rimossa da App Store saprà come conquistare gli utenti del robot verde, sopratutto se la versione mobile sarà versatile come quella desktop. Non ci resta che aspettare e sperare che arrivi nel minor tempo possibile.
Via | VLC

Il progetto, dopo alcuni mesi di quiete ha ricevuto un interessante aggiornamento, e con la build 20110828 porta sui nostri pc la versione 2.3.5 di Android. Il changelog è davvero interessante, vediamolo assieme:
Mentre persistono ancora dei problemi, agli sviluppatori conosciuti:
Il progetto appare interessante per i suoi molteplici utilizzi, infatti può risultare parecchio utile sia agli utenti che vogliono provare il sistema prima di acquistare un terminale equipaggiato con Android, sia agli sviluppatori che necessitano di ambiente virtuale per testare le proprie applicazioni. Personalmente, spero che lo sviluppo di questo prodotto prosegua, in modo da avere un prodotto il più simile possibile ad una normale distro GNU/Linux.

Android supporta il branch di sviluppo per Mesa con Gallium 3D, perciò può ipoteticamente sfruttare i driver e l’accelerazione grafica delle schede video per l’architettura x86. È un motivo valido per aspettarsi un futuro porting su altri laptop, netbook e tablet? Oppure per incrementare la “contaminazione” di Android con Chrome OS?
Il codice è di Chia-I Wu per LunarG e prevede l’utilizzo di R600g, il driver open source per il chipset delle AMD/ATI Radeon HD, su Android. Il sistema operativo o, meglio, il fork per Linux di Google utilizza già l’infrastruttura di Gallium 3D con Mesa sui Chromebook via Intel. All’appello mancherebbe soltanto Nouveau, per nVidia.
È bene sottolineare che il lavoro di Chia-I Wu non è stato commissionato da Google, perciò Mesa/Gallium 3D per Android andrebbe piuttosto a beneficio dei progetti di terze parti. Ad esempio, Android-x86. Tuttavia Google si muove nella stessa direzione apportando modifiche al browser su WebKit per Android usando il codice di Chrome.
Via | Phoronix
Linus Torvalds è intervenuto a sostegno di una tesi molto particolare sul futuro d’Android nei riguardi del kernel di Linux: non è soltanto la Free Software Foundation a preoccuparsi di quanto sarà del prodotto di Google in seguito all’acquisizione di Motorola Mobility. Torvalds apre alla possibilità che torni nel ciclo di sviluppo.
Non prima di quattro anni, però: Torvalds guarda ad Android esplicitamente come a un fork di Linux, non solo per averne rimosso i driver. Greg Kroah-Hartman ha spiegato che le differenze riguardano un framebuffer completamente diverso e un sistema di sicurezza «bizzarro». Eppure, lo sviluppo parallelo potrebbe incontrarsi di nuovo.
Torvalds è sicuro che le strade d’Android e Linux si siano divise temporaneamente: la data del 2016, per il ritorno a un unico kernel, non ha delle basi precise. In ogni caso Torvalds non si preoccupa dell’esistenza di fork. E, a prescindere dai rami di sviluppo, tra quattro anni la differenza potrebbe essere pressoché inesistente.
Via | ZDNet
La Free Software Foundation ha pubblicato un articolo sull’importanza di passare dalla GPLv2, rilasciata nel 1991, alla GPLv3. L’informativa cita esplicitamente il caso d’Android, nel “mirino” per l’acquisizione di Motorola Mobility da parte di Google. Tra le righe, si riaccende la polemica con Linus Torvalds sulla licenza di Linux.
Brett Smith è intervenuto per stimolare gli sviluppatori di Android ad aggiornare la licenza di rilascio delle proprie applicazioni, evitando il rischio della «terminazione», risolto nel passaggio alla GPLv3. La Free Software Foundation, infatti, non s’aspettava un tale successo della licenza e prevedeva una cessazione dei diritti.
In pratica, qualora si riscontrassero delle violazioni ai termini di rilascio, la GPLv2 autorizza un’azione legale solo nei confronti del creatore del software e non contro le terze parti responsabili della violazione. Oltre ad Android, il problema è del kernel di Linux, che ne condivide la licenza (eccetto i firmware proprietari).
Via | Free Software Foundation

Android è la piattaforma di sviluppo meno “aperta” del settore mobile: a dimostrarlo è stato lo studio basato sull’Open Governance Index, un metro di giudizio concepito appositamente allo scopo da VisionMobile. L’apertura delle piattaforme è vista come un sinonimo di longevità sul mercato in opposizione alle politiche licenziatarie.
Il prodotto è una ricerca di quarantacinque pagine, scaricabile gratuitamente in formato PDF a patto di lasciare il proprio indirizzo e-mail. Android ha un indice d’apertura del 23%, contro il 58% raggiunto da Symbian e il 61% di MeeGo. Linux arriva al 71%. L’Open Governance Index non si limita a quantificare il contenuto “libero”.
Tant’è che a condividere il podio con Linux troviamo Eclipse all’84% e WebKit al 68%. Concorrono alla creazione dell’indice la trasparenza, il coinvolgimento della comunità e il riutilizzo del software. Sistemi operativi, librerie e piattaforme di sviluppo compaiono, infatti, sullo stesso livello: è un nuovo sistema di valutazione.
Via | ReadWriteWeb
Canonical ha annunciato il raggiungimento di un milione di utenti per Ubuntu One, la soluzione cross-platform per il cloud computing. Il traguardo è stato possibile soltanto grazie alla disponibilità di Ubuntu One Files, l’applicazione per gestire i documenti in mobilità con Android. Con l’occasione, cambiano i piani per lo storage.
Gli account gratuiti passano automaticamente da 2Gb a 5Gb di spazio per ospitare i file: Ubuntu One Basic, da oggi, si chiamerà Free. L’acquisto di 20Gb resta, invece, fissato a $2,99 al mese, contro i $3,99 del servizio di streaming per la musica che include la riproduzione offline su Android. Le applicazioni mobili sono gratuite.
Oltre all’aggiornamento dell’offerta commerciale, Ubuntu One ha aperto una piattaforma per gli sviluppatori. Sarà più semplice realizzare programmi per interfacciarsi col servizio di Canonical da sistemi operativi e distribuzioni diversi da Linux e Ubuntu. Esistevano già, ad ogni modo, le soluzioni ufficiali per Windows e Mac OS X.
Via | Canonical